La canzone dei suicidi

Articolo a cura della nostra guestblogger Veronica Pagnani

Nel 1933, dopo numerosi e vani tentativi di raggiungere il successo attraverso la musica, Rezső Seress, pianista ungherese autodidatta, venne abbandonato dalla storica compagna a seguito di una furiosa litigata. Seress, colto dallo strazio e dalla frustrazione, decise così di comporre di getto un brano al pianoforte dal titolo Gloomy Sunday (Domenica tetra).

Strano a dirsi, è proprio grazie a questo brano che Rezső finalmente riesce a riscuotere il meritato successo: il 78 giri appena prodotto fa il giro del mondo, e Rezső ormai crede di aver realizzato il suo sogno. Eppure una serie di fatti terribili e al tempo stesso misteriosi gli faranno cambiare idea.


A Berlino, dopo aver chiesto ad un gruppo musicale di suonare Gloomy Sunday, un giovane si spara un colpo di pistola alla testa, non riuscendo a sopportare l’opprimente melodia che ormai ossessionava la sua mente; soltanto sette giorni dopo una commessa, sempre a Berlino, viene ritrovata impiccata nella sua casa: accanto al suo corpo, uno spartito di Gloomy Sunday.

Una giovane donna di New York si suicidò con il gas. Accanto al suo corpo venne ritrovata una lettera in cui chiedeva che Gloomy Sunday venisse suonata al suo funerale.

note
Persino a Roma vengono registrati nello stesso periodo casi di suicidio legati alla canzone maledetta: un uomo di 82 anni si butta dalla finestra dopo averla suonata al pianoforte, mentre una ragazza, colta da una profonda angoscia, si getta da un ponte.

Infine una donna, in Gran Bretagna, fu ritrovata morta a causa dei barbiturici dalla polizia allertata dai vicini, che non riuscivano più a sopportare l’alto volume con cui la donna era solita ascoltare la canzone.

I giornali dell’epoca riportano di almeno 19 suicidi legati a Gloomy Sunday. Si è molto discusso riguardo a questi casi di suicidio. Sono infatti molti a pensare che in realtà le indagini siano state truccate o “reinterpretate” dalla stampa, e gran parte delle morti sono difficilmente verificabili. Tuttavia, per scongiurare ulteriori morti e giudicandola deprimente, la BBC nel 1941 decise di non trasmettere la versione del brano interpretata da Billie Holiday, in un periodo già particolarmente triste a causa dei bombardamenti tedeschi.


Ironia della sorte, lo stesso Seress rimase vittima della sua canzone: non essendo mai andato negli Stati Uniti per raccogliere i soldi dei diritti d’autore del suo hit mondiale, trascorse la vita nella povertà e nella depressione, gettandosi infine dalla finestra del suo appartamento a Budapest nel 1968. Sopravvisse alla caduta, ma in ospedale riuscì a strangolarsi a morte con un cavo. Di lì a poco anche la sua amata avrebbe messo fine ai suoi giorni avvelenandosi. La leggenda urbana della “canzone ungherese dei suicidi” aveva avuto una degna conclusione.

Oggi la versione di Seress è forse la meno nota, soppiantata dalle più celebri (e meno deprimenti) versioni di Sarah Brightman, Bjork, Emilie Autumn, l’italiana Norma Bruni, Diamanda Galas, Sam Lewis e, naturalmente, Billie Holiday.

28 commenti a La canzone dei suicidi

  1. Muriel ha detto:

    Molto interessante! Anche questo articolo che avevo letto tempo fa è alquanto dettagliato. http://haidaspicciare.blogspot.com/2012/09/rezso-e-la-canzone-maledetta.html

  2. Nevestella ha detto:

    Ora la scolto. E nel biglietto d’addio scrivo che è stata colpa tua 😉

  3. selene ha detto:

    e se ci fossero messaggi subliminali nella melodia?

