Link, curiosità & meraviglie assortite – 15

  • Cogito, ergo… memento mori“: il busto in gesso che vedete qui sopra rappresenta Cartesio, con teschio incorporato e calotta rimovibile. Fa parte della collezione di gessi anatomici dell’École des Beaux-Arts di Parigi, ed è stato scolpito nel 1913 da Paul Richer, professore di anatomia artistica originario di Chartres. Il vero teschio di Cartesio ha una storia piuttosto bizzarra, che ho raccontato anni fa in questo post.
  • Una testimonianza straordinaria su una condizione di cui probabilmente non avete mai sentito parlare: l’afantasia, ovvero l’incapacità di immaginare e di visualizzare oggetti, situazioni, persone o sensazioni “con l’occhio della mente”. Articolo assolutamente da leggere.
  • XV secolo: sono molto diffusi i reliquiari contenenti il latte della Vergine. Ma San Bernardino non ci sta, e si lancia in una gustosissima invettiva.
  • Un bel pezzo di Jen Aitken sui necrologi, e più in generale sulla terminologia relativa alla morte e al fine vita:
    La morte non è una guerra. Quando parliamo di “lunga battaglia”, “combattere” o “sfidare” “valorosamente” e “coraggiosamente”, stiamo trasformando la morte in qualcosa di malvagio che possiamo “vincere”. La morte non è un fallimento. È inevitabile. Le persone non vengono “sconfitte”, semplicemente muoiono.
  • I libertini esistono ancora? Qual era la relazione tra libero amore e libero pensiero? Cosa accomuna Lord Byron a George Best?
  • Ecco qui sotto un caldo, confortevole e morbidissimo nido preparato da un gufo delle nevi. Un nido composto interamente di lemming morti.

  • Nel 1973 tre donne e cinque uomini finsero di avere allucinazioni per scoprire se gli psichiatri si sarebbero accorti che in realtà erano sani di mente. Risultato: finirono ricoverati in 12 diversi ospedali. Così il pionieristico esperimento Rosenhan scosse le fondamenta della pratica psichiatrica.
  • Non sapete cosa regalare alla nonna? I servizi da tè di Ronit Baranga fanno al caso vostro.

  • David Nebreda, classe 1952, è affetto da schizofrenia fin dall’età di 19 anni. Invece di sottoporsi alle cure mediche, si è ritirato da eremita in un appartamento di due stanze, senza contatti con il mondo esterno, praticando l’astinenza sessuale e costringendosi a lunghi digiuni. La sua unica arma per combattere i dèmoni è una macchina fotografica: i suoi autoritratti sono, certamente, la rappresentazione di un inferno mentale — ma anche uno squarcio di luce al fondo di questo abisso; paiono quasi immortalare la catarsi nell’atto di compiersi, e a dispetto della loro natura estrema e disturbante sembrano celebrare un’autentica vittoria sulla carne. Nebreda si riappropria del dolore, e lo trascende attraverso l’arte. Potete vedere alcune sue fotografie qui e qui.
  • La femme fatale, vestita in modo glamour e diabolicamente letale, è un mito letterario e cinematografico: nella realtà, le assassine riescono a essere invisibili proprio giocando sulle aspettative culturali e mantenendo un profilo decisamente sobrio.
  • Sempre parlando dell’immaginario legato alla figura femminile, c’è un topos della fantascienza raramente preso in considerazione: le donne in provetta. Che l’ossessiva presenza di quest’immagine abbia a che fare con l’oggettificazione del femmineo, con un certo feticismo, con un inconscio desiderio maschile di costringere, recludere e dominare la donna? A scorrere il centinaio di esempi raccolti sulla pagina Sci-Fi Women in Tubes, qualche dubbio viene. (Grazie, Mauro!)

  • Ho sempre sostenuto che muffe e funghi siano esseri superiori. Ad esempio gli organismi mucillaginosi nelle foto qui sopra, chiamati Stemonitis fusca, sembrano in grado di sfidare la gravità. Il mio primo articolo per la rivista Illustrati, anni fa, era dedicato all’incredibile Cordyceps unilateralis, un parassita capace di controllare il corpo e la mente dell’ospite che attacca. E di recente ho trovato la foto qui sotto, che mostra cosa succede quando un Cordyceps si impianta nel corpo di una tarantola. Altro che Cthulhu! I funghi, gente! I funghi sono i veri padroni dell’Universo! E sono anche buoni nel risotto!

  • Non hai mai pensato a un tatuaggetto? / La tua amica sfoggia un tatuaggetto / Corri corri a farti un tatuaggetto…“, recita una canzone di Elio e le Storie Tese. Di certo è passata l’epoca in cui tatuarsi era appannaggio dei reietti sociali, dei carcerati, dei delinquenti. Ma la storia di questo tipo di body art non sarebbe stata la stessa senza le donne tatuate che si esibivano nei freakshow. Wikipedia (inglese) ha una bella pagina al riguardo, e qui trovate un’intervista a un’esperta che ha studiato la vita di queste artiste. Come colonna sonora durante la lettura, si consiglia il pirotecnico cavallo di battaglia di Groucho Marx, Lydia The Tattooed Lady.
  • Può un armadietto del Settecento lasciarvi a bocca aperta? Be’, guardate il video qui sotto.

  • L’ultima aggiunta alla lista dei candidati per il mio Museo del Fallimento è il brasiliano Adelir Antônio de Carli, noto come Padre Baloeiro (“il prete dei palloncini”). Carli intendeva raccogliere fondi per costruire una cappella per i camionisti di Paranaguá; così, per pubblicizzare la sua causa, il 20 aprile 2008 legò una sedia a 1000 palloncini gonfiati con l’elio e prese il volo di fronte a giornalisti e curiosi. Dopo aver raggiunto i 6000 metri di altitudine scomparve tra le nuvole.
    Passò un mese e mezzo prima che la parte inferiore del suo corpo venisse ritrovata, a 100 km dalla costa.

  • La passionata è un pezzo di Guy Marchand che ebbe grande successo nel 1966. E che dimostra due sorprendenti verità: 1- i tormentoni estivi spagnoleggianti esistevano già allora; 2- i suddetti tormentoni portavano a evidenti disturbi della personalità. Cosa che peraltro fanno anche oggi. (Grazie, Gigio!)

  • Due neuroscienziati costruiscono una specie di casco che eccita i lobi temporali di chi lo indossa, con l’intento di studiare l’effetto di una leggera stimolazione magnetica sulla creatività. E i soggetti del test si mettono a vedere angeli, parenti deceduti, e a parlare con Dio. È forse la scoperta destinata a spiegare le estasi mistiche, le esperienze paranormali, il senso stesso del sacro? O si tratta di un mezzo di comunicazione con una realtà invisibile? Nessuna delle due, perché la verità è un po’ più deludente: tutti i tentativi di replicare l’esperimento non hanno rilevato effetti particolari. Però rimane una buona idea per un romanzo. Ecco la pagina Wiki italiana sul casco di Dio, ma quella inglese è più completa.
  • Il California Institute of Abnormalarts è un nightclub a tema sideshow situato a North Hollywood (Los angeles) che ospita eventi di burlesque, concerti underground, spettacoli di freakshow e proiezioni cinematografiche. Ma se avete paura dei clown, forse è meglio che stiate alla larga: nel locale è presente il famoso cadavere imbalsamato di Achile Chatouilleu, un pagliaccio che chiese di essere sepolto nel suo costume di scena e con il viso truccato.
    Certo, per essere morto nel 1912 è conservato fin troppo bene (sarà mica un’altra di quelle finte meraviglie per cui erano celebri i sideshow di una volta?). Comunque sia, l’effetto è grottesco e decisamente inquietante…

  • Vi lascio infine con l’immagine intitolata The Crossing, opera del fotografo naturalista Ryan Peruniak. Tutti i suoi lavori sono spettacolari, come potete vedere dando un’occhiata al suo sito ufficiale, ma trovo questo scatto particolarmente poetico.
    Ecco il suo ricordo del momento:
    All’inizio di aprile nelle Montagne Rocciose, la neve ricopre ancora i picchi maestosi mentre sulle vette più basse si è sciolta così come i laghi e i fiumi. Stavo camminando sulla sponda quando vidi una forma scura sul fondo del fiume. Il mio primo pensiero fu che un cervo doveva essere caduto attraverso il ghiaccio, quindi mi avvicinai per investigare… e in quel momento vidi la lunga coda. Mi ci volle qualche momento per capire cosa stavo vedendo… un puma adulto riverso serenamente sul letto del fiume, una vittima del ghiaccio sottile.

17 commenti a Link, curiosità & meraviglie assortite – 15

  1. Meewelyne ha detto:

    Una fantastica carrellata di stravaganze, non deludi mai! Devo dire che le fotografie di Nebreda sono impressionanti, esprimono dolore a tutto tondo, ma anche ostinazione nel rimanere nel proprio guscio, pur ricercando attenzione.

    Il prete che spicca il volo coi palloncini… È incommentabile. Nessuno che gli abbia almeno detto di mettersi in sicurezza??? Wtf

    Il clown imbalsamato è terrificante anche per chi non soffre di coulrofobia, fidati.

