I morti in piedi

Le tradizioni funerarie, come qualsiasi altra espressione culturale, non sono fisse e immutabili ma si evolvono e variano a seconda dell’epoca e della sensibilità della società che le adotta. Non bisogna perciò stupirsi se anche nell’ambito delle pratiche di sepoltura si formano nuovi costumi, e in qualche caso delle vere e proprie mode.

È quello che succede da qualche anno nel bacino del Golfo del Messico, dove sta prendendo piede l’usanza dei muertos paraos (“morti in piedi”). Si tratta ancora di una nicchia all’interno della tradizione più classica, ma si contano già diversi casi di questa peculiare e fantasiosa attitudine nei confronti del cadavere di un defunto. Rintracciarne la storia può riservare alcune sorprese.

Il primo caso di muerto parao avvenne nel 2008 nell’isola di Porto Rico. Le spoglie di David Morales Colon, un giovane vittima di una sparatoria, per volere dei parenti vengono preparate nella camera ardente in maniera pittoresca: il cadavere è fissato sulla sua motocicletta preferita, come se stesse ancora sfrecciando a tutto gas sulla strada (l’avevamo segnalato in un vecchio post).

De pie l

Questo tipo di disposizione scenografica della salma non è, com’è intuibile, in alcun modo contemplata dalla legge, che prevede severe norme igieniche, in particolare in relazione alla vicinanza fra il pubblico e il cadavere. In effetti, sempre nel 2008, i responsabili delle pompe funebri passano qualche guaio giudiziario, soprattutto dopo che replicano l’exploit sul corpo di  Luis Angel Pantoja Medina, esposto in piedi nel salotto di famiglia per tutti e tre i giorni della veglia funebre.

639x360_1219163525_curiosavela_ap

1341414_3

4903223km4[1]

angel-pantoja-medina

parao

Ma è difficile imputare un vero e proprio reato agli imbalsamatori: si tratta, in definitiva, di un modo forse un po’ stravagante di onorare le passioni e gli ultimi voleri del defunto.
Nel frattempo le fotografie e i video realizzati nelle camere ardenti fanno il giro del mondo, complice la rete, e ci vuole poco perché l’idea prenda piede.

Quindi su internet compare la salma di Carlos Cabrera, alias El Che Cabrera, seduto come se stesse meditando sull’imminente rivoluzione, nel tentativo di dare un’estrema veste iconografica alla sua figura.

313681_4

1341882_1

carlos-cabrera-che

carlos-cabrera-che2

size1_78889_muerto

Ed ecco il boxeur Christopher Rivera, le cui spoglie mortali sono fissate all’angolo di un ring, come se la morte non avesse minimamente intaccato il suo spirito battagliero: un guerriero pronto ad affrontare l’aldilà con forza e determinazione immutate.

0010641883

boxeador1

boxeadorveloriohome_1

puerto-rico-standing-wake

SUB-JP-FUNERAL-articleLarge

La moda dei muertos paraos sbarca a New Orleans. Qui “Uncle” Lionel Batiste, storico musicista e cantante jazz e blues, leader di una banda tradizionale di ottoni, decide che “nessuno guarderà il mio cadavere dall’alto in basso”. Si fa quindi imbalsamare in piedi, per l’estremo saluto.

-641bffd1ee9d58a3

-f0f4730c2a985366

Uncle-Lionel-Batiste

wgno_lionel_batiste_120725_704x396

Allo stesso modo, lo scorso aprile la mondana Mary Cathryn “Mickey” Easterling, gran dama di New Orleans, è rimasta seduta – senza vita -, tra fiori, piume di struzzo, sigarette con bocchino, e tutto il suo usuale armamentario di seduzione, all’interno del Saenger Theatre.

ht_mickey_easterling_kb_140424_16x9_992

article-0-1D61B07600000578-177_634x416

Il proprietario di una ditta di veicoli di pronto soccorso, deceduto quando un colpo di pistola è accidentalmente partito dall’arma di un suo collega, viene immortalato nell’atto di guidare un’autoambulanza.

1278955060_1

LO BELAN MANEJANDO EN AMBULANCIA 2 - Copia

resize_gallery - Copia

La moda conquista altri stati. Un biker di ben 82 anni, Bill Standley, viene seppellito in Ohio in una bara di plexiglas appositamente studiata, a cavallo della sua amata moto.

bill-standley-on-bike

biker-funeral-16

1

Biker-Is-Buried-Riding-His-Harley

bill-standley-on-his-harley-davidson

Buried On Harley

APTOPIX Buried On Harley

biker-funeral-19

Ma da dove nasce questa moda? È una trovata degli ultimi anni, o sono esistiti dei precursori?
Se questo trend vi sembra moderno e originale, ricordiamo qui l’antesignano Willie “The Wimp” Stokes Jr., ganster e pappone di Chicago (figlio di “Flukey” Stokes Sr.) che nel 1984 venne esposto, e in seguito seppellito, all’interno di una bara a forma di Cadillac con banconote da 100$ nascoste sotto i suoi anelli con diamante.

