Decomposizione in time-lapse

Abbiamo già pubblicato dei filmati in time-lapse di animali che si decompongono. Vogliamo aggiungere questo video alla nostra collezione, perché la testa di maiale in questione funge da pasto non soltanto per insetti e larve, ma anche per i dolcissimi scoiattoli che abitano il bosco. Ancora una volta, è evidente come la natura si avvalga della morte come una risorsa, un nuovo inizio piuttosto che una fine. Non c’è nulla di orribile in questi filmati, che anzi documentano una continua esplosione di vita.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=zwUHrK0nLiM]

11 commenti a Decomposizione in time-lapse

  1. almacattleya ha detto:

    E’ bellissimo questo video. La testa sembra ancora animarsi. In natura non esiste niente di inutile e la morte è per davvero la trasformazione della vita e non ferma e immobile come la vediamo.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Hai ragione. Peccato che poche persone si rendano conto della bellezza che si può trovare anche nello svanire delle forme.

      • Lorenzo ha detto:

        Anni fa realizzai un test a passo uno su di una civetta morta accidentalmente (insisto su questo dettaglio esclusivamente perché è stato spesse volte mosso il sospetto di una morte deliberata quanto assurda). I processi post mortem sono stati certamente viziati dalla mia volontà estetica, da questo punto di vista ben poco vi è di documentaristico, ma è proprio sul bilico del fatto scientifico e del principio di “bellezza” che trovo una reale consonanza con questa serie di commenti, mi permetto dunque di postare il video: https://www.youtube.com/watch?v=LJ8XFyxDmOg

        • bizzarrobazar ha detto:

          Lorenzo, è meraviglioso! Sono sbigottito.

        • bizzarrobazar ha detto:

          Ho anche appena guardato tutti i trailer di “IO” sulla tua pagina Vimeo, e sono davvero colpito. E’ un progetto che stai ancora portando avanti? Ricorda molto Guy Maddin, ma con una vena di urgenza esistenziale tremendamente affascinante.

          • Lorenzo ha detto:

            Non ho avuto accesso ad internet per qualche giorno, ed è un piacere, ora, trovare queste note.
            Ho iniziato a lavorare sul progetto in super 8 ( IO ), sul finire degli anni 90’, progetto che, col procedere del tempo, ha cambiato aspetto, seguendo il mio stesso, inevitabile, costante mutare. La singolarità del lavoro credo consista proprio nel rappresentare il solo ma definitivo impegno di una vita. Da quattro anni a questa parte, per ragioni famigliari, sono stato costretto a rallentarne la lavorazione, ma, sebbene non manchi il sospetto che i titoli di coda saranno in vero il mio funerale, la volontà di riprendere là dove ho – quasi – interrotto è tutt’altro che estinta. Occasioni come questa, in cui scopro un apprezzamento autentico e disinteressato, dà una fonte che tengo in grande considerazione, sono rari ma preziosi stimoli perché ciò accada. Per qualsiasi cosa, ci sono.
            Buon lavoro!

          • bizzarrobazar ha detto:

            Avevo intuito che fosse quel tipo di progetto. Ma fossi in te non lo lascerei perdere. Visivamente hai già in cassaforte delle immagini bellissime. 🙂

  2. AgonyAunt ha detto:

    Credo sia questione di egocentrismo, anche se forse non è il termine più appropriato. Siamo troppo concentrati sulla scomparsa della nostra forma personale e privata per non vedere nella sua dissoluzione uno spreco abominevole.
    Per il mio cadavere ho sempre pensato alla cremazione, ma questa serie rischia di fami cambiare idea in favore della putrefazione. Ci penserò (ci si augura sempre ce ne sia il tempo, nevvero 🙂 )
    AA

    • bizzarrobazar ha detto:

      Il problema non è tanto quello che decidi, quanto quello che ti lasciano fare del tuo cadavere… l’uomo occidentale, a quanto mi risulta, è l’unico popolo che culturalmente decide di separarsi dalla “natura” anche nel trapasso, sigillando il corpo in scatole di metallo per impedire che ritorni “in circolo”. Un’altra illusione, ovviamente, ma dalle mille implicazioni.

  3. Lorenzo ha detto:

    Grazie ancora per quanto scritto, il piacere che si prova nel constatare che un’immagine che ci appartenga profondamente venga recepita col nostro stesso “sentimento” è solo in apparenza di indole narcisista, è piuttosto l’indizio fondamentale che si sia trovata una formula o, quantomeno, che ci si stia avvicinando ad essa, capace di trascendere il dato meramente biografico – l’ultima cosa desiderata è proprio un’operazione di questa natura – perché possa così vestire, in una qualche misura, la prospettiva di chi guarda, ed in questa trovare riflesso.
    A novembre, salvo incidenti, dovrei riprendere in mano i cocci, allora capirò che è possibile fare. Se fossi curioso, tuttavia, al momento posso girarti, con drop box, una prova di editing di 7 minuti: per me, è un piacere. 😉

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