Zooerastia

Per la nostra serie di indagini su pratiche e orientamenti sessuali bizzarri o “tabù” (ne trovate traccia alla sezione Sesso Misterioso), affrontiamo oggi un argomento non soltanto controverso, ma spesso ridicolizzato; si tratta infatti di un tema su cui sarebbe fin troppo facile fare umorismo, e che anzi è divenuto nel tempo un topos di barzellette e battutacce volgari. Parliamo della zooerastia, comunemente chiamata zoofilia.

I rapporti sessuali fra uomini e animali sono stati descritti e dipinti fin dall’antichità. Viene naturale pensare alla mitologia greca: agli infiniti travestimenti di Zeus, che per sedurre splendide donne o ninfe assunse le fattezze di aquila, toro, cigno, ecc.; così come alla cretese Pasifae, che per coronare il suo folle desiderio per un toro bianco, dono di Poseidone, si fece costruire una vacca di legno, nascondendosi al suo interno, e una volta inseminata diede alla luce il celebre Minotauro.

Ma non necessariamente dobbiamo rimanere all’interno del bacino del Mediterraneo per incontrare segni di questo antico “amore” fra specie diverse: dipinti ed incisioni mostrano che la pratica, o perlomeno la fantasia zoofila, era ben radicata anche in Estremo Oriente.

Solo recentemente, però, la zooerastia ha cominciato ad essere studiata, seppure sporadicamente, come vera e propria espressione del desiderio sessuale. Attenzione, stiamo parlando qui di vera e propria zoofilia, e non dell’atto sessuale con un animale come sostituto del partner, che anche individui non zoofili possono intraprendere a causa dell’isolamento o di altre contingenze; ci riferiamo cioè alla vera e propria attrazione e preferenza per l’animale rispetto a un partner umano. Di questa è interessante provare a cercare di comprendere le motivazioni.

La prima sorpresa è che un simile orientamento di gusti non è, a differenza della maggior parte delle parafilie, strettamente maschile, anzi: secondo gli studi condotti, l’interesse zoofilo insorgerebbe in età pre-pubere e pubere, senza alcuna differenza fra maschi e femmine.

La seconda sorpresa è che la zoofilia è in realtà un sentimento molto più complesso di quanto ci si possa aspettare. Non si tratta soltanto di trovare una veloce soddisfazione sessuale, o dell’eccitazione del “proibito”. Per quanto sia difficile da accettare o comprendere, la componente emotiva gioca un ruolo molto forte nella psicologia di chi è attratto da un animale. Spesso gli zoofili attribuiscono all’animale delle qualità superiori che non riscontrano negli esseri umani, come l’onestà, la fedeltà, l’innocenza o la saggezza, e così via. Le emozioni degli zoofili verso gli animali possono essere reali, relazionali, autentiche e non solo sostitutive di partner umani. Anzi, il quadro che emerge è composto di persone che molto spesso hanno avuto, o hanno, relazioni umane a lungo termine. Viene quindi a cadere quell’immagine stereotipata del contadino, poco istruito e senza donne che tanto spopola nelle barzellette. Si tratta di persone integrate, che però per qualche motivo sono legate o attratte da una determinata specie  – pare che in questo senso i gusti siano molto precisi, chi “ama” i cavalli non lo farebbe mai con un cane e viceversa.

Nel 2002, gli psicologi Earls e Lalumière pubblicarono uno studio su un uomo di 54 anni, incarcerato per la quarta volta a causa della sua passione per i cavalli: in quell’ultimo episodio, era stato accusato di aver ucciso una giumenta colpevole, a sentire lui, di aver fatto gli occhi dolci a uno stallone. L’uomo venne sottoposto a una serie di test con il pletismografo penile, un apparecchio che misura il volume dell’erezione di fronte a uno stimolo visivo. Le immagini di donne o uomini nudi non avevano alcun effetto sul soggetto, il cui pene rimaneva a riposo; lo stesso succedeva con immagini di pecore, mucche, cani, gatti o galline. Ma appena i ricercatori gli mostrarono immagini di cavalli, questa apparente impotenza sparì del tutto, indicando un orientamento sorprendentemente specifico. Per quest’uomo, fare sesso con un cavallo non era di sicuro un ripiego: era il migliore e forse l’unico tipo di rapporto che potesse immaginare.

