La bambina nella scatola

Dietro ogni cosa bella
c’è stato qualche tipo di dolore.
(Bob Dylan, Not Dark Yet)

La storia di Irina Ionesco e di sua figlia Eva suscita scandalo da quarant’anni, ed è certamente un caso unico nel panorama dell’arte contemporanea per le implicazioni etiche e morali che lo accompagnano.

Irina Ionesco, nata a Parigi da padre violinista e madre trapezista, viene abbandonata all’età di quattro anni. Spedita in Romania, paese da cui provenivano i genitori, Irina viene cresciuta dalla nonna e dagli zii nell’ambiente del circo. Nonostante sognasse di diventare ballerina, a causa del suo fisico asciutto ed elastico verrà indirizzata verso l’antica arte del contorsionismo. Dai 15 ai 22 anni gira l’Europa, l’Africa e il Medio Oriente con il circo; durante il suo spettacolo si esibisce con due serpenti boa, e più tardi dichiarerà: “ero diventata schiava di quei serpenti, e alla fine ne ho avuto abbastanza”.

Durante una convalescenza a causa di un incidente di danza a Damasco, Irina comincia a disegnare e a dipingere; abbandonato il circo, viaggia per qualche anno con un ricco giocatore d’azzardo iraniano che la copre di gioielli e abiti lussuosi, prima di studiare arte a Parigi. Poi, ecco da una parte l’incontro fortuito con la fotografia (l’artista belga Corneille le regala una reflex nel 1964), e con gli scritti sulfurei e trasgressivi di Georges Bataille dall’altra.

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Le sue fotografie, che inizialmente ritraggono amiche e amici agghindati con gli abiti che Irina aveva nel suo stesso guardaroba e fotografati al lume di candela, conoscono un immediato successo fin dalla prima esposizione. Già da questi primi scatti sono evidenti quegli elementi che attraverseranno tutta l’opera della fotografa: l’erotismo feticistico, i costumi di scena ricercati e barocchi, le pose teatrali, le collane di perle, e i dettagli gotici (teschi, corredi funebri, composizioni floreali).

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Ma le fotografie davvero controverse di Irina Ionesco non sono queste. Dal 1969 in poi, Irina decide di fotografare sua figlia Eva, di appena 4 anni, nei medesimi contesti in cui fotografa le modelle adulte. Cioè nuda, in pose da femme fatale, e agghindata soltanto con quegli accessori che avrebbero dovuto renderla un’icona dell’erotismo.

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Siamo negli anni ’70, un’epoca in cui i tabù sessuali sembrano cadere ad uno ad uno, e chiaramente il lavoro di Irina si iscrive in questo contesto storico specifico; ciononostante le foto creano un grosso scandalo – che ovviamente porta fama e successo alla fotografa. La critica discute animatamente se si tratti di arte o di pornografia, e anzi per qualcuno le fotografie proiettano un’ombra ancora più inquietante, quella dell’istigazione alla pedofilia.

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ion2Ma in tutto questo, cosa prova la piccola Eva Ionesco? È in grado, data la sua tenera età, di comprendere appieno ciò che le sta accadendo?

Mia madre mi ha fatto posare per foto al limite della pornografia fin dall’età di 4 anni. Tre volte a settimana, per dieci anni. Ed era un ricatto: se non posavo, non avevo diritto ad avere dei bei vestiti nuovi. E soprattutto non potevo vedere mia mamma. Mia madre non mi ha mai allevata; il nostro unico rapporto, erano le foto.

