Il boia maldestro

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Londra, durante i circa trent’anni della Restaurazione (1660-1688), era una città in preda alla violenza, immersa in un clima di paranoia e terrore. Oltre ai “classici” crimini come furti, rapine, omicidi e via dicendo, si rischiava anche di venire denunciati come cattolici, o peggio ancora nemici della corona: i processi, religiosi e politici, colpivano chi non era devotamente aderente all’ortodossia anglicana, così come chi aveva avversato il ritorno di Re Carlo II. E la pena capitale era inflitta con inquietante leggerezza, soprattutto durante le famigerate “assise sanguinose” nel 1685, presiedute dal temibile giudice Jeffreys che mandò al patibolo quasi 300 uomini senza battere ciglio.

Dal 1666 al 1678, il più celebre fra i boia era certamente Jack Ketch. Forse di origini irlandesi, la sua data di nascita non si conosce, né si sa quale mestiere svolgesse prima di diventare carnefice della corona. Molto spesso gli aguzzini avevano una carriera di macellaio alle spalle, e in effetti Ketch mostrava una certa dimestichezza nello squartare i cadaveri dei condannati.

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All’epoca, infatti, la pena più severa fra tutte era riservata agli accusati di alto tradimento, e veniva denominata hanged, drawn and quartered: il condannato veniva legato a un’asse e trascinato da un cavallo fino alla pubblica piazza; qui, veniva completamente denudato e legato ad una scala in legno. (Per legge, le donne accusate del medesimo crimine andavano a questo punto arse vive – perché denudarle pubblicamente avrebbe offeso il comune pudore…).
Il collo veniva assicurato ad uno dei pioli della scala con una corda stretta a nodo corto, in modo da soffocare il suppliziato ma senza ucciderlo. Gli venivano tagliati pene e testicoli, e gettati in un braciere; ancora vivo, il condannato veniva poi sbudellato, e le sue viscere erano estratte dal boia che le bruciava di fronte ai suoi occhi. Infine si procedeva a decapitare il condannato, e a squartarne il corpo in quattro parti.

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Ma non era finita qui: i resti del giustiziato dovevano essere esposti in vari punti strategici di Londra, come ad esempio lungo il London Bridge o a Temple Bar, affinché servissero da monito. Ecco che Ketch procedeva quindi, nelle segrete della prigione di Newgate, chiamate appropriatamente Jack Ketch’s Kitchen, a bollire i “quarti” dei condannati. Nel 1661 un visitatore di nome Ellwood descrisse quanto vide, come in una scena di un moderno film horror: “teste venivano portate per essere bollite, dentro a sporchi cesti di vimini, e i boia compiaciuti e beffardi le canzonavano”. Le teste venivano gettate nelle pentole e bollite nella canfora per prevenire la putrefazione, prima di essere esposte nei luoghi di maggior passaggio.

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Ketch dovette occuparsi di diversi condannati a questo tipo di supplizio, perché quando Carlo II cominciò la restaurazione vennero mandati a morte tutti i regicidi (responsabili di aver firmato la condanna di Carlo I) che erano ancora in vita. Ma la maggior parte dei suoi servigi riguardavano le “semplici” impiccagioni, nelle quali eccelleva.

Purtroppo per lui, un punto debole Ketch ce l’aveva. Per quanto fosse a suo agio con cappi e coltelli, non sapeva proprio maneggiare l’ascia. A sua discolpa, c’è da dire che le decapitazioni erano relativamente rare e riservate ai nobili; fino a pochi anni prima, si faceva addirittura arrivare un boia dal Continente, esperto nell’utilizzo dell’ascia. Fatto sta che Ketch (a causa di tagli nel budget giudiziario?) si prese carico anche di quest’arte in cui non aveva alcuna esperienza, e che avrebbe macchiato per sempre il suo buon nome.

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Il primo grosso scandalo che riguardò il boia fu l’esecuzione di Lord Russell nel 1683. Secondo la legge, il nobiluomo andava decapitato con un solo fendente, e una volta sul patibolo Lord Russell pagò, com’era d’uso a quel tempo, una bella somma a Ketch affinché svolgesse il suo lavoro in maniera decisa e pulita.
Mai soldi furono spesi peggio.

Secondo alcuni, il boia esagerava spesso con l’alcol – abitudine che, come si sa, non aiuta la mira. Fatto sta che Ketch sollevò la mannaia, ma il colpo che si abbattè sul condannato ferì il collo senza staccare la testa; la seconda stoccata ancora una volta non bastò. Lord Russell era ancora vivo, fra spruzzi di sangue e urla disumane. Un altro paio di colpi, e finalmente la lama fece rotolare via la testa di Lord Russell. Quell’infinita agonia fu talmente straziante da impressionare perfino le folle abituate al sangue, che seguivano avidamente e con regolarità le esecuzioni. Ketch fu costretto a pubblicare un opuscolo intitolato Apologie, in cui si scusava per la barbarie dello spettacolo, adducendo come attenuante il fatto che Lord Russell aveva sbagliato a “posizionarsi nel modo corretto” sui ceppi.

