Scherzi della memoria

Il modo in cui il nostro cervello registra e rielabora i ricordi è ancora in gran parte sconosciuto alla scienza. Vi sono però alcuni casi estremi che potrebbero aiutare gli studiosi a comprendere i confini della nostra memoria: come ricordiamo, e come dimentichiamo.

La sindrome di Susac è stata scoperta negli anni ’70 dall’omonimo medico; si tratta di un disordine cerebrale che colpisce le donne fra i 18 e i 40 anni, e presenta molti segni clinici distintivi – ma fra tutti il più peculiare è la perdita della memoria a lungo termine. Chi è affetto da questa sindrome ricorda quasi esclusivamente ciò che gli è accaduto nelle 24 ore precedenti. Immaginate cosa significhi avere dimenticato dove eravate e cosa avete fatto la settimana scorsa, tre mesi fa, tre anni fa; risvegliarvi ogni mattina non sapendo se siete laureati, o fidanzati, o addirittura sposati… se è Natale, se vostra nonna è viva o morta, e via dicendo. Come dare un senso alla vostra persona, alla vostra identità?

È quello che accade a circa 250 persone in tutto il mondo. La sindrome arriva all’improvvio e in genere si manifesta con attacchi ricorrenti che durano più o meno da quindici mesi a 5 anni. Come si presenta se ne va, senza preavviso. Non sono segnalati casi mortali, ma su un terzo dei pazienti restano postumi sensoriali e neurologici di gravità variabile.

Jess Lydon, 19 anni, inglese, soffre della sindrome da qualche tempo. Rinchiusa in un infinito presente, non può ricordarsi nemmeno se ha già mangiato. Non osa avventurarsi fuori di casa, per paura di dimenticare la strada del ritorno; ma continua a pettinarsi e curarsi, perché «quando questo disastro sarà passato voglio che la vita mi trovi in ordine». La sindrome provoca anche stati confusionali e Jess è di tanto in tanto preda di terrori e convinzioni paranoiche e irreali – crede che dei chirurghi l’abbiano operata, lasciando una scarpa nel suo stomaco, o che la sua casa sia in realtà un ospedale psichiatrico. I neurologi non conoscono ancora le cause della sindrome, né sanno esattamente come curarla: si procede a tentoni, cercando di arginare le crisi, ma nessun farmaco si è rivelato efficace fino ad ora. Si sa soltanto che Jess guarirà prima o poi, anche se la perdita di udito e di vista potrebbe rimanere permanente.

Ancora più strana è l’opposta malattia di cui soffre l’americana Jill Price: come il Funes del celebre racconto di Borges, Jill non riesce a dimenticare. Ricorda esattamente quasi tutti i giorni della sua vita, da quando aveva 11 anni. È in grado di dire in che giorno e a che ora un determinato episodio di Dallas è andato in onda 20 anni fa, e anche cosa stava facendo lei in quel momento, se pioveva, se era un lunedì o un martedì, com’era vestito suo fratello, e via dicendo.

Quello che potrebbe sembrare un dono invidiabile, com’è facilmente intuibile, risulta essere nella realtà una vera e propria disgrazia. È la nostra capacità di dimenticare che ci permette di superare i problemi e metabolizzare il passato. Jill non può fare né l’una né l’altra cosa: ricorda esattamente tutte le volte in cui la madre l’ha rimproverata quando aveva 15 anni, sente ancora le precise parole così come sono state pronunciate, e ovviamente non può fare a meno di ripassare nella sua testa tutti i momenti drammatici della sua vita, primo fra tutti la morte dell’unico amore della sua vita, vittima di un infarto due anni fa. Il tormento di non riuscire a disfarsi del passato e voltare pagina è ciò che l’ha spinta a sottoporsi a innumerevoli esami e a divenire un caso clinico celebre, nella speranza di poter trovare una cura e finalmente archiviare le sue memorie senza doverle rivivere costantemente.

La sua sindrome si chiama ipertimesia, e la particolarità di questa affezione è che concerne principalmente la memoria autobiografica; questo significa che, paradossalmente, Jill ha difficoltà a memorizzare qualcosa volontariamente – l’enorme flusso di ricordi relativi alla sua vita e alle sue esperienze le impedisce di dare buoni risultati nei test di memoria. La sindrome ha alcuni punti di contatto con l’autismo e la sindrome dei savant, per quanto riguarda la calendarizzazione ossessiva che permette di ricordarsi data e ora di ogni evento; ma le scansioni cerebrali di Jill hanno mostrato anche una maggiore estensione dell’area normalmente associata con il comportamento maniaco-compulsivo, come se la sindrome potesse essere una sorta di ossessione non rivolta ad oggetti concreti, ma ai ricordi stessi, “collezionati” in maniera incontrollabile.

