Aborto

Abbiamo meditato per lungo tempo se fosse il caso, qui a Bizzarro Bazar, di inserire un articolo riguardante l’aborto. L’interruzione prematura di una gravidanza non ha nulla di meraviglioso, di fantastico o di strano. Certo è un evento macabro, come qualsiasi morte, ma sarebbe facile distorcere a proprio piacimento il senso di un post su un argomento tanto delicato, al centro di un dibattito etico che si prolunga da anni.

Se decidiamo infine di affrontare la questione è perché, in definitiva, guardato con il tipo giusto di occhi, si tratta effettivamente di qualcosa di strano e incredibile. Qualcosa che solo gli esseri umani sono arrivati a concepire. E allo stesso tempo sembra che l’informazione al riguardo sia piuttosto scarsa, e sempre “di seconda mano”. Tante volte abbiamo qui sostenuto il dovere di esperire con i propri sensi, di formarsi una propria opinione, al di là delle regole morali o delle facili strumentalizzazioni. Abbiamo dato spazio a tutto ciò che è altro e deviante, cercando di immedesimarci e di comprendere qualcosa in più sulla natura umana. Per quanto riguarda l’aborto, l’identificazione con una donna che è di fronte al terribile bivio dovrebbe essere altettanto importante. Vorremmo qui proporre una visione semplice e diretta, scioccante (ma è giusto che lo sia) e senza sconti, di una pratica che divide e infervora. Cosa significa veramente avere un aborto? Quali sono le conseguenze?

La legge italiana permette a una donna di interrompere la gravidanza qualora lo desideri, e qualora questo non implichi complicazioni di salute. In Italia il termine entro il quale si può scegliere di abortire è generalmente fissato entro la dodicesima settimana di gestazione (salvo diverse complicazioni).

Passiamo quindi ad esaminare i metodi più utilizzati per praticare l’aborto. Il modo più semplice e diffuso è lo svuotamento strumentale. Significa basilarmente inserire delle cannule che aspirano il feto. A seconda del periodo di gestazione può essere necessaria una dilatazione della cervice per far passare cannule più grosse. L’embrione (o il feto) vengono praticamente risucchiati via dall’utero, aspirati attraverso un tubo o fatti a pezzi con delle pinze ed estratti a poco a poco (raschiamento). Se si tratta di gravidanze oltre la dodicesima settimana, bisogna ricorrere a ferri che dilatino gradatamente la cervice, ed è necessario aspirare anche placenta, liquido amniotico e residui fetali. Quando parliamo di residui fetali, parliamo essenzialmente di questo:

Un altro metodo è l’aborto indotto per via farmacologica. L’induzione farmacologica dell’aborto è l’ultimo metodo di interruzione di gravidanza introdotto nella medicina tradizionale. Con questo metodo il distacco del feto dall’utero è chimico e non è necessario nessun intervento di natura chirurgica sul corpo della donna. Dal 2009 è approvato anche in Italia, ma bisogna sottolineare che questo metodo non ha nulla a che vedere con la cosiddetta “pillola del giorno dopo”: si tratta di una applicazione farmacologica che necessita l’obbligo di ricovero per tutta la durata dell’assunzione del farmaco.

Altra soluzione è il parto prematuro, che di norma viene adottato soltanto quando la donna è in grave pericolo: si tratta di indurre il parto per via farmacologica, tramite assunzione di prostaglandine. Il feto viene così espulso, ma essendo prematuro, è destinato a morte immediata.

Un metodo efficace negli aborti dalla sedicesima settimana alla nascita, vietato dalla legge italiana, è quello della nascita parziale. Esso consiste nell’estrazione parziale del feto dall’utero attraverso l’uso di una pinza, che permette l’avvicinamento del cranio alla cervice e lo svuotamento del medesimo attraverso l’introduzione in esso di una canula aspiratrice. Praticamente, si risucchia il cervello e la testa del feto attraverso un tubo aspiratore. Lo svuotamento del cranio si rende necessario per permetterne il passaggio agevole attraverso la cervice. A partire dal 2003 questa tecnica è vietata anche negli Stati Uniti, escludendo i casi in cui la salute della madre possa risultare compromessa.

Nei ceti meno abbienti, con maggiore incidenza in Europa tra le immigrate extracomunitarie, si sono ultimamente diffuse tecniche improprie di aborto attraverso l’abuso di farmaci antiulcera (Misoprostolo) che si è mostrato particolarmente efficace, ovviamente con numerose complicanze ed effetti collaterali, nel provocare farmacologicamente contrazioni uterine. Nel 2005 l’ISTAT ha quantificato in circa 20.000 casi annui gli aborti clandestini in Italia riconducibili a questa metodologia. Dal 2006 il misoprostolo è accessibile solo dietro presentazione di ricetta medica non ripetibile.


Le conseguenze fisiche e psicologiche dell’aborto sono innumerevoli, e talvolta davvero pesanti. L’aborto è una tecnica (che sia farmacologica o chirurgica) essenzialmente invasiva, che provoca la morte di una parte dell’organismo. Anche senza contare i dilemmi etici, psicologici e morali correlati, un’esperienza simile è assolutamente traumatica per la donna che vi si sottopone. Tradotto, questo vuol dire: dolore, soprattutto psicologico. Oggi sembra che l’attitudine maschile sia cambiata, e che l’aborto sia una realtà condivisa all’interno di giovani coppie, piuttosto che essere considerata esclusivamente un “problema femminile”. Rimangono intatti tutti gli spinosi dilemmi che molto hanno fatto parlare. A che stadio possiamo dire con certezza che un feto diviene un essere umano? Quando comincia a provare dolore? Come possiamo essere sicuri che questo non sia un vero e proprio omicidio? Si può discriminare una donna che pratica l’aborto senza alzare un dito per garantirle un futuro? Di fronte a stupri o violenze sessuali che culminano in una gravidanza, come ci si dovrebbe comportare? E se crediamo che di assassinio si tratti, può la nostra opinione personale spingersi fino a negare il diritto di una donna di terminare una gravidanza indesiderata?

10 commenti a Aborto

  1. almacattleya ha detto:

    L’aborto è una cosa talmente delicata che non me la sento di essere completamente contro. Come hai detto tu come si può giudicare una donna che decide di abortire dopo una violenza? Oppure si può considerare una codarda una donna che preferisce abortire per motivi di salute oppure perché non sa come fare (molte donne non sanno che si può partorire senza riconoscere il figlio)?
    Inoltre una cosa: quelli che si dichiarano contro l’aborto come se fosse l’unica cosa, sanno come crescere i loro figli? E a bando la frase che fare i genitori è il lavoro più difficile perché spesso i genitori ritengono i figli come una cosa di loro proprietà.
    Quindi non solo rispetto per chi nasce, ma anche per chi cresce.

    P.S.: Invece l’aborto spontaneo? Cosa succede nel corpo di una donna?

    • bizzarrobazar ha detto:

      L’aborto spontaneo si verifica per problemi o del feto (alterazioni dei cromosomi) o della madre (malattie infettive, abuso di droghe o alcol, utero ristretto, ecc.). Normalmente provoca perdite e contrazioni. Di solito si tende ad aspettare che il corpo della madre espella naturalmente il materiale fetale/embrionale, e oggi si ricorre con meno frequenza al raschiamento o alla suzione, in casi di particolare necessità.

  2. selene ha detto:

