Il Circo delle Pulci

Un, due, tre!
All’erta gli elefanti in piedi
saltino le pulci avanti
attenti, passa il domatore!

Vinicio Capossela, I pagliacci (2000)

Pulci che tirano carrozze e palafreni, che si tuffano in un bicchiere d’acqua dall’alto di un trampolino, che si sfidano a duello con piccole spade, che addirittura si fanno sparare da un cannone in miniatura proprio come i più celebri proiettili umani.

Il circo ha sempre vissuto di estremi, di sfide impossibili, escludendo a priori soltanto l’ordinario. È naturale dunque che ai domatori classici – al cui volere si piegavano fiere pericolose ed enormi animali – facessero da contraltare altri domatori, che riuscivano a far compiere gesta eccezionali alle creature più microscopiche.
Per questo il Circo delle Pulci è uno dei più duraturi (e misconosciuti) numeri da sideshow di tutto il mondo.

Sgomberiamo innanzitutto il campo dalla domanda che inevitabilmente vi starete ponendo: in questi show le pulci ci sono davvero, o si tratta di un’illusione ottica?

La risposta breve è che sì, un tempo si usavano pulci vere; poi gradualmente il numero è scivolato nell’ambito dell’illusionismo.
Vale la pena però gustarsi la risposta lunga, cioè ripercorrere l’affascinante storia di questo strano circo entomologico – inventato, tra l’altro, da un italiano.

Breve storia del circo microscopico

Tutto ebbe inizio quando nel 1578 Mark Scalliot, un fabbro londinese, per dare prova della sua abilità costruì un minuscolo lucchetto in ferro, acciaio e ottone completo di chiave, per il peso complessivo di “un grano d’oro”. Forgiò poi una catenella d’oro composta di 43 anelli, così sottile da poter essere legata attorno al collo di una pulce. L’insetto si tirava appresso il lucchetto e la chiave.

Quasi due secoli dopo, replicando la trovata pubblicitaria di Scalliot, un orologiaio di nome Sobieski Boverick costruì una mini-carrozza in avorio “con sei figure di cavalli collegate a esso – un cocchiere sulla cassetta, un cane tra le sue gambe, quattro persone all’interno, due valletti sul retro e un postiglione sul cavallo di testa, i quali erano tutti trainati da una singola pulce”.

Negli anni ’30 dell’Ottocento, prendendo spunto da questi due predecessori, l’emigrato genovese Luigi Bertolotto impiegò per la prima volta i piccoli parassiti in un contesto circense, facendo esibire a Regent Street le sue pulci ammaestrate.
Come aveva già fatto Boverick, anche lui proponeva il numero della pulce che tirava una carrozza coi cavalli – elemento che sarebbe in seguito diventato un caposaldo del genere – ma il suo spettacolo si spingeva ben oltre: con il tipico gusto italiano per il teatro, Bertolotto aveva trasformato le sue pulci in veri e propri attori.

 

Aveva confezionato minuscoli abiti su misura, e dilettava il pubblico con diversi tableau viventi che coinvolgevano numerose pulci allo stesso tempo. C’era innanzitutto la scena araba che vedeva protagonista il Sultano, con il suo harem e le odalische; entravano poi gli emuli ematofagi di Don Chisciotte e Sancho Panza.
Uno dei momenti clou era quello in cui gli insetti proponevano una rilettura “tascabile” della battaglia di Waterloo, e gli spettatori impazzivano nel riconoscere Napoleone, il Duca di Wellington e il prussiano Blücher in uniforme. Un altro momento dello spettacolo era il ballo d’alta società, in cui una coppia di insetti vestiti in abiti sfarzosi danzavano accompagnati da un’orchestra di 12 elementi.
Il pubblico stupiva e rideva, perché la satira era evidente: ecco il bel mondo con i suoi fasti, reso di colpo buffo e infinitesimale; ecco i grandi eroismi guerreschi, impersonati dagli animali più infimi del creato. Perfino l’Imperatore poteva essere schiacciato con un dito.

Bertolotto divenne la prima (e ultima) vera superstar delle pulci; la sua fortuna fu tale che partì per un tour internazionale, stabilendosi infine in Canada. Cominciarono presto a spuntare imitatori, che non raggiunsero mai la sua fama ma diffusero la figura del domatore di pulci in tutto il mondo.
La varianti erano molte, e andavano dal baracchino da strada, in cui una semplice valigia serviva da palcoscenico su cui le pulci eseguivano stunt elementari, fino a versioni più elaborate.

L’ultimo grande impresario di pulci fu con tutta probabilità William Heckler, un circense che all’inizio del Novecento lasciò la carriera di “uomo forzuto” per dedicarsi a tempo pieno alle pulci. Dopo aver girato gli Stati Uniti in lungo e in largo, nel 1925 entrò a far parte, in pianta stabile, dell’Hubert’s Museum a Times Square, un vero e proprio freakshow.

Qui per pochi dollari si potevano ammirare Prince Randian l’uomo bruco (che avrebbe poi recitato in Freaks di Tod Browning), Olga la donna barbuta, Suzie la ragazza dalla pelle di elefante, nonché l’incantatrice di serpenti Principessa Sahloo. Un’altra, più piccola principessa si esibiva nella cantina del museo: Princess Rajah, la pulce che interpretava il ruolo di danzatrice orientale nel circo del Professor Heckler.

Oltre alle tradizionali imprese atletiche, come saltare nel cerchio o calciare un pallone, le pulci di Heckler sapevano suonare uno xilofono (che si diceva fosse fatto di unghie tagliate), fare numeri da giocoliere con piccole palline, e inscenare incontri di boxe su un ring in miniatura. Heckler continuò a far lavorare il suo mini-cast fino agli anni ’50: all’apice del successo il suo show poteva fruttare più di $250 al giorno, l’equivalente odierno di 3000 €.

