Sei fazzoletti per i cannibali: il terribile “Jameson Affair”

Questo articolo è apparso originariamente su #ILLUSTRATI n. 54 – “Se questo è un uomo”

da James W. Buel, Heroes of the Dark Continent, 1889

Nel 1885, lo stato del Congo diventò proprietà privata del Re Leopoldo II del Belgio. Il sovrano, durante i 23 anni del suo dominio africano, non mise mai piede in questa colonia; eppure per sfruttarne le risorse ridusse in schiavitù gli abitanti, causando dagli 8 ai 30 milioni di morti e di fatto dimezzando la popolazione locale. La Force Publique, una milizia istituita dal monarca per instaurare il terrore, torturò e mutilò uomini, donne e bambini in una delle più vergognose e sanguinose pagine del colonialismo europeo.

James S. Jameson

In questo contesto disumano si inserisce lo scandalo che colpì James ‘Sligo’ Jameson, erede della celebre distilleria di whisky irlandese tuttora esistente. Naturalista, cacciatore ed esploratore, Jameson si unì nel 1886 alla Emin Pascià Relief Expedition guidata da Sir Henry Morton Stanley. Nonostante l’obiettivo dichiarato fosse portare aiuto al Pascià Emin, che era sotto assedio, in realtà la spedizione aveva il compito di ampliare gli insediamenti belgi sul territorio congolese. Il 25 febbraio i militari lasciarono Zanzibar alla volta del cuore di quella che veniva chiamata “Africa nera”. Fu quando giunsero nella città di Ribakiba (oggi conosciuta come Lokandu) che successe il fattaccio.

Secondo Assad Farran, l’interprete di Jameson, durante un incontro con i capi tribù locali il gentiluomo irlandese aveva espresso la sua curiosità riguardo alla pratica del cannibalismo. “In Inghilterra sentiamo così tanto parlare di cannibali che mangiano le persone, ma dato che sono qui, mi piacerebbe vederlo con i miei occhi” aveva dichiarato. I capi tribù confermarono che in quella zona l’antropofagia era piuttosto diffusa, e suggerirono a Jameson di acquistare uno schiavo e di portarlo in dono a uno dei villaggi vicini. Fu così che Jameson, per il ridicolo prezzo di sei fazzoletti, comprò una bambina di 10 anni.

Raggiunte le capanne dei nativi la bambina, accompagnata dall’uomo che l’aveva procurata, fu presentata ai cannibali. L’uomo disse loro: “Questo è un regalo dell’uomo bianco. Vuole vedere come la mangiate”. La bambina fu portata via e legata per le mani a un albero. Circa cinque nativi stavano affilando i coltelli. Poi un uomo si avvicinò e la pugnalò con un coltello per due volte nella pancia. La ragazza non gridò, ma sapeva cosa stava succedendo. Guardava a destra e a sinistra, come se cercasse aiuto. Appena fu pugnalata, cadde morta. I nativi arrivarono e cominciarono a farla a pezzi. Uno tagliava una gamba, un altro un braccio, un altro la testa e i seni, e un altro tolse le viscere dalla pancia. Dopo che si furono spartiti la carne, alcuni la portarono al fiume per lavarla, e altri tornarono dritti a casa loro. Durante tutto il tempo il Sig. Jameson tenne un quaderno e una matita in mano, disegnando degli schizzi della scena.

Ricostruzione degli schizzi disegnati da Jameson.

Quando Assad firmò questa deposizione giurata nel 1890, quattro anni più tardi dei fatti, Jameson era già morto. Poiché la descrizione degli eventi era corroborata anche da un altro testimone, lo scandalo esplose, rimbalzando presto dall’Europa fino all’America e finendo addirittura sulle pagine del New York Times.
La vedova Jameson cercò allora di difendere la memoria del marito pubblicando una lettera che, a suo dire, quest’ultimo aveva redatto sul letto di morte. Questo memoriale proponeva una versione diversa dei fatti: il tutto si sarebbe svolto talmente in fretta da non lasciare il tempo a Jameson di fermare il massacro, avvenuto sotto i suoi occhi impotenti. Eppure nella lettera (che molti sospettarono essere un falso, scritto dagli amici di Jameson) venivano ripetuti alcuni dettagli – come i sei fazzoletti usati per acquistare la bambina – che concordavano con il resoconto dell’interprete: se lo scopo era restituire un postumo onore a Jameson, si rivelò dunque un espediente piuttosto debole.
A confondere ancora di più le acque, arrivò la smentita di Assad, che ritrattò le accuse affermando di essere stato frainteso. Ma tutti compresero che con ogni probabilità era stato costretto dagli ufficiali belgi a ritirare la sua denuncia.

