Consonno

In Italia esistono decine di città fantasma, e quasi ogni regione vanta i suoi borghi abbandonati e in rovina. Ma nessuno ha alle spalle una storia tanto cupa e affascinante quanto quella di Consonno, frazione del comune di Olginate in provincia di Lecco. Sorto nel Medioevo, fino all’inizio degli anni ’60 Consonno era un piccolo borgo abitato da contadini, che si poteva raggiungere unicamente tramite una mulattiera. La vita dei paesani era quella, semplice e faticosa, che contraddistingue la Brianza del Novecento: una comunità principalmente agricola, in cui i giovani cominciano a lasciarsi tentare dalle nuove fabbriche che cominciano a spuntare come funghi nei dintorni. Ma a Consonno il tempo sembra essersi fermato, mentre il paesino resta isolato tra foreste di castagni e ampi pascoli.

Di colpo, però, l’8 gennaio 1962 il tempo ricomincia a scorrere, facendo un balzo in avanti che condannerà Consonno a una strana sorte. Tutte le case del borgo, infatti, non sono di proprietà dei contadini che le abitano, ma di una società immobiliare: in quella fatidica data l’intera Consonno viene venduta a un imprenditore, il cui nome non si è mai sentito da quelle parti. Gli abitanti impareranno ben presto a conoscerlo. Si tratta del “Grande Ufficiale Mario Bagno, Conte di Valle dell’Olmo”, più semplicemente chiamato Conte Mario Bagno.

Figlio del boom economico di inizio anni ’60, il conte Bagno è un facoltoso ed eccentrico imprenditore, e ha messo gli occhi su Consonno per un suo ambizioso progetto: costruire una sorta di Las Vegas brianzola, una città dei balocchi e dei divertimenti che attragga folle di turisti e vacanzieri. Il modo in cui decide di attuare questa sua visione è, però, assolutamente inedito e degno di un film di Herzog. All’epoca l’attenzione per le necessità ambientali non è ancora una priorità, e il conte Bagno comincia i suoi lavori senza un piano specifico. Spiana le colline a suon di ruspe e dinamite per allargare il panorama. Si sveglia una mattina e comincia a far costruire una parte della nuova cittadella dei divertimenti, solo per farla distruggere il giorno dopo quando ha cambiato idea. Le sue fantasie divengono sempre più sfrenate, mentre decide che la nuova Consonno dovrà avere un circuito per le macchine, campi da calcio, da tennis, da pallacanestro, poi un centro anziani, poi un luna park, poi un enorme zoo… ben presto risulta chiaro che per dar vita ai suoi sogni di grandezza il vecchio borgo risulta d’impiccio.

Così le ruspe del conte Bagno cominciano a spazzare via, una dopo l’altra, le case del villaggio. “Le ruspe attaccavano le case con ancora all’interno gli abitanti o gli animali nelle stalle – bisognava scappare fuori in fretta e furia”, ricordano i testimoni. Fatta piazza pulita dell’antico borgo, la barocca e pasticciata fantasia del conte non ha più freni. Fa erigere nuovi palazzi, sfingi egizie, pagode, colonne doriche e un centro commerciale sovrastato da un assurdo minareto (che rimane ad oggi il simbolo inquietante della nuova Consonno).

All’inizio l’affluenza dei visitatori, curiosi di scoprire la meravigliosa cittadina in cui “il cielo è più azzurro”, come recitava la pubblicità, sembra incoraggiante per il conte. Migliaia di persone varcano l’arco sorvegliato da statue di armigeri medievali, si svagano fra le gallerie di negozi in stile arabeggiante, le sale da ballo e da gioco. Ma ben presto, scemata la novità, i turisti diminuiscono e a poco a poco i fondi si esauriscono. Cominciano a fioccare le proteste delle associazioni ambientali, le denunce, le polemiche. I lavori si fermano a metà degli anni settanta, anche perché la sconsideratezza della speculazione ha minato l’equilibrio idrogeologico della zona: una frana distrugge l’unica via di accesso alla “città dei balocchi”.

Così Consonno diventa una città fantasma, abbandonata al degrado e alle rovine del tempo, ulteriormente danneggiata dagli immancabili rave party che saltuariamente si tengono fra i suoi palazzi decadenti.

Eppure, Consonno non è soltanto una cittadella disabitata: sembra quasi un emblema, la faccia oscura del boom economico e dell’imprenditoria rampante e aggressiva, un tacito, inquietante lascito di un’epoca in cui le manie di grandezza di un singolo uomo potevano portare alla distruzione di un intero villaggio, di un panorama. Ancora oggi Consonno sembra la proiezione di una distorta fantasia di conquista, simboleggiata da un cannone (proveniente da Cinecittà), posto su un arco cinese, e puntato contro la vallata.

Le informazioni riassunte in questo articolo provengono dall’affascinante e dettagliatissimo sito sulla storia di Consonno. Un grazie a Marco per l’ispirazione!

18 commenti a Consonno

  1. 7di9 ha detto:

    Articolo magnifico.
    Spero di visitare questo capolavoro della decadenza, in futuro.

    7

  2. AlmaCattleya ha detto:

    Spero anch’io di visitarlo.

  3. Luca Renzi ha detto:

    La logica del cumenda che piace tanto agli italioti (ogni riferimento a situazioni attuali è assolutamente quasi casuale).

  4. saturniinae ha detto:

    Io ci abito vicinooooooooooooo!
    Andateci andateci andateci!!
    E’ bellissimo!
    In brianza ci sono anche altre cose..ovvero case disabitate come la casa rosa e la Bonomelli (di questa di trovano poche notizie in internet ma è vicino a Magreglio..)

  5. vale ha detto:

    Ho passato un pomeriggio intero in quel parco,girovagando dentro un carrello della spesa….ottimo mezzo e direi indicato per il luogo.
    Le stanze dell’albergo sono un’universo da esplorare!
    Ora d’estate ci organizzano concerti,ma se volete godervelo a dovere andateci in inverno e da soli…
    Non ve ne pentirete.

  6. Forlani Giorgio e Melani Dina ha detto:

    Io mi sono sposata l’11 Maggio 1968 e ho fatto il pranzo a Consonno, quando era nel massimo splendore. I parenti tutti sono rimasti meravigliati dalla bellezza del posto che non non avevano mai visto.L’avevamo scoperto io e il mio futuro sposo, per caso, un giorno che eravamo in Brianza. Ci siamo trovati benissimo in un bel ristorante e abbiamo la fortuna di avere l’album di nozze con il bel ricordo di un luogo che non esiste
    più.

  7. Adriana Meis ha detto:

    Come sempre Bizzarro Bazar ha colpito nel segno, ma questa volta, invece di limitarmi a raccontare al mio ragazzo il contenuto dell’ultimo post letto, ci siamo organizzati e domenica siamo andati a visitare Consonno con anche mio papà. La cosa più bella mentre vaghi tra le rovine è pensare alla storia di Consonno, che lo rende ancora più affascinante e inquietante, seppur i rave party abbiano lasciato un’impronta molto profonda nell’aspetto del luogo! O forse ciò che rende magica la città dove “è sempre festa” è il contrasto con ciò che è stata e aveva i presupposti per diventare e ciò che effettivamente è oggi. Man mano che ci avvicinavamo, sembra che il tempo si sia fermato, la quiete fa da padrona e ti accorgi di quanto sia bello e inusuale trovarsi in un luogo abbandonato.
    Mi domandavo se le altre due o tre persone incontrate non fossero anch’essi dei lettori di Bizzarro Bazar! 🙂

    • bizzarrobazar ha detto:

      Wow, che bello! Sono felice che la gita vi sia piaciuta! 🙂

    • Forlani Giorgio e Melani Dina ha detto:

      sono contenta che abbiano tolto la sbarra che c’era all’inizio della salita e non permetteva l’accesso a Consonno. adesso so che ci posso tornare quando voglio. sono 44 anni che non ci torno, dopo il pranzo di nozze nel 1968. EUREKA!!!!! Dina

  8. Giancarlo ha detto:

    Ho conosciuto Consonno solo oggi, grazie ad una mia collega che abita vicino… Che dire: sono sempre affascinato ed incuriosito dalle storie delle nostre città, paesi e borghi… e mi piacerebbe visitarlo un giorno…
    Abito a Milano in zona Niguarda che era un borgo agricolo fino al fascismo, poi assorbita dalla città…e che per fortuna e’ riuscita a mantenere le sue radici! Forse perché non ha conosciuto un “bagno” simile!… Meno male…!
    Una sola considerazione: il vecchio aveva idee che erano avanti per l’epoca…solo che ha sbagliato l’approccio, ha sbagliato borgo….ha sbagliato tutto!

  9. PJ ha detto:

    Ogni epoca ha il suo pericoloso imprenditore d’assalto, senza alcuna etica o reticenza morale. L’importante è costruire, non importa se il risultato è pessimo o si abbattono case per edificare…

    • klement ha detto:

      Negli anni in cui si demoliva Consonno per fare il paese dei balocchi, si demolivano borghi pure per fare laghi artificiali come Brugneto (Genova) o Vagli (Lucca).
      Le frane possono essere provocate pure dall’agricoltura, come nel 2010 a Castelbello in Alto Adige, quando un serbatoio di irrigazione infradiciò il terreno.
      Senza etica si demolisce Consonno, con l’etica si bombarda l’Iugoslavia. Il Teatro alla Scala e la galleria Vittorio Emanuele sono stati costruiti sventrando.
      Bello che ora il progetto di riaprire i navigli a Milano buttando tutto all’aria sia predicato con gli slogan della mobilità sostenibile

  10. save ha detto:

    Commento per la prima volta questo fantastico blog, che sto scorrendo all’indietro avidamente, e quindi faccio prima di tutto i miei complimenti!

    Questo complesso mi ha fatto tornare alla mente la Rocchetta Mattei, sull’appenino Bolognese, edificio che scoprii anni fa durante una girata sulla statale 64 in un tratto dove non ero mai passato.
    Ha avuto un’origine e uno scopo molto diversi da Consonno, ma anche quella è attualmente in decadenza ed è stata creata da un uomo agiato che avrebbe potuto essere definito folle o visionario.

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