Il palo del barbiere

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Il palo del barbiere è un’insegna antichissima, che distingue questa attività sin dal Medioevo. Si tratta di un’asta più o meno lunga, con un pomo di bronzo all’estremità, e una spirale di strisce bianche e rosse che ne percorre la lunghezza (nella versione americana, compare anche il colore blu). Ma che significato ha?

Nell’antica Roma, farsi radere la barba era un implicito dovere di ogni adulto che non volesse sfigurare in società: se un uomo non era rasato, o era un filosofo o era un soldato, oppure… un barbone, appunto. Di conseguenza i tonsor erano fra i professionisti più pagati fra tutti, tanto che poeti satirici come Marziale o Giovenale non perdono occasione di ironizzare sugli ex-barbieri divenuti nobili cavalieri, che devono il loro successo alla forfex più che alla spada.

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Nel Medioevo, però, i barbieri assunsero anche un’altra funzione. Fra il 1123, anno del primo Concilio Lateranense, e il 1215, anno del quarto Concilio Lateranense, ai sacerdoti cattolici e ai diaconi venne proibito di praticare la medicina a discapito della loro funzione ecclesiastica. Fino ad allora, infatti (ne avevamo già parlato in questo articolo) erano proprio i religiosi che, edotti di anatomia, curavano i malati e spesso eseguivano piccole operazioni. Quando la Chiesa cominciò ad esigere il distacco da queste pratiche, furono i barbieri ad occupare la “nicchia” di lavoro appena liberatasi.

Nella bottega del barbiere quindi non ci si recava solo per tagliarsi i capelli o regolare la barba: in condizioni igieniche a dir poco aberranti, venivano svolti anche servizi quali l’incisione di ascessi, la ricomposizione delle fratture, l’estrazione di denti marci e la rimozione (lenta e paziente) di pidocchi, pulci e zecche.

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Ma nessuno di questi compiti era importante quanto la vera specialità dei barbieri: il salasso. Il prelievo di sangue (flebotomia) è un rimedio antico come il mondo, praticato già nell’antica Mesopotamia e in Egitto; la terapia, oggi ovviamente abbandonata, si basava sull’idea che il cibo si trasformasse in sangue all’interno del fegato, e venisse poi consumato con l’esercizio fisico: ma se questo sistema non funzionava correttamente, il sangue poteva ristagnare nel corpo, causando diversi disturbi, come mal di testa, febbre, fino addirittura all’infarto. Il controllo e il bilanciamento degli umori avveniva tramite l’incisione delle vene (o l’applicazione di sanguisughe, vedi questo post) in combinazione con farmaci emetici, per indurre il vomito, o diuretici.

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I chirurghi veri e propri ritenevano l’arte del salasso una pratica minore, ben al di sotto del loro status, e spedivano dal barbiere tutti i pazienti a loro parere curabili con un semplice prelievo di sangue.

Come altri artigiani, i barbieri si ingegnarono presto per trovare un modo di pubblicizzare la propria attività: ma all’inizio non ci andarono tanto per il sottile. Nella Londra medievale, ogni bottega esponeva alla finestra dei grandi boccali ripieni del sangue dei clienti, in modo che anche il più distratto dei passanti li notasse.

Nel 1307, la gente di Londra decise che ne aveva abbastanza di questi vasi ripieni di sangue putrido e coagulato, e venne emanata una legge che ordinava: “nessun barbiere sarà così temerario o ardito da mettere sangue nelle finestre”. La stessa legge imponeva ai barbieri di disfarsi dei liquidi corporali portandoli fino al Tamigi, e lanciandoli nel fiume.

Così la gilda dei barbieri si organizzò per trovare un simbolo meno cruento che pubblicizzasse i servizi offerti: ecco che comparve il palo. L’asta rimandava al palo che veniva dato da stringere al paziente durante il salasso, in modo che il braccio restasse orizzontale e le vene risultassero ben visibili a causa dello sforzo. Il pomo in bronzo all’estremità simboleggiava invece il vaso in cui il sangue si raccoglieva.

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Le strisce bianche e rosse all’inizio non erano affatto pitturate: si trattava delle bende insanguinate che venivano appese al palo ad asciugare, come prova dell’operazione avvenuta con successo; le bende, nel vento, si attorcigliavano all’asta. Con il tempo, si prese a dipingere direttamente il palo con la spirale bianca e rossa.

