Gli adolescenti di Balthus

L’arte dovrebbe confortare chi è disturbato,
e disturbare chi è confortato.

(Cesar A. Cruz)

C’è tempo fino al 31 gennaio 2016 per visitare la retrospettiva su Balthus a Roma, suddivisa in due parti, la più “istituzionale” e comprensiva alle Scuderie del Quirinale, e una seconda parte a Villa Medici che si concentra sul processo creativo e dà accesso alle sale abitate e rinnovate dal pittore nei 16 anni in cui fu direttore dell’Accademia di Francia.

Per molti versi Balthus rimane ancora una figura enigmatica, così risolutamente antimodernista da tenerci a distanza: il suo sguardo sempre rivolto al passato rinascimentale (Piero della Francesca in primis) si sposa a una ricerca costante e meticolosa sui materiali, sulla pittura stessa prima di tutto il resto. Visti da vicino, i suoi quadri rivelano un immenso lavoro plastico sulla vernice, stesa in maniera irregolare e graffiante, ma che facendo qualche passo indietro si rivela funzionale alla creazione di quel peculiare pulviscolo che sempre danza nella luce delle sue composizioni, quella specie di glow che ammanta le figure e gli oggetti donando loro un’aura di realismo magico.

Nonostante la mostra abbia il pregio di ripercorrere tutta la gamma di influenze, sperimentazioni e diversi filoni esplorati dal pittore nella sua lunga (ma non troppo prolifica) carriera, è indubitabile che sono i dipinti realizzati fra gli anni ’30 e ’50 a rimanere nell’immaginario collettivo. Il fatto che Balthus non sia ampiamente conosciuto ed esposto è da imputare poi alla predilezione dell’artista per i soggetti adolescenti, spesso fanciulle discinte e in pose allusive. A Villa Medici sono esposte alcune delle famigerate polaroid che causarono il blocco di una mostra in Germania l’anno scorso, tacciata di esporre materiale pedopornografico.

Questa della presunta pedofilia di Balthus — latente o meno — è una questione che non poteva che sorgere ai giorni nostri, in cui il tabù relativo ai bambini è cresciuto fino ad assumere dimensioni senza precedenti; e ricorda da vicino i sospetti sul conto di Lewis Carroll, l’autore di Alice nel paese delle meraviglie, reo di aver scattato decine di foto di bambine (foto che Balthus, per inciso, adorava).

Eppure se alcuni suoi quadri creano tanto scalpore ancora oggi è perché portano alla luce qualcosa di sottilmente inquietante. Si tratta di erotismo, addirittura di pornografia, o di qualcos’altro?

Voler trovare la perfetta definizione che separa l’erotismo dalla pornografia è ormai un esercizio superato. Più interessante ricordare la distinzione operata da Angela Carter (straordinaria scrittrice impegnata anche sul fronte del femminismo) nel suo saggio La donna sadiana, ovvero la contrapposizione fra pornografia reazionaria e pornografia “morale” (rivoluzionaria).

La Carter afferma che la pornografia, pur essendo oscena, è in larga misura reazionaria: è pensata, cioè, per confortare e rafforzare gli stereotipi, riducendo la sessualità al livello dei rozzi graffiti sui muri dei bagni. Questo tipo di rappresentazione dell’atto sessuale finisce per essere sempre e soltanto l’incontro di peni e vagine, o dei loro analoghi sostituti. Ciò che non viene preso in esame è la complessità che sta dietro ad ogni espressione sessuale, inevitabilmente influenzata dall’economia, dalla società e dalla politica, anche se fatichiamo a rendercene conto. Essere poveri, per fare un esempio estremamente basilare, può limitare o impedire le raffinatezze erotiche: se vivete in climi freddi e non avete la possibilità di pagare il riscaldamento, vi è preclusa ad esempio la nudità; se avete molti figli, vi sarà negata l’intimità, e via dicendo. Il modo in cui facciamo l’amore è deciso dalle contingenze, dalla classe sociale, dalla cultura e da altri molteplici fattori.

Così, il pornografo “morale” è colui che non indietreggia di fronte alla complessità, non cerca di ridurla ma la sottolinea, anche a discapito della carica erotica della sua opera; così facendo, si distanzia dal topos pornografico che vorrebbe l’atto sessuale un mero incontro di mucose avulso da ogni realtà, icona superficiale e vuota; nel ridare alla sessualità il suo reale spessore, il pornografo crea vera letteratura, o vera arte. Questo atteggiamento è evidentemente sovversivo, perché mette in discussione i preconcetti e per certi versi gli archetipi che la nostra cultura — sempre secondo la Carter — ci ha inoculato a nostra insaputa (ad esempio il maschio dal sesso eretto fatto per invadere e conquistare, la donna che ancora ogni mese sanguina per l’atavica castrazione che rese i suoi genitali passivi e “ricettivi”, ecc.).

In questo senso la Carter vede in Sade non un semplice satiro ma un satirista, il precursore di questa pornografia che smaschera le logiche e gli stereotipi utilizzati dal potere per ammansire e ottundere le menti: nell’universo del Marchese, infatti, il sesso è sempre un atto di prevaricazione, ed è utilizzato narrativamente per rimandare a un orizzonte sociale altrettanto violento e immorale. La visione di Sade non è tenera né con i potenti, descritti come ripugnanti mostri dediti ai soprusi per loro propria natura, né con i deboli che decretano la loro stessa condizione perché incapaci di ribellarsi. Basta confrontare una simile pornografia con tutta quella precedente e successiva, in particolare il filone dell’educazione sessuale delle giovinette, per rendersi conto di quanto Sade l’abbia invece utilizzata a fini sovversivi e dissacranti.

Pierre Klossowski, fratello di Balthus, fu uno dei massimi esegeti dell’opera di Sade, ma non è tanto a questa connessione che si dovrebbe guardare quanto piuttosto all’amicizia del pittore con Antonin Artaud.

Infatti, al di là dei frutti tangibili della loro collaborazione (nel 1934 Artaud recensì la prima personale di Balthus, che a sua volta l’anno successivo disegnò scenografie e costumi per la messa in scena de I Cenci), sono proprio le teorie artaudiane che possono aiutarci a dare una lettura più profonda delle opere “scandalose” del pittore.

La crudeltà era per Artaud forza distruttrice e vivificatrice al tempo stesso, requisito essenziale del teatro come di qualsiasi tipo di arte: crudeltà innanzitutto nei confronti dello spettatore, a cui si deve usare violenza perché sia scosso dalle sue certezze, e crudeltà su se stessi, sull’uomo intero, al fine di spezzare ogni maschera e spalancare l’abisso vertiginoso che dietro ad esse si cela.

Il perturbante di Balthus non agisce in maniera così eclatante, ma si muove nella stessa direzione. Egli vede nei suoi adolescenti, ritratti in scarni interni borghesi dalle rigide prospettive geometriche, una forza sovversiva — crudele perché rimanda al crudo, alla sfera degli istinti, all’ancestrale animalità che l’uomo tenta di smentire e negare.

L’età prepuberale e puberale è il momento in cui, lasciata l’innocenza infantile, il conflitto fra natura e cultura entra nella vita quotidiana. Per la prima volta il bambino si scontra con le proibizioni che, nell’idea degli adulti, dovrebbero creare una cesura con il nostro passato selvaggio: gli istinti più indecorosi devono essere soppressi dalle regole della buona condotta. E, quasi ad irritare lo spettatore, i ragazzini di Balthus tutto fanno tranne che stare seduti composti: leggono in posizioni sconvenienti, si appoggiano in bilico sulle poltrone a cosce scartate, incorreggibilmente provocanti nonostante i volti inespressivi.

Ma questa provocazione è sessuale, o semplicemente ribelle? Balthus ha ripetuto allo sfinimento che la malizia sta solo negli occhi di chi guarda. Perché gli adolescenti sono ancora puri, anche se per poco, e con la loro naturalezza smascherano le inibizioni degli adulti.

Questa è la sottile ed elegante vena sovversiva dei suoi quadri, il vero motivo per cui ancora oggi fanno scalpore: la crudeltà di Balthus sta nel mostrarci un’età dell’oro, la nostra anima più pura, che viene uccisa ogni volta che un adolescente diviene adulto. La sua ammirazione, estetica e poetica, è tutta diretta a questa libertà intravista, a quell’attimo in cui brilla il diamante perduto della giovinezza.

E se ad ogni costo nei suoi quadri si vuole ricercare una traccia di erotismo, si tratta senza dubbio di erotismo “rivoluzionario”, come abbiamo visto, che insinua sotto pelle una complessità di emozioni di certo non rassicuranti. Perché con la loro disinvolta ambiguità le ragazzine di Balthus ci lasciano sempre con la spiacevole sensazione di essere noi, i pervertiti.

12 commenti a Gli adolescenti di Balthus

  1. Livio ha detto:

    Grande! Consiglierei di leggere questo articolo prima di andare a vedere la mostra dedicata a Balthus. Sempre ottimi articoli!!!

  2. gery ha detto:

    Ottima riflessione! Da consigliare a tutti!
    E riguardo alla perversione negli occhi di chi guarda, mi ricordo di un critico cinematografico, che scrisse un articolo pesante nei confronti dell’attrice bambina Shirley Temple. I suoi commenti avevano qualcosa di agghiacciante anche per l’epoca, accusando la bambina di sedurre deliberatamente con la sua recitazione, gli spettatori uomini. Per fortuna fu denunciato dalla madre dell’attrice per calunnia e perversione. Il tizio si chiamava Greene.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Nel film Bright Eyes (1934) la Temple canta l’iconica canzone On The Goodship Lollipop indossando una gonnellina corta e saltando dalle braccia di un maschio adulto all’altro. Scena innocente per l’epoca, e oggi insopportabile per almeno una metà del pubblico, almeno a giudicare dai commenti scandalizzati dei Youtubers.

  3. Matteo ha detto:

    Fantastico articolo, come sempre!!!
    Guardando le opere di Balthus mi sono accorto della più o meno costante presenza di gatti. Sono ben conscio della passione dell’artista per quegli animali, ma non posso fare a meno di chiedermi se non ci sia qualcosa di simbolico nell’accostarli ad un certo tipo di raffigurazioni. Il gatto è sì spesso simbolo di libertà, ma anche di un’astuzia tutt’altro che innocente: affiancarlo all’immagine di una ragazzina innocentemente discinta non può forse voler instillare il dubbio che tale ingenuità sia più apparente che reale? Sto volando troppo con la fantasia?

    • bizzarrobazar ha detto:

      Credo che il gatto, animale indipendente, spregiudicato, difficile da ammaestrare, abbia più di un punto in comune con l’adolescenza così come la intendeva Balthus.

  4. Manu ha detto:

    Grazie per l’interessantissimo articolo! Ho notato la numerosa presenza di specchi in cui si riflettono sia i soggetti, sia l’autore.Sembrano dire:” Io sono profondamente consapevole di ciò che sono e dell’immagine che mostro.” Come a dire che l’interpretazione di chi guarda è libera di pensare ciò che vuole’,e a sua volta rifletterà l’immagine del proprio interiore,estetico o morboso . Alla fine i soggetti sono loro stessi “immagini -specchio” degli spettatori.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Analisi perfetta. E lo specchio non è simbolo di vanità, quanto piuttosto di quel sano egoismo giovanile – l’adolescente è il centro autosufficiente del proprio mondo. Un’altra “superiorità” gettata in faccia, come una sfida, allo spettatore.

  5. concepter ha detto:

    Mentre nella nostra società occidentale il sesso è stato sdoganato e liberalizzato in mille forme e su più canali di comunicazione, parallelamente il mondo dell’adolescenza diventa sempre più un tabù a causa delle implicazioni dell’aspetto sessuale.
    La ‘necessità’ morale di proteggere l’immaginario dell’adolescenza dalle libertà sessuali degli adulti genera un cortocircuito morale.
    Ad un aumento mediatico di scene sessuali esplicite e adulte corrisponde una soppressione di vicinanza alla innocente libertà giocosa e di scoperta vissuta dal mondo adolescenziale.
    Gli adulti vorrebbero non ‘contaminare’ l’adolescenza con quelle che appaiono loro come ‘possibili perversioni’ legalizzate ma solo destinate a loro, cercando di proteggere l’adolescenza da quello che non può più essere nemmeno una semplice ricerca della scoperta.
    La nostra società ha esplicitato sempre di più nel sesso una barriera che divide le generazioni: è quello che possiamo chiamare morale sessuale.
    In un mondo più felice le esasperazioni sessuali, ma non solo quelle, non esisterebbero amplificate come le conosciamo oggi.
    Forse Balthus, ricoprendo alla perfezione il ruolo di artista, ha cercato di fare emergere questa contraddizione sociale, cercando di liberalizzare nei gesti delle sue fanciulle qualcosa che viene loro negato ma che pur esiste.
    Se il sesso è una barriera e rappresenta il momento del passaggio dalla adolescenza alla maturità, allora, forse, bisogna rivedere le soglie che la nostra società si è imposta al riguardo.
    La soglia dei 18 anni è forse troppo alta oggi, in una società dove la conoscenza e maturità sessuale sono accelerate e facilitate.
    La natura ha comunque le sue regole con l’arrivo delle prime mestruazioni, il cosiddetto menarca, a indicare che è quello il ‘momento del passaggio’ pre-programmato per la specie umana.
    Per un osservatore attento come Balthus, la distanza temporale tra l’arrivo del menarca (tra 11 e 14 anni) e l’età della maturità (18, 20 o 21 anni) stabilita per legge, rappresenta lo spessore del muro morale da abbattere.
    E’ un terreno minato su cui muoversi in cui è difficile prendere una posizione diversa da quella conservatrice, perché si corre il rischio di essere puniti severamente.
    Un artista se ne infischia delle punizioni a cui può andare incontro, perché ne è parzialmente immune per il ruolo che ricopre, così da poter svelare le ipocrisie della società: ed è ciò di cui la società ha bisogno.

    • bizzarrobazar ha detto:

      È vero che Balthus, in qualità di grande artista, è in grado di farci vedere certe realtà che preferiamo ignorare. Attenzione, però. Invocare la biologia come misura assoluta può essere fuorviante, perché il fattore psicologico e socio-culturale esiste, ed è fondamentale. Una ragazzina che ha già avuto il primo ciclo potrà anche essere pronta fisicamente alla riproduzione, ma proprio dalla mera riproduzione abbiamo slegato la sessualità da lungo tempo. Ogni attività sessuale è simbolica e psicologicamente intensa; per questo il legislatore si “tiene largo”, per così dire, al fine di tutelare il minore da eventuali traumi. Non mi sembra un “muro morale da abbattere” ma una precauzione piuttosto sensata a livello di diritto.

      • concepter ha detto:

        Sono perfettamente d’accordo e difatti mi sono subito accorto di aver omesso questa importante argomentazione nei miei ragionamenti, ma oramai avevo postato.
        Forse più che di “spessore morale da abbattere” si potrebbe parlare di “spessore morale da ridurre” o “da rivedere”, preservando l’aspetto di salvaguardia e difesa necessari, ma adeguando le precauzioni necessarie ai tempi che cambiano più velocemente di quanto il legislatore voglia o possa ammettere.
        Ribadisco il fatto che comunque ci si muove in un ambito a dir poco pericoloso, dove basta poco per discostarsi nelle opinioni dalla posizione conservatrice, correndo il rischio di essere etichettati in modi sconvenevoli.
        Resta comunque fuori di dubbio che sia gli atteggiamenti che la maturità psicologica dei giovanissimi e ancor più delle giovanissime di oggi non può lasciare indifferenti.
        Balthus mostra nelle sue opere, in un modo così disarmante e semplice, l’aspetto degli atteggiamenti espressamente provocatori delle sue adolescenti, esattamente ciò che possiamo vedere ogni giorno in una qualsiasi metropoli, non dobbiamo dimenticarlo.
        Come controllare questi aspetti potenzialmente destabilizzatori dell’ordine morale che la nostra società si vorrebbe imporre?
        E’ da parte degli adolescenti che viene la richiesta di rivedere le soglie che il legislatore ha imposto a loro salvaguardia, ma certamente non andrebbe loro concesso tutto ciò che chiedono.
        Ma a questo punto sarebbe necessario controllare quegli atteggiamenti provocatori adolescenziali e sanzionarli in modo più rigido, altrimenti il legislatore dovrebbe ammettere di aver perso il controllo della situazione.
        Ammetto che non sia facile capire cosa fare, ma certamente le cose stanno uscendo dal controllo e il troppo permissivismo ci ha già portato a veder girare letteralmente nude ragazze con leggings attillati superaderenti.
        Certe adolescenti farebbero sembrare le opere di Balthus come delle innocenti prove di artista che si sta avvicinando al tema da svolgere.
        Considero una adolescente che indossa certi leggings perfettamente consapevole della sua scelta e della sua intenzione di catturare l’attenzione, con finalità che potrebbero, però, rientrare oppure no nel suo diretto controllo.
        Se questi modernissimi leggings sono legalmente ammessi direi che bisognerebbe stabilire una fascia di età così come si è fatto per l’alcol, le sigarette e la guida, sempre per salvaguardare la parte debole naturalmente.
        Ma la parte debole è difficile da individuare, evidentemente, anche se tutti ne sono consapevoli, sembra che il muro morale si sia trasformato ormai in una nebbia morale che offusca le menti.
        Non voglio fare né essere moralista, anzi, come già detto, vorrei proprio ridurre lo spessore della moralità che la nostra società di è data, in modo che la stessa moralità sia davvero sana e genuina, cosa che oggi non è.

  6. concepter ha detto:

    Dimenticavo di osservare che tutti gli adolescenti di Balthus sono ritratti in ambito domestico e privato, in stanze protette da sguardi indiscreti, in situazioni di intimità.
    Solo in una mostra, ai tempi della loro esecuzione, le opere di Balthus avrebbero potuto essere condivise per destare scalpore, quindi sempre al chiuso e in luoghi protetti come le gallerie o i musei.
    Oggi i media hanno cambiato tutto lo scenario: ciò che poteva essere fruito in un solo luogo può ora essere fruito contemporaneamente in molteplici luoghi.
    Le stesse scene e gli stessi atteggiamenti riguardanti gli adolescenti sono riscontrabili sui social network e nelle metropolitane, tutti luoghi espressamente pubblici.
    La realtà delle cose ha superato l’intento dell’artista di ritrarre situazioni intime e con una certa velata tenerezza: gli adolescenti di Balthus sono di certo più innocenti degli adolescenti contemporanei, almeno agli occhi dell’artista.
    Ma gli adolescenti sono sempre stati e sempre saranno portati alla trasgressione delle regole che gli adulti vogliono loro imporre, in una corsa continua alla emulazione dei comportamenti.
    Da qui la mia osservazione, che artisti come Balthus, possono essere di stimolo per una revisione profonda delle regole della morale contemporanea.

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