La wunderkammer della Cecchignola

Sto guardando una gigantesca testa di elefante africano che sembra emergere direttamente dal pavimento, come la locomotiva esce dal caminetto di un interno borghese in quel magnifico quadro di Magritte, La Durée poignardée. La proboscide rimane immobile nell’aria, bloccata in un attimo sospeso, e ci si potrebbe quasi aspettare che da un momento all’altro affiorasse il resto del corpo del pachiderma, invadendo la stanza.

Questo – confessa il mio ospite, con una punta di genuino dispiacere – è l’unico esemplare fra quelli che vedi a non essere morto di cause naturali; in alcune parti dell’Africa il numero degli elefanti viene controllato, in quanto potrebbe diventare pericoloso. Quindi ogni tanto le guardie forestali sono costrette a sopprimerne uno”.
Vicino alla testa di elefante, sugli scaffali della grande sala, una testa di leopardo, alcune scimmie tra cui mi pare di riconoscere un colobo e un tamarino, più in là un’antilope e altri animali sistemati un po’ alla rinfusa; eppure non siamo nel laboratorio di un tassidermista, ma nell’ala di un castello.

È Annamaria Bertoni, un’eccezionale tassidermista romana, ad occuparsi della concia delle pelli, della preparazione e conservazione dei corpi animali. Io mi dedico esclusivamente al restauro”. In effetti, controllando da vicino, i segni del tempo si fanno vedere su alcuni di questi esemplari; anche la robusta pelle dell’elefante mostra qualche incrinatura. Giano Del Bufalo, il mio cicerone, è la persona che con cura e pazienza aggiusta e corregge queste usure.

Non c’è da stupirsi che in questo luogo si riparino vecchi animali imbalsamati, perché qui il restauro è un’arte di famiglia.
Mi trovo infatti nel Castello della Cecchignola, a una manciata di chilometri in linea d’aria dall’EUR, un vero piccolo gioiello che fu sede dei Templari, dei Cavalieri di Malta, unica villa papale dentro Roma: un luogo che ha visto passare decine di secoli di storia.
Ma se l’agro romano è effettivamente disseminato di torrioni, castra e altre fortificazioni testimoni di diverse epoche storiche, davvero pochi sono così ben conservati: è stato il padre di Giano, Dario Del Bufalo, rinomato architetto e specialista di marmi antichi, a battersi per salvarlo e a restaurarlo. “Quando siamo arrivati, dieci anni fa, era in uno stato pietoso – racconta Giano, indicando l’entrata – qui era tutto coperto di immondizia, l’arco era sparito nell’edera, la torre era pericolante”.
Un lavoro di restauro piuttosto complesso, ma svolto senza usufruire di soldi pubblici e mantenendo i delicati rapporti diplomatici con il Comune, la Sovrintendenza, le associazioni locali; ne valeva la pena, visto che ora Giano si ritrova a vivere in questo castello da favola. “Diciamo che ho avuto fortuna”.

Osservando il suo sguardo sempre curioso e vivo mi dico che, laddove altri si adagerebbero su una simile fortuna, questo ragazzo è evidentemente di tutt’altra pasta. Colto, sensibile, di una gentilezza d’altri tempi, è assetato di vita e si dedica a passioni variegate: il rally, la scrittura, la cucina, la musica (appresa attraverso lo studio di chitarra, pianoforte e batteria).
Attraversato il cortile, mi introduce al vero motivo della mia visita, quello per cui sono venuto fin qui a conoscerlo: la sua wunderkammer privata.

Il colpo d’occhio è impressionante, nonostante si tratti di un’unica stanza. Alle pareti spiccano straordinari animali di grande taglia, acquistati in una grossa svendita museale dopo un incendio. Molti di questi li ha restaurati lui stesso: “da collezionista e conservatore, amo l’aspetto del mantenimento per fini scientifici. A molti la tassidermia dà fastidio, perché la caccia adopera da sempre l’arrangiamento della pelle animale a scopo di trofeo, e dunque si crea confusione. Invece per me è affascinante, dona una seconda vita all’involucro che l’ha contenuta per anni, e ci avvicina in modo investigativo a quelle specie animali che probabilmente non riusciremmo mai a vedere di persona”.

 

Alcuni pezzi lasciano davvero a bocca aperta, come ad esempio una sorta di diorama in cui un teschio umano viene artigliato da un corvo che sta ingoiando un non meglio precisato ossicino. Si tratta, mi spiega Giano, del cranio di un poeta francese ottocentesco (“un poetucolo, in verità”) che, evidentemente influenzato dall’estetica dei maudit, lasciò nel testamento la richiesta di essere riesumato e arrangiato in quel modo.

Ma c’è anche un uovo di struzzo “tatuato” a rappresentare un teschio – nascita e morte riassunte nel medesimo oggetto –, una Jenny Haniver di eccezionali dimensioni, tigri, ghepardi, leonesse e un bellissimo cucciolo di elefante (“anche lui morto di morte naturale, poveretto”).

Gli chiedo come sia iniziata questa sua passione per le wunderkammer. “Con un viaggio in solitaria che feci negli Stati Uniti. Attraversai il deserto del Nevada fino in Arizona a bordo di un fuoristrada, partendo dalle coste californiane. Ebbi la grande fortuna di essere ospitato da una tribù di indiani Navajo, mi regalarono una pelle di volpe, un pipistrello messicano essiccato e alcune piume di civetta che ancora conservo. Fu un’esperienza illuminante, mi avvicinai alla natura in modo esoterico”. Poco dopo, il suo primo incontro con le wunderkammer rinascimentali, al Museo di Storia Naturale di Venezia. L’aver assaporato la natura selvaggia prima, e l’aver scoperto il modo in cui essa veniva preservata nelle camere delle meraviglie del ‘500, è un duplice fascino che non l’ha più lasciato.

Giano mi illustra la provenienza di ogni oggetto, abbandonandosi con vivace entusiasmo a divagazioni sulla storia antica, sull’arte, sulle curiosità naturalistiche di questa o quell’altra specie.
Arriviamo al piatto forte della collezione. Non posso impedirmi di sorridere segretamente quando Giano la presenta, con spontanea coloritura romanesca, come “un’autentica capoccetta di mummia”.

Si tratta, e a ragione, del suo pezzo preferito, recuperato personalmente anni fa durante una spedizione archeologica nel deserto orientale africano alla ricerca di una cava di marmo che produceva una pietra molto usata nella Roma antica. “Passammo per il Faiyum, a Sud-Ovest del Cairo, dove insieme a un gruppo di beduini trovammo per caso un sarcofago che conteneva una mummia di epoca romana. Una volta aperto, i ricercatori che accompagnavo conservarono i gioielli e l’involucro abbandonando lo scheletro, poco interessante per loro. Io presi il cranio che si trovava in perfetto stato di conservazione e, dopo aver avuto i permessi di esportazione, riuscii a portarlo a Roma”.

Per Giano il collezionismo è passione e lavoro. “Compro e vendo antichità ed oggetti naturali, ma tengo per me gli oggetti di cui mi innamoro perdutamente, che spesso appartengono a culture ormai estinte. Sono ossessionato dal mondo antico, e grazie ai miei viaggi sono riuscito a scoprire le opere del mio popolo in terra straniera, il mondo egizio, quello persiano. I resti archeologici di Roma e di altri imperi mi hanno spalancato delle porte verso un mondo che in giovane età leggevo solo sui libri. Oggi sto lavorando ad una galleria d’arte che aprirò a Roma, dove sarà possibile acquistare prodotti e rarità provenienti da grandi collezioni private”.

Certo, la collezione di Giano è di valore museale, ma in realtà oggi si sta diffondendo, anche a livelli più “popolari”, un rinnovato interesse per le wunderkammer, come sa bene chiunque legga queste pagine.
Da parte sua, Giano è entusiasta dell’incremento di attenzione verso questa affascinante cultura, che rispetto ad altre mode più o meno passeggere richiede secondo lui un approccio non comune: “credo che ci sia bisogno innanzitutto di sensibilità e di amore verso l’arte in generale per potersi avvicinare ed essere rapiti da queste pratiche rinascimentali, ma è la curiosità che muove tutto. L’essere curiosi di vedere da vicino, di toccare con mano, di capire la natura in cui viviamo e che lentamente sta appassendo, annientata dall’uomo stesso”.

Ecco il sito ufficiale del Castello della Cecchignola.

9 commenti a La wunderkammer della Cecchignola

  1. gery ha detto:

    Interessante.
    Buon anno, anche se un po in ritardo :D!

  2. Margherita ha detto:

    Fantastico! Ed è ESATTAMENTE dietro casa mia! Sai se è possibile visitare la wonderkammer?

  3. Margherita ha detto:

    grazie BB, sempre precisissimo 😉

  4. Giulia ha detto:

    Ed è pure un gran sgnacchero, perdinci!

  5. loscalzo1979 ha detto:

    Davvero un luogo particolare, non conoscevo

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