Un elefante sul patibolo

I manifesti dello Sparks World Famous Shows, che venivano affissi nelle piccole cittadine del Sud degli Stati Uniti un paio di giorni prima che il circo vi arrivasse, si mostrano piuttosto anomali per chi abbia un minimo di dimestichezza con la cartellonistica circense di inizio secolo.
Laddove ci si aspetterebbero titoloni roboanti, claim pubblicitari enfatici ed iperbolici, il circo Sparks — in maniera fin troppo dimessa — si definiva uno spettacolo “morale, piacevole e istruttivo“; invece di sbandierare meraviglie inaudite, sosteneva di “non aver mai tradito una promessa” e pubblicizzava i suoi “25 anni di rapporto onesto con il pubblico“.

Il motivo per cui il proprietario Charlie Sparks si limitava a sottolineare la trasparenza e la correttezza della sua impresa, era che non aveva molto altro su cui puntare per attirare le folle. A dispetto del buon nome di Sparks (tra gli impresari più rispettabili e reputati) il suo era in definitiva un circo di seconda categoria. Era composto da una dozzina di carrozzoni, contro i quarantadue del suo principale rivale nel stati del Sud, il John Robinson’s Circus. Sparks aveva cinque elefanti, Robinson dodici. Ed entrambi ovviamente nemmeno si sognavano di competere con il numero uno, il Barnum & Bailey, e la sua impressionante carovana composta da ben ottantaquattro carrozze.
Così, lo Sparks World Famous Shows si teneva alla larga dalle città più grosse e vivacchiava raggiungendo i piccoli centri, ignorati dai circhi più famosi, là dove per gli abitanti perfino le sue attrazioni sarebbero state meglio di niente.

Nonostante il circo Sparks fosse in crescita “non spettacolare, ma lenta e sicura“, in quegli anni non offriva ancora granché: qualche foca ammaestrata, qualche clown, cavalieri e ginnasti, il ben poco memorabile “Uomo che Cammina sulla Sua Testa“, e alcune statue viventi come quelle che oggi restano ad aspettare una monetina nelle piazze.
L’unica vera risorsa di Charlie Sparks, il fiore all’occhiello messo in bella mostra sui manifesti, era Mary.

Pubblicizzata come “7 centimetri più alta di Jumbo” (il celeberrimo elefante del circo Barnum), Mary era un pachiderma indiano di cinque tonnellate in grado di suonare diverse melodie soffiando nei corni, e di giocare a baseball come pitcher in una delle più amate routine del suo spettacolo. Mary costituiva la principale fonte di introito per Charlie Sparks, che la adorava per motivi economici ma anche, per così dire, sentimentali: era il solo elemento del suo circo che fosse davvero di classe superiore, il suo appiglio per sognare di entrare nella storia dell’intrattenimento.
E in un certo senso è proprio a causa di Mary se Sparks è ancora oggi ricordato, anche se non nel modo che egli avrebbe sospettato o voluto.

L’11 settembre 1916 Sparks piantò le tende a St. Paul, una cittadina mineraria della Clinch River Valley in Virginia. Fu proprio quel giorno che un addetto delle pulizie presso l’hotel locale, tale Walter “Red” Eldridge, decise che ne aveva abbastanza di spazzare pavimenti, e si unì al circo. Nonostante Red avesse una storia di vagabondaggio alle spalle, e non sapesse evidentemente nulla di elefanti, venne incaricato di guidare i pachidermi durante la parata che Sparks organizzava per le strade della città il pomeriggio prima degli spettacoli.
Il giorno seguente il circo si spostò a Kingsport, Tennessee, dove Mary sfilò tranquilla per la strada principale fino a quando gli elefanti vennero portati verso un fosso ad abbeverarsi. E qui le testimonianze si fanno contraddittorie: quello che sappiamo per certo è che Red inferse a Mary un colpo di bastone di troppo, facendo infuriare la bestia.
L’elefante, imbizzarrito, afferrò il custode novellino con la proboscide e lo lanciò in aria. Quando il corpo atterrò, Mary prese a calpestarlo e infine schiacciò la testa di Red Eldridge con una zampa. “E sangue e cervella e tutto il resto schizzarono ovunque sulla strada“, nelle parole di un testimone.

Charlie Sparks si ritrovò in un attimo nel peggiore degli incubi.
Senza contare la morte di un suo dipendente in una pubblica strada — non esattamente uno spettacolo “morale” e “istruttivo” — il vero problema era che l’intero tour si trovava ora in serio pericolo: quale delle prossime cittadine avrebbe accettato di ospitare un elefante fuori controllo?
La folla domandava a gran voce che l’animale fosse soppresso e Sparks, a malincuore, comprese che se voleva salvare ciò che rimaneva della sua attività, Mary andava sacrificata e, con lei, i suoi personali sogni di grandezza.
Ma uccidere un elefante non è così semplice.

