Il Messia Meccanico

Le mie idee religiose si limitano a questa assurda convinzione:
che Dio abbia creato l’uomo, e viceversa.
(André Glucksmann)

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Massachussetts, 1853. High Rock era una collinetta rocciosa alta 52 metri da cui si poteva godere di un bel panorama: ai suoi piedi si stendeva l’industriosa cittadina di Lynn, Massachussetts, piuttosto famosa all’epoca per la produzione di calzature e come tranquillo luogo di villeggiatura. Proprio qui, all’inizio di ottobre, un gruppo di uomini si riunì per dare inizio ad  un progetto, lungo e particolarmente delicato, che avrebbe rivoluzionato il mondo. Lo scopo della loro missione era di portare un Nuovo Messia sulla Terra. Ma non l’avrebbero pregato né invocato: l’avrebbero costruito.

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La loro guida nell’incredibile impresa era John Murray Spear, un uomo gentile, anticonvenzionale ed eccentrico. Un tempo ministro della Chiesa Universalista (che predicava la salvezza finale di tutti gli uomini, senza esclusione), si era già fatto notare per alcune prese di posizione poco ortodosse: nei suoi sermoni, infatti, parlava di diritti delle donne, di liberazione degli schiavi, di uguaglianza fra razze, di abolizione della pena di morte. Tutte opinioni poco condivise dalla folla, che nel 1844 a Portland, Maine, lo pestò a sangue a causa di un suo discorso contro lo schiavismo. Dalle prigioni, in cui portava conforto ai detenuti, alle iniziative clandestine per far passare in Canada gli schiavi fuggitivi, la vita di Spear era tutta dedicata a combattere quelle che avvertiva come ingiustizie.

Ma, nella sua battaglia contro i pregiudizi del tempo, anche Spear sentiva di aver bisogno di certezze. Fu così che egli si lasciò affascinare dalla nuova moda che stava esplodendo proprio in quel periodo: lo spiritismo. Nel 1851 lasciò la Chiesa Universalista, e divenne un medium.
Il suo scopo non era mutato. Cercava ancora di aiutare gli indifesi, e portare sollievo ai sofferenti, però questa volta non era solo: gli spiriti lo guidavano durante le sessioni di trance, ed egli viaggiava di villaggio in villaggio, “curando” gli ammalati secondo le prescrizioni che gli arrivavano dall’aldilà. I defunti che lo consigliavano non erano certo i primi venuti: si trattava nientemeno che di Emanuel Swedenborg, e soprattutto Benjamin Franklin. Spear dava pubbliche dimostrazioni dei suoi poteri medianici entrando in trance e lasciando che gli spiriti parlassero, attraverso la sua bocca, di temi che (guarda caso) lo avevano sempre interessato – politica, salute, uguaglianza. I suoi nuovi sermoni, nonostante fossero ora ammantati della veste spiritista, poco sorprendentemente ricevettero la stessa accoglienza dei primi. Il pubblico era convinto che fosse Spear a parlare, e non le anime dei famosi defunti, e la carriera del medium faticava a decollare.

In effetti, a una prima occhiata Spear potrebbe sembrare il classico ciarlatano; ma tutti coloro che lo conobbero non misero mai in dubbio la sua fede sincera nella scrittura automatica, nella trance medianica e nelle voci autorevoli che guidavano le sue azioni. Fatto sta che nel 1853 a Rochester, New York, le cose cambiarono. Spear cominciò a ricevere da un gruppo di spiriti, come al solito capitanati dal buon vecchio Ben Franklin, una serie di comunicazioni che gli svelarono quale fosse la sua vera missione.

Tramite la scrittura automatica, gli spiriti lo proclamarono rappresentante terrestre della “Banda degli Elettrizzatori”, una cerchia di anime di ampie vedute scientifiche. Nell’aldilà, infatti, esisteva un’Associazione di Beneficienza che contava nelle sue file – oltre agli Elettrizzatori – anche i Salutizzatori, gli Educatizzatori, gli Agricolturizzatori, gli Elementizzatori, i Governatizzatori; ogni gruppo avrebbe scelto il suo rappresentante nel mondo dei vivi, per far progredire e rendere finalmente divina e perfetta la società umana.

Gli Elettrizzatori cominciarono a rivelare al medium i loro piani per il futuro dell’umanità.  La commissione di fantasmi gli indicò come lanciare messaggi al mondo degli spiriti tramite una sorta di armatura ricoperta di batterie di rame e zinco: grazie a questo strumento di avanzatissima tecnologia, Spear riceveva consigli che spaziavano dalla progettazione urbanistica di vaste città circolari alla costruzione di macchine da cucire perfezionate, dai metodi per eliminare il terribile sintomo dei “peli che si rizzano sul collo” (molto nocivo, a detta degli spiriti, per la memoria) al brevetto di una barca elettrica, fino al fantascientifico programma per stabilire una rete telepatica intercontinentale.

Ma il primo, e il più importante compito, che gli Elettrizzatori affidarono al fervente spiritista era la costruzione di un Nuovo Messia, “l’ultimo dono del Cielo agli uomini”, che avrebbe infuso nuova vitalità in tutte le creature, animate e inanimate, della Terra.

HighRock
Fu così che, nell’ottobre del 1853 ad High Rock, in un capanno per gli attrezzi presso il cottage della famiglia Hutchinson (anch’essi appassionati di spiritismo), cominciò la fabbricazione dell’automa messianico. Oltre a Spear e ad alcuni suoi fedelissimi, il gruppo di costruttori includeva anche due editori di testate spiritiste e una misteriosa donna chiamata “la Maria della Nuova Legge Divina”, che secondo alcune versioni sarebbe stata, più prosaicamente, la signora Spear.

Gli Elettrizzatori inviavano a Spear ogni giorno una nuova parte di precise e dettagliate istruzioni sui materiali da usare, sulla forma che i diversi ingranaggi avrebbero dovuto avere, e su come montarli. Il gruppo lavorava alla cieca, perché non c’era un piano completo: si procedeva pezzo per pezzo alla costruzione e all’assemblaggio, “come si decora un albero di Natale”. Il fatto che Spear non avesse la benché minima preparazione scientifica o tecnica era la garanzia che i progetti degli Elettrizzatori non sarebbero stati alterati da interpretazioni fallaci – o dalla logica.

Dopo una gestazione di nove mesi, la Nuova Forza Motrice era completata e pronta per essere “vivificata”. Putroppo nessuna immagine di questo Messia elettrico è giunta fino a noi, ma si trattava certamente di una macchina impressionante, seppure bislacca:

Dal centro del tavolo si alzavano due pali metallici collegati in alto da una sbarra rotante in acciaio. La sbarra sosteneva un braccio trasversale alle cui estremità erano sospese due grosse sfere d’acciaio con dei magneti al loro interno. Sotto alle sfere appariva […] una curiosa costruzione, una specie di piattaforma ovale formata da una combinazione peculiare di magneti e metalli. Direttamente sopra a questo erano sospese alternativamente un certo numero di placche di zinco e rame, che fungevano come riserva elettrica per il cervello. Erano equipaggiate con conduttori metallici, o attrattori, che dovevano raggiungere un alto strato dell’atmosfera per ricavarne direttamente l’energia. In combinazione con queste parti principali erano assemblate varie sbarre di metallo, placche, cavi, magneti, sostanze isolanti, strani composti chimici, ecc. In alcuni punti lungo la circonferenza di queste strutture, e connesse con il centro, erano appese piccole palle d’acciaio che racchiudevano magneti. Due connessioni metalliche finivano dentro il terreno, una positiva e una negativa, corrispondenti agli arti inferiori, destro e sinistro, del corpo.

La Nuova Maria, dopo aver annunciato di essere incinta, giacque accanto alla macchina per due ore in preda alle doglie, mentre Spear, rinchiuso in un elaborato pastrano rigido costellato di gemme grezze e strisce metalliche, entrava in stato di trance profonda e creava un legame psichico “ombelicale” con l’automa. Quando il “parto” giunse al termine, Maria si alzò, impose le mani sull’automa, e il Nuovo Messia… si mosse!

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O, perlomeno, questo fu quello che vide Spear. Gli altri astanti, a dir la verità, rimasero un po’ meno impressionati: ci fu chi disse di aver notato soltanto un leggerissimo movimento nelle sfere sospese; chi raccontò di non aver visto proprio un bel nulla.
Spear annunciò alla stampa con toni entusiastici “la Nuova Forza Motrice, il Salvatore Fisico, l’Ultimo Dono del Cielo all’Uomo, la Nuova Creazione, la Grande Rivelazione Spirituale dell’Era, la Pietra Filosofale, Arte di ogni Arte, Scienza di ogni Scienza, il Nuovo Messia” – e riuscì a fare in modo che qualche testata titolasse “LA COSA SI MUOVE!”.
Peccato però che già le prime lettere ai giornali facessero notare che questo straordinario Messia non era in grado nemmeno di girare un macinino per il caffè.
Un giornalista analizzò attentamente l’intero progetto e, concedendo il beneficio del dubbio al simpatico Spear, che certamente aveva operato in buona fede, concluse che forse gli spiriti si erano presi gioco di lui. Anche se non si muoveva, concluse, il Nuovo Messia era comunque un’opera di eccellente e ammirevole artigianato.

Gli Elettrizzatori, vista la mala parata, consigliarono a Spear che forse un cambio d’aria avrebbe giovato al Messia. L’automa venne spostato a Randolph, New York, dove sarebbe riuscito a nutrirsi grazie a una “posizione elettrica migliore”. Ancora una volta, un consiglio poco preveggente: una volta a Randolph, il Messia venne alloggiato temporaneamente in un fienile; ma, nella migliore tradizione frankensteiniana, una folla inferocita fece irruzione nel rifugio e distrusse completamente il macchinario, spargendo ovunque i suoi pezzi. Alla violenta aggressione non sopravvisse nemmeno un ingranaggio.

Questa è la versione narrata dallo stesso Spear al Lynn News del 27 ottobre 1854: in realtà gli storici che hanno indagato sul caso non hanno trovato alcuna fonte che corrobori la sua dichiarazione – nessun articolo che parli della distruzione di un automa, di un’orda furibonda, nessun accenno all’accaduto nemmeno nelle lettere o nei diari privati dell’epoca. Il Messia, dunque, potrebbe essere stato – molto meno romanticamente – smontato e gettato via dopo il clamoroso insuccesso.

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Sia che abbia assistito impotente alla Passione del suo meccanismo divino, sia che abbia inventato di sana pianta l’intera leggenda della folla vendicativa, Spear comunque abbandonò ogni progetto di ingegneria redentrice. Tornò a predicare le riforme sociali che gli stavano a cuore, a combattere per i diritti delle donne, continuando contemporaneamente a tenere sedute spiritiche. Fino a quando, nel 1887, non passò egli stesso dall’altra parte dell’invisibile soglia che ci separa dal mondo ultraterreno.

2 commenti a Il Messia Meccanico

  1. Sara ha detto:

    sarebbe stato più saggio limitarsi a mettere la faccia dentro un cappello (vedi: “mormoni”) ^^’

  2. elisa ha detto:

    fin ora è stato il primo articolo che mi ha sinceramente turbata…e pensare a tuute le cose macabre che ci sono in questo fantastico blog!

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