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Nel XVIII secolo le gilde di chirurghi e barbieri vennero distinte e regolate per legge, e i barbieri furono relegati alla sola tosatura dei capelli, prima in Inghilterra e poi nel resto dell’Europa. Questa perdita di prestigio dei barbieri coincide con la nascita della cosiddetta medicina moderna, intorno alla metà del 1700; ma l’insegna con il palo è rimasta fino ai giorni nostri. Ne esistono diverse varianti, spesso luminose e motorizzate: in America, viene usata anche una striscia blu, oltre a quelle rosse e bianche, forse a distinguere il sangue venoso da quello arterioso – o, molto più probabilmente, per richiamare i colori della bandiera. Anche in Italia può capitare di vedere ancora qualche esercizio che espone il palo multicolore, anche se fortunatamente il salasso non è più annoverato fra i servizi offerti dai moderni saloni di barbiere.

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32 commenti a Il palo del barbiere

  1. Antonino Iacona ha detto:

    Come sempre: Ben scritto. Grazie!

  2. Zio_Igna ha detto:

    Ottimo ed interessante come sempre ed ovviamente…lo giro al mio barbiere 😉

  3. Kate ha detto:

    Un post interessantissimo! Almeno per una volta, cazzeggiando imparo!

  4. Pee Gee Daniel ha detto:

    Se mi si passa la facezia, la parrucchiera di mia moglie non deve aver saputo dell’editto londinese perché, quando al termine della messa in piega le presenta il conto, è sempre un salasso!

  5. marcy ha detto:

    Me ha parecido interesantisimo,no tenía idea…No creo que en España existiera esta costumbre,me informare.

  6. UnaMatitaGialla ha detto:

    Complimenti per la bizzarria di questo per me nuovo Bazar telematico e complimenti per il sagace commento di Pee Gee Daniel! :O)

  7. PetiteBubu ha detto:

    Soffermandomi solo sul titolo mi son detta: “Palo del barbiere? Ma che tema è? Chissenefrega?”
    Dopo la lettura: “Ma che cosa strafigossissima!”

    Non deludi mai!

  8. Marco L. ha detto:

    questa curiosità la sapevo…anche se non così nel dettaglio…ma scrivo perchè volevo dirvi che mi piace anche la nuova grafica…come sempre…continuate così!

  9. calliroe ha detto:

    mi piace la nuova grafica, ma se permetti un parere io proverei a giustificare il testo e a stringere lateralmente lo spazio riservato al testo stesso. per il resto, sempre fantastico bizzarro bazar!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie per il suggerimento. Avevo già pensato di giustificare il testo… per quanto riguarda gli spazi, il tema non mi permette di cambiarli purtroppo. E non ho tempo né voglia, al momento, di passare a wordpress.org e mettermi a studiare il CSS. 🙂

  10. ZIO BARBOCCHIA ha detto:

    Grazie per l’articolo, Me l’ero chiesto più volte il perché del palo.

  11. Arturo Bandini ha detto:

    Fonti?

  12. Alessandro Loco ha detto:

    ne vorrei uno per il mio negozio,ma fatico a trovarlo…..dove potrei aquistarlo al di fuori di e-bay?

  13. Sotto Tre Demoni ha detto:

    Molto interessante. Sapevo che i barbieri praticassero salassi e che il palo a strisce rosse e blu indicasse appunto vene e arterie, ma non tutto il resto della complessa simbologia e dei significati e dettagli del palo.

    Grazie

  14. barbablu ha detto:

    una bibliografia sulle fonti??!

    • bizzarrobazar ha detto:

      L’articolo è vecchio di un anno… perdonami, ma non ho il tempo ora di risalire alle fonti. Credo si trattasse di brani di testi reperiti alla Biblioteca Nazionale, ma anche di articoli anglofoni online, quindi un po’ di ricerca ti ricompenserà. 🙂
      Lo so, non specifico quasi mai le fonti, ma il fatto è che spesso ho mille fogli di appunti vaganti, e perdo la traccia. Cerco comunque di essere sempre il più possibile scrupoloso nella ricerca. Nonostante il mio proverbiale disordine. 😉

  15. gogogos ha detto:

    Diobò! va che storiaa… !

  16. Light Housely ha detto:

    Assolutamente pazzesco. Non lo sapevo. Come sempre articolo scritto magistralmente. Amo questo blog!

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