Mater incerta

Nel 2002 Lydia Kay Fairchild, una donna di 26 anni residente nello stato di Washington, era già madre di due bambini, con un terzo in arrivo, e senza lavoro fisso; aveva quindi deciso di fare richiesta di assistenza pubblica.
La prassi stabiliva che i figli fossero sottoposti al test del DNA per confermare che loro padre era effettivamente Jamie Townsend, l’ex-fidanzato della Fairchild. Doveva essere un controllo di routine, ma qualche giorno dopo la donna ricevette una strana chiamata in cui le si chiedeva di presentarsi nell’ufficio del procuratore per i Servizi Sociali.
E fu lì che il suo mondo rischiò di crollare.

Una volta entrata, gli ufficiali chiusero la porta dietro di lei e cominciarono a interrogarla severamente: “Chi sei davvero?“, continuavano a domandarle con insistenza, senza che lei capisse cosa stava succedendo.
Il motivo di questo accanimento era assolutamente imprevedibile: i test del DNA avevano dimostrato che Jamie Townsend era in effetti il padre dei bambini… ma che Lydia non era la madre.

Per quanto la donna ripetesse di averli portati in grembo e di averli partoriti, i risultati lo escludevano categoricamente: i profili genetici dei suoi figli erano infatti costituiti per metà dai cromosomi ricevuti dal padre, e per metà da cromosomi di una donna sconosciuta. Il rischio era che a Lydia Fairchild venisse revocato l’affidamento dei bambini.
Di fronte alla disperazione della donna, gli assistenti sociali ordinarono un secondo test, che però diede esattamente gli stessi risultati. Lydia non aveva nessun tipo di parentela genetica con i suoi figli.

Per i 16 mesi successivi, le cose continuarono a peggiorare. Gli ufficiali avviarono le procedure per togliere alla Fairchild la custodia dei figli, in quanto avrebbe potuto trattarsi di un caso di traffico di bambini, e lo Stato inviò perfino un funzionario del tribunale ad assistere al parto del terzo figlio, in modo da poter eseguire il controllo del DNA immediatamente dopo la nascita. Ancora una volta il neonato non mostrava geni in comune con Lydia, che cominciò dunque ad essere sospettata di surrogazione di maternità dietro compenso (che nello stato di Washington è considerato un reato).
Lydia Fairchild stava vivendo un vero e proprio incubo: “mi sedevo a cena con i miei bambini e di colpo cominciavo a piangere. Loro mi guardavano, come a dire ‘cosa succede, mamma?’, venivano ad abbracciarmi, e non glielo potevo spiegare, perché io stessa non capivo“.

Il suo avvocato Alan Tindell, pur essendo rimasto inizialmente perplesso dal caso, decise di indagare più a fondo e un giorno si imbatté in una storia simile avvenuta a Boston, e descritta in uno studio apparso sul New England Journal of Medicine: una donna di 52 anni, Karen Keegan, si era sottoposta a un esame istologico in vista di un trapianto e i risultati non avevano mostrato alcuna corrispondenza fra il suo DNA e quello dei suoi figli.
Molto spesso le soluzioni dei misteri più intricati si rivelano deludenti, ma in questo caso la spiegazione era altrettanto incredibile.
L’avvocato comprese che, proprio come la madre di cui parlava l’articolo scientifico, anche Lydia era una chimera.

Il chimerismo tetragametico avviene quando due ovuli vengono fecondati da due spermatozoi diversi e, invece di crescere autonomamente e risultare in due gemelli eterozigoti, si fondono assieme ad uno stadio precoce. L’individuo chimerico è dotato di due differenti corredi genetici, e può sviluppare interi organi che posseggono cromosomi diversi da tutti gli altri. Gran parte delle chimere nemmeno sanno di esserlo, dato che l’esistenza di due linee cellulari spesso non è evidente; ma portano dentro di sé ad esempio il fegato o qualche ghiandola che avrebbero dovuto appartenere al loro gemello mai nato.
Nel caso della Fairchild, gli organi “estranei” erano proprio delle ovaie. Al loro interno si nascondevano quei cromosomi sconosciuti che avevano formato il corredo genetico dei bambini di Lydia, come confermato da un’analisi delle cellule prelevate con un pap test.

Finalmente l’accusa mossa contro di lei venne ritirata. Nell’emettere il proscioglimento, il giudice si domandò apertamente quanto affidabili siano i test del DNA, ancora oggi ritenuti fondamentali in ambito criminologico — ma se il criminale in questione fosse una chimera?
Oggi Lydia Fairchild è tornata alla sua vita normale, lasciandosi questa terribile avventura alle spalle. E qualche anno fa ha felicemente dato alla luce la sua quarta figlia; o, se volete, la quarta figlia della sorella che non ha mai avuto.

L’articolo del New England Journal of Medicine citato nel post è consultabile qui. Per approfondire alcune forme di chimerismo meno conosciute, consiglio questo articolo (in inglese).

13 commenti a Mater incerta

  1. -Paolo ha detto:

    Che meraviglia. Quanto poco so. Grazie, Bizzarro!

  2. Cristiano ha detto:

    Interessantissimo! Grazie!

  3. Giacomo Boccardo ha detto:

    C’è sempre un episodio imperniato sul chimerismo nei polizieschi (vedi C.S.I.) medical drama (Dr.House).
    Specialmente quando si protraggono per diverse stagioni 🙂

  4. Livio ha detto:

    Anche questa mi mancava! E noi siamo ancora a discutere di uteri in affitto… La Natura si è portata avanti. Bellissimo!

  5. Daimon ha detto:

    Per la prima volta ho iniziato un tuo articolo sapendo come sarebbe andata a finire 😛
    P.s. a quando l’aggiornamento della piccola libreria lunare?

    • bizzarrobazar ha detto:

      La Piccola Libreria la aggiorno a breve, giuro. Ho la lista di titoli da inserire ma mi manca sempre il tempo. 🙁

  6. Tizio ha detto:

    Ma quindi in un certo senso lei sarebbe la loro zia?E..se si tratta del genoma di sua sorella,perche’ non risulta la parentela?

    • bizzarrobazar ha detto:

      Sì, se vogliamo potremmo considerarla biologicamente zia. Anche se è stata lei ad essere fecondata, ad aver condotto la gravidanza e ad aver partorito. 🙂
      Sul discorso del perché la parentela non emerga, guarda, ho semplificato un po’ la storia: diciamo che l’esame di consanguineità zii/nipoti o nonni/nipoti è più complesso e si basa su calcoli probabilistici.
      Ho omesso di riportare che prima di eseguire il pap test finale che ha fugato ogni dubbio, era stato fatto anche un esame relativo alla nonna dei bambini (la mamma della Fairchild) che era risultata essere effettivamente correlata. Il punto da tenere a mente è che il test di paternità/maternità dà risultati molto più evidenti e inequivocabili.

  7. Ciao Bizzarro. Il punto : malgrado con 2 DNA quello di Lydia e quello della Gemella mancata che chiamerei Ines, Entrambi dovrebbero avere lo stesso patrimonio genetico Genitoriale sia Mitocondriale sia Nucleare.Mi fa specie che prima di far passare l’Inferno a questa deliziosa Signora non l’abbiano controllato.pare di Si visto che hai omesso iol Dettaglio 🙂 Lo so’ i Soggetti Chimera come in un’altro caso famoso maschile con tutta probabilita’ hanno in loro quel mix dove il Mancato subentra nell’organo riproduttivo.Bellissimo elemento che ho girato alla mia Preziosissima amica Bio Antropologa.Penso il prossimo articolo sul tema sara’ il suo che proporro’ qui.SUBITO grazie infinite per questa Preziosissima pagina.E per Argomenti Che Meritano calma Lettura Riflessione 🙂 LWD***

  8. PetiteBubu ha detto:

    Giusto l’altro giorno avevo letto da qualche parte su facebook che in alcuni casi anche la madre poteva essere “incerta”, chissà che non avesse letto il tuo articolo prima!
    In ogni caso grazie, Bizzarro, per aver risposto a una mia curiosità taciuta 😉

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