Il primo ovvio tentativo fu fatto sparandole cinque colpi di fucile. I pachidermi però si chiamano così per un buon motivo: la spessa barriera della pelle non lasciava entrare i proiettili in profondità e, nonostante il dolore, Mary non crollò. (D’altronde quando nel 1994 Tyke, un elefante di 3,6 tonnellate, uccise il suo domatore impazzando poi per le strade di Honolulu, ci vollero 86 colpi per fermarlo. Tyke divenne un simbolo delle lotte contro la crudeltà sugli animali nei circhi, anche grazie allo straziante filmato della sua fine).
Qualcuno a quel punto suggerì di provare a eliminare Mary usando l’elettricità, un metodo utilizzato più di dieci anni prima per uccidere l’elefante Topsy a Coney Island. Ma nei paraggi non c’era modo di produrre una quantità di corrente sufficiente all’esecuzione.
Fu deciso dunque che Mary sarebbe stata impiccata.

Il patibolo adeguato a reggere un simile peso si trovava nei cantieri ferroviari della vicina cittadina di Erwin, dove c’era una gru capace di sollevare interi vagoni per posizionarli sulle rotaie.
Charlie Sparks, conscio di essere sul punto di perdere un animale che valeva circa 20.000 dollari, era risoluto a trarre il massimo dalla tragica situazione. Nel brevissimo tempo che occorse per trasferire Mary da Kingsport a Erwin, aveva già trasformato la pubblica esecuzione del suo elefante in un evento.

Il 13 settembre, in un cupo pomeriggio di pioggia e nebbia, una folla di più di 2.500 persone si radunò allo scalo ferroviario. I bambini stavano in prima fila per assistere alla straordinaria impresa.
Mary fu condotta all’improvvisata forca, e incatenata per una zampa alle rotaie mentre gli uomini armeggiavano per passare una catena attorno al suo collo. Fissarono poi la catena alla gru, misero in moto l’argano, e l’impiccagione ebbe inizio.
In teoria il peso del suo corpo avrebbe dovuto spezzarle il collo in breve tempo. Ma l’agonia di Mary era destinata a non essere veloce e indolore: nella concitazione del momento, qualcuno si era dimenticato di liberare la zampa dell’animale, che era ancora legata ai binari.

Quando cominciarono a sollevarla — ricordava una testimone — udii le ossa e i legamenti schioccare nella sua gamba“; gli uomini liberarono in fretta e furia la zampa, ma a quel punto la catena che sospendeva Mary per il collo si ruppe con uno schiocco metallico.

L’elefante crollò a terra e rimase lì seduto, incapace di muoversi perché nella caduta il suo bacino si era rotto.

La folla, ignara che Mary fosse ormai ferita e paralizzata, fu presa dal panico nel vedere l’elefante “assassino” libero da ogni catena. Mentre tutti correvano a nascondersi, uno dei manovali si arrampicò sulla schiena dell’animale e applicò al suo collo una catena più pesante.
La gru ricominciò quindi a sollevare nuovamente l’elefante, e questa volta la catena resse.
Dopo la morte, Mary venne lasciata a penzolare per mezz’ora. Il suo enorme corpo fu poi seppellito in una grande tomba scavata poco più avanti lungo i binari.

L’esecuzione di Mary, e la foto della sua impiccagione, ebbero un largo successo sulla stampa. Ma se pensate che gli articoli dell’epoca raccontassero la strana storia con particolare emozione o partecipazione, vi sbagliate. Per i contemporanei le vicende di Mary erano poco più che una classica bizzarria di provincia.
D’altronde si era abituati a ben altro. Sempre a Erwin, in quegli anni, un uomo di colore era stato bruciato vivo su una pira formata con le traversine della ferrovia.

Oggi gli abitanti di questa tranquilla cittadina del Tennessee sono comprensibilmente stanchi di essere associati a una bizzarra e infelice pagina di storia della loro città — a un episodio peraltro risalente a un secolo fa.
Eppure, ancora adesso, qualche straniero di passaggio rivolge loro la risaputa, sgradevole domanda.
Non è qui che avete impiccato un elefante?

Un approfondito libro sulla storia di Mary è The Day They Hung the Elephant di Charles E. Price. Su Youtube potete trovare un breve documentario intitolato Hanging Over Erwin: The Execution of Big Mary.

48 commenti a Un elefante sul patibolo

  1. Livio ha detto:

    Bellissimo! Quando, poi c’è di mezzo il circo, non resisto! Attendiamo qualche animalista che cominci a scassare…

  2. Daniele ha detto:

    Che storia crudele: tra il tipo con la testa schiacciata e l’agonia oscena dell’elefante… anche nel contesto del periodo, fa un certo effetto! O_o
    Comunque, contrariamente a quanto scrivi, la morte di quel poveraccio fu di certo istruttiva: se picchi un pachiderma, rischi la morte!

    • bizzarrobazar ha detto:

      All’epoca gli elefanti venivano tenuti incatenati per tutta la giornata, tranne che per le poche ore dello spettacolo. Era comprensibile che succedessero episodi simili. Se un animale del circo uccideva il suo domatore normalmente si riusciva ad “insabbiare” il tutto, cambiare nome alla bestia e rivenderla a un altro circo. In questo caso l’incidente era avvenuto in pieno giorno lungo l’affollata strada principale, c’era poco da fare.
      Oggi gli animali vengono trattati con più riguardo e i sempre più rari circhi che ancora li utilizzano sono soggetti a maggiori controlli.

    • Giacomo Flori ha detto:

      Gli Americani il massacro l’hanno nel DNA!

  3. gery ha detto:

    Povera. Nonostante all’epoca non andassero per il sottile, fa comunque una certa pena. Compreso il tizio con la testa schiacciata. L’ha pagata cara la sua ignoranza. E l’ha pagata cara anche il proprietario del circo, avendo perso la sua migliore “dipendente”. Comunque erano altri tempi.

    Sempre sul tema “pachidermicidio”, era avvenuto qualcosa di simile anche a Venezia intorno al 1700. Un elefante fuggito dalla baracca di alcuni girovaghi -verso castello- si fece una bella passeggiata fra le calli del sestriere, fino a quando non è andato ad incastrarsi in una chiesa. Il doge dell’epoca decretò la sua condanna a morte in piazza San Marco, con un colpo di cannone.

  4. Benedetta ha detto:

    “attendiamo qualche animalista che comincia a scassare”… Vedo che l’umanità non si è evoluta nel frattempo… Non sono vegetariana e mangio di tutto.. Non sono animalista e trovo che gli animalisti facciano più danni che altro… Non mi piacciono comunque le morti inutili, così come gli sprechi di qualsiasi tipo.. E non posso che essere contenta che Mary abbia fatto fuori il tizio almeno..

    • Livio ha detto:

      Eccallà, che t’avevo detto? Eccoli qua gli animalisti… Vabbé, non abbiamo proprio capito il senso di questi articoli e del meraviglioso sito in generale, ma che ci vuoi fare, il mondo è bello perché…

  5. fagottokorovev ha detto:

    Un episodio davvero tremendo, ma è anche “grazie” a questi morti, umani e animali, che si è creata una maggiore sensibilità e un maggiore rispetto diffuso.
    Come già ricordato, i circhi con animali, per fortuna, sono sempre meno, e che storie come quella di Mary e Tyke non si ripetano più.
    L’altro aspetto interessante di questa storia, e di simili ma meno appariscenti che riguardano animali addomesticati, è quello morale, quando ci si trova ad applicare categorie umane come “assassino” ad animali non umani. Una questione tutt’ora molto controversa, dove spesso riflessioni che potrebbero essere interessanti degenerano in caciara da stadio fra “animalisti” e “non animalisti”, “cacciatori” etc.etc.

    Personalmente non amo le definizioni, non mi chiamerei mai “animalista” ma non posso negare una stretta allo stomaco al vedere un video come quello di Tyke.

    Smetto di blaterale che è meglio, come sempre complimenti per l’articolo e per portarci storie come queste.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Certo, siamo portati ad essere empatici con qualsiasi tipo di dolore. E come sottolinei, le distinzioni fittizie non servono a molto (spesso ci dimentichiamo di essere noi stessi una specie animale).
      Personalmente ho la tendenza a credere che abbiamo demonizzato un po’ troppo il dolore e la morte, anche se è un’opinione impopolare, che spesso tengo per me. Detto questo, cercare di limitare la nostra violenza non vedo che male possa fare. 🙂

      • fagottokorovev ha detto:

        Più che “demonizzato” io credo si cerchi sempre di più di nascondere il dolore e la fine della vita, e credo sia un difetto sia di chi cerca, in goni modo, di combattere la vecchiaia (per esempio) e sia di chi condanna la “morte” come il male assoluto (alcuni animalisti).
        Una delle cose che più apprezzo delle pagine di BB è proprio l’essere all’ordine del giorno questi temi, troppo spesso relegati lontano dalla nostra quotidinaità.

        Quello che più mi disturba è la violenza legata all’umiliazione o all’ignoranza, che trovo difficile da digerire anche se storicamente contestualizzata.
        Dopotutto è anche per questo che si intraprendono certe ricerche e si ricercano particolari storie o esperienze, per mettere alla prova il nostro “senso comune” o morale che dir si voglia.. tutto il resto è noia.

  6. Simone ha detto:

    Accadde una cosa simile anche a Torino, nel 1852, quando l’elefante indiano Fritz venne giustiziato tramite asfissia per aver ucciso il suo guardiano http://www.mrsntorino.it/cms/il-museo/collezioni/zoologia/item/235-fritz-un-elefante-a-corte

    • bizzarrobazar ha detto:

      Incredibile, grazie ai vostri commenti spuntano episodi analoghi come funghi! Ancora un poco e possiamo scrivere un’enciclopedia dell’elefanticidio. 😀

  7. Simone ha detto:

    Forse lo saprai già, ma volte i ruoli si invertivano ed erano gli elefanti ad eseguire l’esecuzione capitale: https://en.wikipedia.org/wiki/Execution_by_elephant

  8. Kronos The Mad ha detto:

    Che vicenda… Bizzarra!

    Non avrei mai immaginato una tale sorte per un pachiderma 😀

  9. Manu ha detto:

    Non avrei immaginato che un articolo così crudele piacesse a tanti. Buon per te che si vede che sai interpretare l’interesse dei tuoi lettori. A me, sinceramente,ha fatto solo impressione e me lo sarei risparmiato volentieri. Non sono un'”animalista” bensì una che ama gli animali,e c’è differenza.

    • fagottokorovev ha detto:

      Perdonami ma il fatto che la storia riportata in questo articolo sia “crudele” e “violenta” non implica che l’articolo stesso lo sia, o che lo scrivente abbia parteggiato per l’elefante ribelle o per i suoi aguzzini.
      Anzi, i grotteschi e tragici tentativi di uccidere l’elefante, a mio modestissimo avviso, mostrano l’incapacità, l’ignoranza e la mediocrità degli “esecutori”.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Io ragiono sulla crudeltà da tanti anni, ne colleziono e propongo le storie su queste pagine fin dall’inizio. Ho sempre trovato che i comportamenti e le sensibilità diverse da quella odierna offrano degli spaccati storici e sociali affascinanti. Ma evidentemente per te non se ne dovrebbe parlare. Portando il ragionamento alle estreme conseguenze, ti consiglio allora di non leggere mai un articolo sull’Olocausto, “risparmiatelo” perché ti farebbe “solo impressione”.

  10. Manu ha detto:

    Hai ragione,ma se il tono generale delle risposte fosse WOW,FIGO..!! allora si, mi risparmierei anche quello.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Durante le giornate di studio all’Università di Winchester, di cui ho scritto recentemente, ho pranzato con ricercatori e studiosi di materie affini a quelle che indago io, e immagino che a un orecchio “profano” le nostre conversazioni sarebbero suonate piuttosto sconcertanti – gente che parlava in maniera entusiasta di argomenti all’apparenza orribili: si discuteva, tra una portata e l’altra, di come nel Medioevo le spoglie dei sovrani europei non venissero in realtà mummificate, ma cotte dai cuochi di corte; ci si scambiava pareri su quale fosse nell’Ottocento la strategia migliore per disseppellire un cadavere aggirando le ronde di guardia; si chiacchierava di autopsie, di esempi d’arte necrofila, di aneddoti storici terrificanti sorseggiando un cappuccino.
      E questo non perché tutti, attorno a quei tavoli, noi fossimo dei pazzi sanguinari. Semplicemente, quando spendi tanti anni su determinati argomenti, dai per scontate alcune premesse. Se ti dedichi per tanto tempo a studiare l’adipocera, non perdi più tempo a rendere noto a tutti che l’adipocera fa schifo, magari ti concentri su alcuni dettagli nuovi che hai scoperto.

      Ora, anch’io amo gli animali. Ogni storia di crudeltà che li riguarda non mi fa certo piacere. Ma mi piacerebbe non doverlo sottolineare ogni volta. Il rapporto fra uomini e le altre specie è sempre stato duplice: da una parte simbiotico e spesso amorevole, dall’altra crudele e spietato. Visto che è uno degli argomenti di cui mi occupo spesso, e grazie ai commenti dei lettori vengo a conoscenza di particolari nuovi, di aneddoti poco noti, di rimandi inaspettati fra varie epoche e contesti storici, è qualcosa che mi appassiona immediatamente.
      Mi brillano gli occhi, certo, ma non perché io muoia dalla voglia di leggere sempre nuove carneficine. È perché ho scoperto un nuovo tassello.

      Ti faccio un esempio concreto. Leggi questo brano, tratto da una cronaca del ‘500:

      Quando l’ho scoperto, sono rimasto folgorato.
      Perché sono sadico e odio i gatti? No. Adoro, coccolo e vizio i miei.
      Ma un racconto del genere, al di là delle emozioni che oggi può provocare, ci racconta delle emozioni di quel periodo. Di come i confini del tabù continuino a cambiare. Di come ciò che noi riteniamo inumano all’epoca fosse un divertimento – se non proprio innocente – perlomeno lecito. Un simile resoconto coevo offre uno spaccato sulla cultura e sulla società che se sulle prime ci lascia sconvolti, in un secondo momento può portarci a chiederci: perché ragionavano così? Che tipo di vite vivevano? Qual era il rapporto di questa gente con la violenza? C’era qualcuno che già allora si opponeva a questo tipo di manifestazioni?
      Di fronte a queste domande, mi rendo conto che non so già tutto, che non ho le risposte; e voglio tentare di comprendere.
      Se invece mi fermassi all’osceno, accusando tutto e tutti di follia e sadismo, rischierei di non capirci mai nulla. Mi interessa ragionare su quali possano essere le condizioni e gli istinti che regolano la crudeltà. Lo stesso vale per Auschwitz o per un elefante impiccato.

      Spero che questa risposta prolissa possa spiegare perché magari alle volte mi entusiasmo (nei commenti) per delle notizie terribili, di cui però non ero a conoscenza. Quelle storie sono ciò che mi sono proposto di esplorare, fin dall’inizio, perché ai miei occhi sono tra le più feconde.

      • Manu ha detto:

        Rispetto e approvo il tuo punto di vista,avendo letto tutti,e dico tutti,i tuoi articoli ho sempre avuto modo di apprezzare il tuo approccio “trasversale” al comune sentire di fronte agli argomenti più scabrosi,e ti leggo proprio per questo.Però, e scusami se lo ribatto,non avevi mai postato un intero articolo su una violenza SU UN ESSERE VIVENTE così efferata. E’ questo che mi ha sconvolto.Adoro sapere i particolari su come bollivano i cadaveri ( vedi Magnificat di Pupi Avati),ma non sopporto,ribatto, un intero articolo sulle torture ad un animale.Se lo inserisci in un contesto storico,come l’articolo di cui sopra, o come le migliaia di gatti bruciati vivi con le streghe o quant’altro, lo accetto, è storia e va compresa nel periodo. Questo no, non ho potuto accettarlo.Lo considero però ,nell’alta valutazione che ho di te, solo un incidente di percorso. Magari se dovessi fare un altro articolo del genere potresti aggiungere sotto al titolo: MANU NON LEGGERLO! e così siamo a posto tutti e due…!!!

        • bizzarrobazar ha detto:

          Non è affatto un incidente di percorso. Ho parlato di animali studiati in laboratorio secondo modalità discutibili (Nim Chimpsky, Amore materno, Trapianti di testa, Controllo della mente, per citarne solo alcuni), di tradizioni crudeli (Sport bestiali, Shen Dzu, Scimmie di strada, la ricetta francese dell’ortolano), fino alle controverse mode moderne come il crush fetish. Con lo stesso sguardo, d’altro canto, ho anche raccontato storie di amicizie bizzarre tra specie diverse (ad esempio Il babbuino ferroviere).

          Quegli articoli ti stavano bene, questo no: non capisco esattamente perché ma, mi perdonerai, non voglio perderci tempo più di tanto.
          Non so fino a che punto i miei lettori se ne rendano conto: dare vita a un blog “difficile” come questo significa esporsi, mettersi a nudo ed aprirsi più di quanto possa sembrare a prima vista. Attraverso i circa 700 articoli pubblicati finora ho essenzialmente proposto la mia idea di meraviglia e, più in generale, la mia intima visione delle cose. Vista la natura sensibile di molti argomenti, essere frainteso è un pericolo costante.
          L’unico modo di procedere in maniera onesta è continuare a raccontare quello che mi incuriosisce, e immagino sia anche quello che i lettori più affezionati si aspettano. Se suscita interesse, bene, altrimenti amici come prima. 🙂

  11. Manu ha detto:

    tre faccine che ridono…

  12. Livio ha detto:

    Manu, non leggere niente di questo sito… che facciamo prima.

  13. Jei ha detto:

    Non c’è molta differenza tra l’esecuzione di Mary e quella di Marius (il cucciolo di giraffa smembrato nel 2014 nello zoo di Copenhagen, davanti alla folla di adulti e bambini accorsi a godere dello spettacolo).
    L’epoca non è rilevante, questa è semplicemente la natura umana.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Non mi pare che i due episodi siano nemmeno lontanamente comparabili, né per crudeltà né per contesto sociale.
      È fuorviante anche affermare che la giraffa Marius sia stata “smembrata” davanti alla folla, come fosse una sagra del macello. Si è trattato di una dissezione a fini educativi, condotta dopo che l’animale era stato soppresso. Le dissezioni a fini educativi le facciamo anche sull’uomo.

      • Jei ha detto:

        La giraffa è stata soppressa senza ragione (non so te ma io ci vedo crudeltà) e poi c’è stata la dissezione (se preferisci il termine) davanti alla folla accorsa ad osservare un macabro spettacolo ( le dissezioni educative spiegami a che servono a bambini di 5 o 6 anni a cui , di certo, quei genitori non avrebbero mostrato quella di un cadavere umano, oltre al fatto che paragonare le due cose è , a mio parere, assurdo); accetto il tuo punto di vista ma non è verità assoluta, nonostante la tua grande capacità di analisi e la tua indiscussa intelligenza (e ci tengo a specificare che non c’è ironia nella frase) in questo caso pecchi un po’ di superficialità nella tua risposta. Parere mio per carità ma vedo solo che la storia si ripete e il contesto sociale c’entra ben poco, non mi sembra che siano stati fatti molti passi avanti nel campo del rispetto degli animali, mi risulta anzi che vivano e muoiano in condizioni terribili anche nell’avanzato 2016.
        Chiudo dicendo che attualmente un uomo non viene abbattuto per poter “mettere in scena” una “dissezione a fini educativi”, il cucciolo era di troppo e lo hanno prima ucciso e poi mostrato alla folla in pezzi, dimmi quello che ti pare ma io le analogie con la storia di Mary le vedo eccome seppur ovviamente con le dovute differenze.

        • bizzarrobazar ha detto:

          accetto il tuo punto di vista ma non è verità assoluta […] in questo caso pecchi un po’ di superficialità nella tua risposta

          Io ho le mie opinioni e non pretendo certo che siano verità, ci mancherebbe. Hai sollevato un paragone a mio parere azzardato, e lo dico. Quanto però alla superficialità, se conosci un po’ queste pagine sai anche che è difficile che mi esprima su qualcosa che non ho approfondito. Alle mie orecchie suona più superficiale un’affermazione di questo tipo:

          La giraffa è stata soppressa senza ragione (non so te ma io ci vedo crudeltà)

          La decisione di sopprimere la giraffa è stata presa all’interno del Programma Europeo di conservazione delle Specie a rischio (EEP), che mira a garantire la protezione della maggiore diversità genetica possibile – nel caso specifico, delle giraffe. Questo, in soldoni, significa che gli zoo hanno la funzione di “cassaforte” del patrimonio genetico delle specie, utile per poterle salvaguardare e in caso reinserire nel loro habitat qualora si trovassero a rischio estinzione. Trovo paradossale che questo dettaglio sia passato in secondo piano.
          Il programma mira ad ottenere la più grande diversità possibile in termini di pool genetico nella popolazione animale in cattività, cosa piuttosto evidente se il concetto è quello di salvaguardare una specie in tutte le sue declinazioni.
          Quindi, quando si vengono ad avere individui troppo simili tra loro geneticamente, si cerca di fare in modo di separarli: primo, per evitare che un eventuale accoppiamento fra consanguinei causi malformazioni nella prole e secondo, perché la prole risultante non aggiungerebbe nulla al pool già ottenuto.
          Evitare gli accoppiamenti indesiderati però è complicato, soprattutto nel caso delle giraffe. La loro castrazione, oltre che essere eticamente discutibile visto che già si trovano in cattività, comporta seri rischi alla salute in quanto per effettuarla bisogna sedare le giraffe che cadendo potrebbero fratturarsi il collo; i contraccettivi sono ancora in fase sperimentale e hanno pesanti controindicazioni. Ecco perché Marius, che non doveva nascere, è nato.
          Che fare a quel punto?
          Lo zoo di Copenhagen ha lavorato a stretto giro con l’EAZA per vagliare tutte le ipotesi di soluzione del problema Marius. Si è provato a spostarlo in un altro zoo, ma sfortunatamente non se ne è trovato uno di adatto: gli zoo non dispongono di uno spazio illimitato, e hanno anche altri problemi, come ad esempio evitare sanguinose battaglie fra maschi confinati nello stesso recinto.
          Una volta compreso che non c’era altra via d’uscita, la giraffa è stata sottoposta a eutanasia. Dal 1828 ad oggi soltanto 5 giraffe sono state soppresse negli zoo per ragioni simili.
          Come tutto questo possa essere ritenuto “crudele”, sinceramente, mi sfugge.

          e poi c’è stata la dissezione […] davanti alla folla accorsa ad osservare un macabro spettacolo (le dissezioni educative spiegami a che servono a bambini di 5 o 6 anni a cui, di certo, quei genitori non avrebbero mostrato quella di un cadavere umano, oltre al fatto che paragonare le due cose è, a mio parere, assurdo)

          Occorre davvero spiegare il valore educativo di una dissezione? O___O
          Scusami, ma trovo anche presuntuoso giudicare e additare con sdegno l’intera becera folla accorsa ad osservare un macabro spettacolo. Tutti dei malati, pazzi e sanguinari, senza dubbio. Non sia mai che mio figlio veda com’è fatto l’interno di una giraffa. Son cose che non si devono né pensare né tantomeno guardare, curiosità da eradicare, vade retro.
          Però a vedere le mostre Body Worlds ci vanno le scolaresche delle elementari, perché lì la dissezione è sanitizzata, perfetta, pop e di moda. E, guarda caso, tanto educativa.

          Chiudo dicendo che attualmente un uomo non viene abbattuto per poter “mettere in scena” una “dissezione a fini educativi”

          E infatti neanche Marius è stato abbattuto ai fini della dissezione, bensì per ragioni conservative.
          Chiudo anch’io ribadendo che quanto ho detto non è verità assoluta, ma la mia opinione e basta. E ti prego di perdonarmi se mi sono scaldato nelle risposte, ma l’argomento mi sta particolarmente a cuore. Visto che evidentemente è lo stesso per te, spero mi capirai. 🙂

          • Jei ha detto:

