I misteri della cappella Sansevero – I

Se non siete mai caduti vittime della sindrome di Stendhal, significa che non avete visitato la cappella Sansevero a Napoli.
Difficile descrivere l’esperienza. Entrando in questo spazio ristretto e stracolmo di opere d’arte si ha la sensazione di essere quasi assaliti dalla bellezza, una bellezza cui non si può sfuggire, che riempie ogni dettaglio del campo visivo. La differenza cruciale, rispetto a un qualsiasi altro affastellamento barocco di arte, è che alcune delle opere visibili all’interno della cappella non si limitano a regalare un piacere estetico, ma fanno leva su un secondo e più intenso livello di emozione: la meraviglia.
Si tratta, cioè, di sculture che a prima vista sembrano “impossibili”, troppo elaborate e realistiche per essere figlie d’un semplice scalpello, in cui la grazia delle forme si sposa con un’abilità tecnica difficile anche solo da concepire.

Il Disinganno, ad esempio, è un complesso statuario sbalorditivo: si potrebbe rimanere per ore ad ammirare la fitta rete che la figura maschile tiene fra le mani, e domandarsi come il Queirolo sia riuscito a ricavarla integralmente da un unico blocco di marmo.

La Pudicizia di Corradini, con il suo drappeggio che vela il personaggio femminile quasi fosse trasparente, è un altro “mistero” della tecnica scultorea, in cui la pietra sembra essere privata del suo peso, resa fluttuante ed eterea. Immaginate come l’artista partì da un blocco di marmo squadrato, come con l’occhio della mente riconobbe al suo interno questa figura, come rimosse pazientemente tutto ciò che non le apparteneva, liberandola a poco a poco dalla pietra, levigando, correggendo, scolpendo ogni piega del velo.

Ma l’opera d’arte che maggiormente attira l’attenzione è la più famosa fra le tante ospitate nella cappella, ovvero il Cristo velato.
La scultura ha affascinato i visitatori per due secoli e mezzo, impressionando artisti e scrittori (da Sade a Canova), ed è considerata fra i massimi capolavori scultorei al mondo. Realizzata nel 1753 da Giuseppe Sanmartino su commissione di Raimondo di Sangro, essa raffigura Cristo deposto dopo la crocifissione, ricoperto da un velo che ne lascia trasparire le forme. Il velo è reso con una raffinatezza tale da ingannare l’occhio, e l’effetto dal vivo è davvero stupefacente: si ha quasi l’impressione che la “vera” scultura stia sotto, e che basti allungare una mano per sollevare il sudario.

È proprio a causa della straordinaria maestria di Sanmartino nello scolpire il velo che attorno al Cristo è nata una delle leggende più dure a morire – tanto che di quando in quando ci cascano anche riviste specializzate o siti per altri versi ineccepibili.
Stiamo parlando della leggenda secondo cui il principe Raimondo di Sangro, committente dell’opera, avrebbe in realtà realizzato personalmente il velo, apponendolo sulla scultura del Sanmartino e pietrificandolo poi con una tecnica alchemica di propria invenzione; non si spiegherebbe altrimenti la prodigiosa liquidità del drappeggio, e la “trasparenza” del tessuto.

La leggenda ha conosciuto un revival importante nell’era di internet grazie alla diffusione di articoli di questo tenore:

La notizia sta nella recente scoperta che il velo non è di marmo, come si era finora creduto, bensì di stoffa finissima, marmorizzata con un procedimento alchemico dal Principe stesso a tal punto da costituire insieme alla scultura sottostante un’unica opera. Nell’Archivio Notarile è stato rintracciato il contratto tra Raimondo di Sangro ed il Sammartino per la realizzazione della statua. In esso si legge che lo scultore si impegna ad eseguire “di tutta bontà e perfezione una statua raffigurante Nostro Signore Morto al naturale da porre nella chiesa gentilizia del Principe”. Raimondo di Sangro si obbliga, oltre a procurare il marmo, “ad apprestare una Sindone di tela tessuta, la quale dovrà essere depositata sopra la scultura; acciò, dipodichè, esso Principe l’haverà lavorata secondo sua propria creazione; e cioè una deposizione di strato minutioso di marmo composito in grana finissima sovrapposto al velo … dinotante come fosse scolpito di tutto con la statua”. Il Sammartino si impegna inoltre a “non svelare al compimento di essa (statua) la maniera escogitata dal Principe per la Sindone ricovrente la Statua”. Allo stupefacente contratto si aggiunge un ulteriore documento nel quale è riportata la ricetta per fabbricare il marmo a velo. Se i due documenti stabiliscono senza equivoci i limiti dell’abilità del Sammartino mettono altresì in rilievo il talento alchemico del Sansevero che pone la sua perizia operativa al servizio della sua dottrina ermetica, dal momento che si impegna nella realizzazione di una delle immagini misteriche per eccellenza del simbolismo cristiano, quella della Sindone, il lenzuolo in cui fu avvolto il corpo di Gesù deposto dalla croce.

