Kapala

I kapala (in sanscrito, “teschio”) sono coppe rituali caratteristiche del tantrismo di matrice induista o buddista, utilizzate in diversi rituali sacri, e ricavate normalmente dalla calotta cranica di un teschio umano.

Tipiche del tantrismo tibetano, quello più specificatamente magico e sciamanico, queste coppe sono spesso scolpite in bassorilievo con figure sacre (soprattutto Kali la dea dell’eterna energia, Shiva il distruttore e creatore, principio primo di tutte le cose, e Ganesha colui che rimuove gli ostacoli), e talvolta montate con elaborati orpelli e abbellimenti in metallo e pietre preziose.

Gli utilizzi rituali di queste coppe sono molteplici: vengono impiegate nei monasteri tibetani come piatti di offerta di libagioni per gli dèi – pane o dolci a forma di occhi, lingue, orecchie – come oggetti di meditazione, o per iniziazioni esoteriche che prevedono che dai kapala si beva sangue o vino. A seconda di cosa contengono, le coppe vengono chiamate con differenti appellativi.

Gli dèi tantrici vengono talvolta rappresentati mentre reggono dei kapala nelle mani, o bevono il sangue da simili coppe. Esistono kapala ricavati da teschi di scimmie o di capre, che come quelli umani debbono essere consacrati prima che si possano utilizzare per scopi religiosi.

L’antica tradizione dei kapala è vista spesso come un retaggio di antichi sacrifici umani. Quello che ne resta al giorno d’oggi è una strana, macabra ma affascinante forma d’arte e di scultura, una sorta di memento mori ritualizzato, che dona a questi oggetti un alone di mistero e ci riconnette al senso più vero e ineluttabile del sacro.

12 commenti a Kapala

  1. Rryl ha detto:

    Wow non sapevo che la tradizione dei teschi calice fosse nota anche in Oriente *___*
    Personalmente io l’ho scoperta con le vicende di Alboino 😛

    • bizzarrobazar ha detto:

      Eh già, “Bevi Rosmunda, dal teschio di tuo padre!”… Nella mia collezione di meraviglie ho un kapala autentico istoriato con bassorilievi, è uno dei pezzi a cui sono più affezionato. 🙂

      • Paola ha detto:

        Ma che meraviglia! E come te la sei procurata? E’ tra quelle fotografate??
        Complimenti, comunque!!
        Paola

      • bizzarrobazar ha detto:

        Ciao Paola! No, il mio non è tra quelli ritratti nelle foto. Un giorno forse posterò le foto della mia collezione… attualmente il kapala sta fra un trofeo dei cacciatori di teste del Borneo e un occhio prostetico della prima metà del ‘900. 😉
        Come ho trovato il kapala rimarrà un segreto, così me la tiro un po’ e faccio il misterioso… 😛

      • Paola ha detto:

        Cavolo, noi qui abbiamo un frammento di cranio del ‘500 e sono molto emozionata tutte le volte che lo tocco, figuriamoci un teschio umano intero!! (quello della prima foto mi piace un sacco!!)
        Anche se per ora ci concentriamo sui teschi di animali (autoprodotti, ma da animali già morti, eh! Che qui si scatena il putiferio…).
        Comunque hai tutto il diritto di tirartela, devo dire 😛 . Però ammetti che c’è sotto lo zampino di Alessandro e del Nautilus?!
        E comunque guarda che dovresti provare ad immaginare una società in cui tutti fotosintetizzano!! L’unico difetto sarebbe un boom di nascite, ma magari si può impostare geneticamente anche questo! (mi piaceva anche genetica oltre che etologia 😀 )
        Ti seguo sempre!!
        Paola

      • bizzarrobazar ha detto:

        I teschi di animali sono una delle mie passioni… ho anche animali imbalsamati, seccati, spillati… un teschio di gatto l’ho preparato io. Ho persino un gatto vivo, che mi richiede un sacco di tempo e di coccole! 😉
        E no, non ho ancora avuto il piacere di acquistare nulla da Alessandro del Nautilus, anche se quando l’ho visitato ho dovuto trattenere a stento le bave… ti assicuro che è il Paese delle Meraviglie.
        Immagino che il vostro frammento di cranio sia una vera reliquia, meravigliosa ed emozionante. Sulla società clorofilliana ho qualche dubbio, ma il pensiero è stimolante. ;D

  2. selene ha detto:

    esiste anche un teschio realizzato recentemente in cristalli e diamanti, inestimabile. queste oxere hanno 1 loro macabro fascino.
    Ma questa usanza è stata usata anche in modo improprio e crudele, nei lager sono stati fatti con i prigionieri uccisi…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Il teschio tempestato di diamanti di cui parli è stato realizzato dal grande Damien Hirst. Quanto alla presenza di coppe ricavate da teschi nei lager, si tratta molto probabilmente di una leggenda metropolitana (come quella che sostiene che nei campi di sterminio fossero stati prodotti libri rilegati in pelle umana e lampade sempre in pelle). Sembra cinico da dire, ma i nazisti erano poco inclini all’arte e preferivano utilizzi per così dire più “pratici” della materia prima. Forza lavoro, esperimenti scientifici, saponificazione. Niente di particolarmente creativo o fantasioso. I lager sono una realtà talmente agghiacciante che è quasi naturale che nascano leggende che ne amplificano l’orrore.

      • Stefano ha detto:

        ahimè temo di dover dire che non si tratta di leggenda metropolitana, quella che nei lager si producessero anche oggetti di “arte” con i resti dei prigionieri. E’ un dato di fatto storico che siano state ritrovate lampade in pelle umana e altro genere di fabbricati conciati, specialmente a partire da brandelli di pelle tatuata, i quali risultavano più attraenti. Per quanto riguarda l’olocausto, non c’è davvero bisogno di leggende che amplifichino l’orrore; la realtà ha tristemente superato la fantasia.

        • bizzarrobazar ha detto:

          A quanto so, queste famigerate lampade sono bollate come leggenda anche dai curatori dei musei sull’olocausto. Non ho approfondito molto la questione, ma questa pagina sembra piuttosto accurata: LINK. Ciao! 😉

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