Emozioni vegetali

Pannocchia strappò i biglietti.
Zucchina e Broccolo entrarono nella sala e si sedettero sulle poltrone, emozionati.
Zucchina: – Ma fa davvero tanta paura, questo film?
Broccolo: – Dai, fifona, ci sono qua io!
E così dicendo, allungò ridendo un ciuffo di rametti sulla spalla di Zucchina.
Si spensero le luci, si udì una musica tenebrosa e il titolo apparve sullo schermo: LA NOTTE DEI VEGANI!

 

Di tanto in tanto i giornali pubblicano la notizia che nessun vegetariano vorrebbe mai sentire: alcuni scienziati avrebbero scoperto che anche le piante hanno un sistema nervoso, che pensano, soffrono ed hanno addirittura una memoria. Ma quanto c’è di vero in queste evidenti semplificazioni giornalistiche? Le piante sono realmente capaci di pensiero, di percezioni ed emozioni? Perfino di “ricordare” chi fa loro del bene e chi invece infligge del dolore?

Tutti abbiamo sentito dire che le piante crescono meglio se con loro si parla, se si lavano le loro foglie amorevolmente, se le si riempie di affetto. Alcuni esperti dal pollice verde giurano che facendo ascoltare la musica classica a una piantina da salotto crescerà più rigogliosa e i suoi colori si faranno più intensi. Quest’idea è in realtà nata a metà dell’Ottocento, ed è attribuita al pioniere della psicologia sperimentale Gustav Fechner, ma è stato lo scienziato indiano Chandra Bose che l’ha presa sul serio, tanto da sviluppare i primi test di laboratorio sull’argomento, agli inizi del Novecento.

Chandra Bose si convinse che le piante avessero un qualche tipo di sistema nervoso analizzando le modificazioni che avvenivano nella membrana delle cellule quando le sottoponeva a diverse condizioni: in particolare, secondo Bose, ogni pianta rispondeva a uno shock con uno “spasmo” simile a quello di un animale. Le cellule, osservò, avevano “vibrazioni” diverse a seconda che la pianta fosse coccolata o, viceversa, torturata. Pare che anche il celebre drammaturgo (vegetariano) George B. Shaw fosse rimasto sconvolto quando, in visita ai laboratori di Bose, vide un cavolo morire bollito fra atroci spasmi e convulsioni.

Ma Bose non si limitò a questo: scoprì che una musica rilassante aumentava la crescita delle piante, e una dissonante la rallentava; sperimentò con precisione l’effetto che veleni e droghe avevano sulle cellule. Infine, per dimostrare che tutto ha un’anima, o perlomeno una matrice comune, si mise ad avvelenare i metalli. Avete letto bene. Bose “somministrò” diverse quantità di veleno all’alluminio, allo zinco e al platino – ottenendo dei grafici straordinari che dimostravano che anche i metalli soffrivano di avvelenamento esattamente come ogni altro essere vivente.

Se vi sembra che Bose si sia spinto un po’ troppo in là con la fantasia, aspettate che entri in scena Cleve Backster.

Nel 1966, mentre faceva delle ricerche sulle modificazioni elettriche in una pianta che viene annaffiata, Backster collegò un poligrafo (macchina della verità) ad una delle foglie della piantina su cui stava lavorando. Con sua grande sorpresa, scoprì che il poligrafo registrava delle fluttuazioni nella resistenza elettrica del tutto simili a quelle di un uomo che viene sottoposto a un test della verità. Era possibile che la pianta stesse provando qualche tipo di stress? E se, per esempio, le avesse bruciato una foglia, cosa sarebbe successo? Proprio mentre pensava queste cose, l’ago del poligrafo impazzì, portandosi di colpo al massimo. Backster si convinse che la pianta doveva in qualche modo essersi accorta del suo progetto di bruciarle una foglia – gli aveva letto nella mente!

Da quel momento sia Backster che altri ricercatori (Horowitz, Lewis, Gasteiger) decisero di esplorare il mistero delle reazioni emotive delle piante. Attaccandole al poligrafo, registrarono i picchi e interpretarono le risposte che i vegetali davano a diverse situazioni. Gli strumenti regalavano continue sorprese: le piante “urlavano” orripilate quando i ricercatori bollivano davanti a loro dei gamberetti vivi, si calmavano quando gli scienziati mettevano sul giradischi i Notturni di Chopin, si “ubriacavano” addirittura se venivano annaffiate col vino. Non solo, mostravano di riconoscere ogni ricercatore, dando un segnale diverso e preciso ogni volta che uno di loro entrava nella stanza; “prevedevano” quello che lo scienziato stava per fare, tanto che per spaventarle gli bastava pensare di spezzare un rametto o staccare una foglia.

