Roland Topor

 

Ogni giorno ripetersi: “Non sarò mai più così giovane come oggi”.
(Roland Topor)

Roland Topor (1938-1997) è stato un illustratore, disegnatore, pittore, scrittore, poeta, regista, paroliere, attore e cineasta francese.

Nato a Parigi da genitori polacchi, Topor si distingue come creatore narrativo per immagini dallo stile originale e trasgressivo – è curioso notare che la parola “topor” significa in polacco “ascia” – attivo nei campi più svariati dell’espressione figurativa nella quale infondeva carattere umoristico e dissacrante: dalla pittura all’illustrazione, dall’incisione alla fotografia, dalla scultura alla scenografia teatrale, dal cinema alla musica, dalla letteratura alla televisione.

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Nella sua opera, frutto di una vita indipendente da committenze continuative e da conformismi di ogni tipo, sempre a contatto umano ed artistico con personaggi del mondo dell’arte e della cultura internazionale, emergono affinità e richiami ad alcuni dei movimenti artistici del novecento quali l’esperienza Dada, la derivazione Cobra, il lavoro con Fluxus, le esperienze dei pittori gestuali, la trasgressione della Body-Art, l’ironia della Pop Art e, alle radici, la conoscenza della grande illustrazione didascalica dell’Ottocento: il tutto condito da umorismo nero e da amore per la libertà.

Topor non si occupa veramente dell’inconscio, ma dell’inaccettabile. La sua fantasia dissimula con crudezza la globalità strana del mondo. Nulla gli è estraneo ma il mondo intero è al di là del percettibile, perché quello che sembra più evidente , più banale – la morte, la sofferenza – in realtà non lo sono.” (Alberto e Gianmaria Giorgi)

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Artista poliedrico e spiazzante, Roland Topor è stato troppo frettolosamente dimenticato e accantonato dall’immaginario collettivo, sia a causa di una sua difficile catalogabilità, che per una sconcertante violenza insita nelle sue opere. Dotato di un’ironia beffarda e dissacrante, Topor ha sempre fatto venire i brividi lungo la schiena ai soloni della critica ufficiale.
Nella sua eccentrica carriera artistica ha fatto di tutto: dalla pittura all’illustrazione, dal teatro alla fotografia, dall’incisione alla scultura, dal cinema d’animazione ai romanzi, dalla musica alla televisione. E tutto questo continuamente sperimentando nuovi linguaggi espressivi e rimanendo fedele alle sue convinzioni e ai suoi principi. Erede del nichilismo dadaista, è riuscito con la sua enigmatica arte a demolire qualsiasi forma di autorità precostituita, ridimensionando contemporaneamente sia il borioso sapere scolastico che la cultura ufficiale imperante. Illuminante il fatto che abbia frequentato la rinomata Accademia di Belle Arti “dal bar di fronte”, come amava ricordare, rifiutando così di diventare un’artista/pollo di batteria come tanti altri.

Un individuo, per sopravvivere, deve dissimulare la sua virulenza.
Deve svolgere un’attività utile a una comunità umana, a un gruppo sociale.
Deve dare l’impressione di essere sincero. Deve apparire UOMO NORMALE.
La sola rivolta individuale consiste nel sopravvivere.

(Roland Topor)

La sua immaginazione sadica e il suo tagliente umorismo nero hanno disvelato, senza mezzi termini, l’assurdità nascosta nel reale, regalandoci un intimo e perturbante brivido. I suoi esseri umani immondi e mostruosi, raffigurati in preda ai piaceri più sfrenati e aggressivi, fanno pensare alle fantasie devianti di un moderno Hieronymous Bosch.

Viviamo i dettagli angoscianti delle sue opere, fino quasi a sentirne l’acre odore e ad apprezzare, sconvolti, l’elasticità delle carni lacerate. Il mondo rivela la sua doppiezza, l’ipocrisia strisciante e l’artista, indignato, la mostra in tutta la sua repellente virulenza.

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Il campo dell’indagine dell’artista è dunque l’uomo con le sue frustrazioni nella società e quindi l’irrealtà delle situazioni quotidiane, l’allucinante e l’assurdo che diventano normalità sono rappresentati con la perversione del realismo, la crudeltà della verità, l’inquietudine dell’ironia più dissacrante… Il suo lavoro è concentrato non tanto sui significati convenzionali delle cose e degli esseri, quanto su ciò che questi offrono di ulteriore alla vista, sull’abisso su cui si aprono e sul mondo che lasciano intravedere e in cui ci si può perdere. Il posto del pubblico è proprio sul baratro, dove deve provare il gusto di sfiorare il pericolo e la fine.” (Gilberto Finzi)

CRONOLOGIA MINIMA

1962 – Crea con Alejandro Jodorowsky e Fernando Arrabal il Movimento Panico.