(Tratto da Restaurars)

Scavando un po’ più a fondo, si viene a sapere che la “clamorosa” scoperta non è affatto recente ma risale addirittura agli anni ’80. È opera della studiosa napoletana Clara Miccinelli, che si interessò a Raimondo di Sangro dopo essere stata contattata dal suo spirito durante una seduta medianica.
La Miccinelli pubblicò un paio di libri, nel 1982 e 1984, sull’enigmatica figura del principe, massone e alchimista, che il folclore vuole a metà strada fra lo scienziato pazzo e il genio assoluto.
Il documento rinvenuto dalla Miccinelli è in realtà un falso. Così si pronuncia il Museo della cappella Sansevero al riguardo:

Il documento […], trascritto e pubblicato da Clara Miccinelli, è concordemente ritenuto dagli studiosi non autentico. In particolare, un’analisi molto accurata del documento è stata condotta dalla prof.ssa Rosanna Cioffi, che nella nota 107 di pag. 147 del suo libro “La Cappella Sansevero. Arte barocca e ideologia massonica” (sec. ed., Salerno 1994) elenca e argomenta ben nove motivazioni – francamente incontrovertibili – per cui il documento non può ritenersi autentico (dalla carta non filigranata, alla grafia differente da qualsiasi altro atto rogato dal notaio Liborio Scala, al fatto che il foglio in questione si presenta sciolto rispetto al volume contenente tutti gli atti rogati nel 1752, al “signum” del notaio che solo in questo documento è diverso da quello presente in tutti gli altri atti, etc.). […]
Documenti sicuramente autentici, e liberamente consultabili, sono invece quelli conservati presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli, portati alla luce da Eduardo Nappi e pubblicati in diverse occasioni: dalla fede di credito del 16 dicembre del 1752, in cui Raimondo di Sangro definisce la realizzanda scultura come “statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo”, al pagamento di 30 ducati (a saldo di 500 ducati) del 13 febbraio 1754, in cui il principe di Sansevero descrive inequivocabilmente il Cristo come “ricoperto da una sindone di velo trasparente dello stesso marmo”. Senza contare, inoltre, che sempre il principe in una delle famose lettere a Giraldi sul “lume eterno”, pubblicata per la prima volta nel maggio 1753 sulle “Novelle Letterarie” di Firenze, parla del Cristo velato in questo modo: “la statua di marmo al naturale di nostro Signor Gesù Cristo morto, involta in un velo trasparente pur dello stesso marmo, ma fatto con tal perizia, che arriva ad ingannare gli occhi de’ più accurati osservatori”. […]
Tutte le testimonianze documentarie, dunque, vanno in un’unica direzione: il Cristo velato è un’opera interamente in marmo. A tagliare la testa al toro – come si dice – è venuta infine un’analisi scientifica non invasiva condotta dalla società “Ars Mensurae”, che ha decretato non essere presente nell’opera alcun materiale diverso dal marmo. Il resoconto dell’analisi è stato riportato nel 2008 in: S. Ridolfi, “Analisi di materiale lapideo tramite sistema portatile di Fluorescenza X: il caso del ‘Cristo Velato’ nella Cappella Sansevero di Napoli”. […] Riteniamo che il fatto che il Cristo del Sanmartino sia interamente in marmo aggiunga – e non sottragga – fascino all’opera.

La Miccinelli, in seguito, ha trovato in casa sua uno scrigno contenente una serie incredibile di manoscritti gesuiti che rivoluzionerebbero totalmente l’intera storia delle civiltà precolombiane così come la conosciamo. Il “caso” ha diviso la comunità etnografica, rischiando perfino di incrinare i rapporti accademici con il Perù (vedi questo articolo), visto che molti specialisti italiani ritengono i documenti autentici, mentre per la gran parte degli studiosi anglosassoni o sudamericani restano dei falsi abilmente costruiti. L’aspro dibattito non scoraggia la professoressa napoletana, che sembra non riesca a frugare in un cassetto senza scoprirvi un inedito: nel 1991 è il turno di un autografo di Dumas che le ha permesso di decrittare le simbologie alchemiche del conte di Montecristo.

Nella seconda parte dell’articolo, parliamo di un’altra leggenda relativa alla cappella Sansevero, quella delle due “macchine anatomiche” conservate nella cavea. Potete leggerla qui.

29 commenti a I misteri della cappella Sansevero – I

  1. Laura ha detto:

    Ci sono stata e in effetti è impressionante! Ma della leggenda non sapevo nulla, interessante. Laura

  2. Daniele ha detto:

    Non mi stupisce che qualcuno abbia pensato all’intervento di superscienze o magia: quel sudario scolpito sembra quasi un lenzuolo bagnato, per quanto è grande l’illusione di trasparenza!
    E in generale, non sono belle solo le figure umane scolpite, sono spettacolari anche i dettagli – come quella rete… un talento e una tecnica che fanno paura O.o

    • bizzarrobazar ha detto:

      La prima volta che l’ho vista dal vivo (la rete) sono rimasto per mezz’ora immobile, tanto che una guardia è venuta a sincerarsi che stessi bene. “Questa ti piace proprio, eh?” 🙂

  3. Silvia ha detto:

    Salve, non crediamo in genere alla telepatia, ma vivo da quattro anni a Napoli e proprio ieri sera ho pensato che sarebbe stato interessante un vostro articolo sul Cristo Velato…incredibilmente, oggi ho aperto la posta e l’ho trovato. Raimondo di Sangro fa questo e altro!!!! Complimenti, come sempre

  4. Manu ha detto:

    L’incredibile maestria mi ha lasciato davvero senza fiato! L’unica domanda che mi pongo riguardo al Cristo è come mai un artista capace di rendere un tessuto in maniera così sopraffina, non sia stato in grado di realizzare in maniera altrettanto realistica i cuscini che reggono la testa del Cristo,senza quasi neanche un infossamento. Che abbia ragione la Miccinelli..?? Ai posteri etc. etc..

  5. Gianluca ha detto:

    Complimenti per l’articolo che come al solito lascia senza parole. Mi meraviglio come mai non siano state portate via dall’Italia visto che noi italiani non siamo nemmeno in grado di comandare a casa nostra (opere italiane portate in Francia da napoleone come altre trovate in oriente e addirittura California). Comunque vedrò di farmici un giro sperando che si possano fare foto (al contrario degli uffizi).

  6. Roby L. ha detto:

    Complimenti per l’articolo. Una piacevole sorpresa. Vi seguirò con attenzione, grazie. E grazie per evidenziare quante scempiaggini girino intorno ai misteri della Cappella Sansevero.

  7. Daniela P. ha detto:

    Splendido articolo, come sempre! La cappella Sansevero e’ una delle opere d’arte che piu’ amo della mia citta’. Ci sono andata decine di volte e ogni volta e’ come se fosse la prima. E’ veramente un’esperienza unica e sono lieta che tu l’abbia messa in evidenza. Grazie 🙂

    • bizzarrobazar ha detto:

      Anch’io ci rientro sempre con la medesima meraviglia; la cappella, fra l’altro, è a due passi dal Purgatorio ad Arco, che è un altro luogo unico e straordinario in cui non manco mai di tornare.

  8. Miryam ha detto:

    Suggerisco un articolo su Dismaland 😀

  9. Livio ha detto:

    Trovo che “La pudicizia” trasmetta una intensa sensualità… Per quanto riguarda il velo del Cristo, direi che se uno è bravo è bravo, nessun segreto! Sempre Grandioso!

  10. Andrea Nicosia ha detto:

    Ci sono stato oggi ricordandomi proprio di questo articolo che me la fece “conoscere”…. Indescrivibile senza mezzi termini…. Da mascella in terra per dirla in termini nerdici

  11. Maria Troiano ha detto:

    Sono stata un giorno a Napoli molti anni fa e, naturalmente, non ho visto nulla… Verrò l’anno venturo, se Dio vuole, e andrò per primo a conoscere questa Cappella straordinaria, incredibile. Splendido l’articolo, grazie per farci conoscere queste meraviglie!

  12. Pier Tulip ha detto:

    Ma che c’entrano gli atti rogati. La Miccinelli fa riferimento ad una lettera autografa che contiene tanti di quei dati che nessuno sarebbe stato capace di inventare. Una decofica della lettera che si trova in Rum Molh di Pier Tulip porta a risultati strabilianti che solo il gran maestro massone poteva ermetizzare: la triade madre, padre, cristo velato corrisponde alla triade egizia Iside, Osiride, Horus. Il cristo velato può non essere memorizzato artificialmente, ma c’è un riferimento scritto di De Sangro che esplicitamente accenna al suo artificio.

  13. Giorgio Conti ha detto:

    La miccinelli non è stata mai contatta ta da alcuno spirito negli anni indicati, dai suoi libri non emerge questo. Il documento notarile circa la stipula del contratto fra lo scultore e il san severo. Nel volume dei notai dell’epoca molti contratti sono sciolti e, in quel tempo, lo stesso notaio era solito cambiare il signum o sigillo. C’è stata contro la studiosa un vero tsunami d’insulti, degni di una vera e propria lobby persecutoria. Vergogna.

  14. Adele ha detto:

    La studiosa napoletana ha rintracciato vari contratti, tra cui il testamento olografo di Raimondo, da cui si evince che Egli desiderava una diversa ubicazione delle statue e che le macchine anatomiche non si trovavano affatto nella cavea (dove sono adesso) ma in un appartamento del suo palazzo detto Fenice. Perché sono state messe lì, in quel lugubre sito, se non per avallare le leggenda del Principe assassino?? Comunque faccio presente che qualcuno ha sottratto tutto il fascicolo dall’Archivio Notarile di Na contenente l’intera documentazione del Principe. Cui prodest? Meditate gente, meditate.

  15. Francesca ha detto:

    Noto con mio somma sorpresa il perdurare anche in questo articolo sul San Severo un’acrimonia nei riguardi della Miccinelli, tirando in ballo documenti che nulla hanno da spartire col personaggio in esame. L’autore di questo pezzo, pare non risulti informato che l’autografo di Dumas fu dato alla Miccinelli dalla prof. Pina Savarese, nipote del poeta Francesco Gaeta,amico di uno studioso francese. Circa i documenti sugli Incas, essi sono stati periziati e sottoposti a Carbonio14, Yon Migration, analisi spettroscopiche, metodo Raman, eccet. e ritenuti autentici. Chi si ostina a volerli ritenere falsi perché in contrasto col già storificato è la prof. Rolena Adorno della Yale University, nella cui biblioteca è conservato uno dei falsi più clamorosi Il Manoscritto Voynich, sulla cui non autenticità si è espresso un sacerdote, padre Gritti, nel suo libro. “I custodi della pergamena proibita”. Con molto rammarico, vedo che nel 2016 ancora si blatera ai danni di una persona, a cui non si dà il diritto di replica, operando alle spalle.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Vedo che nel 2016 c’è ancora chi lascia commenti sotto nomi diversi (Giorgio Conti, Adele, Francesca), inviandoli dal medesimo indirizzo IP.

      • Pier Tulip ha detto:

        Però non dicono sciocchezze.
        Per contribuire ad una completa riabilitazione della Miccinelli consiglio di leggere il mio libro Rum Molh. In appendice l’interpretazione dei suggerimenti inseriti in modo criptato da Raimondo di Sangro nella lettera a Tschoudy nascosto in Puglia.
        NESSUNO, vedete bene l’enfasi, sarebbe stato capace di inventare le chiavi per capire le statue della cappella.

  16. DANIELA MINOLETTI ha detto:

    Ci sono stata per la prima volta sabato ,non ho parole per descrivere la bellezza e la magia di questo posto incantato.

  17. dan ha detto:

    una cosa che non mi spiego e’ come mai questi artisti non si sono ripetuti con altre opere di pari valore?

  18. Marta Sánchez Bello ha detto:

    Los felicito, tienen ustedes un sitio realmente maravilloso. Un verdadero placer para amantes del arte. Muchas gracias.

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