Il Museo del Fallimento

Ho orrore delle vittorie.
(André Pieyre de Mandiargues)

I musei sono luoghi di incanto e ispirazione (fin dal loro nome, che rimanda alle Muse). Se per la grande maggioranza celebrano il progresso e le somme conquiste dell’homo sapiens, sarebbe auspicabile riconoscere che incanto e ispirazione possono nascere anche contemplando i sogni infranti, le disavventure, gli incidenti di percorso.

È un mio antico progetto utopistico, a lungo accarezzato: inaugurare un museo interamente dedicato al fallimento umano.

Non avendo i mezzi per aprire un museo fisico, mi contento di proporvi un tour virtuale.
Ecco la mappa di questo mio museo immaginario.

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Come si può vedere, il percorso si snoda attraverso sei sale.
La prima è intitolata Il genio dimenticato, e qui sono esposte le vite di quegli inventori, artisti o ciarlatani del cui passaggio su questa terra la Storia ufficiale sembra non aver ritenuto traccia. Eppure fra i protagonisti di questa prima stanza vi sono individui che hanno goduto di immensa fama in vita, per poi cadere, come si dice, dalle stelle alle stalle.
A causa di un ego ipertrofico, o di avventatezza finanziaria, o per una serie di congiunture sfavorevoli, questi eroi sono stati a un passo dalla vittoria, o addirittura l’hanno apparentemente raggiunta. Martin F. Tupper era il più venduto fra i poeti anglosassoni ottocenteschi, e John Banvard fu per lungo tempo il più celebrato e strapagato pittore della sua epoca. Eppure, oggi, chi li ricorda?
Questa introduzione al fallimento è dunque una sorta di sic transit, e spinge il visitatore a porsi alcune domande essenziali sulla natura effimera del successo, e sulla volatilità della memoria storica.

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John Banvard (1815-1891)

La seconda sala è interamente dedicata alle scienze anomale e alle teorie errate.
Qui trova posto una selezione delle più strambe idee pseudoscientifiche, discipline abbandonate o marginalizzate, complessi sistemi di pensiero ormai completamente inutili.
Ampio spazio viene dato alle dottrine mediche degli albori, dallo pneuma di Galeno alle deliranti terapie chirurgiche di Henry Cotton fino agli esperimenti di Voronoff. Ma vengono anche esposte teorie totalmente infondate (come quelle che vorrebbero la Terra cava o piatta) vicino ad altre che, un tempo influenti, hanno ormai un valore esclusivamente storico, utile magari a comprendere un’epoca (ad esempio la fisiognomica amata da Cesare Lombroso o la musurgia di Athanasius Kircher).

Questa sala ha il compito di ricordare al visitatore che il progresso e il metodo scientifico non sono mai lineari, ma si sviluppano per tentativi, deviazioni, vicoli ciechi, strade sbagliate. E in nessun campo come in quello della conoscenza, l’errore è altrettanto fondamentale del successo.

La terza sala è consacrata alle Sfide perdute. Qui si celebrano tutti quegli uomini che hanno tentato, e fallito.
Il materiale presente in questa sezione dimostra come la sconfitta possa essere triste ma allo stesso tempo grottesca: fra ricostruzioni multimediali e pannelli informativi trovano spazio (per fare qualche esempio) le vicende di William McGonagall, il peggiore poeta del mondo, che si incaponì a voler comporre versi nonostante le sue abilità letterarie fossero a dir poco disastrose; il maldestro e orrendamente spettacolare tentativo di far esplodere una balena a Florence, Oregon, oppure quello di liberare un milione e mezzo di palloncini di elio in piena metropoli; e il “sarto volante”, emblematico caso di fiducia smisurata nelle proprie capacità.

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Si entra poi nello spazio dedicato agli Imprevisti, spesso tragicomici e letali.
Una prima categoria di fallimenti contenuti qui sono quelli resi popolari dai celebri Darwin Awards, premi simbolici assegnati a chi provoca da sé la sua stessa dipartita in maniera stupida. Queste storie ci mettono in guardia dai dettagli che sembrano insignificanti, dai momenti di poca lucidità, dall’incapacità di tenere conto delle variabili.
Ma non è tutto. Il concept della seconda sezione della sala è che, per quanto ci sforziamo di programmare il futuro in ogni minimo particolare, la realtà fa spesso irruzione a scombinare i nostri piani. Ecco quindi gli imprevisti davvero inaspettati, il fato avverso, le catastrofi e i fiaschi da cui è impossibile mettersi al riparo.

