Capsula Mundi

Ho talvolta parlato su queste pagine della falsa dicotomia tra Natura e Cultura, cioè quella strana aberrazione tutta occidentale di considerare l’uomo come separato e contrapposto al resto dell’ambiente. Questo sentimento di distacco è alla base delle tante nostalgie per l’unione originale, ora avvertita come perduta: guardiamo gli uccelli su un ramo, e ci rammarichiamo di non essere così liberi e spensierati; guardiamo le nostre città e fatichiamo a ritenerle “naturali”, perché ci siamo ostinati a costruirle con geometrie rigide, raramente osservabili altrove, quasi a marcare la differenza con il resto degli habitat in cui le linee rette non esistono o quasi.
Questa visione dell’uomo come creatura differente rispetto agli altri esseri viventi ha trovato anche una declinazione evidente nei sepolcri occidentali. Si tratta di una fra le pochissime tradizioni al mondo in cui la sepoltura è pensata con il preciso scopo di impedire il ritorno alla terra del cadavere (ovviamente questo un tempo aveva anche a che fare con l’idea di preservare il corpo per la Resurrezione).
Ma c’è chi sta cercando di cambiare questa prospettiva.

Immaginate la morte come un viaggio attraverso tre diversi stati della materia. Immaginate di solcare le barriere tra il regno animale, quello minerale e quello vegetale.
È il concetto alla base di Capsula Mundi, una start-up italiana ideata da Anna Citelli e Raoul Bretzel, che da più di un decennio sta cercando di concretizzare un nuovo tipo di sepoltura, ecologica e poetica. Un uovo realizzato in materiale biodegradabile conterrà la salma in posizione fetale, o le sue ceneri; una volta “piantato” nel terreno, darà vita a un albero scelto in vita dal defunto. A poco a poco, le varie sepolture creeranno un vero e proprio bosco sacro in cui i familiari e gli amici potranno passeggiare, prendersi cura delle piante cresciute, nutrite e lasciate in eredità dai cari estinti. Un’alternativa forse più gioiosa rispetto alla pesantezza del tradizionale marmo squadrato di una lapide, e assieme un’accettazione della morte come transizione, come trasformazione piuttosto che come fine della vita.

In effetti proprio l’idea di “capsula” incorpora due connotazioni distinte. Da una parte c’è il significato scientifico di membrana, di cellula, di seme per una nuova vita. E l’involucro in cui è inserito il corpo — non a caso in posizione fetale — è una sorta di replica dell’embrione originale, un nuovo sacco amniotico che simbolicamente afferma la specularità (o l’identità addirittura) di nascita e morte. Dall’altra c’è l’idea di “capsula” come veicolo, pod fantascientifico, vascello che come dicevamo traghetta il cadavere dal mondo animale a quello minerale, permettendo che i vari componenti del corpo si decompongano per poi essere assorbiti dalle radici della pianta.
La morte può apparirci come un monolito nero, ma da esso scaturisce il feto cosmico, il continuo mutamento.


L’albero piantato sul luogo dell’inumazione si rifà inoltre alle tradizioni romane:

Per gli antichi, la sepoltura sotto gli alberi doveva permettere di far assorbire il corpo del trapassato dalle radici e di vivificare la materia nella pianta. La compenetrazione tra la salma e l’organismo arboreo assumeva, quindi, una valenza fortemente simbolica: affondando le radici nella madre terra ed innalzando il vertice al cielo era come se il defunto espandesse le braccia, a protezione e salvezza della stirpe, continuando a parlare all’affetto ed alla memoria dei posteri.

(N. Giordano, Roma, potenza e simbologia: dai boschi sacri al “Miglio d’oro”, in SILVÆ – Anno VI n. 14)

Ho rivolto qualche domanda ad Anna Citelli, ideatrice di Capsula Mundi assieme a Raoul Bretzel.

Oggi è ormai evidente che si sta modificando l’atteggiamento sociale nei confronti della morte e del morire, dopo un secolo di medicalizzazione e rimozione: si avverte il bisogno di discuterne, di confrontarsi e soprattutto di trovare nuove narrative (laiche) per rapportarsi a questi temi. In questo senso Capsula Mundi è al tempo stesso un progetto pratico e simbolico. Da dove avete tratto l’ispirazione per questa idea? La “capsula” era un uovo fin dal principio, o avevate inizialmente pensato a qualcos’altro?