willie-the-wimp-04

pimpca13

E viene spontaneao azzardare un parallelo, anche soltanto pensando al patrimonio che gli Stati Uniti hanno ereditato geneticamente e culturalmente dall’Africa, fra questo peculiare tipo di rapporto con la morte, e quello esibito dalle tribù Ga-Adangme del Ghana e del Togo.
In queste popolazioni dell’Africa, infatti, vigono dei pittoreschi costumi funebri: le bare vengono realizzate da falegnami esperti, ciascuna in una foggia che richiami i gusti personali o il lavoro del defunto. Le hall di queste pompe funebri assomigliano ad un laboratorio di un parco divertimenti: se un morto viveva di pesca, il suo sarcofago sarà a forma di pesce. L’operaio, invece, verrà sepolto in una bara a forma di martello. Se il trapassato indulgeva nell’alcol, la sua cassa avrà la forma di una bottiglia, se era un gran fumatore assomiglierà ad una sigaretta, e così via. Ecco quindi che anche qui, come nella moda dei muertos paraos, il funerale non è standardizzato e identico per tutti, ma personalizzato: le bare dei Ga-Adangme sono un colorato, vivace e simbolico viatico per l’aldilà, nel rispetto delle passioni e della vita del defunto, così come si è dipanata.

article-2187797-1487F514000005DC-151_634x469

article-2187797-1487E408000005DC-935_634x472

article-2187797-1487E388000005DC-765_634x475

article-2187797-1487E41B000005DC-390_634x472

article-2187797-1487E37F000005DC-202_634x463

article-2187797-1487E37B000005DC-354_634x470

article-2187797-1487E3D2000005DC-158_634x458

article-2187797-1487E3F7000005DC-378_634x458

article-2187797-1487E3A9000005DC-616_634x471

Per noi, che ancora deponiamo i nostri morti in loculi “democraticamente” identici, orizzontali, nascosti alla vista, potrebbe quasi sembrare un insulto o una mancanza di rispetto verso il morto. Ma ogni funerale non è che un simbolo volto ad elaborare il lutto, e le modalità di consegna del defunto all’ “aldilà” mutano come e quando muta la cultura.

Così, non è detto che la moda non sbarchi anche sulle coste italiche. E il cadavere di una donna, seduta al suo posto preferito, con una birra in una mano e una sigaretta nell’altra, potrebbe in futuro sembrarci meno assurdo di quanto crediamo.

funeral-dgK

FUNERAL-master675-v3

(Grazie, ipnosarcoma!)

27 commenti a I morti in piedi

  1. tiols ha detto:

    Colpito come sempre, sia dall’argomento che dal modo di scrivere eccellente.
    Comunque le bare personalizzate sono bellissime, secondo me.

  2. Elisa ha detto:

    Un po’ inquietante! Ricorda la pratica delle fotografie post mortem di epoca vittoriana.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Vero, ma in quel caso i morti venivano “preparati” appositamente per la foto, che spesso era l’unico memento che rimaneva della persona defunta. Qui si tratta invece di personalizzare il funerale stesso per rispecchiare i gusti del morto.

  3. ghostnighty ha detto:

    Credo che questa pratica non sia così nuova.
    Ti consiglio di leggere la “storia del ritratto in cera” di Julius Von Schlosser, in cui parla dell’esposizione della salma del patriarca di costantinopoli e la preparazione del cadavere, perché é molto interessante e credo si allacci bene a questo articolo, sebbene l’esempio che l’autore cita rientra nel contesto dell’uso della maschera funebre, sulla quale ho visto che hai già scritto un articolo, quindi penso che tu abbia conosciuto quest’opera nella ricerca delle fonti per scriverlo.

    Dalla mia parte, mi piacerebbe poter tenere le ceneri dei miei cari e la cappella di famiglia a casa mia, così da averli sempre accanto e poter andare a trovarli quando voglio, perciò non ritengo strana o scandalosa questa usanza dei “morti in piedi”.

  4. paolo ha detto:

    quel che mi dispiace è il lucro. Mi domando come allestirebbero me, dei pochi che mi conoscono ognuno ha un idea diversa….

  5. Nevestella ha detto:

    Per diana!
    Mi ricordano le foto post-mortem del 1800. Non mi sembra un’idea “nuovissima”, ma una evoluzione di ciò che già si faceva. Anche se adesso lo si fa perché è cool 😉
    Comunque…
    A volte sembro una “morta in piedi” anche adesso che sono viva, quindi, se la moda sbarca in Italia, fatemi il funerale alla scrivania mentre disegno 😉 Farò un figurone!

  6. morgaine ha detto:

    Con tutto il rispetto per i defunti in questione non ho potuto far a meno di pensare al film “weekend con il morto” .