Questa duplice presentazione mostra come l’errore umano da una parte, e dall’altra l’elemento sorpresa “gentilmente” fornito dal mondo, rendano il fallimento una realtà inevitabile. In che modo risolvere il problema?

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Le ultime due sale tentano di dare una proposta di soluzione.
Se l’insuccesso non si può evitare, e prima o poi arriva a toccare tutti noi, forse la strategia migliore è accettarlo, sciogliendolo dallo stigma che lo accompagna.

Un metodo per esorcizzare la vergogna è condividerla, come suggerito dalla penultima stanza. Sui monitor scorrono le immagini dei cosiddetti fail video, compilation di riprese amatoriali in cui gente comune, per sfortuna o per inettitudine, si ritrova protagonista di imbarazzanti catastrofi. Il fatto che questi filmati abbiano un enorme successo su internet conferma l’idea che non prendersi troppo sul serio, e avere il coraggio di condividere apertamente lo smacco della sconfitta, sia un atto liberatorio e terapeutico.
Sull’ultimo muro il pubblico è invitato ad appendere all’interno di una bacheca la storia del proprio fallimento più bruciante, scritta su un foglietto di carta.

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La sala finale rappresenta il diritto, la gioia e l’orgoglio di fallire.
Qui, su una grande parete spoglia, fallimento e fortuna sono rappresentati come yin e yang, ognuno contenente al suo interno il seme dell’altro, opposti illusori che nascondono un’unica realtà – il costante mutamento, che non conosce categorie umane come successo o insuccesso, vi è indifferente, e non arresta il suo vortice.
Riappropriarsi del fallimento significa sabotarne il potere paralizzante, e imparare nuovamente a muoversi e seguire il ritmo.

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Sulla porta d’uscita un’ironica citazione di Kurt Vonnegut ricorda: “Gli uomini sono animali fatti per danzare. Quant’è bello alzarsi, uscire di casa e fare qualcosa. Siamo qui sulla Terra per andare in giro a cazzeggiare. Non date retta a chi dice altrimenti”.

28 commenti a Il Museo del Fallimento

  1. ilsepentedelleden ha detto:

    Sappi che voglio una prevendita dei biglietti appena sarà possibile realizzare il museo! 😀

  2. Francesca ha detto:

    Ciao e Buon Anno!!!
    Davvero ottima come idea per un museo!!!Io di sicuro lo andrei a visitare!!…..e più volte!!!

    E complimenti per il blog,sempre pieno di storie affascinanti!!!

  3. stefano ha detto:

    Idea affascinante. Mi permetto due suggerimenti, cui forse avrai già pensato. Il primo e più ovvio, lasciarci collaborare a questa costruzione. Il secondo, più sottile, provare a costruire una planimetria virtuale che non sia la mera trasposizione di un museo fisico, ma la costruzione di uno spazio che non deve rispettare le tre dimensioni… Se penso ai musei immaginari, da Hannibal Lecter a Daverio, vedo la costruzione di uno spazio che potrebbe essere realizzato, al contrario un museo virtuale non deve essere soggetto alle leggi della fisica, della geometria e della topologia…

    • bizzarrobazar ha detto:

      Al primo punto rispondo: ça va sans dire.

      Quanto al secondo suggerimento, certamente un museo virtuale può essere multidimensionale; visto il tema di cui questo particolare museo si fa scrigno, però, avevo riflettuto più che altro sulla possibilità di inserire errori e piste false al suo interno. Frustrare i visitatori con piccoli inganni, indurli a sbagliare.
      E poi avevo pensato a un fallimento più macroscopico, un fallimento del museo stesso… ma in cosa potrebbe consistere, concretamente?

  4. -Paolo ha detto:

    Spero di diventare ricco e farti da finanziatore.

    Il concetto è immenso. Credo che se chiedessimo in giro “Qual è il tuo fallimento più bruciante?” riceveremmo risposte parecchio differenziate…

    Grazie, sei sempre vivificante!

    • bizzarrobazar ha detto:

      Se vinci alla lotteria, e utilizzi i soldi di quel successo per finanziare un museo sul fallimento… diventi il mio mito! 😀

  5. Bella idea. Ti auguro di poterla realizzare presto!

  6. Valter ha detto:

    Altra citazione pertinente:

    “Tentare e’ il primo passo verso il fallimento” (H. Simpson)

    Complimenti per il blog!

  7. stefano ha detto:

    Non so se la mia risposta cadrà nel punto giusto. Se pensi ad un augurabile e implicito fallimento per il museo del fallimento, il miglior fallimento sarebbe avere un grande successo…. In ogni caso ritengo che deviare il visitatore, illuderlo, ingannarlo faccia parte del gioco e rientri nelle infinite possibilità di un luogo virtuale. Tutto contribuisce a dare al visitatore un ruolo attivo, contrariamente ai musei tradizionali dove sostanzialmente il visitatore “subisce”….

    • bizzarrobazar ha detto:

      Non pensavo a un fallimento del museo in sé, quanto piuttosto a qualche svista che lo rendesse appunto più “umano”, fallibile, che lo facesse scendere dalla cattedra… un gran cartello che annuncia “MSUEO DEL FALLIMENTO”, o cose simili, per capirci. 🙂

  8. Chiara ha detto:

    L’idea è veramente bella. E’ originale e secondo me nel suo piccolo oltre all’avere una funzione “catartica” sotto alcuni punti di vista potrebbe anche essere socialmente edificante. Mi spiego: mi sembra che negli ultimi anni tutti ci stiamo prendendo un po’ troppo sul serio, e veniamo cresciuti con un senso di perenne ansia da prestazione rivolto a qualunque cosa facciamo (non essere abbastanza produttivi sul lavoro, non essere sufficientemente intelligenti/belli/bravi etc) che a lungo termine può causare disturbi di tanti tipi (insonnia o attacchi di panico ad esempio), e spesso ci dimentichiamo che “sbagliando si impara”. Pedagogicamente parlando credo moltissimo nella funzione che ha l’errore nell’apprendimento, e questo va esteso a tutto, su larga scala: è un museo a cui vorrei che un mio ipotetico figlio andasse con la scuola e che io in primis visiterei volentieri! Ti auguro di realizzare questo progetto|

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie Chiara. Hai ragione, prendersi troppo sul serio è una patologia. E, al di là dell’importanza pedagogica dell’errore, c’è anche una certa poesia nella sconfitta che dovremmo imparare a riconoscere.

  9. Livio ha detto:

    Bellissimo! Come non condividere il pensiero di Vonnegut?

  10. bizzarrobazar ha detto:

    🙂

  11. Ambrosia ha detto:

    Ciao! Adoro il tuo sito e vorrei proporti qualche idea per un articolo…riguardano cose bizzarre che mi piacerebbero fossero approfondite alla tua maniera (sempre che, spulciando il sito alla bell’ e meglio, non mi sia accorta che erano già state trattate)
    Dove potrei scriverle?
    Complimenti per l’ottimo lavoro!

  12. Daniela ha detto:

    Sarebbe spettacolare!! Sul serio, è un’idea fantastica

  13. Zeroebbasta ha detto:

    Forse William McGonagall era semplicemente un Vogon.

  14. Daniele ha detto:

    Ho un’idea per un fallimento epico: finte uscite di sicurezza, col muro dietro. Ottima per fare scherzi ai visitatori, con qualche marchingegno di un “genio” inventato per l’occasione e intento a buttare fumo senza arrosto, o un automa impazzito che in realtà è un attore o attrice in costume.

    Potrebbe star bene nell’ultima sala: magari, una guida potrebbe indirizzare le comitive all’uscita di sicurezza, per scoprire che non c’è e dire “ah, già, l’ingegnere non sapeva bene dove metterla” e rivelare un passaggio segreto a fianco della falsa uscita.

    Potrebbe essere procurato allarme? 😛

  15. Daniele ha detto:

    😀 sarebbe stupendo!

  16. loscalzo1979 ha detto:

    Io un tentativo di cercare un crowfunding per aprirlo lo farei, magari potresti chiedere aiuto proprio ai creatori dei Darwin Award e ai numerosi canali Youtube dedicati ai Fail

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