Abbiamo reso noto il progetto Capsula Mundi al Salone del Mobile di Milano nell’edizione del 2003. Non era la prima volta che esponevamo al Salone, anche se entrambi indipendentemente una dall’altro fino ad allora. I nostri lavori già all’epoca erano frutto di riflessioni sulla sostenibilità e quando ci si è presentata l’occasione di lavorare insieme, ci siamo posti degli interrogativi sul ruolo che spetta ai designers nei confronti di una società distante dalla natura, soddisfatta e sovraccarica di oggetti per ogni esigenza.
Abbiamo voluto dedicare il nostro lavoro a un momento della vita di estrema importanza e pregno di referenti simbolici, così come la nascita e il matrimonio. La morte è un passaggio delicato, misterioso e inevitabile. È un momento in cui si smette di consumare e di produrre, quindi teoricamente distante dall’ambiente patinato in cui agisce il design. Ma se vista come fenomeno naturale, di trasformazione delle sostanze, la morte è un momento di ricongiunzione dell’essere alla natura, al suo perpetuo mutare. La bara, che è un oggetto dimenticato da chi si occupa di design, diventa un veicolo che ci conduce attraverso una riflessione sulla presunzione di non appartenere al ciclo biologico della vita, una riflessione su un tabù. L’idea di adottare la forma perfetta dell’uovo è stata immediata e istintiva, l’unica in grado di trasmettere il nostro pensiero: la morte come inizio di un nuovo percorso e non come fine o interruzione.

Capsula Mundi si inserisce in qualche modo nel movimento death-positive? Il vostro progetto, che non pretende di sostituire le sepolture tradizionali ma si presenta come un’ulteriore possibilità di scelta, ha anche lo scopo di favorire un dibattito culturale?

Noi abbiamo portato avanti un’opera di divulgazione del concetto di Capsula Mundi, per oltre un decennio, e negli ultimi anni si è finalmente evidenziata da parte del pubblico l’esigenza di parlare di morte tentando di liberarsi da condizionamenti culturali negativi. È un bisogno collettivo e trasversale che porta a un arricchimento da tempo atteso. Noi riceviamo una grande quantità di lettere da tutto il mondo, da studenti di architettura o operatori nell’ambito delle cure palliative, studiosi di botanica o registi di documentari. Una varietà umana che condivide esperienze diverse tutte riconducibili al bisogno di mettere in atto un cambiamento culturale che, attraverso il dibattito e il confronto, porti a una nuova percezione del fine vita.

A che punto è il progetto, e quali sono le difficoltà in cui vi state imbattendo?

In Italia le sepolture verdi sono vietate, ma vista la grande richiesta che quotidianamente riceviamo, abbiamo deciso di iniziare la produzione di Capsula Mundi di piccole dimensioni per le ceneri. Contemporaneamente portiamo avanti gli studi per poter realizzare anche Capsule Mundi per il corpo, ma abbiamo ancora bisogno di tempo per la ricerca.

I green burial sono già una realtà in altri paesi, così come i “funerali umanisti”. Credete che la legislazione in materia funebre e di inumazione potrà cambiare anche in Italia?

Noi pensiamo che le leggi siano sempre un passo indietro rispetto ai cambiamenti sociali. In Italia le normative cimiteriali risalgono ai tempi napoleonici e non sarà veloce il cambiamento legislativo. Ma il dibattito si è aperto, e prima o poi anche nel nostro paese si potranno avere i boschi di memoria. Intanto per la gestione delle ceneri sono già cambiate molte cose, quasi tutte le regioni si sono adeguate alle richieste e hanno individuato zone per la dispersione delle ceneri, per esempio. Fino a pochi anni fa l’urna doveva essere lasciata in cimitero, sigillata e sotto il controllo del custode.

Quale riscontro di pubblico avete ottenuto finora?

Ottimo. Fin dall’inizio, cioè dal 2003, il nostro progetto non ha mai suscitato scandalo o fastidio. Anzi è sempre stato compreso oltre ogni aspettativa. Adesso, con l’aiuto del social network è diventato più largo il campo di diffusione e abbiamo da poco toccato i 34.000 like su Facebook. A novembre del 2015 abbiamo presentato Capsula Mundi al TEDx di Torino ad un pubblico di lingua inglese ed è stato un grande successo. Per noi una bellissima esperienza.

Ecco il sito ufficiale di Capsula Mundi.