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Eva Ionesco diviene ben presto una piccola star: nell’ottobre del 1976, all’età di 11 anni, viene pubblicato un servizio su di lei sul numero italiano di Playboy. È la più giovane modella mai apparsa nuda sulle pagine della rivista. Seguono alcuni ingaggi come attrice (il primo nell’Inquilino del Terzo Piano di Polanski), fra i quali spicca il suo ruolo nel film “maledetto” di Pier Giuseppe Murgia, Maladolescenza, del 1977. Il film racconta la scoperta, da parte di tre adolescenti, della sessualità e degli istinti crudeli ad essa collegati, in un ambiente naturale e privo di sovrastrutture (in un chiaro riferimento al Signore delle Mosche); le due attrici protagoniste di 11 anni e il loro compagno di 17, nel film sono impegnati in scene di sesso simulato e mostrati mentre si dedicano a torture reciproche e contro gli animali. Il film non manca di una sua poesia, per quanto efferata e disturbante, ma nei decenni successivi viene ritirato, censurato, rieditato e infine condannato definitivamente per pedopornografia nel 2010 da una corte olandese.

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Da tutta questa serie di attività di modella a sfondo erotico, decise e volute dalla madre, Eva riuscirà a liberarsi proprio nel 1977, quando Irina perde l’affidamento della figlia. Eppure l’ombra di quelle fotografie perseguita Eva ancora oggi. E se madre e figlia non hanno mai avuto un vero rapporto, per anni si sono parlate soltanto per interposti avvocati.

Non vuole rendermi le stampe e i negativi. Continua a vendere un numero enorme di quelle fotografie. In Giappone si trova ancora un sacco di roba, libri, CD erotici. La gente crede che Irina Ionesco significhi soltanto foto vintage con una piccola principessa che viene spogliata. Ma io me ne frego dei reggicalze! Bisogna dire le cose come stanno: voglio far proibire le foto in cui mi si vedono il sesso e l’ano.

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I processi giudiziari, per mezzo dei quali Eva ha cercato di riappropriarsi dei propri diritti e di farsi riconsegnare dalla madre gli scatti più espliciti, hanno avuto un amaro epilogo nel 2012: il tribunale le ha riconosciuto soltanto parte delle richieste, e ha condannato Irina a versare 10.000 euro di danni e interessi per sfruttamento dell’immagine e della vita privata della figlia. Ma le foto sono ancora di proprietà della madre.

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Nel 2010 Eva ha cercato di liberarsi dei fantasmi della sua infanzia curando la regia di My Little Princess, un film in parte autobiografico in cui il personaggio della madre è affidato all’interpretazione di Isabelle Huppert e quello della bambina a una sorprendente Anamaria Vartolomei. Nel film, l’arte fotografica è vista come un’attività senza dubbio pericolosa:

Isabelle Huppert carica la macchina fotografica come un’arma. L’immagine rinchiude, rende il personaggio muto. Fotografarmi, significava mettermi in una scatola: dirmi “sii bella e stai zitta”.

E in un’altra intervista, Eva rincara la dose:

Spogliare qualcuno, fotografarlo, rispogliarlo, rifotografarlo, non è violenza? Accompagnata da parole gentili, naturalmente: sei magnifica, sublime, meravigliosa, ti adoro. […] Volevo raccontare una persona senza coscienza né barriere, dispotica e narcisa. Una persona che non vede. Fotografa, ma non vede.

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Il valore artistico dell’opera di Irina Ionesco non è mai stato messo in discussione, nemmeno dalla figlia, che le riconosce un’incontestabile qualità di stile; sono le implicazioni etiche che fanno ancora discutere a distanza di decenni. Le fotografie della Ionesco ci interrogano sui rapporti fra l’arte e la vita in modo estremo e viscerale. Esistono infatti innumerevoli esempi di opere sublimi, la cui realizzazione da parte dell’artista ha comportato o implicato la sofferenza altrui; ma fino a dove è lecito spingersi?

Forse oggi ciò che rimane è una dicotomia fra due poli contrapposti: da una parte le splendide immagini, provocanti e sensuali proprio per il fatto che ci mettono a disagio, come dovrebbe sempre fare l’erotismo vero – un mondo immaginario, quello di Irina Ionesco, che secondo Mandiargues “appartiene a un ambito che non possiamo conoscere, se non attraverso la nostra fede in fragili ricordi”.
Dall’altra, la ben più prosaica e triste vicenda umana di una madre fredda, chiusa nel suo narcisismo, che rende sua figlia una bambina-manichino, oggetto di sofisticate fantasie barocche in un’età in cui forse la piccola avrebbe preferito giocare con i compagni (cosa che Irina le ha sempre proibito).

