Phineas Gage

Phineas Gage era un semplice operaio americano, capocantiere addetto alla costruzione di ferrovie. Era un uomo umile, affettuoso, amichevole e gentile, certo, ma poteva aspettarsi tutto… tranne che per una tragica sfortuna la sua vita cambiasse la storia.

Il 13 settembre 1848, nei pressi di Cavendish nel Vermont, Phineas stava inserendo una carica esplosiva all’interno di una roccia che andava fatta saltare per poter far passare i binari che i suoi uomini stavano costruendo. Con la sicurezza dettata dall’abitudine, Phineas stava pressando della polvere da sparo nella fenditura della roccia con un ferro di pigiatura, quando improvvisamente la polvere esplose. Il lungo palo che egli aveva in mano fu sparato verso l’alto, conficcandosi nella guancia proprio sotto all’occhio sinistro, e uscendo dalla parte superiore del cranio. Il ferro aveva trapassato i lobi frontali del suo cervello, andando poi ad atterrare 25 metri più in là.

Eppure, miracolosamente, dopo pochi minuti Phineas era già cosciente e in grado di parlare. Affrontò senza problemi il viaggio di 4 miglia fino allo studio di un dottore. Il medico, nonostante l’evidente, tremenda emorragia, non poteva credere al racconto di Gage, che insisteva nel dire che un ferro gli avesse trapassato la testa: chi poteva essere tanto fortunato da raccontare una storia simile, vivo e vegeto, e perfettamente razionale? Il medico pensò che forse era successo qualcosa di meno grave, finché Gage non si alzò per vomitare. Lo sforzo fece emergere dal foro sul cranio un pugno di materia cerebrale che cadde sul pavimento. A quel punto, era chiaro che non si trattava di un paziente sotto shock che blaterava a vanvera: una parte del cervello di Phineas era davvero stata maciullata dal trauma.

La convalescenza di Gage fu difficoltosa, passata per molto tempo in stato semi-comatoso, con risposte a monosillabi solo se interpellato direttamente. Eppure, il 7 ottobre Phineas si alzò dal letto, e meno di un mese dopo camminava già tranquillo nella piazza del paese, saliva e scendeva le scale, e si riprendeva a vista d’occhio, senza dolori o sintomi fisici preoccupanti. Ma non tutto era come prima. Il suo carattere era cambiato, si era fatto oscuro e imprevedibile.

A causa dell’incidente, Gage divenne talmente irascibile, e privo di qualsiasi freno inibitore, che nemmeno gli amici intimi potevano più riconoscerlo. Non sopportava il minimo diniego o consiglio, si lasciava andare a bestemmie e volgarità che contrastavano con il suo precedente contegno, faceva mille progetti che abbandonava minuti dopo: venne descritto come un bambino con gli istinti animaleschi di un adulto. La sua antisocialità lo portò a perdere il lavoro, e molte delle sue amicizie.


Nonostante il suo cambiamento di personalità sia stato nel corso del tempo grandemente esagerato, in molti degli scritti e degli studi a lui dedicati, Phineas Gage rimane comunque un esempio unico nel campo della neurologia, della psicologia e delle materie correlate. Gli studi sulle condizioni di Gage hanno apportato grandi cambiamenti nella comprensione clinica e scientifica delle funzioni cerebrali e della loro localizzazione nel cervello, soprattutto per quanto riguarda le emozioni e la personalità, e le diverse competenze dei due emisferi cerebrali. È anche in seguito alle riflessioni teoriche avviate in conseguenza di questo caso che, per alcuni decenni della metà del XX secolo, sono stati usati metodi, oggi in totale disuso, come la lobotomia prefrontale (già affrontata su Bizzarro Bazar, in questo articolo)  per curare certi tipi di disturbi del comportamento. Il caso Gage è ancora oggi citato e studiato ampiamente nella saggistica neurologica.

Il teschio di Gage e il bastone di ferro che ha causato il suo trauma cranico sono esposti al pubblico nel museo della Harvard Medical School. Una vita sfortunata, a cui dobbiamo la grande fortuna di conoscere meglio la struttura e le funzionalità dell’organo a tutt’oggi più misterioso, il nostro cervello.

Phineas Gage su Wikipedia (pagina inglese).

5 commenti a Phineas Gage

  1. almacattleya ha detto:

    Davvero straordinario!

  2. memorygravedigger ha detto:

    Mi ha ricordato per certi versi la storia di Anatoli Bugorski che condusse una vita pressochè normale dopo aver lasciato la testa in un acceleratore di particelle.

    E come dimostra molta gente ogni giorno sembra che avere un cervello perfettamente funzionante non sia una condizione necessaria…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Confesso che non sapevo nulla di questo Bugorski, la sua storia è davvero sorprendente. Grazie per la segnalazione… qualsiasi spunto per la meraviglia è sempre più che ben accetto!

  3. Serena ha detto:

    Pazzesco! Un caso davvero affascinante!

    Approfitto per segnalare un possibile refuso… “Il lungo palo che egli aveva in mano fu sparato verso l’altro”. Immagino volessi scrivere ‘alto’.

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