Nonostante le zone d’ombra che ancora rimangono, ci sono pochi dubbi sul fatto che l’incidente sia avvenuto davvero. Un altro testimone ricordava che Jameson all’epoca non aveva problemi a parlare tranquillamente dell’episodio, e si era accorto della gravità delle sue azioni solo molto più tardi. “La vita è a buon mercato, in Africa Centrale; il Sig. Jameson si era dimenticato di quanto diversa sarebbe sembrata questa cosa terribile, in patria.” Nel quadro devastante del Congo di quegli anni, mentre si perpetrava un eccidio metodico, i nativi venivano considerati alla stregua di bestie da soma. Agli occhi dei coloni, dunque, sei fazzoletti valevano sicuramente uno spettacolo cruento e memorabile.

20 idee regalo per un Natale bizzarro

Credit: Rob Sheridan.

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Per ultimi, dobbiamo sistemare anche quelle amiche o quegli amici — e, perché no, fidanzati/e — sessualmente esuberanti, alla perenne ricerca del nuovo sex toy. Ci vuole qualcosa di appropriato per la cornice natalizia, che però non sia il solito costumino sexy da Babbo/Babba Natale.
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Prima di concludere, segnalo due gadget che non sono davvero dei regali quanto piuttosto degli strumenti che potrete sfruttare voi stessi, in caso di necessità. Una sorta di kit per sopravvivere alle feste, alle visite dei parenti, ai lunghi convivi che possono talvolta trasformarsi in incubi kafkiani.
Il primo rimedio vi consente di avvicinarvi con nonchalance all’albero di Natale, svitare una palla e affogare nel whisky i vostri tormenti.

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Il secondo è invece progettato per le emergenze vere e proprie.
Istruzioni: alzatevi dalla tavola, accampate una scusa con gli altri ospiti, andate nell’altra stanza e urlate a squarciagola nel vaso assorbi-grida. Questo indispensabile accessorio vi permetterà di sfogarvi senza per questo incrinare il puro e commovente spirito natalizio.

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In chiusura, mi permetto di ricordare i miei libri, che come regalo di Natale fanno sempre la loro figura!

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E con questo è tutto, buone feste!

Eventi di dicembre

Anche quest’anno mi troverete a Roma alla fiera dell’editoria indipendente Più Libri Più Liberi.

Sarò presente per dediche e chiacchiere varie sabato 8 dicembre dalle 11 alle 14; e domenica 9 dicembre dalle 17 alle 19 presso lo stand di #LOGOSEDIZIONI (G61 F62).

Ma prima, c’è una bella sopresa: il 7 dicembre non potete perdervi un’occasione davvero speciale.
L’amico Fabio Camilletti ha infatti curato per Nova Delphi la prima traduzione italiana del Frankenstein originale di Mary Shelley.
Vi potreste chiedere, in che senso la “prima traduzione”?
Il fatto è che esistono molti Frankenstein. C’è l’edizione definitiva del 1831, praticamente l’unica nota, finora, al pubblico italiano. C’è quella del 1823 curata da William Godwin, padre di Mary Shelley. C’è la prima edizione del 1818, scritta da Mary ma profondamente rivista da suo marito Percy. E c’è, infine, il primo Frankenstein: il testo scritto da Mary, e da Mary sola, fra il 1816 e il 1817, e che qui viene proposto per la prima volta in lingua italiana.
Composto in viaggio, sullo sfondo di un’Europa devastata dalla guerra, dal gelo e dalla carestia, il primo Frankenstein è il frutto più immediato degli incubi e delle ossessioni di Villa Diodati: un testo più scarno, diretto e disperato di quello che siamo abituati a conoscere, un’opera in cui non esiste morale e in cui nulla è certo.

Ma non c’è solo Frankenstein. Il volume che contiene il testo è infatti il primo di due, intitolati Villa Diodati Files: tutti gli scritti legati alle “fatidiche notti dell’estate 1816”, animate dai coniugi Shelley, da Byron e da Polidori, vengono ricostruiti filologicamente nei due volumi, costituendo un prezioso archivio di un momento che ha cambiato per sempre l’immaginario fantastico.

Quindi, sempre a Più Libri Più Liberi nella spettacolare cornice della “Nuvola di Fuksas“, Fabio presenterà questa sua ultima fatica; a interloquire con lui saremo io e la splendida Annalisa Cignitti del blog Rocaille.

L’ultimo appuntamento da non mancare, prima di Natale, è il 16 dicembre.
Ritornerò infatti alla straordinaria wunderkammer Mirabilia di Giano Del Bufalo, a Roma, per presentare la versione aggiornata del mio talk Sante, Madri & Afroditi.
Si tratta di un work in progress che mi impegna da anni, una ricerca interdisciplinare sulla dissezione del corpo femminile come dispositivo retorico utilizzato attraverso i secoli per minare il potere seduttivo della donna.
Segnate subito tutto sul calendario, vi aspetto!