Grand Guignol

A vederlo da fuori, non faceva chissà quale impressione: era un teatrino posto alla fine di un vicolo cieco nel 9° arrondissement, e poteva contenere soltanto 300 persone: una miseria, rispetto agli altri teatri parigini. Eppure il Grand-Guignol registrava il tutto esaurito, ogni sera, ad ognuno dei suoi spettacoli distribuiti su diversi orari.

No, non c’erano affascinanti donnine nude in quegli spettacoli. Niente cabaret o gonne rialzate come al Moulin Rouge. Quello che il Grand-Guignol offriva era davvero unico: dalla data della sua apertura, nel 1897, il suo fondatore Oscar Métenier aveva deciso che il suo teatro avrebbe mostrato la faccia della realtà che il teatro borghese “alto” non avrebbe mai potuto rappresentare. Cominciò così ad adattare per il suo teatro quella “Mademoiselle Fifi” protagonista di un romanzo di Maupassant. Si trattava della prima prostituta protagonista su un palcoscenico. Risultato: il Guignol venne temporaneamente chiuso dalla polizia per motivi di censura. Nella seguente pièce “Lui!”, Métenier piazzava in una stanza d’hotel un’altra prostituta e un criminale.

A sostituire Métenier alla direzione del teatro arrivò quasi subito Max Maurey: fu lui che ebbe l’illuminazione – il Grand-Guignol si sarebbe trasformato in una casa dell’orrore! I suoi protagonisti sarebbero stati i derelitti – prostitute, uomini di malaffare, malviventi, trafficanti, assassini. Le storie che li vedevano protagonisti dovevano essere ancora più sordide: tradimenti, vendette, infanticidi, torture, accoltellamenti, decapitazioni, e tutto un armamentario di crudeltà assortite. Maurey decise che avrebbe misurato la riuscita di ogni spettacolo dal numero di svenimenti in sala…

Assunse così il drammaturgo André De Lorde, che scrisse e mise in scena centinaia di questi drammi nerissimi; sul palcoscenico, grazie all’uso di effetti speciali (talvolta raffazzonati, ma talvolta fin troppo convincenti), si poteva vedere una vecchia a cui veniva premuta la faccia sulla piastra ardente della cucina… una bella donna trafitta da una dozzina di coltelli… sgozzamenti fra mariti e mogli, regolamenti di conti fra luridi individui, cadaveri, urla, sangue finto e molto, molto sensazionalismo.

La formula era davvero magica. Per appagare questo segreto e inconfessabile piacere, i parigini riempivano la sala più volte a sera. Pian piano il tema centrale degli spettacoli del Grand-Guignol divenne la follia (che in quel periodo si iniziava appena a studiare), declinata in mille manie e perversioni diverse: c’era il necrofilo che disseppelliva i corpi, c’era la tata che provava l’impulso di strangolare i bambini che teneva in custodia, ecc. Allo stesso modo altre malattie fecero fortuna all’interno delle pièce: la rabbia sopra a tutte, ma anche la lebbra (faceva sempre effetto vedere gli attori che perdevano pezzi di corpo), o la vergognosa sifilide.

Nei suoi quasi 70 anni di attività, il Grand-Guignol ebbe anche la sua star: Paula Maxa.

Lungo la sua carriera al Grand-Guignol, Maxa, “la donna assassinata più volte al mondo”, subì una serie di torture senza pari nella storia del teatro: le spararono, con il fucile e con la pistola, le fecero lo scalpo. Fu strangolata, sventrata, stuprata, ghigliottinata, impiccata, squartata, bruciata, dissezionata, tagliata in 83 pezzi da una spada invisibile spagnola, morsa da uno scorpione, avvelenata con l’arsenico, divorata da un puma, strangolata con una collana di perle, e frustata.

Oltre a questo, fu soggetta ad una spettacolare mutazione che un critico teatrale dell’epoca descrisse così: “Per duecento notti di fila, lei semplicemente si decompose sul palcoscenico di fronte a una platea che non avrebbe scambiato il proprio posto con tutto l’oro delle Americhe. L’operazione durava due minuti buoni, durante i quali la giovane donna si trasformava a poco a poco in un cadavere orribile”.

Ma poi arrivò la Seconda Guerra Mondiale, che tolse l’innocenza a tutti e tutto. Se il pubblico aveva potuto essere spaventato in modo fanciullesco dagli orrori del Grand-Guignol, dopo il conflitto non fu più possibile. Nel 1962, dopo un’ultima stanca stagione, il teatro chiuse i battenti per sempre. Il suo ultimo direttore, Charles Nonon, spiegò le motivazioni della sua decisione: “Non avremmo mai potuto competere con Buchenwald. Prima della guerra, tutti credevano che quello che succedeva sul palcoscenico era puramente immaginario; ora sappiamo che queste cose sono possibili – anzi, che può esserci anche di peggio”.

7 commenti a Grand Guignol

  1. almacattleya ha detto:

    Ho conosciuto meglio il Grand-Guignol guardando gli extra del dvd di Sweeney Todd però per me questa cosa, questa voglia di essere spaventati, di vedere il sangue scorrere è una cosa molto più antica che passa anche nel vedere le decapitazioni.
    Poi è chiaro che con la guerra questa voglia è scemata, ma non del tutto credo, perché è una di quelle che devono toccare gli altri e non chi guarda.

    • bizzarrobazar ha detto:

      La violenza è sempre stata spettacolo, dai gladiatori ai tornei medievali alle esecuzioni pubbliche, fino alle moderne forme più o meno istituzionalizzate (boxe, lotta, wrestling, ecc.). Forse è semplicemente una sorta di catarsi collettiva, atta ad evitare violenze ancora maggiori – almeno, il senso comune suggerirebbe questo, ma non vorrei sbilanciarmi perché non ho effettivamente mai studiato la questione. 🙂

  2. sagana ha detto:

    Ottimo articolo come sempre, finalmente grazie a te ho approfondito un argomento su cui volevo informarmi da anni 😉

  3. selene ha detto:

    Da sempre ho la passione dell’horror, e lo produco talvolta scrivendo racconti deliziosamente splatter, perciò capisco gli appassionati di questi spettacoli.
    esistono tanti motivi alla base della passione per il grand guinol, e spesso non sono malati come si crede.
    Il pubblico ha voglia di emozioni forti e non banali, ci si identifica con il buono della storia, il più delle volte.
    L’horror purtroppo c’è anche nella vita, e spesso chi segue questi spettacoli vuole esorcizzarlo.
    Guardando queste cose si scruta nel profondo dell’animo umano, si conoscono gli istinti distruttivi che stanno dentro di noi e che la maggior parte delle persone per fortuna non fà venire alla luce.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *