Sculture tassidermiche – II

Continuiamo la nostra panoramica (iniziata con questo articolo) sugli artisti contemporanei che utilizzano in modo creativo e non naturalistico le tecniche tassidermiche.

Jane Howarth, artista britannica, ha finora lavorato principalmente con uccelli imbalsamati. Avida collezionista di animali impagliati, sotto formalina e di altre bizzarrie, le sue esposizioni mostrano esemplari tassidermici adornati di perle, collane, tessuti pregiati e altre stoffe. Jane è particolarmente interessata a tutti quegli animali poveri e “sporchi” che la gente non degna di uno sguardo sulle aste online o per strada: la sua missione è manipolare questi resti “indesiderati” per trasformarli in strane e particolari opere da museo, che giocano sul binomio seduzione-repulsione. Si tratta di un’arte delicata, che tende a voler abbellire e rendere preziosi i piccoli cadaveri di animali. La Howarth ci rende sensibili alla splendida fragilità di questi corpi rinsecchiti, alla loro eleganza, e con impercepibili, discreti accorgimenti trasforma la materia morta in un’esibizione di raffinata bellezza. Bastano qualche piccolo lembo di stoffa, o qualche filo di perla, per riuscire a mostrarci la nobiltà di questi animali, anche nella morte.

Pascal Bernier è un artista poliedrico, che si è interessato alla tassidermia soltanto per alcune sue collezioni. In particolare troviamo interessante la sua Accidents de chasse (1994-2000, “Incidenti di caccia”), una serie di sculture in cui animali selvaggi (volpi, elefanti, tigri, caprioli) sono montati in posizioni naturali ma esibiscono bendaggi medici che ci fanno riflettere sul valore della caccia. Normalmente i trofei di caccia mostrano le prede in maniera naturalistica, in modo da occultare il dolore e la violenza che hanno dovuto subire. Bernier ci mette di fronte alla triste realtà: dietro all’esibizione di un semplice trofeo, c’è una vita spezzata, c’è dolore, morte. I suoi animali “handicappati”, zoppi, medicati, sono assolutamente surreali; poiché sappiamo che nella realtà, nessuno di questi animali è mai stato medicato o curato. Quelle bende suonano “false”, perché quando guardiamo un esemplare tassidermico, stiamo guardando qualcosa di già morto. Per questo i suoi animali, nonostante l’apparente serenità,  sembrano fissarci con sguardo accusatorio.

Lisa Black, neozelandese ma nata in Australia nel 1982, lavora invece sulla commistione di organico e meccanico. “Modificando” ed “adattando” i corpi degli animali secondo le regole di una tecnologia piuttosto steampunk, Lisa Black si pone il difficile obiettivo di farci ragionare sulla bellezza naturale confusa con la bellezza artificiale. Crea cioè dei pezzi unici, totalmente innaturali, ma innegabilmente affascinanti, che ci interrogano su quello che definiamo “bello”. Una tartaruga, un cerbiatto, un coccodrillo: di qualsiasi animale si tratti, ci viene istintivo trovarli armoniosi, esteticamente bilanciati e perfetti. La Black aggiunge a questi animali dei meccanismi a orologeria, degli ingranaggi, quasi si trattasse di macchine fuse con la carne, o di prototipi di animali meccanici del futuro. E la cosa sorprendente è che la parte meccanica nulla toglie alla bellezza dell’animale. Creando questi esemplari esteticamente raffinati, l’artista vuole porre il problema di questa falsa dicotomia: è davvero così scontata la “sacrosanta” bellezza del naturale rispetto alla “volgarità” dell’artificiale?

Restate sintonizzati: a breve la terza parte del nostro viaggio nel mondo della tassidermia artistica!

8 commenti a Sculture tassidermiche – II

  1. selene ha detto:

    La tassidermia è per malati mentali sadici e affetti da cattivo gusto cronico.
    Io impaglerrei i figli di questi “artisti” e li esibirei, jane howarth poi la impaglierei con dei gioielli nel sedere.
    Rivaluto solo gli animali morti e bendati, se possano essere monito contro la caccia. Nessun essere umano indosserebbe le bende potendo evitarlo, cosi capisce che non si deve far del male agli animali

    • Rryl ha detto:

      l’essere umano è un animale.
      Quindi:

      loro fanno del male agli animali innocenti
      tu vuoi fare del male ai figli innocenti di questi artisti

      tu sei come quegli artisti?!

      • bizzarrobazar ha detto:

        Nessuno fa del male a nessuno. Come già specificato nel post precedente, questi artisti utilizzano tutti animali già morti per cause naturali.

    • Valeria Rossini ha detto:

      Questi artisti usano solo animali morti di morte naturale. Se poi approfondisci e vai a leggerti qualcosa su di loro, scoprirai anche che spesso sono vegetariani e animalisti convinti, che “celebrano” la vita di questi piccoli animali trasformandoli in opere d’arte esposte nei musei, come fa ad esempio Julie De Ville.
      Non so se lo hai capito, ma in caso contrario i cadaveri di quelle bestie finirebbero in un cassonetto.
      Quindi magari evita di parlare per luoghi comuni e pseudo animalismi da bar.

  2. Rryl ha detto:

    Personalmente per quanto concerne l’esposizione ornitologica avrei preferito vederli avvolti in elementi maggiormente colorati…ma penso che sia principalmente una questione di gusti.

    Per quanto riguarda invece l’esposizione degli animali bendati devo dire che mi ha lasciato senza fiato per le ottime capacità tassidermiche dell’artista in questione, mi sembrava di vedere gli animali bendati ai rifugi…veramente un lavoro ben taffo.

    Tuttavia il mio vero 10 e lode viene rivolto a Lisa Black. Le sue opere sono strabilianti!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao C&B, grazie per i complimenti!

      Claire Morgan la conoscevo, ma Kate Clark è una bella scoperta! Grazie per la segnalazione, di sicuro includerò anche lei nei prossimi post sulla scultura tassidermica. Grazie! 😉

  3. C&B ha detto:

    a proposito di animali, scultura, arte bizzarra e tutto il resto se ti va recupera il numero 7 di BANG ART (www.bangart.it)
    ciao e grazie di avermi fatto scoprire walter potter. giusto qualche giorno fa ho visto A cena con un cretino (film orrendo) dove però ci sono delle cose che ricordano da vicino le cose di potter (ma molto edulcorate).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *