Transi

Il transi (termine francese, da leggersi accentato) è una particolare scultura funeraria diffusasi prima in Francia e poi in Europa dal XIV° al XVII° Secolo.

Nel Medioevo non tutti potevano permettersi una lapide istoriata o addirittura un busto scolpito: era un privilegio costoso, riservato alle alte cariche ecclesiastiche, ai nobili, ai reali. Solitamente, quindi, sui monumenti funebri (chiamati gisant) e le lastre tombali medievali il defunto veniva rappresentato sereno, dal pacifico sorriso, e comunque vestito di abiti e corredi che identificavano e sottolineavano la sua condizione sociale. La morte, in questa rappresentazione classica derivante dalle effigi romane, non è molto più che un sonno ad occhi aperti, in cui il dormiente sembra già bearsi delle visioni ultraterrene che lo attendono.

Invece, a sorpresa, fra il 1300 e il 1400 in Francia cominciò ad apparire un nuovo tipo di rappresentazione, detto appunto transi, termine originario che gli studiosi hanno tratto dai documenti d’epoca in cui tali sculture venivano commissionate. Si tratta, come dice il nome, di sculture incentrate sulla “transitorietà”, sul passaggio dal mondo terreno dei vivi al Regno dei Cieli. Il corpo del defunto viene quindi spogliato di ogni orpello e segno di nobiltà e raffigurato come un cadavere in piena putrefazione, rinsecchito, dalla pelle lacerata e infestata di larve.

In alcuni casi, per marcare ancora meglio questa differenza, la parte alta del monumento funebre mostra il morto com’era in vita, con tanto di corone, armature o corredi sacri, mentre la parte bassa ci rivela la vanità di questi sfarzosi simboli di potere, nella forma di uno scheletro roso dai vermi.

Con il gusto del macabro tipico del tardo gotico, il transi è inteso come un vero e proprio memento mori, e agisce non soltanto come crudele simbolo della vanità dell’esistenza ma anche come vero e proprio strumento di conversione: non a caso la maggioranza di queste sculture sono ubicate all’interno delle chiese, a servire da contemplazione e ammonimento. Le iscrizioni sulle tombe recitano immancabilmente lo stesso appello all’umiltà e al pentimento: “sarai presto come me, orrido cadavere, pasto dei vermi” (tomba di Guillaume de Harcigny), “chiunque tu sia, verrai abbattuto dalla morte. Resta qui, stai in guardia, piangi. Io sono ciò che tu sarai, un mucchio di cenere. Implora, prega per me” (transi a Clermont in Val-D’Oise).

Alcuni transi vennero realizzati addirittura quando il soggetto ritratto non era ancora deceduto. Rimane interessante il monumento funebre ordinato da Caterina de’ Medici a Girolamo della Robbia, e mai completato: la rappresentazione del corpo della regina morta, con il capo riverso e il petto scheletrico e gonfio, venne probabilmente giudicato troppo atroce da Caterina stessa, che per adornare la propria tomba si orientò verso qualcosa di più “classico”.

Il transi marca una rottura importante nell’iconografia nel Medioevo, ed è un curioso indizio di come è cambiata la visione della morte attraverso il tempo. Nato in un secolo in cui guerra, carestia e peste avevano falcidiato la metà della popolazione, propone una rappresentazione realistica e senza sconti della caducità del corpo umano. Eppure, si tratta pur sempre di una effigie sacra, che sottintende un momento di passaggio da una realtà a quella successiva, e che va inteso come strumento di meditazione e preghiera. Se violenza c’è, in questa raffigurazione, non è nei confronti del defunto ma verso i vivi che contemplano la scena, per scuotere le coscienze e ricordare che la stessa sorte attende i poveri derelitti, così come i ricchi e potenti.

(Grazie, Edo!)

13 commenti a Transi

  1. daimon ha detto:

    Complimenti, molto interessante e bellissime immagini

  2. Elena ha detto:

    Bellissimi…

    Io penso che nel rappresentare la caducità del corpo, potessero servire anche a ricordare ai vivi che il loro caro non era più lì, che quello che marciva era appunto solo un involucro, mentre l’essenza vitale, insomma quella che viene chiamata Anima, non era più lì nella tomba, ma altrove.
    Questa cosa l’ho vissuta fin troppo di recente purtroppo, e, per quanto sembri macabro, il fatto di poter vedere un corpo morto e già in decomposizione da qualche giorno mi ha aiutata a mettere in prospettiva la morte e a prendere coscienza del fatto che l’amore e il legame che provavo non erano rivolti a quel corpo, ma a ciò che lo abitava e che – in modo molto evidente! – non era più lì.
    Questo mi ha aiutata a “lasciar andare”, a non cercare di rimanere in qualche modo collegata a quella creatura in modo “materiale”, ma a conservarne, a parte i ricordi, un legame di tipo spirituale e interiore.