L’innegabile fascino delle fotografie della Ionesco sarà quindi per sempre incrinato da questo conflitto insanabile – la consapevolezza che dietro quegli scatti si nascondesse un abuso; eppure questo stesso conflitto le rende particolarmente inquietanti e ambigue, addirittura al di là delle intenzioni originali dell’autrice, in quanto stimolano nello spettatore emozioni contrastanti che poche altre opere erotiche sono in grado di veicolare.

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Irina compirà 78 anni a settembre, e continua ad esporre e a lavorare. Eva Ionesco oggi ha 48 anni, e un figlio: non è davvero sorprendente che non gli abbia mai scattato una foto.

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Le interviste a cui fa riferimento l’articolo sono consultabili qui e qui.

21 commenti a La bambina nella scatola

  1. camilla ha detto:

    Pazzesco, non la conoscevo. È proprio come scrivi tu, foto meravigliose dilaniate nella dicotomia di estetica ed etica. Mi segno questi film. Sai che penso? Senza saperne nulla, il film la mala adolescenza, che tu ricolleghi al signore delle mosche, leggendone solo qui un accenno di trama, assomiglia alla trama della storia dell’occhio di bataille. Sono in tre giovani che scoprono il sesso dal lato perverso e promiscuo (non voglio usare le accezioni negative di questi aggettivi eh..). Mi informo.
    È sempre bello comunque trovare un nuovo post da leggere:)

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ad essere sincero, non trovo molti punti in comune fra Maladolescenza e la Storia dell’Occhio, se si eccettua la giovinezza dei protagonisti. Bataille è molto più estremo, simbolico (la corrida, l’occhio/uovo, ecc.), mentre il film di Murgia ha un tono a metà fra il poetico, il sociologico… e l’exploitation pura. 😉

  2. AlmaCattleya ha detto:

    adesso si fa tanto discutere di quella donna che si è fotografata nuda coi suoi bambini (anche loro nudi), ma tutti quelli che ci vedono della pornografia, ho risposto loro: “Volete vedere della pornografia? Andate e a vedere le foto che Irina Ionesco ha fatto a sua figlia Eva.”
    Da bambina ho visto Laguna blu e non mi ha scandalizzato vederli nudi.
    Vedo queste foto e sono inorridita. Infatti nel post che ho dedicato a questa storia non le ho inserite: http://almacattleya.blogspot.it/2012/11/io-non-sono-la-tua-bambolina.html
    Non m’importa se c’è un erotismo ricercato, gotico, non m’importa: lì c’è una bambina e non lo sembra (vedi le piccolissime reginette di bellezze in America)

    • bizzarrobazar ha detto:

      Certamente sono foto difficili, alla luce dei dilemmi morali che sottintendono. Anch’io ho deciso di escluderne alcune (quelle troppo esplicite), ma non credo molto nell’utilità di censurarle, visto che si trovano ovunque, e che ormai fanno bene o male parte della storia della cultura occidentale.

      • AlmaCattleya ha detto:

        so perfettamente che si ritrovano e infatti io stessa ho scritto che le ho guardate prima per rendermi conto di cosa si tratta e bisogna vederle per rendersi conto. più che altro la mia è stata una presa di posizione visto che ho scritto il post appena ho saputo della sua battaglia legale (e ancora non si sapeva chi l’avrebbe vinto).

  3. Vidi anni fa Maladolescenza, e fu in effetti una scoperta alquanto “strana”… (strana= eufemismo) ma tutto il retroscena della vita di questa baby-attrice, non lo conoscevo affatto. Articolo disturbante e affascinante…

  4. Nadia ha detto:

    Non so che dire. Il fatto è che trovo quelle foto davvero,davvero belle. Non ci vedo niente di erotico,solo una bellissima bambina/ragazzina in un contesto contrastante.
    Però poi ho visto anche le altre foto su internet…e non posso fare a meno di pensare che quelle foto vengano condivise non per la bellezza estetica ma per ben altri scopi.
    E’ questo che mi disturba.
    Certo poi mi sembra che questa madre sia andata ben oltre il “fermare” la bellezza di sua figlia in qualche scatto. Erano necessari i film erotici? E per chi?

    • bizzarrobazar ha detto:

      È interessante la questione che sollevi: l’artista deve preoccuparsi soltanto della sua arte, o anche di come potrà essere sfruttata in un secondo momento? Deve quindi censurarsi solo perché alcuni spettatori potrebbero travisarla, oppure non dovrebbe porsi simili problemi?
      E ancora: quanto l’ambiguità della Ionesco nello scattare queste foto era ricercata?

      • Nadia ha detto:

        Visto il seguito di film pornosoft e alcune foto,credo che fosse ricercata. Ho letto anche alcune interviste a Eva Ionesco,e la madre non ne esce per niente bene. Su alcuni siti scrivono addirittura fosse la madre stessa a vendere le foto a varie reti di pedofili (spero non sia vero).
        Ci sono foto della bambina con i genitali in bella mostra.
        Perchè arrivare a tanto? Anche un’artista dovrebbe porsi dei limiti,per evitare di trasformare un’opera d’arte in una fruizione squallida.

  5. Gianmaria ha detto:

    Alan Moore, co-autore di Lost Girls, romanzo a fumetti incentrato sulle avventure pornografiche (l’aggettivo è dell’autore) di tre minorenni, affermava in un’intervista che l’unico argomento eticamente valido contro il suo libro sarebbe stato che lo si sarebbe potuto usare come “esca” da parte di malintenzionati per attirare potenziali giovani vittime. Però, ricordava che allo stesso scopo dei pedofili hanno usato immagini di quadri o sculture classiche. Se il metro della censura fosse l’uso potenziale del materiale che ne potrebbero fare i criminali sessuali, immagino che sopravviverebbe ben poco. Personalmente sono abbastanza infastidito dalla sessualizzazione del corpo dei bambini, un fenomeno che, seppure in maniera soft (e forse per questo più infida) ormai permea molti canali della comunicazione di massa. Però è anche vero che chi vorrebbe “proteggere i bambini dal sesso” parte forse dall’assunto errato che gli infanti non siano esseri sessuali. La sfera sessuale non si crea e non si sviluppa da un giorno all’altro al momento della pubertà. Inoltre, queste sono considerazioni che faccio da uomo adulto e con figli. All’età di 12 anni, la vorace curiosità per la sfera sessuale che si apriva davanti a me, mi avrebbe spinto a giudicare diversamente questo genere di immagini (che sono in effetti molto belle).
    In questo caso particolare in effetti mi chiedo se la valutazione artistica prescindere dalla vicenda umana di abuso (psicologico) che vi è dietro, ma questo è un discorso che si affronta spesso qui, no?
    Trovo anche giusto che la legge stabilisca dei limiti “oggettivi” per la pedopornografia (la legge non può accettare sfumature, un po’ come per la questione dell’età del consenso: bisogna stabilire un’età anagrafica se no non se ne esce). Poi sta agli artisti interrogarsi, lavorare attorno o sfidare questi limiti.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Bellissimo commento, grazie.

      Per quanto riguarda il “proteggere i nostri figli dal sesso”, l’unica cosa certa è che è davvero difficile parlare della sessualità dei bambini (sempre che esista qualcosa di simile); Baudrillard diceva che per la nostra società i veri scandali sono animali, pazzi e bambini – perché non parlano. Sapere ciò che prova un bambino non è così evidente come alcuni psicologi mostrano di credere, si tratta di un territorio nebuloso in cui non c’è mappa abbastanza precisa a cui affidarsi. In generale ho il sospetto che i bambini siano più forti di quanto immaginiamo, e forse alcuni dei loro problemi finiscono per essere ingigantiti proprio dalla nostra eccessiva angoscia e iperprotettività.

      Sulle restrizioni di legge relative alla produzione di materiale artistico “ambiguo”, il caso limite che ritengo più interessante in assoluto è quello dei cosiddetti shotacon; banditi in alcuni paesi, legali in altri (fra cui l’Italia) in quanto, essendo fumetti, non mostrano ovviamente scene reali con minori reali. Siamo lontani quindi dal caso Ionesco, perché Eva era in carne ed ossa in quelle foto; ma a mio avviso il dibattito psicologico-etico-giuridico che gli shotacon hanno avviato è interessantissimo, e si ricollega al dibattito più generale sulla censura nell’arte. Questi fumetti sono davvero un’apologia della pedofilia oppure, come sostengono i fan, si tratta semplicemente di fantasie che si sublimano e si esauriscono sulla carta? Se proibiamo tutto il materiale che “sessualizza” i bambini di età prepuberale, non finiremo per dover mandare al macero una sfilza infinita di grandi classici della letteratura, della pittura, e dell’arte in genere? Dove si traccia la linea?

      La legge italiana ha deciso di tracciarla fra reale e immaginario: non essendo possibile decidersi su quanto sia nefasta l’influenza di simili prodotti sulla psiche dei lettori, la distinzione fatta dal legislatore è fra un prodotto di fantasia, e un prodotto per la realizzazione del quale sia stato commesso un crimine. Il tema è comunque complesso (in altri casi infatti la censura non si è fatta problemi a colpire opere di fantasia), ma davvero appassionante.

  6. isabella moroni ha detto:

    L’estetica e l’etica cambiano in fretta. Quarant’anni fa queste foto erano su tutti i giornali (anche femminili) quale espressione d’arte di notevole livello. All’epoca nessuno parlava di pedofilia perchè ancora non era in atto il processo di “sacralizzazione” dell’infanzia che ci ha portato alle contraddizioni etiche di oggi e ci costringe a schifarci di ciò che è mostrato ed al contempo a sostenere quello che è nascosto (come la commercializzazione dell’infanzia e del “genere”).
    Le cose andrebbero analizzate con i parametri dell’epoca in cui sono avvenute, i fruitori cui erano indirizzate che sicuramente non sono gli stessi fruitori nè gli stessi parametri di oggi.
    Eva Ionesco è lesa più dall’anaffettività di sua madre che non dagli scatti (della commercializzazione dei quali prima o poi avrà un’eredità). Ma anche l’anaffettività, quarant’anni fa non era considerata una colpa. Quindi con quale metro vogliamo considerare gli scatti di Irina Ionesco? Sono molto artistici e molto inquietanti. Come tante opere d’arte. Come un po’ dovrebbe essere il fine dell’arte. I bambini e la pedofilia sono strutture successive all’opera. Tutti siamo liberi di utilizzarle se in qualche modo ci rappresentano, ma non sono i parametri adatti per giudicare le fito della Ionesco.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie Isabella, ottimo commento. Non è del tutto esatto che il concetto di pedofilia o di abuso su minore sia successivo all’opera della Ionesco, visto che già dalla fine dell’800 il tema era “caldo” e dibattuto, ed esistevano associazioni per i diritti dei bambini. Comunque hai ragione nell’affermare che all’epoca le foto risultavano certamente meno scioccanti di quanto ci sembrino ora; la contestualizzazione non è sempre facile per tutti, soprattutto riguardo a temi sensibili (anzi, oggi praticamente tabù) come questi.