  7. Ambra ha detto:

    Il tuo post è interessantissimo. Tuttavia questa moda, che si rifà un po’ a modelli quasi simili ottocenteschi, per me è terrificante. E’ questo voler umanizzare la morte nel tentativo di darle ancora una parvenza di vita che mi sconvolge. La mummia è un’altra cosa. Qui c’è una “contaminazione” con la vita che oscura il mistero della morte.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie per il bel commento Ambra.

      Però credo che tu non stia considerando un dettaglio fondamentale: anche nella nostra cultura il cadavere è preparato cosmeticamente per dare l’idea della vita. “Sembra che dorma”, è il miglior complimento per il lavoro eseguito dall’operatore funebre. Quasi nessun morto “sembra che dorma”, prima di passare per le abili mani di chi lo lava, lo compone, lo trucca. E lo scopo del servizio è quello di mantenere il più possibile l’illusione della vita – di negare o perlomeno addolcire la dipartita del caro estinto attraverso l’immagine (mascheratoria) del sonno pacifico, in modo da rendere la vista del cadavere meno dolorosa per i familiari. E’ una tacita convenzione, nessuno crede veramente che il nonno stia dormendo, così come nessuno in Porto Rico crede che il giovane stia ancora guidando la sua moto. Ma è evidentemente un pensiero che consola e aiuta.

      Tutta la cultura, a ben vedere, è un immenso tentativo di negare l’impermanenza. E’ per questo motivo che esistono le biblioteche, che stiliamo genealogie ossessive, che abbiamo il terrore che qualsiasi memoria vada perduta, che vogliamo credere nella specie umana che travalica il singolo e nel suo “progresso”, che nominiamo le strade come alcuni uomini deceduti, più o meno grandi – è sempre una ricerca dell’immortalità, non fisica, per forza di cose, ma simbolica.

  8. paolo ha detto:

    Credo che dipenda da come si guarda la cosa, io potrei dire che quì si tende ad inserire la morte nel mistero della vita; la vita non è meno misteriosa della morte ma la conosciamo di persona per cui è più facile inserire una cosa sconosciuta, la morte, in una cosa conosciuta, la vita, senza alterare questo mistero dalle 2 facce—personalmente la trovo una cosa di pessimo gusto, mi è sempre sembrato uno spreco distruggere i cadaveri umani, io preferirei venissero rimessi nel ciclo alimentare in maniera più o meno diretta…come concime, in maniera indiretta, come capsule proteiche, in maniera diretta…questo si che sarebbe un modo ti mantenere in vita i cari estinti

  9. elena ha detto:

    Uhm, sono l’unica che ha pensato alle tombe etrusche e alle necropoli? Io le trovo idee carine per aiutare i cari a superare il lutto e ricordare il defunto. Nel rispetto delle norme igieniche, ovviamente.

  10. Ramad Lupo Nomade ha detto:

    …beh, io ho con me, sul mio Altare degli Antenati, l’urna con le ceneri di mia Nonna , l’essere umano che più ho amato – ok, non è la stessa cosa, ma comunque, è un bell’esempio di…”sepoltura personalizzata”,no?

  11. A.D. ha detto:

    buongiorno, vi scrivo oltre che per complimentarmi per i fantastici post, anche per farvi notare un’inesattezza e ci tengo a precisare che non voglio essere pedante o puntiglioso, ma dato la gran precisione dei vostri articoli, probabilmente è stata solo una svista: il funerale del pappone, in realtà era quello del figlio: Willie the Wimp mentre quello del padre fu un funerale “normale” se così si può definire.

    cordiali saluti.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie per la precisazione: in effetti avevo scritto Willie Stokes Jr., ma avevo confuso i soprannomi di padre e figlio. Ora ho corretto il tiro. 😉

  12. dzerzinskij ha detto:

    Se era un loro desiderio non vedo cosa ci sia di male, certo che mi chiedo le facce che avranno quelli che tra 1000 anni troveranno sotto una strada una moto con a cavalcioni uno scheletro in una teca di plexiglas…. A ogni modo da morto ti deve essere permesso tutto, a meno che tu non ti sia macchiato di colpe abominevoli, ma a me, a cui piace la asettica cremazione, ha colpito davvero favorevolmentr la storia di questa agenzia che crea un diamante dalle ceneri del defunto, lo taglia e te lo consegna senza averlo mai toccato a mani nude, di modo che tu possa essere la sola persona ad avere un contatto con lui dopo averlo magari incastonato in un pendente o in un qualsiasi gioiello. Io credo che vorrei essere “composto” così, e mi piacerebbe lo fossero anche i miei cari…

  13. Mi ha particolarmente commosso, questa tomba, notata presso il cimitero comunale di Ischia (NA), di un beneamato pescatore che ha dedicato tutta la sua vita al mare:
    https://www.dropbox.com/s/x9suufjdrir8zxy/sepolt.jpg?dl=0

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.