La sindrome di Cotard

Non c’è volto che non sia sul punto
di cancellarsi come il volto d’un sogno.
(Jorge Louis Borges, L’Aleph, 1949)

Immaginate per un momento un contesto spaventoso: venite coinvolti in un terribile incidente automobilistico, battete la testa e tutto si fa nero. Vi risvegliate in ospedale, e dopo qualche giorno riuscite ad alzarvi e recarvi in bagno da soli. Per la prima volta dopo il vostro blackout potete guardarvi nello specchio. E lì, di fronte a voi, sta una faccia che non riconoscete. Certo, assomiglia a voi, ma non siete voi.
Cosa pensereste? E qualora, rivedendo vostra moglie o vostro marito, i vostri figli e parenti, voi non sentiste assolutamente alcuna emozione, come reagireste? Forse arrivereste alla conclusione che tutto quello che state vivendo è un’illusione: in realtà voi siete morti in quell’incidente, e ora vi trovate in un deprimente aldilà, fatto ad immagine del buon vecchio mondo, ma che non vi può convincere appieno. Dopo un po’ cominciate a sentire il vostro corpo putrefarsi, vi sembra di non avere più gli organi interni, e allora a cosa serve mangiare? A cosa serve fare una qualsiasi delle cose che facevate prima, se sapete intimamente di essere dei morti che camminano?

Non è un romanzo di Philip K. Dick. Lo scenario da incubo appena descritto è quello che potrebbe vivere chi soffre della sindrome di Cotard, e non è nemmeno necessario un trauma cranico perché si manifesti. Nonostante abbia preso il nome dal neurologo francese Jules Cotard, egli non è stato il primo a descrivere la sindrome. Già nel 1788 Charles Bonnet riportò il caso di una donna anziana che rimase paralizzata quando una violenta corrente d’aria le colpì il collo mentre cucinava, ed ella collassò come se avesse avuto un infarto. Una volta ripresasi, la donna chiese alle figlie di essere vestita con il corredo funebre e di essere chiusa in una bara perché, di fatto, era “morta”.


Cotard nel 1880 venne invece a contatto con una donna di mezza età che si lamentava di non avere “né cervello, né nervi, né un petto, né uno stomaco, né gli intestini”. Ai suoi occhi, il suo corpo era in avanzato stadio di decomposizione; per lei non esistevano più né Dio né Satana, e siccome lei stessa non aveva più un’anima, non aveva nemmeno bisogno di mangiare. Questa donna morì di inedia e di fame.

La sindrome di Cotard è un rara affezione mentale che insorge in alcuni casi all’interno di quadri schizofrenici o psicotici, o anche associata all’uso di farmaci antivirali come l’aciclovir (il farmaco di scelta per la cura di herpes e varicella). I neurologi hanno scoperto un’interessante correlazione con la sindrome di Capgras, nella quale il soggetto si convince che i suoi parenti o amici siano in realtà degli impostori “travestiti” come i loro vecchi compagni. La sindrome di Capgras è rivolta verso l’esterno, verso altre persone, mentre la sindrome di Cotard riguarda il modo in cui un individuo vede se stesso; ma l’incapacità di riconoscimento è la stessa.

Studiando i casi di Capgras, alcuni neurologi sono arrivati alla conclusione che questa impossibilità di riconoscere gli astanti sia essenzialmente visiva: un soggetto affetto dalla sindrome riconosce facilmente sua moglie, ad esempio, solo se le parla al telefono – ma appena la vede di persona, si convince immediatamente che quella non è veramente lei. Così la teoria più accreditata è che sia avvenuta una disconnessione fra l’area della corteccia temporale che si occupa del riconoscimento visivo delle facce e le aree che associano le emozioni a quegli stimoli visivi (l’amigdala e altre strutture limbiche). Questo fa sì che, guardando la moglie, il soggetto non provi nessuna di quelle emozioni che ricorda di aver provato in passato, e di conseguenza il cervello raggiunge la conclusione che “poiché guardandola non provo nulla per lei, quella non può essere mia moglie, la donna che amo”.

