Paul Cadden

(Articolo a cura della nostra guestblogger Marialuisa)

La meraviglia che si prova di fronte ad alcune opere di Paul Cadden è difficile da spiegare, osservare ogni ruga dei suoi personaggi, le espressioni e gli sguardi, la tensione che sentiamo nell’immagine come se noi stessi ne facessimo parte.

Belle foto? No. Bei quadri in grafite, questo è l’elemento che sicuramente ci stupisce, una realtà perfetta rimasta impressa da una matita, composta da minuscoli tratti impercettibili. Difficile pensare che sono disegni, che non è un attimo impresso su una foto.

Il motivo che ha spinto Paul Cadden a creare quadri iperrealisti piuttosto che di altro genere è il fatto di essere profondamente affascinato dalla continua distorsione della realtà che ci circonda.

La facilità con cui i media, ma anche le stesse persone riescono a manipolare la percezione della realtà di masse intere, la propensione a distorcere un fatto per avere ragione in una semplice discussione, tutto questo lo spinge a creare quadri in cui la realtà sembra un fatto così immobile ma anche vero, tale da essere incontestabile e interpretabile da chiunque a modo suo senza filtri.

L’iperrealismo permette di aggiungere dettagli non reali nella foto iniziale per darci la possibilità di avere la sensazione di poter vedere molti più oggetti, molti più dettagli di quanti non riesca a cogliere il nostro occhio in una foto o nella realtà stessa.

Appiattire i soggetti, eliminando ogni tipo di colore attraverso la grafite, permette al nostro occhio di rilassarsi e guardare tutto senza disturbi: quello che l’artista cerca di fare è proiettarci in una realtà ripulita da oggetti estranei, sensazioni disturbanti – è tutto lì, alla nostra portata, tutto valutabile, tutto immobile eppure in tensione.

Paul Cadden attraverso le sue opere ci porta a osservare i suoi soggetti ma anche lo stesso mondo in cui viviamo, stralci di società, con occhio imperturbabile e finalmente oggettivo.

Dal suo stesso sito vorrei riportare una frase che ben rappresenta il suo pensiero riguardo alla realtà al di fuori delle sue opere.

Noam Chomsky: “In ogni luogo, dalla cultura popolare ai sistemi di propaganda, c’è una costante pressione per far sì che le persone si sentano deboli e confuse, che il loro unico ruolo sia quello di rettificare decisioni e consumare”.

Questo è il link al suo sito.

6 commenti a Paul Cadden

  1. GIANNI ha detto:

    Pazzesco, incredibile ! Quanto tempo impiegherà per finire un disegno ? Nessuno scommetterebbe che non sono foto!
    In ogni caso sinceri complimenti per il vostro appassionato impegno che dalla assidua e curiosa ricerca del bizzarro si traduce poi in valida e meritevole opera didattica e di divulgazione.

  2. AlmaCattleya ha detto:

    Io, da pittrice, sono contraria all’Iperrealismo.
    Ecco un post dove ne ho parlato: http://almacattleya.blogspot.com/2009/09/iperrealismo.html

  3. fishcanfly ha detto:

    Debbo dire che mi pare un grande tentativo dell’arte di impegnarsi, di osservare e non soltanto riprodurre. La frase di Chomsky la trovo formidabile per descrivere appieno quale debba essere l’intento delle raffigurazioni artistiche: un modo per non ritrarsi dall’assoluto, ma farlo proprio nella quotidianità.

    complimenti per il blog, che mi mancava. Saluti da Vongole&Merluzzi

  4. daimon ha detto:

    Incredibile! Sembrano davvero fotografie, dal punto di vista tecnico si tratta di arte davvero unica e sorprendente. Continuo tuttavia a preferire il sentimento e l’ “imperfezione” di artisti quali Munch, Bacon, Modigliani, Mirò… Se l’opera è qualcosa di facilmente ottenibile con una qualsiasi macchina fotografica, si riduce l’artista ad una semplice macchina. Molto meglio un paesaggio di Soutine: deforme, matto, unico. Molto meglio quando l’artista getta la pittura come un ubriaco, senza alcun freno, sentendo l’arte come mezzo di scrittura della propria vita interiore. Ad ogni modo le forme artistiche sono infinite e allora complimenti a Paul Cadden per questi sguardi immersi nell’indagine del profondo

  5. psico attivA ha detto:

    Grazie, AlmaCattleya. Ti ringrazio veramente di cuore perché non ne posso più di sentir parlare di iperrealismo e vederlo associato all’arte; come se questa fosse una semplice astuzia tecnica che può imparare chiunque. La realtà fisica è la morte dell’arte. La vera arte è quella che crea qualcosa di inesistente, è un meccanismo in grado di proiettare l’invisibile in una sfera dai visibilità. Se davvero, come si dice, l’arte è libertà, io credo sia libertà anche (per me soprattutto) dalla realtà estetica.

    Visto che parliamo di blog, vorrei lasciare il link un mio post:
    http://psicoattiva.blogspot.com/2011/11/la-pregevolezza-di-unopera-ossia-quel.html

  6. Mauri ha detto:

    Non ci posso credere che sono disegni e non foto! D:
    Davvero un bellissimo articolo!

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