Due anni dopo, venne il turno di James Scott, primo Duca di Monmouth, anch’egli condannato alla decapitazione. Il Duca rifiutò il cappuccio o qualsiasi altro trattamento di favore, e una volta sul patibolo allungò la solita, profumata mancia a Ketch. Le sue ultime parole furono: “Non servitemi come avete fatto con Lord Russell. Ho sentito che l’avete colpito tre o quattro volte…”

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Questa volta, se possibile, andò ancora peggio. Il primo fendente colpì addirittura la spalla del povero Duca; il secondo e il terzo non fecero che aprire nuove ferite non fatali. Fra i fischi della folla, Ketch depose l’ascia, deciso a lasciar perdere: lo fecero risalire sul patibolo a completare il lavoro. Ci vollero dai cinque agli otto colpi prima che il condannato finisse di soffrire. La gente era talmente inferocita che, se non ci fossero state le guardie a proteggerlo mentre si allontanava, Ketch sarebbe stato linciato sul posto.

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Un anno dopo, nel 1686, Ketch fu incarcerato per resistenza ad un ufficiale; il suo assistente, Paskah Rose, prese il suo posto ma venne arrestato dopo appena quattro mesi, per rapina. Una volta uscito di prigione, Ketch riprese la sua carica, e ricominciò proprio dall’impiccagione del suo assistente a Tyburn. Verso la fine dello stesso anno, Jack Ketch morì.

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A quanto si dice, Ketch fu un personaggio davvero spiacevole, costantemente ubriaco, ossessivamente avido di denaro, sempre pronto a lamentarsi del proprio compenso e a rivendere i vestiti dei condannati più nobili. Eppure, a causa delle sue ultime, maldestre performance, la figura di Ketch si guadagnò inaspettatamente un posto di rilievo nell’immaginario popolare: protagonista di ballate, poemi, pamphlet, citato da scrittori del calibro di Dickens, divenne il classico spauracchio per minacciare i bambini indisciplinati. E, grazie al tipico black humor inglese, entrò a far parte dei teatri di burattini della tradizione di Punch & Judy: in questi spettacoli, spesso il “boia pasticcione” viene ingannato e finisce immancabilmente per impiccarsi da solo.

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10 commenti a Il boia maldestro

  1. sIm0 scrive:

    Veramente un bell’articolo….a volte penso che nonostante tutto, essere nati in europa nel 2000 dopo cristo sia una grande fortuna!

    • bizzarrobazar scrive:

      Per certi versi sicuramente sì; anche se, parafrasando Baudrillard, il pessimista potrebbe sempre dire “se non ci sono più i patiboli, è che la pena di morte è ovunque”… :D

  2. talesdreamer scrive:

    Da che ne so, pene come l’hanged, drawn and quartered avevano anche una valenza spirituale… Il corpo veniva fatto a pezzi in modo che non potesse resuscitare durante il giorno del giudizio. Una pena che poi, con l’avanzare dei secoli, venne sostituita dal più umano “diamo il tuo cadavere ai medici, così lo fanno a pezzi per studiarlo”.
    Potrei ricordare male, però >< mi pare di averlo letto su Stiff, quel grazioso libro che avete segnalato qualche anno fa sul fato dei cadaveri dopo la morte :3

    • bizzarrobazar scrive:

      Hai ragione talesdreamer, fare scempio del cadavere in questo modo aveva certamente anche una connotazione magico-religiosa; nonostante questo, il fatto che la pena fosse riservata ai rei di alto tradimento (e non, ad esempio, agli idolatri o ai blasfemi) la dice lunga sul valore eminentemente politico di queste pratiche.

  3. Andrea Z scrive:

    terrificante e affascinante :S

  4. La vicenda è davvero tragicomica e molto idonea ad una reinterpretazione per bambini (ho sempre molto creduto nella funzione formativa dei “massacri” nella tradizione d’intrattenimento infantile, sarebbe molto bello leggere qualcosa in più a riguardo).
    Un saluto e tanti complimenti per il vostro sito, sempre originale ed interessantissimo!

    • bizzarrobazar scrive:

      Grazie a te per il commento: mi trovi d’accordo sull’idea che ai bambini – molto più “solidi” di fronte al perturbante di quanto possa sembrare a noi adulti, forse perché liberi da molte sovrastrutture che si apprendono successivamente – non faccia affatto male confrontarsi con certi argomenti. Difficile è far tacere il nostro, di imbarazzo, di fronte alla naturalezza con cui i bambini affrontano certi tabù.

  5. FreddyHair scrive:

    A sto punto mi viene da pensare che anche per la figura di Nick Quasi-Senza-Testa la Rowling si sia ispirata a Jack Ketch!

  6. Luigi scrive:

    Ma dove le trovate queste storie fantastiche??
    Pover Ketch, con un lavoro come il suo alzare un po’ il gomito mi sembra il minimo :D

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