    Infine: lode ai funghi e alle muffe. Non vedo l’ora di vederle possedere gli umani 😀

  2. Giulia Rosada ha detto:

    è la seconda volta questa settimana che mi capita di leggere esattamente lo stesso articolo sull’ afantasia, e mi ha colpito tantissimo perchè io credo di avere il problema (si può parlare di problema? no, forse no…) opposto. Per me, che riesco ad immaginare nei minimi dettagli tutto quanto (se devo progettare una nuova foto da fare ad esempio la curo nei minimi dettagli molto prima di scattare, ma la cosa si rifà anche ad eventi passati, come riuscire a ricordare profumi o texture appena ho in mente qualcosa in particolare) è inconcepibile pensare che qualcuno non immagini le cose come posso farlo io, come fino a pochi giorni fa pensavo fosse per tutti in realtà…la mente umana è proprio strana 😀

  3. Livio ha detto:

    Meravigliosi!

  4. Alice ha detto:

    Buongiorno Ivan, salve Bizzarro Bazar!
    Che dire, ho avuto di che riflettere leggendo.
    Ma prima, una standing ovation per San Bernardino da Siena!
    E, il secretaire di Federico Guglielmo di Prussia, lo vorrei subito subito a casa mia: se devo dire cosa mi ha impressionato di più di questa carrellata, ecco, il secretaire pieno di virtuosismi di ebanisteria e non solo, ha vinto il primo premio!
    E ora le riflessioni, andando in crescendo verso quella che per me è stata la curiosità/link più interessante.
    – Le donne fatali dell’immaginario stanno alla realtà all’incirca come il personaggio James Bond sta alla vera spia.
    John Le Carré più realisticamente descrive invece il suo protagonista Smiley come “il prototipo della persona che non ricorderò mai”.
    – Ho notato molte curiosità che in qualche modo hanno a che fare con la psichiatria, le malattie mentali o comunque la mente umana. L’esperimento Rosenhan l’ho letto avidamente dal link: inutile dire che ne condivido le conclusioni (quelle di Rosenhan ovviamente, non certo le repliche della comunità psichiatrica), e penso che le diagnosi errate, l’arroganza di molti specialisti e la disumanizzazione dei pazienti siano realtà ancora esistenti…
    – Infine, l’afantasia, come potrei non esserne colpita, è una vita che mi imbatto, sempre col medesimo stupore, in (tante) persone che non riescono a immaginare le cose come potrebbero essere, come saranno, che hanno presente solo il già visto.
    E gli affetti da ‘afantasia’ sono messi ancora peggio, loro zero del tutto!
    Vedo continuamente che la capacità di immaginazione visiva degli altri è molto variabile, come conferma l’articolo, anche quando è comunque presente.
    Io resto una specie di marziana perfino per le persone più vicine, anche per mio marito, però nel senso opposto: immaginazione visiva ne ho da vendere. Per lui è inconcepibile quanto io sia fisionomista, mentre una mia amica poco tempo fa, in relazione al mio lavoro mi ha chiesto piena di stupore: “ma tu riesci già a vederlo?” (il lavoro che stavo iniziando). Certo, lo vedo molto prima di iniziarlo, in tutti i particolari e perfino nell’ambientazione.
    Però credo nelle capacità del cervello di trovare delle strade tutte sue per sopperire a certe mancanze, quello sì; e come si evince dall’articolo, non sembra nemmeno che sia vissuta come una reale mancanza da chi ne è affetto, come chi ha molta immaginazione pensa che gli altri ne abbiano altrettanta: tutto è relativo, e in fondo i problemi gravi sono ben altri 😉
    Un caro saluto

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ciao Alice, grazie per le tue riflessioni.
      Riguardo all’afantasia, mi fa sempre specie leggere questi resoconti anche perché, per quanto riguarda la mia esperienza personale, non sono sicuro che saprei schierarmi senza esitazioni da una parte o dall’altra. Forse non so ancora bene chi sono! 🙂
      Evidentemente devo avere una certa capacità di visualizzazione – forse persino più sviluppata della media se penso alla mia precedente professione nel campo del cinema, in cui quotidianamente lavoravo con le immagini e ne elaboravo ogni dettaglio; eppure ti confesso che ho l’impressione che queste siano capacità che oscillano a seconda dei giorni, di come la luce entra da una finestra, delle ore di sonno, e via dicendo. Come scriveva Darwin in un suo diario, ci sono dei giorni in cui anch’io mi sento “molto stupido”, e altri in cui mi pare di essere più lucido. Allo stesso modo, riconosco subito un volto già incontrato ma fatico a visualizzare dove ho visto quella persona: e ricordarne il nome è fuori questione – quindi puoi capire le figuracce! La memoria dei nomi è un superpotere che tanti sembrano avere ma che mi è stato negato. Sono fisionomista o no? Non ne ho idea.
      Anche alcuni episodi del mio stesso passato si ripresentano ai miei occhi in modo fumoso e incerto.
      Quello che intendo dire è che sono d’accordo con te, ognuno risponde agli stimoli della sua realtà individuale. Nella mia, le visualizzazioni precise e dettagliate esistono, ma spesso sono più simili a momenti di grazia, di ispirazione, di illuminazione. Mi è capitato di essere posseduto dalle visioni, quasi mai di possederle.
      Insomma, la fantasia è un concetto talmente nebuloso che farei fatica a darne una definizione univoca. 🙂

      • Alice ha detto:

        Ci siamo capiti perfettamente Ivan, ci sono talmente tante sfumature.
        Per quanto ti riguarda, visto che riconosci subito i volti già visti, allora SEI un buon fisionomista!
        Conosco almeno due persone che non riescono a riconoscere nessuno che non sia davvero a loro molto familiare e noto (ovvero facce viste reiteratamente e d’abitudine).
        Ricordare i nomi è tutto un altro paio di maniche, è un mix di attenzione e mera memoria: a me è successo di non ricordare i nomi (con figuracce anche io) finché non mi sono decisa a prestare attenzione quando li sentivo pronunciare.
        Sono totalmente d’accordo con te sull’influenza di una marea di fattori che influenzano le capacità del nostro cervello, tu ne nomini una importantissima, fondamentale, vitale, cioè Sua Maestà il Sonno: felice di non essere la sola ad avere giornate in cui mi sento… stordita ^_^ 😉

  5. gery ha detto:

    Quanti spunti e cose che non conoscevo :O (a parte i funghi… su quelli vidi un documentario tempo fa). Grazie! A me ha abbastanza sconcertato la fine di Padre Baloeiro, cioè… s’era preparato su tutto ma non pensò mai di imparare ad usare il GPS! L’unico strumento che forse poteva salvargli la vita. Non s’è mai capito che fine fece l’altra metà del suo cadavere? divorato dai pescecani? Strappato dalla corrente marina?

    Poetica e malinconica l’ultima foto.

  6. gaberricci ha detto:

    Ciao Ivan, mi permetto di segnalarti un caso personale riguardo la stimolazione dei lobi temporali: per un periodo ho lavorato in un reparto di neurochirurgia (sono medico) ed ho avuto modo di conoscere una ragazza, giovane ed assai sfortunata, con un tumore di un lobo temporale; presentava dei sintomi tipici di questa patologia (come i dejà vu)… ma, presumibilmente da quando era insorta la patologia, presentava pure un attaccamento assai maggiore di prima alla religione e, per esempio, la prima domanda che fece quando venne ricoverata fu dove poteva trovare la chiesa. D’altronde, oltre al delirio mistico vero e proprio da danno temporale, sono descritte nella letteratura (anche quella più divuglativa, come quella del dottor Sacks) “stato sognante”, allucinazioni e falsi ricordi, correlate alla stessa patologia: abbastanza da far credere di poter parlare con Dio, insomma.

    P.S.: ti rinnovo i complimenti per il blog. Anche se non commento spesso, lo seguo sempre con grande interesse.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Ma quindi l’idea di Dio è solo il prodotto di un’alterazione nei lobi temporali – oppure Dio altera i lobi temporali per potersi manifestare a noi? 🙂

      (Grazie per i complimenti!)

      • gaberricci ha detto:

        Anche su questo avevo letto (ma taaaaaaaanti anni fa) un interessante studio, che concludeva che esistono dei circuiti neuronali deputati a concepire l’idea di Dio, e che tale idea è adattiva.

        • bizzarrobazar ha detto:

          Questo non dimostra nulla, ovviamente. I circuiti neuronali potrebbe averli messi Dio perché lo concepissimo. È lo stesso paradosso delle droghe: le alterazioni chimiche ci fanno vedere una realtà distorta o una realtà più vera? Chi può dirlo? 🙂

          • gaberricci ha detto:

            Infatti il mio era probabilmente solo un modo per farti capire quanto mi affascina l’argomento :-).

            P.S.: tra l’altro credo di dovere a te la lettura di un libro su questi argomenti, “La donna che morì dal ridere”. Non lo consigliavi nella Piccola biblioteca lunare?

          • bizzarrobazar ha detto:

            Assolutamente, di Ramachandran! Gran libro.

  7. efy ha detto:

    ammetto che il servizio da tè.. o meglio la pagina di ronit.. mi ha disturbato!!!! XD

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