Dal 1961 al 1965 – Contribuisce alla rivista satirica Hara Kiri, oltre che pubblicare vignette sul New York Times e sul Newyorker.

1965 – Crea, con il collega René Laloux, il cortometraggio di animazione Les Escargot, premio speciale della giuria al Cracovia Film Festival.

1971 – Crea i disegni per i titoli di testa di Viva la muerte (di F. Arrabal).

1973 – René Laloux dirige Il Pianeta Selvaggio (La Planète Sauvage), su disegni e sceneggiatura di Topor, basato su un romanzo di fantascienza di Stefan Wul. Il lungometraggio di animazione vince il premio della giuria al Festival di Cannes.

1974 – Topor ha un cameo in Sweet Movie di Dusan Makavejev.

1976 – Roman Polanski dirige L’inquilino del terzo piano (The Tenant) adattando il romanzo di Topor Le locataire chimérique.

1979 – Recita nel ruolo di Renfield nel Nosferatu di Werner Herzog.

1983 – Crea con Henri Xhonneux la popolare serie TV Téléchat, una parodia dei telegiornali con pupazzi di un gatto e di un’ostrica.

1989 – Con Henri Xhonneux co-scrive la sceneggiatura del film Marquis, ispirato alla vita e alle opere del Marchese de Sade. Il cast è costituito da attori in costume con maschere di animali.

Per guadagnare da vivere io non dispongo che dei prodotti derivati dalla mia paura…
La realtà in sé è orribile, mi dà l’asma. La realtà è insopportabile senza gioco,
il gioco consente un’immagine della realtà. Io non posso perdere
il contatto con la realtà, ma per sopportarla ho bisogno
di questo gioco astratto che mi permette di trovare
quello che può essere ancora umano.

(Roland Topor)


17 commenti a Roland Topor

  1. Graziano Braschi ha detto:

    Anche oggi (2010) Topor impressiona per la forza della sua immaginazione. Così come mi impressionò negli anni metta Sessanta, quando cominciai insieme al Gruppo Stanza la mia ricognizione attorno all’umorismo nero.
    Vi interessa vedere gli effti di questa prima ricognizione (preciso: non solo mia, ma del Gruppo Stanza, Compiobbi, Firenze)?

  2. Ludovica Gaglio ha detto:

    Ciao, sono una ragazza di 19 anni.
    E’ la seconda volta che capito casualmente sul tuo blog (la prima è stata ricercando notizie su Tetsuya Ishida) volevo lasciare una traccia e dirti che a questo punto mi iscriverò …almeno non capito più per caso! 😀

    Saluti,
    L.

  3. matteo pini ha detto:

    Geniale fantastico sagace irriverente provocatore
    lo adoro!

  4. zedong ha detto:

    Mi sono davvero stufato e rotto le palle, devo una buona volta dirlo: Bizzarro Bazar è il miglior blog della rete, allo stato dell’arte!
    Un caro saluto.

    p.s. era destino che dovessi lasciare sotto questo articolo il commento, in quanto il mio decennale avatar parla chiaro

  5. bluoltrenuvola ha detto:

    Questa mattina i tuoi scritti mi hanno chiarito le idee e, soprattutto, fatto conoscere questo artista meraviglioso. Merci!

  6. Valentina ha detto:

    A me non impressiona, anzi, rende divertibili tutte le immagini e i simboli tabù che normalmente non si affrontano e neppure si immagina di possedere nella memoria.. per me è una cura psichica potentissima, ciao a tutti e vi auguro un natale speciale, con una Fata speciale!
    Valentina

  7. Gian ha detto:

    quanto mi mancano le persone speciali in un mondo sempre più banalizzato e morente

  8. Tomaso ha detto:

    Su Topor si potrebbe scrivere all’infinito, tante e diverse fra loro sono le opere che ha creato. A quanto mirisulta però nessuno ha mai accostato il suo particolare umorismo a volte perfino”disturbante” con certi aspetti macabri dell’umorismo dei Benito Jacovitti.I due “mostri” sacri si sono mai incontrati?? Qualche voce mi è giunta a proposito, relativamente a uno o più viaggi fatti nel corso degli anni ottanta da Jacovitti con destinazione Parigi: ad esempio quando invitato dal compianto Wolinski nella capitale francese in occasione di una sua (di Jac) mostra tenutasi in una sala del quartiere latino. Chi ne sa qualcosa batta -please – un colpo!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Jacovitti è un altro dei miei eroi, fin da quando ho scoperto Cocco Bill sulla collezione di mio padre de Il Corriere dei Piccoli. Sinceramente non ci vedo molte affinità con Topor, ma di sicuro il suo lavoro a Topor sarebbe piaciuto; non ho idea se si siano mai incontrati.