    queste immagini sono impressionanti, ma ricordiamo che fino al 5° mese circa di gestazione il feto non prova dolore, non ha il sistema nervoso ancora formato. nervi, mielina, impulsi non sono ancora del tutto attivi. e non ha pensiero nè consapevolezza. si conoscono gesti e reazioni nella vita intrauterina, ma non è ancora in grado di capire cosa gli succede, e se sia giusto.
    è chi sta fuori dalla pancia che deve decidere rispettando l’etica ma anche valutando obbiettivamente la singola situazione.
    L’aborto c’è sempre stato, anche con modalità più cruente e pericolose di queste. Conobbi una donna vecchissima che, 60 anni fà, abortiva sempilcemente inserendo una penna -quelle di allora erano strette in punta per poi allargarsi gradualmente – nella vagina e collo dell’utero, spingeva finchè, a dilatazione avvenuta, si provocava la morte del feto. Inutile aggiugere quello che rischiava.
    C’erano anche altri modi. si mangiava limatura di ferro, ciò che la donna mangia và nel cordone e al bimbo, cosi si provocava l’aborto, e qualche volta danno all’apparato digerente di lei.
    Oppure si ingerivano quantità smodarte di ormoni che favorivano il corpo luteo provocando emmoragia all’endometrio, questo era il meno pericoloso, ma il più doloroso x le fitte al basso ventre.
    un altro sistema era saltare da un muretto più volte e poi bagni bollenti, che avrebbe dovuto unire effetto meccanico a quello termico, ma raramente funzionava…

  3. azariel90 ha detto:

    Grazie per la chiarezza dell’articolo.
    Le immagini sono impressionanti, ma è giusto che lo siano, perché questa è la realtà. Non mi permetto di giudicare a priori una donna che decida di abortire, perché di certo non è una cosa che si possa fare alla leggera.
    Forse potrai soddisfare una mia curiosità:
    Lo svuotamento strumentale, in cui in pratica il feto viene fatto a pezzi, in quale periodo della gravidanza viene effettuato? Avviene così anche in Italia, o prima dei 3 mesi il feto è ancora piccolo e questa pratica non è necessaria?
    Grazie

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao, azariel90! Lo svuotamento strumentale può essere utilizzato durante tutta la gestazione: dalle prime settimane fino alle ultime (sto parlando di casi in cui l’aborto sia necessario per motivi di salute), secondo la valutazione del medico. Ovviamente c’è un’enorme differenza fra l’aspirazione di un feto di poche settimane, e la rimozione di uno già formato, con la necessità di allargare meccanicamente la cervice, ecc.

      • azariel90 ha detto:

        Grazie del chiarimento.
        Sull’aborto si trovano spesso informazioni di seconda mano. E’ giusto sapere come stanno effettivamente le cose, soprattutto perché tutte le donne possano fare una scelta consapevole. Perciò ancora complimenti per l’articolo.

  4. Paola ha detto:

    L’articolo è molto chiaro e trattato anche con delicatezza, nonostante la complessità dell’argomento.
    Per quanto riguarda le immagini, sapresti dirmi che età hanno i feti rappresentati?
    In un aborto entro le dodici settimane previste dalla legge italiana, il feto è già abbastanza formato da permettere di riconoscere un piccolo corpo, o è ancora pressoché privo di forma?

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Paola.
      Un feto al terzo mese è ancora abbozzato, anche se si distinguono bene gli occhi, le protuberanze del naso, delle orecchie, delle mascelle e le prime gemme dentarie si trasformano piano piano in dentini. Il suo corpo comincia ad essere più dettagliato, pur essendo molto piccolo e leggero (circa 6 cm. di lunghezza per 12 grammi). In questo periodo ai maschi si forma il glande, alle femmine l’utero, e anche gli organi interni cominciano a completare la loro formazione; si notano i primi movimenti (apertura e chiusura delle mani, rotazioni dei gomiti e delle ginocchia). Per rispondere in modo chiaro alla tua domanda: non assomiglia ancora a un bambino, ma non è nemmeno più quella specie di “piccolo pesce” che era il mese prima… siamo proprio nella fase di transizione.

  5. MS88 ha detto:

    Vi ringrazio per questo articolo, è’ abbastanza scioccante, ma permette di dare un’immagine a ciò che accade durante l’aborto.