  4. Luca ha detto:

    A quando un articolo su Diamanda Galas? La sua pur devastante versione di Gloomy Sunday è un fiorellino, al confronto di gran parte del suo repertorio magnifico e sanguinoso! 🙂

  5. Pavona* ha detto:

    ora ho quasi paura ad ascoltarla XDDD!!!
    ..e comunque lui che si è suicidato strangolandosi a morte con un cavo??? mio dio, assurdo O_O

  6. Veronica Pagnani ha detto:

    @Luca bè, in effetti, Diamanda Galas ci ha lasciati ben più rilevanti brani….basti ricordare Sono El Anticristo e Suplica a mia madre…GRANDIOSI! non solo dal punto di vista musicale, ma anche e soprattutto dal punto di vista vocale! Dovrei scrivere qualcosa a proposito… 😉

    • bizzarrobazar ha detto:

      Non crocefiggetemi… ma sinceramente la sopporto poco, mi è sempre sembrata fastidiosamente snob, e musicalmente neanche così particolare.

      • Veronica Pagnani ha detto:

        Guarda, se sia snob o meno, questo non te lo saprei proprio dire e,sinceramente, mi importa poco. In quanto musicista apprezzo i suoi numerosi studi nel campo dell’utilizzo della voce 🙂

        • bizzarrobazar ha detto:

          Nulla da dire sulla ricerca (viene ovviamente al pensiero l’indimenticato Stratos), ma ho i miei dubbi sui risultati – soprattutto quando mi si toccano, senza un reale motivo, i classici del blues. Sacrilegio! 😀

  7. donnaprassede ha detto:

    e niente, entro qui per sollecitare un post su diamanda galas e vedo che l’hanno già fatto in molti…
    de gustibus, per carità, ma personalmente trovo che la sua versione di gloomy sunday sia superlativa – così come un po’ tutto il suo repertorio.
    che dirvi a sto punto…vedete voi…i vostri lettori vogliono un post su diamanda galas, comunque 😉

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ricevo una dozzina di mail al giorno, tutte piene di splendidi suggerimenti. Cerco sempre di rispondere a coloro che mi scrivono, ma è impossibile affrontare tutti gli argomenti segnalati. Così i lettori del blog, temo, sono ormai abituati a rimanere delusi dalle mie scelte… 🙂

  8. Denise Cecilia S. ha detto:

    Mi sono illuminata d’immenso (di un’immensa luce nera, s’intende), trovando questo post nel lettore. Whoa. Una fra le mie canzoni preferite (e che continuerò ad ascoltare a lungo, pacifica, mentre faccio la calza e lascio che siano altri a gettarsi dai ponti).

    Restando in tema funebre ed affini, che ne pensi dei Soap&Skin?

    • Veronica Pagnani ha detto:

      Sono una loro grande fan! Come non esserlo…adoro le voci femminili sussurrate e maledette.

      • Denise Cecilia S. ha detto:

        Per la varietà e la particolarità, però, preferisco ancora i Sopor Aeternus. Un nome, un programma 😉

      • sagana ha detto:

        Per curiosità personale, hai un blog tuo?
        Se sì di che argomenti ti occupi?
        L’articolo mi è piaciuto e volevo saperne di più sull’autrice, tutto qui 😀

      • sagana ha detto:

        Invece per Denise, grazie per aver citato i Soap&Skin, sono contento di aver scoperto questo gruppo, mi sono appena ascoltato una canzone su youtube e mi ha fatto pensare a marissa nadler e Robert dei tempi di “Princesse de Rien”, quindi ora mi darò una massiva ascoltata e cercherò qualche info 😉
        Inoltre pure io adoro Sopor Aeternus and the Ensemble of Shadows, soprattutto nell’ep: “A strange thing to say” *__*

  9. zotoz ha detto:

    Dopo averla sentita posso capire il motivo di così tanti suicidi.
    Stupenda e struggente.

  10. Sarò fuori tema, ma ho trovato la versione originale veramente molto molto bella, per niente deprimente, sicuramente struggente e ricca di sentimento..e, rimanendo ancor più fuori tema, ho trovato l’interpretazione di Bjork estremamente toccante…insomma, di questa Diamanda non avevo mai sentito parlare! 😀 Ma anche per questo adoro questo blog: da un “semplice” racconto, si scatenano mille suggerimenti che allargano i miei orizzonti culturali e non…thank you all!
    P.s. Ovviamente ascolterò anche Diamanda..non la voglio scontentare!..:)

  11. L’ho ascoltata. Mmmmm….per me è decisamente no!..:D

  12. un fascino davvero particolare.
    se vengo invasa da qualche pulsione suicida ve lo faccio sapere 🙂

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