      • Tomaso ha detto:

        Beh, naturalmente le similitudini che io intravedo fra Topor e Jacovitti sono di ordine ideale. Che so, fra le illustrazioni di Jac nel suo primo Pinocchio del 1943 (La Scuola, Brescia) e quelle sempre collodiano/pinocchiesche di Topor risalenti al 1972.
        Comunque è chiaro, almeno lo penso io, che poi stilisticamente fra i due c’è una differenza assai marcata, anche se lo spirito per il macabro e il sadismo più o meno bonario (in Jacovitti) e quello più genuinamente crudele di Topor potrebbero anche avere radici culturali comuni.
        Così, tanto per iniziare una riflessione, che spero possa evolversi con l’apporto di altre voci.

  9. tomaso ha detto:

    Roland Topor beve da un boccale birra chiara e dopo schiocca le labbra soddisfatto: “…Un individuo, per sopravvivere, deve dissimulare la sua virulenza. Deve svolgere una attività utile a una comunità umana, a un gruppo sociale. Deve dare l’impressione di essere sincero. Deve apparire UOMO NORMALE. La sola rivolta individuale consiste nel sopravvivere”.. detto questo Topor mi guarda e ride a singhiozzo con espressione indecifrabile. Io penso che, forse, Topor ha intuito quello che bolle in pentola. A loro volta Claude Moliterni e Jean-Paul Mougin mi guardano preoccupati: siamo nella Brasserie posta di fronte al n’ 42 di rue de Lancry, proprio dove a lato si apre l’ingresso del supermercato di frutta e verdura “Les Halles Lancry “: devo salire al secondo piano dove mi attende Hugo per una conversazione a quattr’occhi relativamente a tante cose compreso il progetto di una nuova storia di corto Maltese intitolata “Sotto il sole di mezzanotte”. Moliterni e Corteggiani si raccomandano ancora:” Tomaso, stai attento, tieni gli occhi ben aperti, perché ultimamente son già ben quattro le persone che dopo aver fatto visita ad Hugo sono scomparse e di loro nulla si è più saputo. Scuote la testa Mougin:” Tu eri sempre presente e non hai mai notato nulla di strano, ma questa volta che la Sûrete ha infiltrato Jerome come maggiordomo, gli occhi vigili saranno almeno quattro”.Un’ondata di panico sento che sta per travolgermi e volgo uno sguardo eloquente verso l’immaginifico Topor, che ora tiene ben stretta la pipa fra i denti, ma fortunamente non sbuffa fumo come spesso accade; lo guardo sforzandomi di sorridere perché il Nostro mi è enormemente simpatico e gli voglio chiedere qualcosa su questa per me oscura faccenda del “panico”. AAAHHHHIiii, ride Roland, si leva la pipa di bocca e anticipando la mia muta domandami dice:” caro Tomaso, ti ricordi la primavera dell’anno scorso, il 1968? A Bologna mi ponesti la stessa domanda sventolandomi sotto il naso il numero di Linus di quel mese, mi pare fosse quello di Maggio!!” Ride producendo un suono cantilenante.” Poi, lo rammento come fosse ieri o ieri l’altro, sempre a Bologna nel 1980 mi sventolasti sotto al naso delle pagine bianche dicendomi fra i denti:”Roland, il tuo famoso, cupo e misterioso “Pinocchio” del 1972 in Francia è praticamente sconosciuto, in Italia lo possiedono solo gli amici raccomandati dall’Olivetti, che cavolo di storia è mai questa??”. “Sai, Tomaso, contrariamente a quanto si potrebbe credere, mi capita di rimanere scioccato dall’eccesso e dalla crudezza dei miei propositi. Certo, la Olivetta mi ha pagato bene e io non mi lamento, tanto quelle 23 illustrazioni sono uscite con le loro gambe da “Pinocchio” –ride – e si possono trovare condite in mille salse e in altrettanti luoghi più o meno conditi”. Guardo Topor a bocca aperta, non posso credere che se ne infischi in tale maniera di questa storia. Topor mi osserva e intuisce i miei pensieri: ”Tomaso nel sentirti parlare o leggendo certi tuoi interventi, il mondo sembrerebbe popolato solo da sporcaccioni, da corrotti, da imbecilli o da canaglie sanguinarie. Donne e bambini compresi. Io quasi, più o meno, condivido, anche se so bene che esistono qua e là alcuni individui semplicemente screanzati, ma è più forte di me, e ormai la china è imboccata.
    Per esempio, non posso impedirmi di pensare che sia una frase-trabocchetto, diretta ad incastrarmi, la domanda che mi viene posta: “cos’è il… PANICO?”. Io sono solo un esempio, non delle istruzioni per l’uso. Un esempio non deve giustificarsi.
    Ma l’inchiesta è ormai aperta. “Cos’è il…PANICO?”. Alla prima gaffe, mi taglieranno i viveri e sarò degradato. Bisognerà che legga i libri degli altri, che superi degli esami, che risponda la verità alle domande degli inquisitori. La verità diventerà il mio universo, poiché è l’universo dei poveri, degli emarginati, degli accusati.
    Ho sempre avuto paura di farmi incastrare[…]
    Io non ci tengo a morire. Mi difendo.
    Non voglio farmi incastrare. Per “Pinocchio” ho rifatto le 23 illustrazioni e saranno usate per due edizioni del nostro dal lungo naso – pene, in Germania e in Francia. Ma le ho disegnate provocatoriamente in modo maldestro, per vedere se saranno ugualmente pubblicate.”
    “Già”, sospiro io osservando il fantastico Roland, francese di origine polacca, acuto indagatore dell’inconscio, e guardandolo bene negli occhi gli dico sospirando ancora:” Non ti credo per nulla! ”. Ride a singhiozzo Topor , estrae una pipa si dimensioni colossali e caricandola di un puzzolente tabacco nero mi guarda sorridendo felice. “sì, Tomasuccio, asinello mio, sei più ingenuo del burattino di Collodi, e per una volta hai colto nel segno!”.

