Le nozze dei nani

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Pietro il Grande, Zar e Imperatore di Russia, era un personaggio enigmatico e anticonvenzionale, ed aveva una passione per tutto ciò che era deforme. Fin da quando aveva ammirato, nel 1697, le famose collezioni anatomiche di Frederik Ruysch (su questo anatomista c’è un nostro articolo qui) aveva deciso di costruire una propria camera delle meraviglie che avrebbe ospitato le forme più curiose e impensabili partorite dalla Natura: una sorta di grandioso museo sulla conoscenza del mondo.

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La sua Kunstkamera, enorme wunderkammer che conteneva collezioni acquistate da Ruysch stesso, da Albertus Seba e da numerosi altri naturalisti e anatomisti, fu completata nel 1727. Vi trovavano posto innumerevoli esemplari di feti deformi, umani e animali, e tutto un campionario variegato di preparazioni anatomiche, minerali, e dei più disparati e rari reperti naturali. Ad un certo punto Pietro il Grande promulgò addirittura un editto, richiedendo alla popolazione di spedire al museo ogni feto malformato, da qualsiasi parte della Russia, affinché entrasse a far parte della sua collezione.

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Ma la sua passione per le curiosità umane era particolarmente accesa nei confronti delle persone affette da nanismo. All’epoca i nani erano presenti in tutte le corti europee, e venivano impiegati come giullari o come semplici oggetti di dileggio e divertimento vario. Dovevano stupire gli ospiti saltando fuori dalle torte appena portate in tavola, spesso nudi, o danzare sui deschi, cavalcare minuscoli pony, e via dicendo. Ai nostri occhi moderni tutto questo appare senza dubbio crudele, ma come al solito dovremmo cercare di calarci nel contesto dell’epoca: forse una vita simile, per quanto avvilente, era preferibile a quella, infinitamente più impietosa e feroce, che avrebbe atteso un nano al di fuori delle mura di corte.

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C’è da dire poi che alcuni dei “padroni” dei nani divenivano, com’è naturale, i più sinceri amici dei loro piccoli protetti: sembra per esempio che il famoso astronomo Tycho Brahe non si separasse mai dal suo nano di fiducia, divenuto una sorta di consigliere. Anche Pietro il Grande (che, detto per inciso, misurava più o meno due metri d’altezza) aveva il suo nano favorito e servitore fedele, Iakim Volkov, e per celebrare le sue nozze decise di mettere in scena uno dei matrimoni più indimenticabili della storia.

Lo Zar diede istruzioni al suo assistente Fyodor Romodanovsky di raccogliere tutti i nani residenti a Mosca e mandarli a San Pietroburgo. I “possessori” dei nani avrebbero dovuto vestirli a festa, con capi pregiati alla moda occidentale, riempiendoli di ninnoli e gioielli d’oro e parrucche da gran signori. Molte di queste piccole persone erano in realtà contadini e semplici paesani, dalle maniere tutt’altro che signorili.

Il giorno del sontuoso matrimonio, il corteo nuziale era formato da una settantina di nani in abiti e paramenti nobiliari, arrivati a San Pietroburgo su una carovana di pony: la cerimonia fu seguita da tutte le persone di normale statura fra risatine strozzate, colpi di gomito e sguardi increduli. Ma un serissimo Zar in persona celebrò le nozze, e pose delicatamente sul capo della piccola sposa la corona di fiori. Una volta giunti al banchetto, nel palazzo Menshikov, i nani vennero fatti accomodare ad alcuni tavoli in miniatura al centro della stanza, mentre tutte le altre tavolate erano disposte a cerchio intorno ad essi. Secondo i resoconti dell’epoca, le risate accompagnarono l’intera cena, mentre i nani si ubriacavano, cominciavano delle piccole risse, e i più vecchi e brutti ballavano sgraziatamente a causa delle gambe corte e storte.

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C’è qualcosa, però, di un po’ sospetto. Ricordiamo che Pietro il Grande aveva viaggiato nelle più raffinate corti d’Europa, e aveva cercato di modernizzare il suo Impero per renderlo più vicino e più conforme (almeno nelle sue intenzioni) alla progredita civilizzazione occidentale. E personalmente, attraverso il suo museo delle meraviglie, si era sempre adoperato per combattere l’idea antiquata che le anomalie fisiche fossero mostruose e spaventose: si trattava ai suoi occhi di sfortunati accidenti della natura, che uno spirito illuminato doveva riconoscere in quanto tali, senza per forza riderne o esserne terrorizzato. Allora, perché organizzare un matrimonio simile?

Al di là del puro intrattenimento che certamente avrà avuto la sua parte, secondo alcuni storici questa cerimonia, come tutti gli altri spettacoli farseschi che Pietro amava organizzare, mostrava un sostrato simbolico che forse non tutti erano in grado di cogliere. Era uno sberleffo in piena regola, ma non tanto rivolto contro i nani – quanto piuttosto contro la sua stessa corte di nobili. Pietro voleva mettere in scena una specie di specchio deformante, una caricatura vivente dei suoi ospiti di statura “normale”. Guardatevi!, sembrava dire quel grottesco matrimonio, siete dei lord e delle dame in miniatura, imbellettati e avvolti in raffinati abiti che però vi sono poco familiari. Siete ancora dei piccoli zotici che giocano a fare i “grandi”, gli “adulti”, e non vi accorgete che l’Europa ride di voi.

Che questa lettura dell’evento sia plausibile oppure no, il matrimonio suscitò comunque un certo scalpore, anche in tempi in cui di “politicamente scorretto” non si era ancora sentito parlare.

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14 commenti a Le nozze dei nani

  1. iacona scrive:

    Interessante e “Bizzarro” come sempre ma, come mai non hai citato Brunetta? Hai mai letto Hop Frog di E.Allan Poe? Grazie per i tuoi posts che leggo e diffondo |:-)

    • bizzarrobazar scrive:

      Ovviamente il racconto di Poe è uno di quelli a cui sono più affezionato. Pensa che quando, eoni fa, facevo musica, il mio nome “da palcoscenico” era proprio Hop-Frog. :)

  2. Conte Zeta scrive:

    Ti dirò… Saranno due o tre anni che seguo costantemente il tuo blog. La maggior parte delle volte riporti notizie che mi era già capitato di sentire: lo fai però in maniera molto approfondita, in modo tale che spesso e volentieri vengo a conoscenza di risvolti sconosciuti o curiosi di situazioni storiche o contemporanee di cui ero ignaro. E’ il caso del contributo sui trafugatori di cadaveri. Conoscevo il contesto storico e il caso di Burke ed Hare, ma non avevo mai sentito parlare delle protezioni per le bare. In questo caso, però, mi hai doppiamente stupito. Infatti hai riportato un episodio storico che mi era totalmente oscuro. Ottimo lavoro, come sempre! Grazie!

    • bizzarrobazar scrive:

      Grazie a te!
      In effetti sono sempre restio ad affrontare argomenti troppo risaputi, e se lo faccio è perché mi sono incaponito e ho scovato almeno qualche dettaglio che non vedo scritto molto spesso da altre parti. :)

  3. Elena scrive:

    Io trovo l’idea estremamente poetica in tutti i suoi aspetti… sia nel dileggio dei “normali” nobili, sia nell’opportunità offerta a queste persone, di riunirsi e sentirsi forse, per una volta, “normali”, uguali a tutti quelli che li circondavano…

  4. Jeanie Pooh scrive:

    Grazie per il post! :)

  5. AlmaCattleya scrive:

    ottimo post come sempre.
    non so se hai visto questo cortometraggio:

    • bizzarrobazar scrive:

      Ciao Alma,

      ti ringrazio per la segnalazione. E’ un corto davvero meraviglioso. Se proprio volessimo cercarci dei difetti, direi forse che è un po’ troppo “a tesi”, cioè piuttosto moralistico e privo di ambiguità; e, in secondo luogo, è debitore di gran parte del suo fascino alle atmosfere della splendida serie televisiva Carnivàle. Questo però non toglie che sia diretto magnificamente, con scenografie perfette, bella fotografia e buoni attori, e soprattutto con un senso poetico che davvero tocca corde profonde. Grazie mille, ci hai regalato un piccolo gioiello nascosto. :)

      • AlmaCattleya scrive:

        Il cortometraggio credo che deve molto anche a Nick Vujicic, il ragazzo protagonista, e sei senti i suoi discorsi (puoi trovarli anche su Youtube) li potresti trovare ancora più moralistici (fa il predicatore)
        Qui almeno alcune cose non le dicono e preferiscono farle intuire. Del fatto di Dio che volta le spalle viene citato due volte.
        E secondo me è una buona cosa che può raggiungere tutti.
        Di Carnivàle non l’avevo mai sentito e sono andata a curiosare. Mi intriga.

  6. Monica scrive:

    Ciao..intanto grazie per questi articoli sempre interessantissimi! Volevo chiederti quali sono le fonti di questo articolo (sto facendo una tesi sui Freaks, e questo “evento” è decisamente interessante!)…grazie

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