Il libro che dettagliava tutti i risultati di queste ricerche,  La vita segreta delle piante di Tompkins e Bird, fu pubblicato nel 1973 e divenne immediatamente un caso sensazionale. Venne addirittura adattato per il cinema, e il film omonimo (musicato da Stevie Wonder) suscitò infinite controversie.

Tutti questi scienziati interessati alle misteriose qualità paranormali delle piante avevano però una cosa in comune: mostravano un po’ troppa voglia di dimostrare le loro tesi. Successive ripetizioni di questi esperimenti, condotti da ricercatori un po’ più scettici in laboratori più “seri”, come potete immaginare, non diedero alcun risultato. Ma allora, dove sta la verità? Le piante possono o non possono pensare, ricordare, provare emozioni?

Cominciamo con lo sfatare uno dei miti più resistenti nel tempo: le piante non hanno un sistema nervoso. Come tutte le cellule viventi, anche le cellule vegetali funzionano grazie allo scambio di elettricità, ma questo passaggio di energia non si sviluppa lungo canali dedicati e preferenziali come accade con i nostri nervi. Talvolta le piante rispondono alla luce con una “cascata” di impulsi elettrici che durano anche quando la luce è terminata, e questo ha portato alcuni giornalisti a parlare di una “memoria” dell’evento; ma la metafora è sbagliata, sarebbe come dire che i cerchi sulla superficie dell’acqua continuano anche dopo che il sasso è andato a fondo perché l’acqua è capace di ricordare.

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Se il ruolo dei segnali elettrici nelle piante è ancora in larga parte sconosciuto, questo non ci autorizza ad attribuire categorie umane ai loro comportamenti. Certo, alle volte è difficile ammirare le meraviglie del mondo vegetale senza immaginare che nascondano un qualche tipo di coscienza, o di “mente”. Pensate al geotropismo e al fototropismo: non importa come girate una pianta, le radici si dirigeranno sempre verso il basso e i rami verso l’alto, con puntuale precisione e a seconda della specie di pianta. Pensate all’edera che si arrampica per decine di metri, alle piante carnivore che scattano più veloci degli insetti, ai girasoli che seguono il nostro astro in cielo, alle piante che fioriscono soltanto quando i giorni cominciano ad allungarsi e quelle che invece fioriscono non appena le giornate si accorciano. Esiste perfino un certo tipo di “comunicazione” fra le piante: se un parassita attacca un pino in una foresta, la risposta immunitaria viene riscontrata contemporaneamente in tutto il bosco, e non soltanto nell’albero che è stato attaccato – la “notizia” dell’arrivo del nemico è stata in qualche modo segnalata al resto degli alberi. Prima di precipitarci a concludere che esiste un linguaggio delle piante, però, faremmo meglio a tenere i piedi a terra.

Le piante, come la maggior parte degli organismi, percepiscono il mondo attorno a loro, processano le informazioni che raccolgono e rispondono agli stimoli esterni alterando la propria crescita e il proprio sviluppo, e mettendo in atto tecniche e strategie di sopravvivenza a volte sorprendentemente sofisticate. Ancora oggi alcuni di questi processi rimangono effettivamente misteriosi. Ma Elizabeth Van Volkenburgh, botanica dell’Università di Washington, chiarisce una volta per tutte: “un grosso errore che fa la gente è parlare delle piante come se ‘sapessero’ cosa stanno facendo. Insegnanti di biologia, ricercatori, studenti e gente comune fanno tutti lo stesso sbaglio. Io preferirei dire che una pianta avverte e risponde, piuttosto che dire che ‘sa’. Usare parole come ‘intelligenza’ o ‘pensiero’ per le piante è un errore. Alle volte è divertente, un po’ provocatorio. Ma è scorretto.”

Quando parliamo di piante che riflettono, decidono, amano o soffrono, staremmo quindi commettendo l’errore di proiettare caratteristiche prettamente umane sui vegetali. Bisognerebbe forse pensare alle piante come a una specie aliena, con cui non è possibile adottare metri di misura umani: parlare di emozioni, ricordi, pensiero è illudersi che le nostre specifiche caratteristiche vadano bene per tutti gli esseri viventi, è voler vedere noi stessi in ciò che è diverso. Così, domandarsi se una pianta prova dolore è forse un quesito senza senso.

Per concludere, è buona norma prendere sempre con le pinze le divulgazioni spacciate per “clamorose scoperte”. Allo stesso tempo, se la prossima volta che affettate un pomodoro, cogliete una margherita o addentate una mela avrete un attimo di esitazione, o un leggero brivido… beh, qui a Bizzarro Bazar potremo ritenerci soddisfatti.

