50 sfumature di verde: il sesso con le piante

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#ILLUSTRATI n.53 – L’uomo che piantava gli alberi

Quando ancora ero studente alla scuola di cinema, scrissi un soggettino per un cortometraggio in cui un uomo acquistava un fiore, un’orchidea di grandi dimensioni. Tornato a casa, poggiava l’orchidea sul suo letto, la accarezzava, la baciava e infine ci faceva l’amore.
Il tutto suonava piuttosto comico ma, nelle mie intenzioni, voleva essere un esperimento o, meglio, un esercizio di stile: sarei riuscito a girare una scena di sesso così assurda senza renderla ridicola? Sarei riuscito a renderla perfino romantica? Si poteva indurre nello spettatore la famosa “sospensione dell’incredulità” di fronte a una situazione talmente eccessiva?
Quello che all’epoca ignoravo è che la mia fantasia non era poi molto originale.

Esiste infatti una parafilia assai rara, o meglio una forma di feticismo, che consiste nel provare eccitazione sessuale per gli alberi e le piante. Il termine che la designa, dendrofilia, pare sia stato coniato dal critico letterario Lawrence Buell riferendosi all’amore che per gli alberi nutriva il grande scrittore Henry David Thoreau – sentimento del tutto innocente, in quel caso.
La dendrofilia, come le altre parafilie, è uno di quegli argomenti che fanno la gioia dei tabloid scandalistici: quando la redazione è a corto di notizie, basta mandare un fotografo giù in cortile, fargli scattare qualche immagine di una signorina che bacia un albero, e l’articolo è bell’e pronto: “Voglio sposare un pioppo!”.
Ma la dendrofilia esiste davvero?

© Closer Magazine

Un seminale studio condotto nel 2007 dall’università di Bologna ha stimato che, all’interno dei vari feticismi, soltanto il 5% si riferisca a oggetti inanimati che non sono in relazione con il corpo umano. Non stupisce dunque che nel contesto di una percentuale già così bassa, la nicchia ancora più esclusiva di chi è fissato con le piante sia praticamente invisibile; si aggiunga la vergogna di parlarne e il fatto che questa preferenza sessuale non causa alcun problema, e si capirà perché in letteratura medica non c’è traccia di case studies sulla dendrofilia.

Ammesso che una simile parafilia esista davvero, però, da quello che sappiamo degli altri feticismi è ragionevole dedurre che essa si manifesti in termini molto meno stravaganti del previsto. Gran parte dell’attrattiva di un feticcio ha infatti a che fare con l’odore, la texture e l’aspetto dell’oggetto, che diviene importante a livello evocativo per stimolare l’eccitazione. In quest’ottica, è probabile che l’eventuale dendrofilo non faccia altro che trovare estremamente piacevoli la consistenza di una corteccia, la morbidezza o il colore delle foglie, la forma di una radice; il contatto, magari associato a un lontano ricordo sessualmente rilevante, diventa così efficace nello stimolare l’eccitazione.

Niente di molto diverso, dunque, da chi ritiene eccitante il velluto: di norma si parla di patologia soltanto quando il feticismo diviene conditio sine qua non per ottenere la gratificazione sessuale e, in effetti, molti specialisti che lavorano sul campo tendono a suddividere gli impulsi parafilici in opzionali, preferenziali ed esclusivi. Solo gli ultimi sono considerati disturbi della sfera sessuale; la distinzione, operata anche dal DSM-5 (il manuale diagnostico più utilizzato in psichiatria), è insomma quella tra il feticismo vero e proprio e il semplice comportamento feticista.

Lo scorso giugno a Palermo è scoppiato un piccolo scandalo: tra le piante del meraviglioso Orto botanico è comparsa una video-installazione dell’artista cinese Zheng Bo intitolata Pteridophilia (letteralmente, “amore per le felci”). Nel filmato si vedono sette giovani che fanno sesso con le piante in una foresta di Taiwan.

Forse, visto il putiferio suscitato da questo video artistico, è un bene che io non abbia mai realizzato il mio cortometraggio. Il quale però, con un piccolo colpo di scena finale, si chiudeva giocando proprio sul filo tra feticismo patologico e semplice atto feticista “per procura”: dopo aver fatto l’amore con l’orchidea, il protagonista andava a posarla delicatamente sulla tomba dell’unica donna che avesse mai amato.

11 commenti a 50 sfumature di verde: il sesso con le piante

  1. Pina Fantozzi ha detto:

    Il famoso “Largo” di Händel, spesso utilizzato, in versione strumentale, in ambito religioso, in realtà descrive una situazione del genere: è l’arioso iniziale dell’opera Serse, in cui il protagonista si dichiara innamorato del suo platano:

    Frondi tenere e belle
    del mio platano amato
    per voi risplenda il fato.
    Tuoni, lampi, e procelle
    non v’oltraggino mai la cara pace,
    né giunga a profanarvi austro rapace.

    Ombra mai fu
    di vegetabile,
    cara ed amabile,
    soave più.

    • bizzarrobazar ha detto:

      Questo suona comunque abbastanza innocente. Un po’ come il brano Auprès de mon arbre di Brassens. 🙂

      • Pina Fantozzi ha detto:

        Il testo del libretto di Stampiglia sì, diciamo che potrebbe trattarsi di una “normale” espressione di affetto verso una pianta a cui si è legati per qualche motivo… Ma in realtà l’epidodio è tratto da Erodoto, che descrive una situazione se non, diciamo così, equivoca, per lo meno di certo bizzarra: Serse, diretto a Sardi, in Lidia, si imbatte in un platano di bellissimo aspetto; lo fa quindi coprire di gioielli d’oro e lascia uno dei suoi Immortali in sua difesa.
        È curioso che questo piccolo episodio, che oltretutto non ha nessuna attinenza con le vicende narrate In seguito, sia divenuto l’incipit dell’opera, evidentemente aveva colpito in modo particolare la fantasia del librettista.
        Ricordo anche un mito relativo a Dioniso in cui il dio faceva sesso con una pianta di vite dopo averne opportunamente sagomato il tronco, tanto per fare un esempio più esplicito…

  2. Livio ha detto:

    E anche questa mi mancava… Grande!

  3. Gery ha detto:

    In quanto amante di 12 Phalaenopsis ibride (e una Miltassia), 5 Carnivore e una Azalea Indica, non posso che approvare :P!

  4. Livio ha detto:

    Mia moglie ha una vera passione per le piante in terrazzo… Comincio ad avere dei sospetti!

  5. Antonello ha detto:

    Forse non è pertinentissimo, ma a me fa venire in mente una certa scena del casto cortometraggio *Hermitage*, di e con Carmelo Bene, 1968.

  6. Ale88 ha detto:

    Un amico, che faceva il fiorista, qualche anno fa mi aveva chiesto se avevo mai fatto caso alle orchidee. ” Quando sono rosa, aperte, con il bordino dei petali interni più rosso, mi ricordano una vagina….”Tempo dopo mi aveva detto che era ossessionato dalle orchidee ed era arrivato a masturbarsi guardandole,a leccare il fiore, e altri particolari. Poi era stato in cura da uno psichiatra per questo. Non ho poi saputo più nulla di lui e di come sia finita.

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