L’homunculus in noi

L’homunculus di Paracelso, frutto di complicate ricette alchemiche, è una figura allegorica che ha affascinato per secoli l’immaginario collettivo. La sua fortuna ha presto travalicato l’ambito alchemico, e l’homunculus è stato preso a prestito dalla letteratura (Goethe, per fare un solo esempio), dalla psicologia (ne scrisse Jung), dal cinema (la meravigliosa, ironica scena di Pretorius ne La sposa di Frankenstein del 1935), e dal mondo dell’illustrazione (penso qui in particolare all’amico Stefano Bessoni). Ancora oggi evidentemente l’homunculus non ha perso il suo appeal: i misteriosi video postati su YouTube da un utente russo, che mostrerebbero alcuni strani esseri proteiformi nati proprio da improbabili procedimenti, hanno totalizzato in poco tempo decine di milioni di visualizzazioni.

Eppure non è dell’homunculus classico, più o meno metaforico, che vorrei parlare qui, bensì dell’utilizzo che di questo termine si fa in patologia.
Sì, perché a vostra insaputa un abbozzo di figura umana in miniatura potrebbe nascondersi nel vostro stesso corpo.
Benvenuti nel territorio in cui il fantastico fa irruzione nell’anatomia.

Facciamo un passo indietro, cominciamo proprio dall’inizio della vita.
La cellula fecondata (zigote) è al principio solo una; ma comincia subito a dividersi, a generare nuove cellule che proliferano, si trasformano, migrano. Dopo due settimane circa, le diverse popolazioni cellulari si organizzano in tre zone principali (foglietti germinativi), ognuna delle quali ha un compito preciso – ciascuna è preposta cioè alla formazione di un determinato tipo di struttura. I tre strati specializzati creano man mano le varie conformazioni anatomiche, costituendo la pelle, i nervi, le ossa, gli organi, gli apparati e così via. Questa metamorfosi, questo progressivo “affiorare” dell’ordine si conclude quando il feto è sviluppato in pieno.

Talvolta può però accadere che lo stesso processo, per qualche motivo, si attivi nuovamente anche in un individuo adulto.
È come se alcune cellule, vittime di chissà quale insondabile allucinazione, credessero di trovarsi ancora nello stadio embrionale: iniziano così a intessere nuove strutture, crescite abnormi chiamate teratomi, che assomigliano proprio ai derivati delle prime differenziazioni germinali.

Le cellule impazzite si mettono a produrre capelli, ossa, denti, unghie, talvolta materia cerebrale o tiroidea, persino occhi interi. A livello istologico questi tumori, generalmente di tipo benigno, possono essere solidi, contenuti all’interno di cisti, oppure un misto delle due cose.

In casi molto rari la crescita del teratoma può essere così altamente differenziata da assumere una forma antropomorfa, ancorché rudimentale. Sono i cosiddetti teratomi fetiformi (homunculus).

I report clinici relativi a questa anomalia patologica hanno davvero una qualità perturbante, cronenberghiana: un homunculus trovato nel 2003 all’interno di un teratoma ovarico in una donna vergine di 25 anni mostrava la presenza di cervello, spina dorsale, orecchie, denti, tiroide, ossa, intestini, trachea, tessuto fallico e un occhio al centro della fronte.
Nel 2005 un’altra massa fetiforme aveva capelli e arti abbozzati, con dita e unghie. Un homunculus riportato nel 2006 presentava un arto superiore, e due inferiori comprensivi di piedi e dita. Nel 2010 un’altra massa mostrava un piede dalle dita fuse assieme, peli, ossa e midollo. Nel 2015 in una paziente di 13 anni venne riscontrato un teratoma fetiforme con peli, arti vestigiali, un rudimentale tubo digestivo e una formazione cranica contenente meningi e tessuto nervoso.

Cosa spinge alcune cellule a cercare di creare una nuova, impossibile vita? E, in definitiva, siamo sicuri che quel minuscolo feto incompleto in realtà non si trovasse lì fin dal principio?
Tra le molte ipotesi avanzate, infatti, vi è anche quella che sostiene che gli homunculi (difficili da studiare proprio in ragione della loro rarità in letteratura scientifica) non siano dei veri e propri tumori, quanto piuttosto le vestigia di un gemello parassita, inglobato in periodo embrionale nel corpo del fratello. Più che di teratomi, dunque, sarebbe più corretto parlare di casi di fetus in fetu.

Ma in prevalenza i due fenomeni sono considerati distinti.
Per distinguere l’uno dall’altro ci si basa sull’esistenza o meno di una colonna vertebrale (presente nel fetus in fetu ma non nel teratoma), sulla localizzazione (i teratomi si riscontrano prevalentemente nei pressi dell’apparato riproduttivo, mentre i fetus in fetu nel retroperitoneo) e sulla zigosità (i teratomi spesso si presentano differenziati dai tessuti circostanti, quasi fossero gemelli “fraterni” del loro ospite, mentre il fetus in fetu sarebbe omozigote).

Studiare queste formazioni anomale potrebbe fornire informazioni utili per la comprensione dello sviluppo umano e della partenogenesi (fondamentale per le ricerche sulle staminali).
Ma un aspetto intrigante rimane proprio la loro natura problematica. Come dicevo, ogni volta che i medici si ritrovano di fronte a un homunculus, il dilemma è sempre come categorizzarlo: teratoma o gemello parassita? Struttura “affiorata” a posteriori, o forma che stava lì dal principio?

È interessante osservare che questa stessa incertezza, questo dubbio per ben 23 secoli ha riguardato anche gli embrioni normali. Il dibattito verteva su un’analoga questione: i feti sorgono dal nulla, o sono preesistenti?
È l’antica diatriba fra i sostenitori dell’epigenesi e del preformismo, ovvero tra chi affermava che le forme dell’embrione “emergessero” dalla materia indistinta, e chi sosteneva che esse fossero già contenute nel seme.
Se già Aristotele, studiando gli embrioni di pollo, aveva ipotizzato che le strutture fisiche del nascituro prendessero consistenza a poco a poco, guidate dall’anima, nel XVIII secolo questa teoria venne messa in discussione dal preformismo. Secondo gli entusiasti di questa tesi (sostenuta tra l’altro da studiosi del calibro di Leibniz, Spallanzani e Diderot) l’embrione era già perfettamente formato ab ovo, così piccolo da non poter essere visto ad occhio nudo; durante lo sviluppo, esso si limitava a crescere in dimensioni, proprio come avrebbe continuato a fare anche dopo la nascita.
Da dove veniva questa idea? Una parte importante l’aveva sicuramente giocata un celeberrimo disegno di Nicolaas Hartsoeker, fra i primi scienziati ad avere osservato il liquido seminale al microscopio, nonché convinto assertore dell’esistenza di minuscoli feti già completi, nascosti all’interno della testa degli spermatozoi.
E Hartsoeker a sua volta aveva preso ispirazione proprio dalle famose immagini alchemiche dell’homunculus.

In un certo senso, gli homunculi nati dalle provette degli alchimisti e quelli studiati dagli anatomopatologi non sono poi così differenti. Gli uni come gli altri sono simboli degli enigmi dello sviluppo, del mistero fondamentale della nascita e della vita. Immagini in miniatura del problema ontologico che da sempre assilla l’umanità: appariamo dal caos indistinto, oppure il nostro cuore e il nostro animo esistevano già, da qualche parte, in qualche modo, prima di nascere?


Piccola appendice anatomo-patologica (e anche un po’ genetica)
di Claudia Manini, MD

I teratomi sono tumori a cellule germinali composti da una mescolanza di tessuti derivati da due o più foglietti embrionali (ectoderma, mesoderma ed endoderma) in combinazione variabile.
Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di tumori benigni ad insorgenza prevalente nelle gonadi. I teratomi, più frequentemente, sono composti da tessuti maturi, ovvero come quelli che compongono il corpo umano nella vita extrauterina, ma qualche volta possono contenere anche tessuti immaturi (embrionali o fetali) ed in questo caso più facilmente possono avere un comportamento biologico maligno.
L’origine dei teratomi, data la loro bizzarra morfologia, è da sempre materia di interesse, speculazioni e dispute scientifiche. La teoria partenogenetica che ne indica l’origine dalle cellule germinali dopo una prima divisione meiotica è oggi la più ampiamente accreditata, sostenuta da evidenze citogenetiche. Le altre due teorie suggerivano rispettivamente l’origine da blastomeri segregati agli stadi iniziali di sviluppo embrionale, o da residui embrionali, e sono ormai state abbandonate.
La teoria partenogenetica è supportata dalla distribuzione anatomica dei teratomi lungo le linee di migrazione delle cellule germinali primordiali; dal fatto che insorgono durante l’età riproduttiva (dato epidemiologico-osservazionale ma anche sperimentale su animale); e da evidenze citogenetiche che hanno dimostrato differenze genotipiche tra il tessuto teratomatoso che è omozigote e il genotipo eterozigote dei tessuti dell’ospite.
Le cellule germinali sono le uniche che, attraverso un meccanismo che si chiama “meiosi”, danno origine ai gameti, ovvero alla cellula uovo ed allo spermatozoo, cioè cellule che contengono solo metà del patrimonio genetico della cellula di origine (per questo dette aploidi).
Dalla fusione del patrimonio genetico aploide dei due gameti, dopo la fecondazione, origina una cellula con un patrimonio genetico “diploide” che continuando a dividersi darà origine ad un nuovo individuo con un genotipo eterozigote in quanto originato da due patrimoni genetici di individui diversi che si sono fusi.
Le cellule che compongono un teratoma hanno invece un patrimonio genetico identico tra i due set di 23 coppie di cromosomi.
I teratomi quindi, anche quando sorprendentemente diano forma a strutture fetiformi, sono un fenomeno diverso rispetto al fetus in fetu e rientrano nell’ambito della patologia tumorale e non malformativa.
Il che nulla toglie al fascino che la loro osservazione esercita e ad un certo sgomento quando ci si soffermi a riflettere sulle potenzialità differenziative di una singola cellula germinale.
Fonti
Kurman JR et al., Blaustein’s pathology of the female genital tract, Springer 2011
Prat J., Pathology of the ovary, Saunders 2004

26 commenti a L’homunculus in noi

  1. Ex FreakForum :-) ha detto:

    Ma che carini i teratomini/omuncoli!

  2. gery ha detto:

    Di questa dei teratomi ne avevo già sentito parlare, in un manga di Tezuka, da cui attingo tutta la mia “conoscenza medica” :D. Bello però, anche se trovo più affascinante i Fetus in fetu che non i teratomi, forse perchè i secondi alla fin fine sono considerati dei tumori.

  3. MARINA MOTTA ha detto:

    io ne avevo sentito parlare in ul libro di stephen king…la metà oscura…

  4. Andrea ha detto:

    Qua l’unica cosa sbalortidiva è come tu riesca sempre a portare contenuti altamente interessanti senza mai ripeterti.
    E’ vero che il mondo è pieno di meraviglie, però bisogna informarsi per riportarle, tutto ciò denota una passione smisurata per il tuo lavoro.
    Ancora complimenti, non smetterò mai di farteli.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie Andrea. Sì, ci vuole amore. 🙂

      • Andrea ha detto:

        No ma io ti cito proprio nella vita di tutti i giorni come un talento straordinario, altro che i giovani non hanno voglia di fare un cazzo.
        Sono articoli che portano a riflettere e vedere la vita e la morte sotto una prospettiva diversa.
        Io ho perso entrambi i genitori nell’arco di un anno e ti posso assicurare che se adesso affronto il lutto in maniera serena è anche grazie ai tuoi articoli.
        Quindi un grazie ti è dovuto. 🙂
        Ci tenevo a dirtelo, personalmente sono sempre contento quando gli altri apprezzano i miei sforzi.

  5. -Paolo ha detto:

    Aaargh! Non ne sapevo nulla e, pur essendo in assoluto poco impressionabile, ‘sta roba dei teratomi mi fa venire i brividi! Aaah! L’idea di un homunculus piantato nel corpo, coi peli e i denti e chissà cos’altro, mi fa sentire sottosopra. Santiddìo! Grazie, una volta di più!

  6. martin* ha detto:

    Purtroppo lo posso testimoniare, un teratoma, nell’ 85 bollato come “cisti embrionale” sulla cartella clinica, mi portó vicino alla morte per emorragia interna.

  7. Livio ha detto:

    Non che gli altri articoli fossero da meno, ma questo è veramente strepitoso, affascinante, bizzarro…
    Sono d’accordo con Andrea, non aggiungo altro.
    Grandissimo

  8. Daimon ha detto:

    Sono davvero sbalordito. Non smetterò mai di ringraziarti per tutte le bizzarrie che mi hai fatto scoprire.
    Sai se esistono testi specializzati sull’argomento dei teratomi o del fetus in fetu?
    Chissà se esiste qualche correlazione tra il fenomeno patologico dell’homunculus e la capacità di alcuni organismi complessi di compiere fenomeni di partenogenesi, che portano alla nascita di un organismo completo a partire dalle divisioni cellulari di una cellula uovo non fecondata. Mi pare che sia un fenomeno diffuso in alcuni gruppi di insetti, dove è prevista nelle generazioni una alternanza tra generazioni aploidi e diploidi. Forse anche in questi insetti il fenomeno era presente in potenza e si manifestava con rari eventi patologici, prima che opportune mutazioni portarono all’affermarsi evolutivo della partenogenesi.
    Ricordo poi di aver letto su un libro di genetica che con opportuni stimoli di tipo chimico-fisico sarebbe possibile innescare il differenziamento di ovuli non fecondati addirittura di coniglio.
    Mi chiedo se non sia possibile, in linea puramente teorica, che un gamete umano, trovatosi in più che eccezionali condizioni genetiche e ambientali, dia origine in loco a un organismo completo.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Grazie Daimon.
      Più che testi specializzati, esiste una (limitata) letteratura scientifica in merito. All’interno del post ho linkato diversi paper che affrontano l’argomento.
      Come ricordato anche dall’anatomopatologa Claudia Manini nella sua postilla, i teratomi sono effettivamente una forma di partenogenesi. A quanto ne so in molte specie zoologiche e vegetali la partenogenesi esiste allo stato naturale (di solito è uno dei due sessi a nascere senza fecondazione), ed è talvolta correlata a particolari condizioni determinate dall’habitat, e/o a situazioni di emergenza.

      La ricerca in ambito umano si concentra da una parte sulle cellule staminali embrionali, dall’altra proprio sulle cellule staminali partenogenetiche. Queste ultime non necessitano di fecondazione, e sono create mimando il processo di fertilizzazione tramite molecole specifiche, che sono in grado di “ingannare” l’ovocita e innescarne la divisione. Con questo sistema sono state sviluppate in laboratorio cellule staminali dette pluripotenti, cioè in grado di differenziarsi in tessuti diversi. L’idea è quella di creare in futuro delle banche cellulari per la medicina rigenerativa di alcuni tipi di tessuti, limitando al contempo i problemi etici (in quanto appunto non vi è embrione). Ma, per rispondere alla tua domanda, questo tipo di partenogenesi non potrebbe dare origine a un individuo completo.

  9. Daimon ha detto:

    Grazie Bizzarro Bazar.

  10. Viola del pensiero ha detto:

    Buonasera! Volevo condividere con voi la mia esperienza da studentessa di Medicina: tre anni fa, durante il tirocinio in Anatomia Patologica, mi capitò di vedere un teratoma in laboratorio. Si trattava di una massa cistica rimossa dall’ovaio di una donna che lamentava dolori addominali. Si potevano chiaramente distinguere capelli e denti.

    Complimenti per l’articolo!!

  11. Francesca ha detto:

    Ciao….volevo condividere anche io la mia esperienza di cisti dermoide in tutte e due le ovaie…e sono una recidiva adesso mi aspetta il quinto intervento dicono che sono un caso raro anzi rarissimo…non si capisce come ma continuo a produrre cisti a distanza di un anno e mezzo….!!!

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