Sull’onda del loro studio, i due psicologi cominciarono a ricevere una valanga di email e lettere di persone che si autoproclamavano zoofili, raccontando la loro esperienza. Così, nel 2009, Earls e Lalumière pubblicarono un nuovo saggio, che questa volta vedeva come protagonista un uomo di 47 anni, anch’egli attratto dai cavalli, ma nient’affatto disfunzionale come il primo soggetto, anzi perfettamente integrato e dall’alto quoziente intellettivo. Dopo un’adolescenza passata a fantasticare sui cavalli, a guardare film di cowboy (non certo per interesse verso i cowboy), dopo un paio di tentativi malriusciti di fare sesso con le ragazze, finalmente a 17 anni riuscì a comprare una cavalla tutta per sé. Prese lezioni di equitazione e, dopo un lungo corteggiamento, finalmente la giumenta gli si “offrì”:

Quando quella cavalla nera se ne stette buona, mentre la coccolavo e accarezzavo, quando alzò la coda in alto e di lato appena ne strinsi la base, e quando la lasciò lì, e rimase tranquilla mentre salivo su un secchio, allora, senza fiato, elettrizzato, dolcemente scivolai dentro di lei. Fu un momento di pace e armonia assolute, mi sembrò talmente naturale, fu un’epifania.

Negli ultimi anni altri studi si sono avvicendati per comprendere qualcosa di più di questa parafilia, e alcuni celebri casi di cronaca hanno contribuito a portare l’argomento all’attenzione pubblica. Nel 2005 Kenneth Pinyan, un ingegnere areonautico di 45 anni, morì in seguito alle ferite interne (perforazione del colon) provocate dal rapporto sessuale avuto con uno stallone. Questa vicenda portò alla luce una specie di “organizzazione” di amanti dei cavalli che si incontravano clandestinamente in varie fattorie per accoppiarsi con gli animali. L’incidente fu largamente pubblicizzato, e divenne noto come il caso di Enumclaw.

Il dibattito sulla zoofilia che ne scaturì, e che continua tuttora, fu alquanto controverso. Comprensibilmente, le associazioni per la protezione degli animali attaccarono duramente gli adepti di queste pratiche. Secondo gli animalisti, si tratta sempre ed esclusivamente di abusi: la “complicità” degli animali nell’atto sessuale è un’invenzione paragonabile a quella dei pedofili che sostengono di assecondare presunti desideri inespressi dei bambini. Gli zoofili ci tengono invece a distaziarsi dagli zoosadici, che fanno del male agli animali, e anzi ribattono che molti di loro sono attivisti proprio fra le file delle stesse associazioni animaliste: a riprova, insomma, che il loro amore non è soltanto sessuale ma a tutto tondo.

Il sesso umano, si sa, è uno degli ambiti psicologici più complessi, e culturalmente stratificati di senso. Per noi, ogni atto sessuale si riempie di mille valori, sottili motivazioni: non si risolve puramente in un contatto fisico ma porta con sé significati e conseguenze pesanti. È davvero un evento eminentemente culturale. Sembra ovvio pensare che tutta questa “sovrastruttura” non interessi l’ambito animale, a cui non sappiamo quanto si possano applicare concetti quali “aggressione”, “violenza e abuso sessuale”, “consenso”, “disgusto”, e via dicendo. D’altronde fra gli animali stessi non è affatto infrequente l’avere rapporti sessuali fra specie diverse, come sanno bene i biologi e gli etologi. E lo sa anche chi ha avuto un cane che ha tentato di montargli una gamba: in quel caso, come nel caso di ricercatori fatti oggetto di “assalti sessuali” da parte dei primati che studiavano, chi sarebbe la vittima dell’abuso?

