Toshio Saeki

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Fra tutti gli artisti che operano nelle zone liminali dell’osceno e del tabù, pochi hanno esplorato il perturbante in tutte le sue declinazioni con la stessa sistematicità di Toshio Saeki.

Nato nel 1945 nella prefettura di Miyazaki, si trasferì a Osaka all’età di 4 anni e poi a 24 approdò a Tokyo, al momento del boom dell’industria del sesso. Dopo qualche mese di lavoro in un’agenzia pubblicitaria, Saeki decise di dedicarsi esclusivamente all’illustrazione per adulti. I suoi disegni vennero pubblicati su Heibon Punch e altre riviste, e man mano si guadagnarono l’interesse internazionale. Oggi, con quarant’anni di attività alle spalle, Toshio Saeki è fra gli artisti erotici giapponesi più stimati, con personali allestite anche fuori dal Giappone – a Parigi, Londra, Tel Aviv, New York, San Francisco e Toronto.

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Per Saeki l’arte, come la fantasia, non può e non deve conoscere limitazioni.
Considerata la natura sulfurea dei suoi disegni, egli ha avuto sorprendentemente pochi guai con la censura: a parte qualche “avvertimento” notificato della polizia alle riviste che avevano pubblicato le sue tavole, Saeki non ha mai subito particolari pressioni a causa della sua opera. E questo è comprensibile una volta preso in considerazione il contesto culturale in cui egli opera, perché il suo lavoro, per quanto moderno, ha radici profonde nella tradizione.
Come asserisce il critico Erick Gilbert, “se si guarda all’arte di Saeki al di fuori della sua sfera culturale, si può rimanere sconvolti dalla sua violenza. Ma appena entrati in quella sfera culturale, si sa che quella violenza è ben compresa, che sono solo ‘linee sulla carta’, per citare il fumettista Robert Crumb. Questo immaginario estremo degli artisti giapponesi, e il loro caratteristico bisogno di spingersi il più lontano possibile, può essere rintracciato fino a qualche secolo addietro negli ukiyo-e sanguinosi del diciannovesimo secolo“.

Per comprendere appieno Toshio Saeki è infatti indispensabile risalire ai muzan-e, un sottogenere sanguinoso di stampe (ukiyo) che cominciò ad apparire verso la metà dell’Ottocento anche ad opera di grandi maestri come Tsukioka Yoshitoshi. Proprio quest’ultimo firmò i Ventotto omicidi famosi con poesia, in cui vengono rappresentate ogni sorta di atrocità e morti violente tratte dalla cronaca o dal teatro Kabuki. Ecco alcuni esempi del filone “estremo” di Yoshitoshi.

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Ai muzan-e, spesso di rara crudeltà, si dedicarono anche Utagawa Yoshiiku, Kawanabe Kyōsai, e più marginalmente Hokusai; questa corrente avrebbe poi influenzato tutta la generazione più recente di artisti e mangaka interessati a sviluppare le tematiche dell’ero guro – erotismo condito di elementi surreali, bizzarri, grotteschi e difformi. Fra gli attuali nomi di spicco certamente vanno citati Shintaro Kago e il grandissimo (e iperviolento) Suehiro Maruo.
Il nostro Toshio Saeki è dunque in buona compagnia, e mescola la solida tradizione dei muzan-e con le classiche figure di demoni nipponici, esplicitando la tensione erotica che già era presente nelle antiche tavole, rendendola al contempo evidente e ossessiva.

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La sua opera è un vortice visionario in cui sesso e tortura sono inscindibili, in cui la pulsione erotica non può prescindere dal delirio e dalla psicopatologia. L’intensità maniacale delle sue raffigurazioni si sposa però a un’eleganza formale del tratto che raffredda e cristallizza l’incubo: le sue stampe non sono partorite di getto, perché una simile precisa raffinatezza tradisce uno studio approfondito sull’immagine. “Spesso rimandano agli incubi che avevo da bambino, o a fantasie estreme della mia adolescenza. Queste immagini mi sono rimaste impresse, e vengono esagerate all’estremo fino a diventare quelle opere che sembrano avere un fortissimo impatto su chi le vede“, ha dichiarato l’artista. Si tratta quindi di visioni attentamente considerate da Saeki, prima di essere trasposte su carta. Per questo motivo il suo lavoro si configura come una sorta di cartografia degli estremi limiti della fantasia erotica, quelle frange in cui il desiderio si trasforma definitivamente in cupio dissolvi e cupio dissolvere.

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Ma, per quanto scioccanti, quelli ritratti da Saeki sono sempre e soltanto sogni. “Lasciate che altri disegnino fiori apparentemente belli che sbocciano all’interno di uno scenario dolce e piacevole. Io invece cerco di catturare i vividi fiori che a volte si nascondono e a volte crescono all’interno di un sogno immorale, orripilante e senza alcuna vergogna. […] Non dimentichiamo che le immagini che disegno sono finzionali“.

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E ancora: “Per me è importante risvegliare la sensibilità. Non mi interessa se l’osservatore è un bigotto o meno. Voglio dare la sensazione che nella vita dell’osservatore – una vita per lo più sicura e ordinaria – ci sia “qualcosa che non va”. E magari chi osserva può scoprire un lato di sé che non conosceva“.

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Le citazioni presenti in questo post sono tratte da qui, qui e qui.
Per una trattazione approfondita dei muzan-e, ecco un articolo sul meraviglioso sito Kainowska.

11 commenti a Toshio Saeki

  1. Livio ha detto:

    Da disegnatore, non posso che dire: DIVINO!

  2. Zero ha detto:

    Stavo giusto pensando “mi ricorda Suehiro Maruo” ed ecco che me lo citate voi. Ha!
    Mi piacciono un sacco gli autori ero-guro (anche se forse è meglio non farlo sapere in giro).

  3. Max ha detto:

    Buongiorno, ho scoperto il suo sito da poco, e devo dire, che ne apprezzo veramente i contenuti. Interessante questo articolo, poiché anch’io ho interesse a conoscere l’arte contemporanea giapponese, ma non conoscevo questo illustratore.

  4. gery ha detto:

    Amo questo sito, ci trovo sempre argomenti interessanti di cui non sapevo. Non conoscevo questo illustratore e le sue tematiche, però conoscevo un filone cinematografico nipponico che tratta di questi argomenti. Spiegato quindi come siano nati film del calibro d Tetsuo, o corti come guinea pig, fiori di carne…

  5. andrea c ha detto:

    Sarebbe anche interessante approfondire, comprendere i significati che una certa iconografia e simbologia riveste nella cultura giapponese. Certo, qualcosa si può intuire, il legame eros-thanatos è ben radicato anche nella cultura europea(non a caso l’orgasmo viene anche chiamato piccola morte).Sesso e cannibalismo sono presenti anche nelle tradizioni occidentali(vedi vampiri), anche se forse in misura minore rispetto alla cultura giapponese(ricordo il caso di Issei Sagawa, famoso cannibale giapponese, che in patria non è mai stato condannato o emarginato socialmente, ma anzi è diventato una sorta di star, e non ha avuto problemi a trovare donne disposte a relazionarsi con lui…segno che forse in Giappone c’è un atteggiamento molto diverso per questo genere di cose).
    Ma a parte i riferimenti atavici, che affondano le loro radici nella natura più profonda e istintiva dell’uomo, e sono comuni a quasi tutte le culture umane, sicuramente ci sono molti dettagli che sfuggono a chi non conosce la cultura giapponese. Mi piacerebbe poterli approfondire!

  6. Manu ha detto:

    Non mi piacciono, la violenza mi dà repulsione a prescindere…

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