Nei casi di Cotard, questo tipo di dinamica si ritorce contro l’immagine di sé (che sia in uno specchio, o nella propriocezione mentale interna); il soggetto non si riconosce più, e arriva a pensare di vivere un’illusione, di essere un cadavere ambulante o ancora peggio: alcuni pazienti credono  di aggirarsi in un mondo in cui tutto è morto, alberi compresi; altri sono convinti di essere all’inferno.


La cura farmacologica per la sindrome di Cotard include normalmente antidepressivi e antipsicotici; anche se, vista la scarsa conoscenza che abbiamo di questi rari fenomeni, si tratta sempre di cure sintomatiche.

Le psicosi di derealizzazione e le sindromi come quella di Cotard sono inquietanti non soltanto perché mostrano quanto poco sappiamo della nostra mente: ci ricordano soprattutto che la realtà è quello che crediamo che sia, perfino contro ogni logica o indizio razionale.

Sul tema raccomando il meraviglioso libro L’uomo che credeva di essere morto del celebre neuroscienziato Vilayanur S. Ramachandran.

14 commenti a La sindrome di Cotard

  1. Marcolinorules ha detto:

    Che leggera angoscia che mi provocano questi argomenti

  2. AlmaCattleya ha detto:

    è davvero impressionante e sembra proprio che persino la realtà che tocchiamo, quella che dovrebbe essere oggettiva in realtà anch’essa sia soggettiva.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ognuno di noi capita in questo mondo per caso e percepisce quello che gli è dato di comprendere. Tutti i più grandi artisti ci hanno suggerito che la realtà sia soltanto una nostra convinzione soggettiva, e che tutti noi la viviamo in maniera differente. Una realtà unica non esiste, né fisicamente (se pensi ai quanti) né mentalmente. Queste anomalie psichiatriche sembrano dare corpo alle speculazioni teoriche in questo senso :).

  3. Pavona* ha detto:

    veramente terribile! a mente fredda mi risulta una situazione praticamente inconcepibile, ma il pensiero che può accadere davvero è agghiacciante..

  4. Ghost Tomato ha detto:

    mai sentita nominare questa sindrome, ma dev’essere davvero snervante sia per il paziente che per i famigliari. terribile!!!

  5. Denise Cecilia S. ha detto:

    Della sindrome di Capgras avevo letto di recente: affascinante come solo le cose più inquietanti sanno essere.
    Mi pare comunque che, anche se il soggetto con la sindrome di Cotard si focalizza su di sè e non sull’altro, qualche elemento in comune vi sia – forse, appunto, non sono poi tanto diverse.
    Le persone intime non sono state propriamente sostituite, eppure non sono quelle che dovrebbero essere. Nessun complotto, ma il mondo qualcosa di storto ce l’ha… è una ‘bella’ commistione di fatti neurologici e sintomi psichiatrici: per chi non si accontenta, diciamo 😉

  6. Ico-Neko ha detto:

    Parlando in termini cinematografici (ma spesso la realtà supera abbondantemente qualsiasi fantasia) le persone affette da queste sindromi forse potrebbero essere le uniche che sono riuscite ad uscire dalla “Matrix” di Wachowskiana memoria… Hanno capito che il nostro mondo è solo un’illusione, mentre noi continuiamo a restarci dentro, ignari di tutto…

  7. Alex ha detto:

    Mai sentito parlare anche di questa malatti bizzarra, anche se meno “affascinante” della sindrome di Cotard? Si tratta della ‘sindrome da accento straniero’… secondo me è abbastanza bizzarra.

  8. AlmaCattleya ha detto:

    O.T.: Ciao scusami, ma se vieni nel mio blog c’è una sorpresa per te.

  9. armando ha detto:

    Nel testo di Eugen bleuler esistono foto simili alla forse e la stessa ma lo stile e diverso nei disegni

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