Sembra che gli zoofili da una parte (che si vogliono convincere di vedere negli animali lo stesso desiderio che provano loro), e gli animalisti dall’altra (che vogliono applicare agli animali le categorie concettuali o morali umane), stiano entrambi proiettando sulla bestia un’impronta culturale che essa di per sé non conosce. Vengono in mente le pagine di Baudrillard sull’animale e il bambino come scandali sociali, in quanto sprovvisti di parola: la nostra impossibilità di comprenderli, la barriera che ci separa, li rende vittime della nostra speculazione più violenta, quella che impone loro le categorie del nostro linguaggio.

Quello che rimane, tirate le somme, è una lunga serie di domande senza facile risposta. La bestialità va trattata con condiscendenza o penalizzata legalmente? Quali sono le motivazioni che sottendono questo desiderio, come e perché si sviluppa? Si tratta di una parafilia o di un semplice orientamento sessuale? È davvero possibile l’amore inter-specie?

Alcune brevi note. Il manifesto qui sopra è la locandina del film Bestialità (1976, di V. Mattei), trashissima storia d’amore tra una madre di famiglia e il suo dobermann. Alcune delle informazioni contenute qui provengono da uno splendido articolo (in inglese) di Jesse Bering. Ecco un altro, più succinto articolo in italiano sul tema. Inoltre segnaliamo il film Zoo (2007, di R. Devor), incentrato sul caso di Enumclaw: il documentario è certamente interessante, e nelle intenzioni vorrebbe essere un’imparziale inchiesta e una riflessione sulla condizione umana; di fatto, però, cade nel ridicolo involontario, nel neanche troppo nascosto tentativo di dipingere il suo protagonista come un “martire” della libertà d’amore nei confronti di una società bigotta e ottusa.

42 commenti a Zooerastia

  1. Elena ha detto:

    Articolo molto interessante al quale vorrei fare un solo appunto: l’esempio del cane che monta la gamba del proprietario é assolutamente fuorviante, perché é ormai più che assodato che questo comportamento si determina per cause psicologiche e sociali, ma non sessuali.
    La monta può molto spesso essere causata da una situazione di disagio o stress (in pratica si tratta di uno sfogo emotivo), oppure secondo alcuni esperti può avere a che fare con i rapporti gerarchici, anche se negli ultimi anni questa teoria é stata in larga parte superata da quella dello stress, che ingloba quella che un tempo si definiva “monta da dominanza” nella “monta da stress”, per il semplice fatto che il cane monta un altro individuo nel tentativo, non tanto di dominarlo, ma di controllarlo, in maniera da riportare la situazione ad uno stato emotivamente gestibile (il tutto è un argomento molto ricco e complesso che mi viene un po’ difficile sintetizzare qui in poche parole)
    Fra l’altro, l’atto di monta (con il suo movimento tipicamente maschile) al di fuori dell’ambito sessuale viene eseguito indifferentemente da cani maschi e femmine.

  2. Paola ha detto:

    Ciao!!!
    Di tutti i tuoi post, anche i più scabrosi (vedi quello delle auto mutilazioni) questo è il primo dove una delle foto mi da’ la nausea!!! Aaaahh, se penso a quello che il mio cane lecca con la sua lingua, e a come il suo alito profumi di morte…
    😀 Comunque complimenti, come al solito!!
    Ti seguo sempre!!
    Paola

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Paola, ti ringrazio per le belle parole e soprattutto per la nausea, che prendo come il migliore dei complimenti! 😉
      Comunque hai ragione, se amiamo gli animali e li prendiamo in casa, dobbiamo per forza di cose saper rinunciare almeno in parte ad alcune delle nostre normali “fissazioni” igieniche. Ciao!

  3. Elena ha detto:

    Eheh, però è vero… le varie immagini di uomini che penetrano animali non mi suscitano il senso di repulsione che mi dà la foto dell’umano che bacia il cane… oddio forse sarà anche perché il bacio in bocca, a bocca aperta e con la lingua, non fa parte delle espressioni di affetto o di libido dei cani… però anche a me fa un po’ senso! ^^;

  4. Giò ha detto:

    credo che quei poveri animali vadano lasciati in pace.La natura umana è sempre prodiga di tante barbarie tra noi simili e non c’è scampo neanche per gli animali.Per certe barbarie dovrebbe vigere veramente l’occhi per occhio.Non conosco altri deterrenti efficaci. Non vedo margine di riabilitazione se non l’iniziale scambio di ruoli con la vittima per una maggiore crescita di empatia(il sapersi mettere nei panni altrui)Giò

    • bizzarrobazar ha detto:

      In materia di sesso l’occhio per occhio può tranquillamente essere piacevole, non so se mi spiego. 😛
      A parte le battute, siamo sempre così pronti a parlare di barbarie, e meno pronti a capire la complessità. Se questa “preferenza” di un uomo per un animale, rispetto ai suoi simili, fosse casta e pura, come la vedresti? E allora, esattamente in quale momento le carezze dell’uomo per compiacere l’animale diventerebbero troppo intime, e si varcherebbe la soglia della “barbarie”? Esistono carezze naturali e carezze innaturali, se nascono dallo stesso affetto? Io non ho le risposte, intendiamoci, mi piace mettere in discussione le mie certezze. 🙂

      • monkey ha detto:

        bello l’articolo e molto bella l’ultima risposta 🙂 è così che evolve la razza umana ! se ci fosse la fine del mondo e domani ci dovessimo imbarcare su un razzo per salvarci, ti farei passare avanti (non è una battuta)

  5. Lorenzo ha detto:

    Articolo molto interessante, come tutto il sito, complimenti!
    A proposito di questo argomento consiglio il romanzo di Camilleri “Il sonaglio”, in cui un capraio si innamora (ricambiato) di una capretta. Il romanzo è interessante perché quasi non si avverte la perversione (beh insomma…), che risolve in modo inaspettatamente consueto nell’epilogo…

  6. Ivan ha detto:

    mi sembra che sull’argomento vada segnalato anche il punto di vista di Amore Bestiale (Tierisch Liebe, 1995 di Ulrich Seidl, documentarista viennese che con la sua camera acida cattura gli aspetti disturbanti e ossessivi del comportamento umano) che racconta storie di cani, gatti, topi e altri animali domestici trasformati in compagni di vita e/o di letto.. http://www.dailymotion.com/video/x8xzsl_animal-love-bande-annonce-fr_shortfilms

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie Ivan, per questa segnalazione davvero succulenta che mi precipito a ricercare… Seidl è un regista che apprezzo moltissimo, il suo Canicola è un film enorme.

      • Ivan ha detto:

        enorme è il piacere che provo nel sapere di aver contribuito a stimolare la tua immensa curiosità,, motore di questo interessantissimo blog

  7. Stefano ha detto:

    Penso che l’opera d’arte più importante che tratti di zooerastia finora rinvenuta sia la Chimera d’Arezzo…
    Mi spiego meglio: la Chimera d’Arezzo nei libri o nei siti dove se ne parla quando viene descritta viene detto che è raffigurata nella posizione d’attacco pronta per sferrarsi contro Bellerofonte… in realtà osservandola bene si capisce che è in tutt’altra posizione molto più simile alla resa, con gli arti anteriori allungati e soprattutto con le terga sollevate: una tipica posizione di resa che precede l’accoppiamento.
    Un uteriore indizio ci viene dalla storia del ritrovamento avvenuta secoli fa in cui si parla del ritrovamento di “un gruppo di statue” e quindi non solo della Chimera, che in realtà faceva parte insieme ad altri bronzi di un tributo alle divinita in quanto forgiate non per essere esposte ma per essere sepolte sotto terra a conclusione del rito propiziatorio.
    Non è difficile immaginare chi rappresentassero le statue mancanti, sicuramente vi era Bellerofonte, è assai difficile invece capire che fine abbiano fatto e perchè siano sparite senza che rimanesse la benchè minima traccia anche solo di un disegno.
    Inoltre è impensabile che il grande collezionista d’arte Cosimo I de’Medici delle altre statue se ne fosse separato dato che addirittura della Chimera come riportato da Benvenuto Cellini nella sua autobiografia scrive: “il duca ricavava grande piacere nel pulirla personalmente con attrezzi da orafo”. L’unica spigazione plausibile è che semplicemente le altre statue nella loro completezza non potevano essere mostrate per la natura dell’atto che rappresentavano insieme alla Chimera…
    L’unica speranza è che non siano andate distrutte ma solo occultate e che forse un giorno saranno tutte riunite.
    (é una teoria personale a cui sono arrivato osservando la Chimera…)

  8. Marcolinorules ha detto:

    Che figo ‘sto blog 🙂 E m’ha aperto certi trip mentali che adesso non dormo più!

  9. gianni ha detto:

    molto interessante si
    cmq specie una volta nelle campagne capitava spesso di assistere a scene di sesso tra animali,tipo cavalli,e praticamente da bambini era come andare a aeducazione sessuale

  10. Ross ha detto:

    Volevo fare i complimenti per il blog, tratta argomenti davvero interessanti!
    riguardo a questo in particolare.. purtroppo non gli viene dato il giusto peso..in alcuni posti (germania, danimarca..) non essendo illegale la zooerastia, nascono bordelli con animali.. che vengono drogati e violentati ripetutamente.. i loro organo interni vengono lesionati, gli arti non reggono e per le violenze subite possono morire.. ci sono diverse campagne contro questo fenomeno promosse dagli animalisti.. io credo che la libertà dell’uomo debba essere limitata, se questa causa dolore ad altri..

    • bizzarrobazar ha detto:

      Non ho potuto approfondire l’argomento, Ross, ma pare proprio che quello che hai letto non sia la solita bufala; non ho idea di quanto siano effettivamente diffuse le case chiuse che propongono anche questo tipo di offerta, dubito che siano davvero moltissime, e non so nemmeno a quanto serva chiuderle. Le campagne di sensibilizzazione sull’argomento (come quelle su ogni tipo di violenza gratuita) sono sacrosante ma, come si dice, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

  11. luna d'argento ha detto:

    Ma come cazzo può essere casta e pura la preferenza dell’uomo verso un animale??????????? Siete fuori di testa….

    • bizzarrobazar ha detto:

      Secondo te non può esistere un tipo di legame affettivo (quindi casto e puro) preferenziale nei confronti di un animale? Ad esempio la vecchietta ormai sola che tiene al suo cagnolino più di qualsiasi altra cosa o persona al mondo, pur senza sviluppare alcun desiderio sessuale nei confronti dell’animale? Se rileggi il mio commento era a questo che mi riferivo. Partivo da una situazione che reputiamo “normale” o ai limiti della norma, per cercare di capire quando si supera il limite. E per sottolineare che questo limite non è mai così chiaro.

  12. luna d'argento ha detto:

    Casto e puro è il rapporto che ho con i miei animali, li accarezzo spesso, dormono con me, li chiamo “amore” i loro bisogni arrivano prima dei miei, dal momento che ho scelto di averli e ne ho la responsabilità, per loro nutro un amore profondo ma questo….non ha nulla a che vedere con la zooerastia

    • bizzarrobazar ha detto:

      E chi l’ha mai detto? Ma hai letto bene il mio commento al riguardo? Parlava del limite, e della difficoltà di stabilirlo univocamente.

  13. luna d'argento ha detto:

    T’inviterei a rileggere il commento di marcolinorules il 17 ott…
    dimmi che ho frainteso…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Penso proprio che tu abbia frainteso, luna d’argento… sono convinto che il commento di marcolinorules fosse relativo al blog nella sua interezza, e al fatto che ragionare sui confini dell’etica e della morale comune, e spingersi anche in territori che ci inquietano e ci disgustano sia comunque produttivo. Credo (spero! 🙂 ) che l’espressione “trip mentale” sia riferita al porsi domande non consuete e al confrontarsi apertamente su argomenti tabù.

      Capisco che tu sia una persona particolarmente sensibile e che certe cose ti tocchino da vicino, ma ti prego di non essere prevenuta: la gente che frequenta questo blog, nonostante quello che possa sembrare da un sito che si propone come una finestra sullo strano e sul macabro, è altrettanto sensibile e intelligente di te. Chi segue Bizzarro Bazar sa che mi piace scrivere e ragionare su argomenti estremi e sulle cose che diamo per scontate, ma ormai ha capito anche che sono più innocuo di quanto sembro: nessuno si azzardi a toccare il mio gatto, e per quanto riguarda gli animali sono innamorato persino dei parassiti! 😉

      Così, allo stesso modo, se un comportamento umano mi repelle la prima cosa che faccio è cercare di comprenderne le ragioni. La maggior parte delle volte questo non cambia le mie emozioni al riguardo, ma forse rende il mio giudizio un po’ più “relativo” e aperto al dialogo. D’altronde, fin da bambino, non sono mai riuscito a distiguere bene il bianco dal nero.

      Credo che, in generale, la curiosità non dovrebbe avere limiti, poiché è l’unica risposta sensata a questo incredibile cosmo… e la curiosità, come amo dire, è una forma di sacerdozio. 🙂

  14. luna d'argento ha detto:

    Se non ho interpretato bene il tuo pensiero ti chiedo scusa ma, alcuni commenti mi hanno messa in allarme..

  15. luna d'argento ha detto:

    Certi argomenti vanno trattati con la giusta serietà, senza ironia, dal momento che a farne le spese sono gli animali che non possono difendersi dalle perversioni dell’uomo, la zooerastia è un problema a molti sconosciuto e prima di parlarne bisognerebbe documentarsi.
    Lasciamo Zeus e le pratiche dell’antichità nel posto giusto….
    nell’antichità appunto

    • bizzarrobazar ha detto:

      Non so dove hai visto l’ironia nel mio post, visto che comincia prendendo appunto le distanze dal facile umorismo.

  16. luna d'argento ha detto:

    Ironia nei tuoi precedenti post, e poi…riferita ad un argomento simile la parola “macabro” è proprio…fuori luogo. Un saluto

  17. silvestro ha detto:

    Ho letto il vostro articolo sul sesso degli animali con uomini e donne. Lo ho trovato interessante. Ho visto anche alcuni video di sesso con animali ma non ho mai trovato dove si puo’ fare. La mia compagna vorrebbe provare a farsi scopare da un cavallo ma non so dove portarla, mi potete knformare?

  18. Sotto Tre Demoni ha detto:

    Peter Singer il filosofo che, insieme a Tom Regan (insieme nel senso che sono stati i due principali filosofi e autori, in realtà ci sono alcune differenze, anche notevoli, fra le loro impostazioni: Singer è fondamentalmente utilitarista, mentre Regan no) è considerato il padre del moderno antispecismo, scrisse quest’articolo “Heavy Petting”
    http://www.utilitarianism.net/singer/by/2001—-.htm

    Poi c’è questo libro, che non ho letto ma sembra essere interessante:
    “Dearest pet: on bestiality” di Midas Dekkers

    Ottimo lavoro, con questo blog, complimenti!

  19. E. ha detto:

    Ciao, a questo proposito mi è capitato di leggere su Vice un’inchiesta in corso secondo me molto interessante e che si riferisce in modo particolare alla Danimarca http://www.vice.com/it/read/la-danimarca–la-capitale-mondiale-del-turismo-sessuale-zoofilo e all’Olanda: http://www.vice.com/it/read/intervista-allevatrice-sesso-cani
    Ma in particolare rispetto al punto di vista che hai tenuto tu (ovvero la dimensione di “linea d’ombra della zoofilia) è molto interessante questo: http://www.vice.com/it/read/zoofilia-germania

    Molto bello l’articolo e trovo tu abbia affrontato l’argomento con imparzialità e tatto

  20. Gianluca, TheDancingLeper ha detto:

    come non pensare alla scena della prostituzione dell asino in “Lo zio di Brooklyn”, di Ciprì e Maresco? (per chi fosse curioso: https://www.youtube.com/watch?v=T_joCpeSqQ4). La cosa che mi ha sconvolto di più guardando quella scena è stato risentire in circostanze del genere un’affettuosa formula con cui mi chiamava mia zia quand ero piccolo, con lo stesso identico accento palermitano (“Sangu miu”, sangue mio). Shock.

    Grande BB, interessante come sempre!

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