            In realtà io ti capisco molto bene ma non condivido il tuo “scaldarsi”, ho espresso un mio parere puramente personale che tu , giustamente, hai sentito il bisogno di contestare secondo il tuo punto di vista, ci sta! nessun problema, il punto è che hai detto alcune inesattezze che ci terrei a correggere, se non ti dispiace 🙂 fermo restando che io sono nell’assoluta pace dei sensi e che dal confronto per persone intelligenti cerco sempre di trarne il massimo vantaggio.
            Diciamo in primo luogo che confermo quanto detto, paragonandomi la dissezione della giraffa a quella di un ipotetico corpo umano tu fai un azzardo maggiore rispetto a quello che ho fatto io mettendo a confronto i due animali, innanzi tutto perché la giraffa non è morta di cause naturali e in secondo luogo perché la suddetta non ha mai firmato (sarà un problema di zoccoli 😉 ) per donare il suo corpo alla scienza; comunque, andando oltre, tu sostieni che la giraffa, per motivi di conservazione della specie andasse abbattuta.
            Ok, solo io in tutto questo ci vedo qualcosa che non torna? insomma, l’uomo crea gli zoo, ci mette dentro gli animali perché sai, (metti mai che si estinguano ne abbiamo qualche esemplare in cattività) ma se poi nasce il cucciolo “sbagliato” non pensiamo a opzioni diverse come cederla agli zoo che l’hanno chiesta ( puoi passarmi le fonti in cui c’è scritto che nessuno zoo fosse adatto ad ospitarla? puoi spiegarmi perché hanno chiesto di prenderlo se non avevano zone adeguate?)o tentare di reintrodurla in natura o in un oasi o che so io? ma soprattutto, solo io vedo il concetto sbagliato alla base? lo zoo non è conservazione, è business, è prigionia e sofferenza (ma di queste cose voi che “approfondite” gli argomenti non vi interessate), di tutte le tue argomentazioni infiocchettate di paroloni io ci estrapolo il succo che forse tu non vuoi vedere : un cucciolo di giraffa sano è stato abbattuto perché l’uomo non sapeva dove metterlo; ti torna?vuoi dirmi che le cose non stanno così? vuoi davvero nasconderti dietro aria fritta? no perché di specie in estinzione ce ne sono parecchie e alcune si sono estinte da poco per giunta, gli orsi polari patiscono la distruzione del loro habitat ad opera dei cambiamenti climatici e dell’inquinamento prodotto dall’uomo ma non vi preoccupate! ne abbiamo negli zoo…non so che dire.
            Per quel che riguarda la dissezione non credere che io sia la classica ragazzetta che inorridisce davanti al sangue e ai corpi smembrati e non provarci nemmeno a farmi apparire tale perché caschi proprio male 😉 , la differenza tra una mostra di corpi donati alla scienza e uno spettacolo in cui il corpo del piccolo finisce in pasto al leone credo che anche tu riesca facilmente a coglierla, non avrei portato mio figlio a vedere una cosa simile nemmeno pagata perché quella non è natura, non è il leone a caccia, non è studio,non credo nemmeno che ad un bambino interessi cove stanno le vertebre della giraffa e come sono allineati gli organi interni; se il bambino vorrà documentarsi sulla struttura interna degli animali potrà certamente farlo in altre sedi, io ho i miei seri dubbi che la folla raccolta allo zoo ci sia andata con block notes e macchina fotografica per assistere ad una lezione di anatomia, non prendiamoci in giro per favore.
            Come vedi alla fine mi sono accalorata anche io, mi perdonerai ma vedermi dare della persona che tollera certe cose purché siano “pop” mi da un certo fastidio 😉 .

          • bizzarrobazar ha detto:

            Fermo restando, siamo d’accordo, che anch’io sono assolutamente pacifico e se rispondo non è per il gusto di controbattere 🙂 – i problemi qui mi sembrano essenzialmente due:
            – la soppressione dell’animale da parte dello zoo
            – la dissezione pubblica
            Capisco le perplessità riguardo al primo problema. Tu pensi che gli zoo siano esclusivamente luoghi di prigionia (cosa che sono, chi lo nega?), io penso che siano anche luoghi in cui per quanto possibile oggi si cerca di rimediare ai danni fatti dall’uomo.
            La maggior parte delle info essenziali sono presenti nell’articolo della BBC già linkato nel commento precedente, in cui si dice anche:

            Bengt Holst, Copenhagen Zoo’s scientific director, said it had turned down an offer from Yorkshire Wildlife Park in the UK, which is a member of EAZA, because Marius’ older brother lives there and the park’s space could be better used by a “genetically more valuable giraffe”. The EAZA spokesman said it stood fully behind the decision by Copenhagen Zoo to euthanise Marius. In one respect, Marius may have been a victim of giraffe-breeding success by European zoos.
            “Historically, many of the 347 zoos that belong to [EAZA] were eager to have giraffes of any kind,” said Mr Jebram. “But in the past several years zoo breeding programmes have produced enough of some sub-species.”

            I programmi di diversificazione genetica hanno prodotto giraffe a sufficienza, insomma. Impedire che ne nascano di nuove è complicato e spesso impossibile, e reinserire in natura un cucciolo nato in cattività è fuori discussione.
            Ricapitolando: la situazione non è piacevole; gli zoo non sono il paradiso disneyano degli animali; uccidere un cucciolo di giraffa non è stato bello né divertente per chi l’ha dovuto fare.
            Ma di fronte a situazioni così critiche io, non essendo un biologo, mi fido degli esperti, che in questo caso erano tutti concordi. Non mi sognerei mai di avere io la soluzione – “mettiamola in un’oasi o che so io” -, o di accusare la gente che si occupa sul serio, quotidianamente, per mestiere di simili questioni, tacciandola di incompetenza, crudeltà, o quant’altro.

