Korla Pandit

Nel 1948, la televisione era nata da poco ma già migliaia di persone ne possedevano una. Quello fu l’anno in cui, negli Stati Uniti, cominciò la prima vera e propria programmazione televisiva, e fra i vari spettacoli offerti da questa magica e strana scatola delle meraviglie ce n’era uno davvero unico: lo show di Korla Pandit.

Chi all’epoca era bambino, e per la prima volta accese la televisione in quell’anno, lo ricorda ancora: occhi magnetici, turbante bianco impreziosito di rubini, sorriso dolce ed enigmatico, dita affusolate e abilissime.
Di quest’uomo dai lineamenti indiani si conosceva molto poco, la sua vita era già un mistero. Si diceva fosse nato a Nuova Delhi, figlio di un brahmino e di una cantante lirica francese, e che avesse in seguito abbandonato l’India per studiare musica in Inghilterra, e infine a Chicago. Durante  il suo spettacolo, intitolato Korla Pandit’s Adventures In Music, egli suonava un organo Hammond e un pianoforte a coda Steinway (spesso contemporaneamente) proponendo particolari arrangiamenti di melodie esotiche e mediorientali. Il suo particolarissimo modo di utilizzare l’Hammond in maniera percussiva gli permetteva di eseguire da solo la base ritmica, rendendolo un vero e proprio one-man-band.

Ma non erano soltanto le sue abilità pianistiche ad affascinare gli spettatori. Certo, le atmosfere romantiche e misteriose delle sue melodie erano pressoché inedite per l’epoca; e facevano la loro parte anche le scenografie arabeggianti puntellate di orchidee, con nubi rischiarate dalla luna che venivano proiettate alle spalle del musicista… eppure l’elemento vincente era proprio l’alone di mistero che circondava Korla.
Durante lo show, egli non pronunciava mai una sola parola. Comunicava attraverso il “linguaggio universale della musica”, come avvertiva la voce narrante nell’introduzione. E, soprattutto, guardava in camera, verso gli spettatori, con un misto di serenità e saggezza, ma anche di malizia… lo sguardo penetrante di un mago che conosce i segreti della seduzione, e sa usare le note per aprire qualsiasi cuore femminile.

E, infatti, sembra che molte donne fossero letteralmente impazzite per quegli occhi sibillini. Si dice che gli spedissero regali sempre più costosi, in una vera e propria frenesia d’amore. Con il suo sguardo magnetico, Korla di certo sapeva sfruttare il potere ancora sconosciuto della scatola magica, la televisione. La leggenda vuole che migliaia di padri spaventati, e di mariti furibondi, si fossero convinti che Pandit stesse davvero ipnotizzando, attraverso la TV, le consorti e le figlie. Scrissero rabbiose lettere all’emittente KTLA, fino a spingere la rete a cancellare lo show dell’indiano.
Nel 1953 Korla Pandit, all’apice della popolarità, venne licenziato dall’emittente. Passò il resto della vita nell’anonimato, dando lezioni di musica, suonando in piccoli club, inaugurando concessionari d’auto e supermarket. Negli anni venne dimenticato, fino a quando Tim Burton gli affidò un cameo nel ruolo di sé stesso nel film Ed Wood (1994).
Così negli ultimi anni della sua vita Korla godette di un piccolo momento di successo come figura cult, grazie ai revival di musica lounge ed esotica, ma ormai si stava facendo anziano: il 2 ottobre 1998, la leggenda svanì.

Eppure pochi sanno che quella leggenda nascondeva un sorprendente segreto. Korla non era affatto indiano.
Era nato a St. Louis, nel Missouri, da genitori afroamericani: si chiamava John Roland Redd. A quell’epoca, per un uomo di colore non era facile sfondare nello show business; così nel 1948, assieme alla moglie Beryl (artista dello studio Disney), decise di inventarsi un personaggio che potesse essere maggiormente accettato e, al contempo, abbastanza misterioso da avere successo. E fu la mossa giusta: la televisione, ai suoi albori, aveva già di per sé una qualità magnetica, difficile da immaginare oggi, e lo show di Korla faceva leva su questo magnetismo innalzandolo ai massimi livelli, e portando in migliaia di case una dimensione di sogno, sensuale e romantica, un’atmosfera magica e sospesa.

Korla Pandit morì all’ipotetica età di 77 anni: ipotetica, perché quando glielo chiedevano rispondeva sempre, con un enigmatico sorriso, di avere intorno ai 2000 anni.

Il sito dedicato a Korla Pandit.

7 commenti a Korla Pandit

  1. ilsitodianonimo ha detto:

    Grazie per averci reso partecipi di questa perla rara che personalmente non conoscevo. La storia è davvero molto affascinante e corredata da questi due video davvero magici e realmente magnetici!
    Quest’uomo era senz’altro dotato di un grande carisma (spettacolare la sua tecnica esecutiva e le sue pose) e di ancor più grande intelligenza per riuscire a fare ciò che hai descritto.
    Sembra impossibile che molta gente potesse essere così tanto attratta un programma del genere: ora se in TV non ci sono un po’ di paia di chiappe al vento, la gente si disinteressa completamente!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Figurati! Hai ragione comunque, al di là delle pose e del turbante, Korla aveva davvero un’ottima tecnica. Quanto alle chiappe al vento, beh, quella è una prerogativa particolare della televisione italiana… 🙂

  2. Reg ha detto:

    Articolo meraviglioso. Di Korla oramai non parla più nessuno, peccato, l’effetto epico ipnotico dei suoi vecchi video è ancora potentissimo -anzi, che dico: oggi è ancora più devastante di ieri.
    E un plauso pure a youtube, che salva questi nastri da un probabilissimo oblio.

  3. Lucia ha detto:

    Bellissimo 😀

  4. trasporti-roma ha detto:

    Molto bello il blog… pero’ aspetto nuovi post, e’ da troppo tempo che non ci sono aggiornamenti. Vabbe’, intanto mi iscrivo ai feed RSS, continuo a seguirvi!

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