  10. Tomaso Turchi ha detto:

    Ho letto quanto scritto da Giovanni Gandini -il fondatore di Linus- nel 1984 nei riguardi di Roland Topor e il maggio parigino del 1968, quando i due si trovarono casualmente coinvolti nella rivolta studentesca.Questo nell’ambito di una lettura non proprio facile del saggio di Paolo Interdonato “Linus Storia di una rivoluzione nata per gioco”. Rizzoli& Lizard 2015.
    Qualcuno di voi gentili lettori conosce qualcosa a proposito di questa strana avventura??

  11. Tomaso Turchi ha detto:

    Nessuno!
    Mah??
    Giovanni Gandini, poveretto, non è più fra noi da tempo: ricordo che quando nella prima metà degli anni ’80 alcuni amici del GAF di Firenze, Leonardo Gori e Sergio Lama scrissero a Giovanni Gandini presentandosi come redattori della rivista “Exploit Comic” intenzionati a scrivere un articolo relativo ai nessi e connessi alla nascita nel 1965 alla nascita del mensile “Linus”, costernati ricevettero una lettera dal figlio che comunicava l’avvenuta morte del padre. Solo tempo dopo si scoperse che tale lettera l’aveva scritta ed inviata lo stesso Giovanni Gandini ovviamente vivo e vegeto.Tutto questo per non essere disturbato!
    Quindi, chissà che cosa effettivamente accadde a Gandini e Topor nel maggio 1968 coinvolti loro malgrado nella rivolta parigina parigina: che ci faceva Topor nei cunicoli dai muri arancione della fermata di San Denis della metropolitana??
    POi nel pomeriggio rifugiato insieme a Gandini nel ristorante “La Cupole”??

    • Tomaso Prospero ha detto:

      Desolante la mancanza di altre voci.
      Questo fatto, della inesistenza di intercomunicabilità fra coloro che bazzigano questo e molti altri Blog, mi conferma una volta di più che la rete come mezzo di scambio di opinioni zoppica parecchio.Nel suo insieme è veramente anche un mostro a molte teste che urla e sbraiata ma spesso solo per generare rumore e donfusione, nel senso che veramente confonde chi vuol capire.Ma il già citato silenzio, che tristezza…….

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