            Il secondo problema, la dissezione, è quello che maggiormente mi sconcerta. Perché questo sì, è più roba mia, e interessa da vicino il mio ambito di ricerca.

            paragonandomi la dissezione della giraffa a quella di un ipotetico corpo umano tu fai un azzardo maggiore rispetto a quello che ho fatto io mettendo a confronto i due animali, innanzi tutto perché la giraffa non è morta di cause naturali e in secondo luogo perché la suddetta non ha mai firmato […] per donare il suo corpo alla scienza

            Nemmeno le autopsie a cui ho assistito (e senza bloc notes!) erano svolte su corpi morti di cause naturali né firmatari di alcuna donazione.
            È stato uno spettacolo educativo? Probailmente l’esperienza più educativa di tutta la mia vita.

            Non capisco quale sia il problema, una volta che l’animale è morto. I bambini non devono vedere, non devono sapere? Non è “natura”? La curiosità non è naturale? È una questione di rispetto del cadavere (lo stesso cadavere che la natura invece smembra con piacere)? E se la giraffa fosse morta di “morte naturale”, la dissezione sarebbe risultata accettabile?

            La mia opinione è che in fondo in fondo si ritorni sempre al solito tabù che riguarda le interiora. Non si spiegherebbe altrimenti l’accanimento contro il semplice atto di mostrare l’interno di un corpo. L’esterno della giraffa va bene, l’interno no. Che male c’è, mi chiedo, a guardare?

          • bizzarrobazar ha detto:

            P.S. Ho riletto il mio commento precedente, e quando parlavo del lato pop della mostra Body Worlds non stavo riferendomi a te. Dicevo che lì la dissezione ha successo perché è studiata per essere minimamente perturbante, inodore, pulita, edulcorata per così dire. Allora se ne riconosce il valore educativo e ci si portano le scolaresche.
            Rileggendo, però, non ho trovato traccia di “argomentazioni infiocchettate con paroloni” e “aria fritta”. 🙂

        • Livio ha detto:

          BASTA!

          • Jessica ha detto:

            Non ho inclinazione per le discussioni infinite,ho capito solo che ci confrontiamo su due piani diversi, io non “mi fido degli esperti” quando un atto mi risulta sbagliato alla base, amo analizzare le cose come fai tu e tirare le somme secondo quello che è il mio vissuto e il mio sentire, non concordo affatto sul discorso che tutta la questione fosse lecita se vista con le “scusanti” che hai elencato, per me gli zoo non dovrebbero proprio esistere e quando dico “una soluzione o che so io” non è per liquidare il discorso ma per sottolineare che alternative di trovano se c’è volontà, o altrimenti si limitano questi tipi di “incidente” ;ho letto del tuo discorso sulla difficoltà del controllo delle nascite ma allora dimmi..è lecito far pagare a una creatura viva e senziente un errore che è stato commesso dall’uomo?!in onore di che cosa? Chiudiamo questi campi di prigionia che altro non sono e conserviamo l’ambiente naturale (anche per noi tra l’altro),pura utopia dirai tu, concordo! Ma se non ci si prova non ci si riuscirà mai! Ad ogni modo grazie per aver chiarito il discorso delle mostre “pop”,evidentemente avevo interpretato male io, chiudo dicendo che non ho alcun tabù, purtroppo da bambina ho avuto a che fare quasi quotidianamente con animali squartati perché mio nonno allevava le bestie,non sono così ipocrita da inorridire per una giraffa e mangiarmi la bistecca di vitello ? Oltre tutto,io per prima ,quando posso, cerco le mostre sull’anatomia,i musei della tortura, le fotografie che illustrano il nostro “interno” ,non per nulla adoro questo sito e nonostante i punti di vista divergenti continuerò a leggere i tuoi articoli che trovò estremamente interessanti 😉 , posso solo dirti che per semplificare il tutto il mio resta un problema etico,il cucciolo non andava abbattuto e smembrato (scusa, dissezionato) in pubblico per poi essere dato in pasto ai leoni, io lo percepisco come un macabro spettacolo e nulla più,tu sei liberissimo di non pensarla come me,amici come prima! ? Buona serata e grazie per l’interessante scambio

          • bizzarrobazar ha detto:

            Grazie a te! La sezione dei commenti serve a questo, no?
            Comunque, al di là dei punti di vista, credo che il fatto che stiamo ancora ragionando sulla vicenda di Marius provi che oggi la sensibilità sta cambiando. E per fortuna. 😉

  14. nicholaswolfwood ha detto:

    Articolo interessante come sempre.
    Ero a conoscenza dell’elefante di Torino (qui a Torino è una storia abbastanza conosciuta) ma non credevo si fossero ingegnati perfino per impiccarne uno.
    Cmq Erwin era un gran furbacchione, dopotutto cosa più di un’esecuzione attira il pubblico?

  15. Viola del pensiero ha detto:

    Salve a tutti! Leggendo i commenti precedenti, incentrati sull’eticità dell’uccisione dell’elefante (che, sinceramente, ha fatto venire un groppo in gola anche a me), forse la mia domanda sembrerà stupida… Dopo l’uccisione di Mary, quale fu il destino del circo Sparks, di cui l’elefante costituiva la punta di diamante?
    Grazie della risposta!

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