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Tutti impariamo dal passato, e facciamo le nostre previsioni sulla base delle esperienze precedenti; la capacità di ricordare, e di dimenticare, forgia gran parte delle nostre azioni, e in definitiva sta alla base di chi siamo o pensiamo di essere. Eppure la nostra memoria è forse un equilibrio più delicato e misterioso di quello che sembrerebbe, una selezione e rielaborazione continua con cui la nostra mente “decide” a quali avvenimenti far spazio e quali accantonare, cosa è degno di essere ricordato e cosa possiamo, o dobbiamo, lasciare andare.

E anche cosa tutti noi possiamo immaginare di aver vissuto, “ricordando” eventi mai accaduti… ma questa è un’altra storia, ancora più affascinante, di cui parleremo certamente in futuro.

14 commenti a Scherzi della memoria

  1. ksenjalaginja ha detto:

    Molto interessante. Un piacere leggerlo. Complimenti per il blog!

  2. ste ha detto:

    sul tema della memoria vorrei ricordare lo splendido film “memento” di christopher nolan.

    il montaggio è assolutamente particolare

    (da wikipedia:)

    Leonard Shelby è affetto, in seguito ad un incidente, da un disturbo della memoria a breve termine, di conseguenza non riesce a ricordare nulla di ciò che gli accade e per vivere ha adottato un metodo basato su appunti scritti su post-it e addirittura sulla propria pelle. (…)

    Il montaggio del film procede su due binari: le scene che si susseguono sono alternativamente l’ultima in ordine cronologico, poi la prima, poi la penultima, poi la seconda, e così via. La scena finale del film è quindi quella cronologicamente centrale, che rappresenta il punto di scioglimento dell’intreccio. La tecnica replica il punto di vista del protagonista, che, afflitto da mancanza di memoria a breve termine, dimentica tutto ciò che ha vissuto nell’immediata precedenza. Lo spettatore, vedendo eventi di cui ancora non ha visto ciò che li precede, si trova nella stessa condizione di spaesamento. Ma al di là della trama, il film è incentrato sulla necessità umana di ancorare la vita a una successione temporale di eventi. Nel momento in cui ciò non è possibile, essa stessa diventa qualcosa di non gestibile. Il protagonista non sa neppure quanto tempo è passato dall’incidente e ogni volta che si risveglia scopre di nuovo tutto da capo, così come dopo pochi minuti non ricorda assolutamente ciò che stava facendo. Ciononostante, la necessità di avere uno scopo è così forte da spingerlo a continuare a vivere grazie “all’istinto, all’urto e al metodo”.

  3. Luca Renzi ha detto:

    Se t’interessa il fenomeno dell’ipermnesia e dell’ipertimesia, ti consiglio un opera del grande neurologo sovietico Alexandr R. Lurija, “Un piccolo libro, una grande memoria”, Editori Riuniti, Roma, 1991, nel quale, forse per la prima volta, si descrive la vita e i sintomi di un paziente che non dimenticava niente, da un punto di vista “umano” che poi Oliver Sacks avrebbe ripreso.

  4. -P ha detto:

    Altro bel film, secondo me, è quello di Michel Gondry che si chiamava The Eternal Sunshine Of The Spotless Mind e che il distributore italiano ritenne opportuno intitolare “Se mi lasci ti cancello”. Per chiunque soffra pene d’amore, la rimozione selettiva della memoria è un sogno meraviglioso. Ciao e grazie per questo blog.

  5. Oh, purtroppo il libro di Luria (con la bella prefazione di Jerome Bruner) sul suo celebre caso clinico (alla Funes) è difficilmente reperibile in italiano. Esiste la versione ebook in lingua inglese, ma lo consiglio vivamente. Posso consigliarti di Douwe Draaisma “Perché la vita accelera con l’età”, un bel saggio su vari aspetti della memoria e soprattutto su quella autobiografica.
    Complimenti per l’articolo, sempre interessante. In questo periodo mi sto interessando di più ai processi mnestici e ho appena scritto un articolo complementare al tuo.
    Di nuovo, bravo!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Carmelo, grazie. Ho letto il tuo articolo interessantissimo, anch’io ho intenzione tra breve di ritornare sull’argomento parlando di alcuni esperimenti a mio parere molto curiosi.

  6. redman79 ha detto:

    Bellissimo post.
    Ottimo per ulterioriri letture!
    Bravo e grazie ancora.

  7. Marco ha detto:

    Sono affascianto dall’incredibile complessità del cervello…il bello è che il modo usato per decenni,anche ora,per sapere come funziona è sempre stato prendere in esame persone in cui “qualcosa NON funzionava”,memoria,capacità logiche,matematiche,verbali e altro.A chi è interessato all’argomento consiglio caldamente di leggere i libri di Oliver Sacks e V.Ramachandran:2 neurologi famosi a livello internazionale e che hanno descritto nei loro libri le più strane e incredibili “sindromi o disfunzioni” incontrate nei loro studi e dalle quali son state fatte scoperte importantissime per la neurologia moderna!Tornando più indietro ovviamente c’è da leggere anche Lurija,il padre della neurologia studiata partendo da particolari casi clinici(vedi l’uomo che non dimenticava niente):-)

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