Ecco un articolo (in inglese) sul sito del Scientific American.

17 commenti a Emozioni vegetali

  1. Mauri ha detto:

    Che dire: bell’articolo 😉

  2. Elena ha detto:

    Interessante (come sempre!)… però alla signora botanica di Washington bisognerebbe ricordare che fino a qualche decennio fa la scienza riteneva che gli animali fossero delle “macchine di carne” che agivano solo in base a impulsi predefiniti, senza pensieri ed emozioni… pure io sono propensa a credere che le piante non “ragionino”, tuttavia sarebbe più rispettoso che, quando non sappiamo dare delle risposte affermative a qualcosa, evitassimo di assumere automaticamente che tali risposte siano negative…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Sono d’accordo con te, Elena; è il vecchio dilemma che abbiamo anche con gli animali e la loro ambigua “intelligenza”. Non credo che simili quesiti saranno mai risolti, perché nell’interpretare l’assenza o meno di “pensiero”, inevitabilmente stiamo cercando qualcosa che si avvicini al nostro, di pensiero. E forse, chi può dirlo, le piante non hanno nemmeno bisogno di intelligenza, perché sono più evolute… 🙂

  3. Paola ha detto:

    La cosa più bella che ho imparato a scuola è che le piante sono gli unici esseri viventi potenzialmente immortali! E quindi, per citare Leo Ortolani, non si capisce perchè le piante non governino il mondo (lui parlava dei beghi, ma comunque..)!!
    Grazie come sempre!
    Volevo aspettare a commentare per vedere se si sarebbe sollevato il polverone dei fruttariani inferociti, ma sono rimasta delusa!
    Non leggo più commenti cattivi, è ora di tirare fuori qualcos’altro sulla tassidermia!!
    E continuo ad essere una Fedele Lettrice!!
    A presto!!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Paola, sei troppo impaziente, sono convinto che basti aspettare un pochino! 😀
      (A parte gli scherzi, non è mia intenzione offendere o prendere in giro nessuna convinzione.)
      Comunque grazie infinite per il tuo esilarante commento – e poi, se mi citi Ortolani, come faccio a non ridere? Tra l’altro, per la tua gioia, è in programma per la settimana prossima un articolo proprio su un particolare museo di tassidermia…

      Ti ringrazio per l’affetto! 🙂

  4. Lerajies ha detto:

    Come al solito articolo molto interessante, certo che le piante che leggono nel pensiero o che gridano terrorizzate di fronte a dei gamberi bolliti sono esilaranti xD Tempo fa su Mistero era andato in onda un servizio in cui Berry o Bossari andavano ad ascoltare delle piante che cantavano, ne sai qualcosa? A me era sembrata una cagata pazzesca, ma chissà!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Lerajies, a dire il vero non so nulla di piante che cantano… ma d’altronde Mistero è un po’ troppo “estremo”, anche per un amante del weird come me… Raz Degan nudo nel crop circle ha tormentato i miei incubi per mesi! 😀

  5. Orso Nestore ha detto:

    bellissimo articolo…come sempre del resto!!!continua così!! passo di qua tutti i giorni perchè ogni articolo è un approfondimento su cose che aimè non di sentono dire tuti i giorni^^

  6. Letizia ha detto:

    Stavo già iniziando a sentirmi in colpa perchè sono giorni e giorni che non annaffio la piantina che ho in camera…
    Facciamo che, giusto per non sentirmi un’assassina senza cuore in un lontano futuro in cui forse scopriranno che le piante sentono qualcosa eccetera eccetera, vado a procurarmi un bicchiere d’acqua. E un bigliettino di sentite scuse (:

  7. ocnaiblack ha detto:

    Bellissimo non c’è che dire. Autore mi potresti dare altre informazioni via email. tipo se le piante anno consapevolezza e hanno un “ordine in testa”. in questi giorni mi diverto a studiare l’entropia e mi interesserebbe sapere come reagiscono i vegetali a questa tendenza universale, Molto particolare. poi vorrei capire che tipo di comunicazione hanno con noi, ci chiedono aiuto? ci odiano? e come reagisce alla morte la natura?

  8. Rosa Maria ha detto:

    …e allora che mangio?

  9. Rosa Maria ha detto:

    Ah…con quel retrogusto particolare e quel colore…beh, no grazie

    • bizzarrobazar ha detto:

      Allora non vedo altra soluzione che accettare la Natura e i suoi massacri, e il fatto che in questo universo sembra proprio che la vita si rinnovi soltanto grazie al dolore e alla morte altrui… 🙁

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