16 commenti a Capsula Mundi

  1. Anonimo Scortese ha detto:

    Restando sempre sullo stesso tema

    https://urnabios.com/

  2. Giò ha detto:

    Di urne ecologiche ecologiche di parla da anni…personalmente trovo “l’uovo” un po’ morboso, una scatola in materiale biodegradabile va più che bene. Io sono anni che ho deciso che sarò in ciliegio.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Morboso? Un uovo? 😀
      A mio avviso comunque la cosa interessante è che Capsula Mundi si propone come un simbolo, non solo come contenitore biodegradabile.

      • Giò ha detto:

        Non devono per forza nascondersi simbologie ovunque…comunque era la mia opinione, non una critica.
        Se è vero che oggi siamo arrivati ad un punto in cui la morte viene sterilizzata esistono anche realtà di eccessi in senso contrario.
        Ma evidentemente non è il posto giusto in cui esprimere opinioni e pensieri…

        Ottimo lavoro, come sempre.
        Grazie.

        • bizzarrobazar ha detto:

          Ma figurati, ho capito bene che non era una critica la tua, esprimevo la mia opinione, come te, in maniera rilassata. 🙂
          Quello che – personalmente – avverto come un problema è la diffusa mancanza di appropriate narrative laiche (cosa a cui alludo anche nell’articolo) e che secondo me provoca diversi problemi: ecco perché – sempre personalmente – mi intrigano maggiormente quei progetti che tengono conto anche del lato simbolico. Poi ognuno decide per sé, ci mancherebbe. L’idea qui non è di convincere nessuno che una cosa sia meglio dell’altra, ma di avere più possibilità di scelta.

        • Daniela Dee ha detto:

          Critica o opinione non differiscono molto nella pratica. E comunque, per esperienza personale, posso assicurarti che qui puoi esprimere sie le une che le altre. Quindi non essere “suscettibile”, su.. ??

  3. “L’uovo è un simbolo universale di fecondità, di vita eterna e di resurrezione”…personalmente non ci vedo nulla di morboso anzi.
    Progetto dal punto di vista tecnico eccellente che risolverebbe il problema dell’inquinamento cimiteriale o del sovraffollamento di salme in attesa di tumulazione.
    Nella mia città,Trapani,stiamo avendo questo problema purtroppo con oltre 100 salme che attendono da mesi una sepoltura,smistati dentro chiesette o cappelle in condizioni igienico sanitarie allarmanti dato che non dispongono neanche di un numero adeguato di celle frigorifere.
    E’ inaccettabile che questo avvenga ancora oggi in una società che si proclama civile,che insegue il progresso tecnologico permettendo a tutti i suoi cittadini di usufruire della fibra ottica,ma dall’altra parte per ignoranza o altro ( = il solito magna magna ) si vive/muore come nel medioevo.
    E’ inaccettabile e disumano per tutti coloro che per diritto dovrebbero piangere il caro estinto.

    Chiedo scusa per lo sfogo Ivan.

    Un saluto.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Certo, il problema è grave. Non riesco a immaginare cosa significhi per chi (i parenti) ci si trova coinvolto. Mamma mia. 🙁

  4. gery ha detto:

    Bellissimo, secondo me. Io di certo mi farò cremare e questa potrebbe essere una soluzione di contenimento delle ceneri. Spero diventi una pratica laica di uso comune!

    PS: a Venezia invece c’è una ditta che costruisce bare fatte di cartone, pensate per essere cremate rapidamente. Non sarà poetica come questa, però potrebbe essere un’altra soluzione.

  5. Manu ha detto:

    “Ed in estate se il vento raccoglie l’invito fatto da ogni gemma fiorita,
    sventoleremo bandiere di foglie e canteremo canzoni di vita.
    E così,assieme,vivremo in eterno qua sulla terra,l’albero ed io,
    sempre svettanti,d’estate e in inverno
    contro quel cielo che dicon di Dio.”- Francesco Guccini-

    Cosa potrebbe esserci di più meraviglioso?

  6. Ilenia Gennari ha detto:

    Conosco questo metodo di sepoltura, e vorrei fare il possibile per, eventualmente, usufruirne.

  7. Annalisa Bressan ha detto:

    Non riesco a capire se sia possibile in Italia disperdere o interrare le ceneri. Mi risultava da vecchie informazioni che le ceneri fossero inquinanti in quanto prodotto di combustione….non è più così?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *