Fenomeni paranormali

Quanti tra di voi, qui, hanno poteri telecinetici?
Alzate la mia mano.
(Emo Philips)

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Un nostro lettore, Andrea, ci scrive chiedendoci se fra tutti i cosiddetti “fenomeni paranormali” ve ne siano alcuni per i quali non ci convinca nessuna delle spiegazioni ufficiali avanzate dalla scienza. Esistono dei casi in cui, per esempio a fronte di prove scarse o non esaustive, siamo disposti ad alzare le mani, e magari a prendere in considerazione teorie non ortodosse? Tradotto: siamo scettici a priori, o accordiamo un margine di dubbio alle spiegazioni esoteriche o soprannaturali?
Poiché Andrea non è il primo a porci la domanda, e dato che l’argomento è complesso e affascinante, ci sembra giusto approfondire.

Sulle pagine di Bizzarro Bazar sono stati affrontati solo in rare occasioni quegli eventi anomali che vengono etichettati come “paranormali”. In alcuni casi abbiamo smentito che vi sia alcun mistero (vedi Archeologia misteriosa), in altri abbiamo annunciato la risoluzione di un enigma durato decenni (vedi Pietre semoventi); in altri ancora, ci siamo limitati ad esporre le teorie scientifiche più gettonate riguardo ad eventi ancora non spiegati del tutto (vedi Piogge di animali, o L’incidente del Passo Dyatlov).

Se di fenomeni preternaturali abbiamo parlato ben poco, è perché Bizzarro Bazar è alla ricerca di un tipo diverso di meraviglia, quell’incanto delicato e terribile che si nasconde nelle pieghe della storia e nel lato oscuro delle persone, nelle nostre paure e nei nostri tabù, e in generale in tutte quelle storie che ci sgomentano perché sembrano smentire alcune idee che diamo per scontate sulla scienza, sulla natura, sulla sessualità e via dicendo.

From Online Gallery: Kirlian Photography

Per questo motivo cerchiamo di non lasciare troppo spazio, su questo blog, ai misteri che chiamiamo “da supermercato”, cioè trasformati ormai in oggetto di consumo e di lucro.
Tra teorie del complotto, alieni, ESP, fantasmi, poltergeist, yeti, rettiliani, anfibi provenienti da Sirio-B, santoni che levitano, uomini-falena, giganti atlantidei dalla pelle blu e aztechi in grado di costruire caccia bombardieri, il fatturato mondiale relativo al paranormale comporta evidentemente cifre mastodontiche, impossibili da stabilire con certezza. Pensate soltanto al profluvio di libri, alle trasmissioni televisive, alle pubblicità sui siti internet dedicati; pensate poi a quanto questo tipo di pubblicazioni, conferenze, seminari, iniziative si intreccino con altri settori dell’occulto – dall’esoterismo alle medicine alternative. Pensate infine (anche se il loro contributo alla saturazione del mercato è infinitamente inferiore) a tutti gli scettici, che cercano giustamente di far prevalere la ragione scientifica, e alle loro contropubblicazioni.
Preso nel suo complesso insomma, senza voler fare distinzioni fra sostenitori e increduli, il business dei Misteri fa venire le vertigini.
Già il fatto che vi siano dietro degli interessi economici così sterminati, dovrebbe bastare a rendere un po’ meno simpatico tutto il contesto, perfino a chi è sinceramente interessato all’argomento.

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La frustrazione, poi, è quella di faticare come dannati per setacciare la melma alla ricerca di materiali affidabili. Non esiste una laurea in “misteriologia”, dunque chiunque può scrivere tutto e il contrario di tutto, su qualsiasi argomento. Il comico George Burns diceva: “È un peccato che tutte le persone che sanno come governare il Paese siano impegnate a guidare taxi o tagliare capelli“. Ecco, qualcosa di simile accade anche nell’ambito del paranormale, con l’unica differenza che in questo campo il Sig. Nessuno che abbia una sua teoria, per quanto balorda, non avrà troppa difficoltà a vedersi pubblicato da qualche editore smaliziato, che sa bene quanto fruttino libri del genere.
Dato il flusso costante di baggianate che inonda gli scaffali quotidianamente, perfino la voce di quegli studiosi che affrontano tali questioni con scrupolo viene sommersa e rischia di perdersi, scoraggiando così l’appassionato che ha un po’ di criterio e che vorrebbe ponderare le sue opinioni sulla base di fatti o indizi accertati.

Siamo dunque scettici sui fenomeni paranormali? Certo. Essere scettici – nonostante l’uso che viene quotidianamente fatto del termine, quasi fosse sinonimo di diffidenza – non significa affatto essere prevenuti e rifiutare a priori alcuna tesi, anche quella più sorprendente, ma soltanto pretendere che venga verificata secondo metodi affidabili. E il metodo più affidabile di cui disponiamo, almeno al momento, è quello scientifico. Il fatto che la quasi totalità delle affermazioni sul paranormale non sopravviva a una replica in situazioni di controllo, non vuol dire che il paranormale sia una bufala. E d’altronde i fallimenti in laboratorio non scoraggiano minimamente il business.

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Un merito va certamente riconosciuto a tutta questa immensa trama di “enigmi”, che si discostano e talvolta mettono in discussione la realtà condivisa: ed è la loro innegabile qualità narrativa.
Si tratta di un tipo di tradizione – sia scritta che orale – non certo moderna, ma che affonda le sue radici nelle cronache dei prodigi, nei bestiari medievali, nei racconti di viaggi esotici.

Oggi, ancora più di ieri, avvertiamo la necessità di una narrativa che faccia irrompere il fantastico nel quotidiano, anche perché l’uomo contemporaneo si ritrova con il difficile compito di “reinventare il reale come finzione, proprio perché il reale è scomparso dalla nostra vita” (J. Baudrillard): ecco allora che i casi di abduction da parte degli alieni, gli avvistamenti del chupacabra, le sedute medianiche o i rapporti dei ghost hunters sugli spiriti che infestano le magioni vittoriane si colorano di toni pseudogiornalistici, pseudoscientifici e investigativi, si appropriano del linguaggio multimediale, con fotografie e filmati più o meno sbiaditi da analizzare, da ricomporre, in una sorta di caleidoscopico puzzle in cui nulla è ciò che sembra, e in cui ogni dettaglio spalanca scenari inediti. Tutto questo è un gioco puramente narrativo, la realtà è divenuta simile a un libro della vecchia collana Scegli la tua avventura. Ma è un gioco essenziale, urgente.

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Quanto la pulsione del fantastico sia basilare si comprende bene, ad esempio, dal rifiuto di ammettere che il mistero in questione non sia mai esistito.
Il fascino del paranormale, per sopravvivere, non può e non deve avere soluzione. Di fronte ai fatti inspiegabili, le indagini possono finire in due modi soltanto: o gli accadimenti sono riconosciuti come il frutto di un’illusione, e quindi relegati nella dimensione dell’immaginario, oppure si scopre che essi sono “reali”, accaduti veramente, e allora è necessario ridefinire il mondo come lo conosciamo. Secondo Todorovil fantastico occupa il lasso di tempo di questa incertezza: non appena si è scelta l’una o l’altra risposta, si abbandona la sfera del fantastico […]. Il fantastico è l’esitazione provata da un essere il quale conosce soltanto le leggi naturali, di fronte a un avvenimento apparentemente soprannaturale“.
È di questa incertezza che non possiamo proprio fare a meno, è questo sentimento di essere ancora immersi in un universo che ci nasconde il suo vero volto, che ha in serbo meraviglie e terrori indicibili. Vogliamo provare l’ebbrezza di stare sulla soglia fra due realtà. In un certo senso, è soltanto un’ulteriore declinazione del bisogno di trascendenza.

Ci si aggrappa quindi con forza commovente alle teorie più strampalate, come se abbandonarle significasse perdere contatto con la magia: anche quando i cerchi nel grano si rivelarono essere uno scherzo, la gente continuò ad avvertirne l’energia positiva, a ripetersi che sì, forse alcuni dei crop circles erano dovuti alla mano dell’uomo, ma non di certo tutti. Il sentimento di sconfitta nell’ammettere che il mito di Atlantide era ed è, per l’appunto, soltanto un mito, ci stringe la gola. Sicuro, il simbolo rimane comunque, ma è la concretezza che ci manca: di colpo, la realtà ci sembra più povera, depredata di un elemento di bellezza che non ritroveremo più.
Scriveva Piero Angela nel suo Viaggio nel paranormale (1986):

Certo, dire che Babbo Natale non esiste non è una bella notizia. Anzi, è una brutta notizia. D’altra parte cosa si dovrebbe dire? Che ci sono le prove scientifiche dell’esistenza di Babbo Natale? E che esistono le testimonianze di milioni di persone che hanno trovato giocattoli sotto il camino o sotto l’albero?
Si torna qui a un vecchio problema sollevato dalla scienza (e in generale dalla conoscenza): cioè non è detto che il sapere porti alla felicità, anzi è più probabile il contrario, proprio perché genera dubbi e toglie sicurezza.

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Rimane dunque un’ultima questione: è possibile sviluppare uno sguardo “adulto”, che non ha paura di scoprire che Babbo Natale è un’illusione, e mantenere allo stesso tempo intatto lo stupore infantile? Siamo in grado di ammettere la verità, per quanto dolorosa e deludente, e avere ancora la forza di giocare con la fantasia?

Mariano Tomatis, nel suo recente laboratorio magico L’oracolo di Napoleone, ha introdotto il suo discorso splendidamente, citando un’intervista a Roland Barthes, pubblicata nel 1976 su Astrologique:

Tutti sanno che l’astrologia commerciale rientra in ciò che Marx, a proposito di tutt’altra immaginazione collettiva, aveva chiamato oppio dei popoli. In effetti essa consente ad ampi strati del pubblico di sognare, di immaginare, e alla fin fine di vivere meglio, anche se nella menzogna, le dure realtà della nostra società. Detto ciò, non bisogna dimenticare, anche mentre si procede a demistificare l’astrologia, cosa assolutamente necessaria, che essa è in maniera ambivalente un grande veicolo di utopia, un grande veicolo di simbolicità, e sappiamo che se l’uomo venisse privato della sua sfera simbolica morirebbe, proprio al modo in cui altri muoiono di fame. Di conseguenza, se si deve continuare a demistificare l’astrologia, e ribadisco che occorre farlo, non bisogna comunque mettere in questa attività di demistificazione nessuna boria, nessuna arroganza razionale o critica. L’astrologia è un fenomeno culturale; società molto diverse hanno espresso se stesse per mezzo del pensiero astrologico. L’astrologia fa parte della storia e deve pertanto essere studiata dalla scienza storica. Ciononostante devo precisare che, per quel che mi riguarda personalmente, non attribuisco all’astrologia alcun valore di verità. Secondo me l’astrologia può costituire, ed ha costituito per molti secoli, un grande linguaggio simbolico, un grosso sistema di segni. In una parola, una potente finzione. Ed è solo in questo senso che mi interessa. Mi interessa, e spero che la cosa non vi meravigli, come può interessarmi un grande romanzo o un importante sistema filosofico.

Fra chi è deciso a credere ad ogni costo che la verità sia “là fuori”, e chi non vuole altro che smascherare bufale e contraddizioni, forse è ipotizzabile un approccio intermedio.
Da parte nostra, non crediamo che siano indispensabili miracoli, alieni o presenze invisibili per rendere questo mondo magico. La realtà di per sé non è mai univoca ma ha una sua sorprendente fluidità, è cioè capace di trasfigurarsi, come sanno bene il poeta, il mistico, il visionario, perfino il tossicomane.
Insomma, tutto ci sembra già sufficientemente “strano, macabro e meraviglioso” così com’è. Ma se fantasticare, contro ogni ragione zoologica, sull’esistenza di Nessie vi affascina, non vi è in fondo nulla di male: di quante appassionate conversazioni, di quanti grandi film e splendidi romanzi ci vedremmo privati, se queste leggende moderne non esistessero?

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Se vi interessa sapere qual è lo stato di avanzamento delle ricerche scientifiche su qualsiasi tipo di fenomeno paranormale, non c’è posto migliore per cominciare le vostre indagini dell’archivio del CICAP. Se invece sullo stesso argomento volete conoscere quali siano le teorie non scientifiche, accendete la TV o scendete in libreria. O fate un giro su internet.

27 commenti a Fenomeni paranormali

  1. AlmaCattleya ha detto:

    Qualche mese fa il blogger Paolo Attivissimo de Il Disinformatico pubblica questo post: Se uno scettico vive un’esperienza paranormale.
    http://attivissimo.blogspot.it/2015/01/se-uno-scettico-vede-i-defunti.html
    E credo che sia molto utile da leggere.
    L’esperienza paranormale è questa: vedere un amico morto.
    Io ho preso il giornale dove c’è l’articolo ma nel post spiega in breve.

  2. Wonder ha detto:

    Con questo articolo mi sono arricchito. Grazie

  3. paolo ha detto:

    per una volta voglio commentare prima ancora di leggere l’ articolo, fermandomi a “…spiegazioni ufficiali avanzate dalla scienza…” apparte al fatto che ho fatto un paio di sogni premonitori ed ho visto, ed in un caso filmato,vari tipi di ufo, flottilla compresa, voglio dire che “la scienza” è quella cosa che parla con disinvoltura di “inconscio collettivo” come se con queste due parole avesse spiegato tutto, mentre sta semplicemente dando un nome a qualcosa che non capisce, infatti dire “allucinazione collettiva” non spiega un bel niente, mancando principalmente uno straccio di spiegazione sul “medium” cioè sul mezzo attraverso il quale quest’ allucinazione si propagherebbe, mancano spiegazioni proprio sul collante che renderebbe collettivo l’ inconscio, un inconscio che si scambia informazioni e percezioni rendendole uniche per più persone…sto arrabbiato per fatti miei, come al solito negli ultimi 46 anni, ma ora, detta la mia, magari a vuoto, vado a leggermi l’ articolo, che sicuramente sarà all’ altezza del blog

    • Livio ha detto:

      Addirittura una flottiglia… E Capitan Harlock era presente? Ma per favore…

    • Pino ha detto:

      Sulla flottiglia UFO che avresti intravisto e filmato, non saprei cosa dire. UFO vuol dire Unidentifield Fliyng Object, e un oggetto volante non identificato non necessariamente deve provenire da una civiltà extraterrestre… non pensi che più banalmente potrebbe trattarsi di qualche veivolo terrestre?

      Circa i sogni premonitori avrei una mia umile spiegazione. Tutti noi uomini (e probabilmente anche gli animali) quando dormiamo sognamo. Se ciascuno di noi dorme mediamente almeno una volta ogni 24 ore, possiamo dire che nel corso della breve esistenza (circa 85 anni) avrà fatto centinaia di sogni e se si considera l’umanità nel suo complesso, i sogni prodotti sono “incalcolabili”, miliardi di sogni. Non occorre un laureato in matematica esperto in calcolo delle probabilità, per comprendere che in una simile quantità di sogni non sia poi così improbabile che qualcuno indovini un fatto che accade nel futuro.

  4. paolo ha detto:

    Un momento, mi viene pure da dire che quando la scienza grida a gran voce: :si, determinati fenomeni non spiegabili esistono innegabilmente” nessuno, o quasi, se ne frega. Conoscete il progetto pear? date un occhiata se volete https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=1&cad=rja&uact=8&ved=0CCEQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.princeton.edu%2F~pear%2F&ei=fcg_Ve-6EqT6ywPXhICgAQ&usg=AFQjCNHy-H-OUecvXbhxYkwRHQwzRyVx_A&sig2=jlkCoh7qe73sv3fAu-JwOw&bvm=bv.91665533,d.bGQ

  5. paolo ha detto:

    per chi non mastica l’ inglese ho trovato questa pagina, http://www.biot.it/old_website/Inergetix/come-lavora-linergetix.html
    ho visto che anche il cicap ha provato a dire la sua a riguardo, ma neanche me lo vado a vedere cosa ha scritto il cicap, per me il cicap è gente che vuole convincermi che quello che ho visto o provato è qualcosa che o non esiste o si spiega con parole vuote che vorrebbero dare una parvenza di razionalità cicappiana a qualcosa, che ha la sua propria razionalità che forse non saremo mai in grado di spiegare, almeno se continuiamo così. Non sono un san tommaso, non credo solo a quello che vedo, ma ne ho viste abbastanza per poter dire “io so” e non “io credo, o penso”, cosa sia quel che io so non lo so ma so che c’è una marea di gente, pronta a dirmi che quello che ho visto è un aquilone(cicappiani) oppure un astronave proveniente dalla costellazione della lira col messaggio che abbiamo sbagliato ad entrare nell’euro..e credo che ce ne resteremo tutti e tre con la nostra beata ignoranza.

  6. Livio ha detto:

    Niente da aggiungere, articolo, nella sua chiarezza e precisione, meraviglioso! Grande!

  7. Livio ha detto:

    Mi riferivo a Bizzaro, non certo a Paolo… Vorrei anche ricordare che “Viaggio nel paranormale”, non sia mai stato ritrasmesso dal 1986, lo trovo vergognoso!

  8. iltostapane ha detto:

    penso a Galileo e alle sue meno note doti astrologiche…poteva essere così allocco da crederci?
    Facile che con certe prassi, da uomo di conoscienza qual era,cercasse di verbalizzare qualche intuizione che a distanza di secoli sarebbe stata meglio raccolta dalla psiconalisi. in effetti questo sistema di segni è abbastanza malleabile da incastrarci dentro conoscienze empiriche che allora sarebbero state difficilmente tramandabili in altro modo. tante discipline orientali ormai sdoganate anche dalla scienza si rifacevano in un passato a sistemi di segni che pescavano nel magico. Mi piace pensare al magico come uno scarto tra l’intuizione e la conoscienza collocata nella sua giusta casella. Ammetto che sparavo che il post finisse con “c’è però un mistero che….” ma era una mia pecca

  9. Paolo Delmastro ha detto:

    certo che il sito del cicap quanto a aspetto e usabilità è all’altezza dei più blasonati siti di bufale!!!

  10. Livio ha detto:

    Allora, ragazzi, forse non avete capito: Babbo Natale non esiste!

  11. skaiosgaio ha detto:

    …per questo io continuerò sempre a credere ai fantasmi! 🙂 Grazie per l’articolo!

  12. Livio ha detto:

    A proposito di Galileo, mi vien da pensare, in riferimento a questo articolo, di quanto rivoluzionario e coraggioso fosse stato sostenere il sistema copernicano in un epoca in cui l’ignoranza regnava sovrana. La chiesa, certo ha le sue colpe, ma, leggendo, quanti, oggi credono in cazzate (mi si perdoni il termine) più o meno madornali, mi rendo conto contro quale muro di ignoranza diffusa e di miseri luoghi comuni, il povero Galileo sia andato a sbattere. Il problema è che nel 1600 pochi privilegiati potevano studiare e l’ignoranza, se me lo permettete, aveva ragioni di carattere socio-ambientale. Quello che mi spaventa, oggi, è che ancora si debba fare i conti con credenze demenziali (a partire da varie scie e arriverei fino all’omeopatia…) quando l’istruzione permette a molti, se non a tutti, di poter garantire un minimo di raziocinio scientifico… Della serie, anche oggi probabilmente Galileo avrebbe avuto dei problemi, ma d’altronde, finché la gente VUOLE credere non ne veniamo fuori…

  13. oizio ha detto:

    La differenza è che chi crede negli avvistamenti alieni in genere non è disposto a credere che siano tutti veri. Chi crede nei miracoli invece? O al Babbo Natale che ci ha creati tutti? Due pesi, due misure.

  14. Livio ha detto:

    In genere…

  15. Oz ha detto:

    i fervidi credenti della setta tuttology purtroppo fingono di non sapere che la magia è una componente molto umana, parente dal placebo e della fede che spesso e volentieri ribalta gli schemi della logica. e quando qs accade… beh che goduria vederli

  16. Livio ha detto:

    Appuntamento a Lourdes…

  17. Luca M. ha detto:

    “Se invece sullo stesso argomento volete conoscere quali siano le teorie non scientifiche, accendete la TV o scendete in libreria. O fate un giro su internet.”

    Magari su questo sito?

    Ma davvero c’è ancora qualcuno che crede nel cicap?

  18. Cristiano ha detto:

    In ossequio alla passione del padrone di casa per la “morte”, resuscito questo vecchio discorso. Io semplicemente trovo arrogante da parte tanto dei fanboys del paranormale, quanto di quello del pensiero scientifico affermare di poter rispondere in senso assoluto a questioni che si compongono di elementi che ancora alcuna tradizione (magica, esoterica o quel che vi pare) o dottrina scientifica sono in grado di sviscerare.
    L’idea, socratica se volete, del dubbio dovrebbe animare la seria indagine, di pari passo con gli strumenti del metodo scientifico… consci dell’intrinseca limitatezza dell’esperienza umana (la reductio ad abdsurdum è un micidiale artificio retorico, che se abusato rischia di sterilizzare ogni ipotesi di avanzamento sociale e culturale).
    my 2 cents

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