    Avete presente quando muore un bambino o un ragazzo e i genitori mantengono la sua stanza intatta negli anni, pulita e “attuale” come se quella persona potesse tornare a casa ogni sera e riprendere la propria vita… è comprensibilissimo, ma credo si tratti di un modo per negare la morte del proprio caro, per fare finta, inconsciamente, che non sia accaduto e rimanere bloccati al “prima”.
    Invece se uno vede una casa abbandonata e in sfacelo (come un corpo in putrefazione) la presa di coscienza é forte e diretta, non ci si può illudere “che vada tutto bene”… tuttavia io credo che al fine di riuscire ad elaborare un lutto e andare avanti, sia più utile prendersi questo pugno nello stomaco, che ti sveglia dolorosamente, ma poi ti permette di staccarti e andare avanti.

    Visto che non era possibile lasciare un corpo vero a marcire, ho la sensazione che statue di questo tipo potessero essere un “aiuto” per prendere coscienza della morte, non solo come monito, anche proprio per comprendere che l’anima si era liberata di un involucro in fondo insignificante e deciduo, per elevarsi altrove…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ti ringrazio, il tuo è uno dei commenti più belli, profondi ed emozionanti che abbia mai letto.

      Sono d’accordo con te su tutto quello che scrivi: ho spesso parlato qui sul blog della “rimozione” collettiva della morte che in Occidente è andata diffondendosi nel XX Secolo – questo potrebbe sembrare molto astratto e teorico, e invece si riflette su di noi, nelle difficoltà odierne che troviamo per elaborare il lutto. Di certo mia nonna si faceva molti meno problemi, perché era cresciuta in un’epoca in cui la morte avveniva in casa, i cadaveri si lavavano in tinello e perdere un figlio piccolo capitava più spesso. C’erano molti più “rituali” privati consolidati, si sapeva cosa fare insomma, e come reagire. Oggi siamo immersi in un flusso di morte iperreale, che proviene dagli schermi di tv e pc, una morte che anche quando è vera è soltanto immagine, spettacolo da salotto; e, allo stesso tempo, le cortine vengono tirate dagli infermieri attorno ai letti degli ospedali, ufficialmente come sipari di compassione, ma in verità affinché non si possa assistere allo scandalo di un corpo che si spegne. Persino le nostre bare, ermeticamente sigillate, sono pensate con lo scopo di impedire e negare il ritorno alla terra.

      Questo tabù, come giustamente dici raccontando la tua esperienza individuale, rende anche più complesso quel “lasciare andare” il defunto. Chiunque veda un cadavere si rende immediatamente conto di quello che manca; e allora per noi diviene più difficile creare illusioni allo scopo di procrastinare il dolore. Si può soffrire per quel qualcosa che manca e che non tornerà più, ma si soffre subito, e si soffre veramente.

  3. Mauri ha detto:

    Questo sì che è macabro! Bell’articolo 😉

  4. Stefano ha detto:

    Ciao a tutti ragazzi. E’ la prima volta che scrivo ma è da qualche mese che faccio il lurker (da quando cioè mi sono imbattutto in questo straordinario blog).
    Ottimo articolo, come sempre. Non sapevo dell’esistenza del transi, per cui oggi ho imparato una cosa nuova.
    Che dire, lo scopo di queste statue è fin troppo evidente e soprattutto attuale (se si pensa ai deliri di onnipotenza di tanti ometti dei giorni nostri). Come la Danza macabra, anche il Transi sembra irridere la ricerca del potere e della ricchezza a tutti i costi attraverso una semplicissima considerazione: l’uomo è mortale; cenere era e cenere tornerà ad essere. chiunque sia stato in vita.
    In fondo, si sa, la morte e ‘na livella.
    Continuerò a seguirvi.
    A presto!

    Stefano.

  5. ZIO BARBOCCHIA ha detto:

    Ne ho visto uno quest’estate al Louvre ma non sapevo che fosse proprio una tipologia di statua. Davvero interessante.

  6. Max ha detto:

    Il blog più ricco e interessante che abbia mai incontrato per la rete, attendo con ansia ogni giorno nuovi aggiornamenti!!!

  7. bonniebond ha detto:

    Bellissimo complimenti per questo e anche gli altri articoli, è possibile sapere dove trovare in Italia opere transi? ciao!

  8. Orazio Alessi ha detto:

    Desidero ricordare a chi ha composto l’articolo che ” …la maggioranza… ” è singolare, mentre ” …sono ubicate… ” E’PLURALE!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Caro grammar nazi, almeno dai una ripassata prima di provare a fare le pulci. 🙂
      Nella lingua italiana la concordanza a senso è ammessa quando il soggetto è un nome collettivo.

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