    Personalmente credo che l’inghippo principale della vicenda sia la visione della donna come sola progenitrice.
    In molti articoli italiani che ho letto in giro, nei confronti dell’aborto il principale motto è “la donna incinta è portatrice di vita, e nel caso volesse abortire non può, perché la vita essendo sacra non la si può togliere/è dono di Dio e non la si può rifiutare/potrei continuare ancora per molto”.
    In molte esternazioni contro l’aborto vedo una forte de-responsabilizzazione dell’uomo, come se la donna che ha deciso di abortire avesse prodotto la creatura da sola e avesse deciso, sempre in solitaria, di procedere con l’operazione.
    Nella maternità c’è ancora una visione estremamente cattolica/arcaica, dove alla donna viene data “l’esclusiva” e l’uomo viene relegato alla funzione di spettatore, in una replica moderna del presepe medievale. Fisicamente il parto può anche essere visto come una cosa che riguarda solo la donna, ma tutti gli altri aspetti della maternità, da quello psicologico a quello sociale, a quello lavorativo?
    E’ li che si parla di coppia, è li che dovrebbe scattare la maternità partecipata, la parità dei sessi e soprattutto la liberazione dell’uomo, perché anche l’uomo sta per avere un figlio (e la sua virilità non ne risentirà).

    In quanto donna, il concetto della portatrice di vita mi ha decisamente “riempito la borsa”.
    Io sono umana, sono vita e morte, non vedo perché mi dovrei pigliare l’esclusiva su uno dei due aspetti, e soprattutto non vedo perché dovrei condividere una delle milioni di opinioni che ci sono in questo mondo, specie se appartiene a una religione che non sento mia.

    Nelle testimonianze delle donne che hanno sofferto oltre quello che poteva essere concesso dall’aborto stesso, il marito/compagno/una figura di riferimento/la famiglia era sempre al loro fianco, eppure la colpa principale viene sempre fatta ricadere sulle sole donne, che hanno disobbedito al loro compito di madri, moderne Eva da vittimizzare.
    Non siamo solo madri, siamo anche padri e persone, siamo soli nel momento delle difficoltà ma quando si fanno scelte “contro la morale” allora diventa facile puntare il dito contro per pulirsi la coscienza.
    Penso che sia diritto di tutti poter scegliere della propria vita, e avere la possibilità di abortire per me rientra in questa possibilità di scelte,

  6. Francesco ha detto:

    Guardate cosa è scritto qua: http://bizzarrobazar.com/2010/07/15/aborto/
    «La legge italiana permette a una donna di interrompere la gravidanza qualora lo desideri, e qualora questo non implichi complicazioni di salute».
    Questo è esattamente il contrario della realtà, ed è gravissimo che si lasci passare un messaggio del genere perché la gente comune utilizza Google per informarsi (una ricerca dell’Università di Milano-Bicocca evidenzia che i nativi digitali non solo non sono in grado di distinguere le fonti attendibili da quelle meno, ma che attribuiscono alle fonti autorevolezza inversa rispetto a quella che dovrebbe essere attribuita secondo criteri oggettivi; ad esempio ritengono più credibile un articolo su Wikipedia che parla di una legge piuttosto che la legge stessa pubblicata sulla Gazzetta ufficiale).
    Copio e incollo l’articolo 4 della legge 194/1978:
    «Per l’interruzione volontaria della gravidanza entro i primi novanta giorni, la donna che accusi
    circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito, si rivolge ad un consultorio pubblico istituito ai sensi dell’articolo 2, lettera a), della legge 29 luglio 1975 numero 405, o a una struttura socio-sanitaria a ciò abilitata dalla regione, o a un medico di sua fiducia».
    Copio e incollo l’articolo 6:
    «L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, può essere praticata:
    a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
    b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o
    malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna».
    La legge cioè stabilisce, al contrario di quanto voi asserite, che entro i primi 90 giorni (pari a 12 settimane) la donna può abortire se corre un serio rischio per la salute (e non, al contrario, se non ha rischi per la salute); oltre i primi 90 giorni, se corre pericolo di vita oppure se ha già in corso processi patologici, oppure se li ha il figlio, che determinino un pericolo per la sua salute (della madre, non del figlio).
    Del resto, non potrebbe essere altrimenti, dato che si tratta di bilanciare due diritti costituzionalmente tutelati: quello alla vita del nascituro, soggetto privo di personalità giuridica ma comunque dotato di soggettività giuridica, e quello alla salute della donna.

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