      • isabella moroni ha detto:

        Hai ragione, non volevo affermare che la pedofilia non esistesse. Esiste dalla notte dei tempi (ma qui si andrebbe a scavare sulla figura del “giovane” in contesti storici che forse ci metterebbero ancora più a disagio…) e con il riconoscimento dei diritti dei cittadini, ovviamente prendono man mano spazio i diritti di tutte le minoranze.
        E per fortuna!
        Anche se poi ai nostri giorni i diritti si trasformano facilmente in modi per commercializzare di tutto (la sicurezza, i bambini, etc…)

  7. Ely ha detto:

    Complimenti per il post, molto interessanti anche i commenti.
    “Dietro ogni cosa bella c’è stato un qualche tipo di dolore”…facevo le stesse riflessioni guardando “Addio mia concubina”, dove i futuri artisti dell’opera di Pechino erano bambini sottoposti a un regime di istruzione crudelissimo. Mi sono chiesta su quante e quali storie sofferenza si reggono forme d’arte preziose…

    Volevo chiederti, sai per caso come reperire il film “My little princess”? Mi interessa molto vederlo, ma non riesco a trovarlo.

  8. Debbie ha detto:

    E’ molto interessante perchè ho scoperto giusto ieri un fatto analogo che ha molto in comune con questo caso (infatti sono corsa a rileggere questo post su Bizzarro Bazar apposta!).
    Praticamente saprete che spopolano in rete su youtube queste “living doll”, ragazze che vogliono apparire come dei cartoni animati tramite sessioni di trucco estenuanti o chirurgie estetiche estreme, ecc. rincorrendo le tendenze nipponiche in fatto di look, dove l’ideale di donna candida e tenera è molto apprezzato.
    C’è una ragazzina in particolare che non so nemmeno se adesso è maggiorenne (mi pare si chiami Venus Palermo), ma all’epoca che in cui ha iniziato a fare video era davvero piccola, una appena adolescente, e tutta l’idea di crearle attorno questo personaggio e il conseguente fenomeno mediatico è stata della madre, vera mente dietro a questo business che stava a filmare, ricreare la luce giusta di scena, conciandola come una vera bambolina con tanto di vestiti da lolita e lenti a contatto colorate. Tra l’altro mi stupisce come sia Eva che questa ragazzina abbiano lo stesso viso rotondo da bambola!
    Comunque dicevo, fare video virali con propria figlia vestita e truccata non è certo scandaloso come scattare foto pedopornografiche, ma ricordo che questo contenuto virale crea delle vere e proprie baby star in Giappone e che la “purezza” credo inevitabilmente diventi in un certo senso un contenuto a suo modo pornografico. In fondo ricordo che nemmeno 150 anni fa, in pieno periodo Vittoriano, una caviglia in bella vista era considerata altamente scandalosa, quindi il confine tra provocazione e contenuto pornografico alle volte è molto labile, specie il problema non nasce tanto nel soggetto in sè, ma in come chi vede “l’opera” rielabora il contenuto che vede.
    Tornando al discorso sul perchè una madre farebbe questo, impatto mediatico e ritorno economico a parte, io penso che sia la madre di Eva che la mamma di questa Venus amino o abbiano amato davvero le loro figlie, solo nel modo sbagliato. Penso ci sia una forte valenza psicologica circa il ruolo di madre, Sono mamme, quindi già una figlia è una loro “creazione”, elevarla ad opera d’arte è un passo non difficile. Penso in un certo senso, ed è una cosa che sento nelle opere della madre di Eva così come in quella di Venus, ci sia dell’orgoglio per quello che fanno e per quello che le loro figlie sono. Penso ci sia un grande riversamento del proprio narcisismo su queste figlie e che da questo nasca un rapporto malsano se considerato rispetto ad un rapporto madre-figlia convenzionale. Penso siano innamorate delle proprie figlie, ma che ne siano gelose e di conseguenza possessive come può esserlo un artista con la propria opera d’arte, perchè in fondo da questo processo artistico nasce comunque una rivendicazione come “proprietà intellettuale” della loro immagine.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Sono d’accordo con te, c’è indubbiamente una componente di narcisismo da parte dei genitori: pensa anche a situazioni come queste. E’ del tutto naturale, immagino, provare un moto d’orgoglio per il proprio figlio, ma trasformarlo in opera d’arte è un passo in più, che molti definirebbero patologico.

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