La giostra della morte

Julijonas Urbonas è un artista, designer e ingegnere lituano trapiantato in Inghilterra. Ha lavorato per tre anni come direttore di un parco di divertimenti, ed è lì che ha cominciato a interessarsi alle potenzialità tecnologiche e artistiche legate alla forza di gravità.

Così, battezzando il suo campo di ricerca “estetica della gravità”, ha cominciato ad occuparsi delle relazioni fra l’uomo e la forza che lo tiene a terra; i progetti artistici di Urbonas cercano una nuova prospettiva su questa storia di amore/odio fra corpo umano e gravità. Una delle sue più controverse opere è senza dubbio un rollercoaster futuristico progettato appositamente per essere una vera e propria macchina di eutanasia.

L’ultima, euforica e adrenalinica corsa in ottovolante si compone di due fasi: come prima cosa, attaccati a una serie di dispositivi per il monitoraggio del cervello, venite trasportati fino alla cima di una una torre di 500 metri di altezza, per poi precipitare in caduta libera. Questo garantisce la necessaria forza cinetica per esporre il corpo a una forza di 10 g per 1 minuto, attraverso una serie di “giri della morte” posizionati nella seconda parte della corsa.

Il sangue viene sparato verso le estremità basse, causando una completa mancanza di afflusso di ossigeno al cervello: la velocità garantisce uno stato di ipossia e ischemia cerebrale con conseguente perdita di coscienza già dal primo anello… alla fine della serie di giri, i sistemi di monitoraggio constateranno l’avvenuta morte cerebrale e si assicureranno che non abbiate bisogno di un’altra corsa.

Questo progetto, volutamente provocatorio, è comunque stato studiato in modo scientifico e non è una semplice trovata per stupire. Si basa sui dati reali degli esperimenti e addestramenti in cui i corpi dei piloti vengono sottoposti a simili forze per pochi secondi. La macchina per l’eutanasia in forma di ottovolante, nelle intenzioni dell’autore, è insieme uno studio sugli effetti della gravità sul corpo umano e una possibile, futura variazione degli apparecchi per la morte assistita, che potrebbe inoltre garantire l’efficace dipartita di più soggetti contemporaneamente. Tutti assieme sul trenino, cinture allacciate, pronti per l’ultimo, estremo sballo.

È evidente l’umorismo provocatorio che sta alla base del progetto, l’iconoclasta sovrapposizione di temi opposti come l’eutanasia e l’industria del divertimento; con il suo ottovolante suicida, che provoca assieme ilarità e repulsione, Urbonas riesce a stimolare una riflessione profonda su un’incredibile varietà di temi: sul futuro, sull’etica, su quale sia il nostro concetto di morte, su come possa evolversi, sulla ricerca odierna del divertimento estremo… e, forse, si propone anche come una ironica, macabra variazione del vecchio detto “la vita è soltanto un giro di giostra”.

Ecco la pagina web dell’artista dedicata al progetto Euthanasia-Coaster, contenente una descrizione in inglese (esilarante e angosciante al tempo stesso) dell’esperienza che si proverebbe salendo sulla macchina.

4 commenti a La giostra della morte

  1. AlmaCattleya ha detto:

    Però… Cosa si inventa per rendere “divertente” la morte.
    Vorrei solo sapere una cosa: immagino che con la velocità acquisita, la persona non si rende conto del momento che sta per morire o sbaglio?

    P.S.: Ho dedicato un post al film Venere nera su Saartije Baartman, la venere ottentotta che si è esibita in alcuni freak show nel 1800. Mi sa che è proprio pane per i tuoi denti. Ho trovato anche alcune caricature, una locandina…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Alma!
      Credo proprio che un ipotetico passeggero, anche se dovesse rimanere cosciente ai primi giri dell’infernale marchingegno, avrebbe allucinazioni e visioni simili a quelle riportate durante le ischemie. La perdita di coscienza sarebbe comunque quasi istantanea, quindi, no, non si accorgerebbe del “momento fatale”.

      Ho letto il tuo post su Venere Nera e nonostante conoscessi il personaggio storico non sapevo che Kechiche ne avesse tratto un film – la sua uscita nelle sale mi era passata proprio sotto il naso. Grazie mille per la segnalazione! 😉

  2. Josè Pascal ha detto:

    Buondì
    desidero invitarti a sbirciare nella mia scatola di latta: http://parolesemplici.wordpress.com/mytinbox/
    Definisco il blog “In parole semplici” come “una scatola di latta virtuaculturale dove vengono custoditi pensieri, ricordi, immagini, suoni e semplici storie”

    Mi farebbe piacere se un giorno partecipassi anche tu a questa iniziativa. Contribuirebbe così all’arrichimento di un progetto culturale internazionale.

    Sono a tua completa disposizione per varie ed eventuali.

    buona e semplice vita

    josè pascal

  3. selene ha detto:

    Si potrebbe utilizzare per eseguire la pena capitale, cosi nessuno in particolare azionerebbe la manopola della corrente, e poi, se il condannato sopravvivesse al giro infernale, si sarebbe meritato la grazia. Ma non credo che sarebbe una cosa giusta, e nemmeno bella.
    cmq non penso che sia etico un progetto del genere, Urbonas dovrebbe utilizzare il suo talento in ingenieria per progetti non dannosi alla salute, come rollercoster sempre più emozionanti, ma corredati da studi che ne provano la non pericolosità, magari con in dotazione anche cuffie per proteggere i timpani dalle decelazioni eccessive. Oggi le montagne russe sono sempre più emozionanti, sempre più progredite in ambito meccanico, e penso che il traguardo debba essere postivo, fare un rollercoster più alto di kingda ka, più lungo di quelli giapponesi, più panoramico di quelli sui grattaceli, più silenzioso e leggero delle montagne russe di legno; qualcosa di sicuro e divertente, e non sadico come quasta giostra dell morte.
    Vi sembrerò banale, ma l’eutanasia và praticata in ambiente medicalizzato, riservato e e sereno
    una giostra della morte alta 500 m attirerebbe tanta curiosità morbosa, la gente andrebbe a vedere da lontano chi deve morire e fotograferebbe con lo zoom, già viamo in 1 mondo dove la tv del dolore e i mass media utilizzano morte, sofferenza, deformità per fare audience, non esageriamo, non devono avere nuovi pretesti e incentivi

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