L’infernale disciplina, ovvero: Come ti ammaestro una pulce

Le pulci dell’uomo, a dispetto delle fastidiose punture e del fatto che possono divenire pericolosi vettori di peste e altre malattie, sono in realtà degli insetti davvero straordinari.

Immaginate di poter saltare più di 90 metri in verticale, scavalcando con un balzo la Statua della Libertà, e 230 metri in orizzontale. Questa, in proporzione, è l’abilità della pulex irritans.
I muscoli delle zampe posteriori non sono i soli responsabili dell’incredibile forza propulsiva: essi infatti preparano il salto comprimendo e distorcendo lentamente un cuscinetto elastico composto di resilina, che durante questa fase di “carica” viene tenuto bloccato da un tendine e può così immagazzinare l’energia muscolare. Al momento del salto, il tendine scatta liberando il cuscinetto. La pulce decolla con una vertiginosa accelerazione di 100 volte la forza di gravità. Sempre per fare un paragone con l’uomo, pensate che una persona può sopportare un’accelerazione verticale di soli 5g prima di svenire.

Già solo da queste brevi informazioni si comprende come il primo e il principale problema che un ammaestratore doveva risolvere fosse convincere le pulci a non saltare via dalla scena.

A tale scopo gli insetti venivano tenuti a lungo in una provetta, finché a forza di testate sul vetro non imparavano che saltare non conveniva. Un rimedio più drastico poteva essere quello di incollarle sul palcoscenico o legarle a qualche oggetto, ma questo poteva funzionare solo per quegli elementi del “cast” che dovevano rimanere fermi (ad esempio i suonatori d’orchestra).
Per tutte le altre pulci, che dovevano compiere azioni più complesse, si doveva selezionare quelle che mostravano un carattere più docile (di solito le femmine); la briglia veniva assegnata solo a quelle più lente, destinate a tirare carrozze e carretti, mentre le più vispe diventavano giocatori di calcio o tuffatori. Tutto questo, ovviamente, se dobbiamo credere alla letteratura dell’epoca sull’argomento.

Fatto sta che per costringere questi piccoli stuntman a eseguire le loro acrobazie si utilizzavano varie tecniche – trucchi che, a essere sinceri, è un po’ difficile chiamare “ammaestramento”.
Se lo si guarda dal punto di vista della pulce, il circo appare infatti come un luogo di tortura e terrore, in cui un sadico e gigantesco carceriere obbliga i prigionieri a un’interminabile sequela di sevizie.

Le pulci da traino erano imbrigliate con un sottilissimo filo di stoffa o di metallo passato attorno al capo; una volta posizionato, questo cordoncino sarebbe rimasto lì per tutta la vita dell’insetto. La difficoltà stava anche nell’esercitare la giusta pressione di legatura, perché se il filo veniva stretto troppo la pulce non poteva più deglutire, e moriva.
Alle pulci spadaccine si incollavano invece due piccoli pezzi di metallo agli arti anteriori; naturalmente gli insetti cercavano di liberarsene, scuotendo invano le zampette, dando così l’impressione di duellare tra di loro.


I calciatori erano selezionati tra le pulci che saltavano più in alto: la pallina imbevuta di repellente per insetti (spesso olio di citronella, o un disinfettante come il Listerine) veniva spinta verso di loro mentre erano tenuti verticali, ed essi la respingevano con uno scatto delle zampe posteriori.
Simile il trucco usato per le pulci giocoliere che, fissate o incollate sulla schiena, zampe all’aria, cercavano di liberarsi della pallina tossica che veniva piazzata sopra di loro, finendo per per farla roteare in aria.

Per quanto riguarda i musicisti e i danzatori, un articolo del 1891 descrive nel dettaglio lo spettacolo. Due pulci “ballerine” sono incollate ciascuna a un estremo di un pezzetto di carta dorata:

Sono posizionate in posizione opposta – una guarda da una parte, l’altra guarda dall’altra. Legate così, sono piazzate in una specie di arena sopra a un carillon; a un’estremità del carillon c’è l’orchestra composta da pulci, ognuna legata alla sua sedia, e con la riproduzione di uno strumento musicale attaccato alle zampe. Il carillon viene fatto suonare, l’ammaestratore tocca ognuno dei musicisti con un bastoncino, e tutti cominciano a gesticolare e agitarsi, come se stessero eseguendo un’elaborata partitura. Le due pulci attaccate alla carta dorata avvertono le vibrazioni del carillon sotto di loro, e cominciano a correre in tondo, più veloce che possono. Questo è chiamato il Valzer delle Pulci.

Per bilanciare tutto questo orrore, ricordiamo che l’ammaestratore di pulci nutriva personalmente con il suo sangue tutti i suoi preziosi professionisti. Per i parassiti si trattava di una vita di certo movimentata, ma almeno la cena non mancava mai.

Now you see me, now you don’t:
pulci illusorie e Zeitgeist

Non esiste, a quanto pare, un’ampia letteratura in materia di pulci finte.
Certo è che i circhi-delle-pulci-senza-pulci cominciarono ad affiancarsi a quelli autentici già a partire dagli anni ’30. Questa traslazione che portò il numero circense verso l’ambito dell’illusionismo e della magia arrivò a compimento negli anni ’50, quando cominciarono ad apparire versioni particolarmente elaborate del trucco. 

Michael Bentine, uno dei membri del gruppo comico britannico The Goons, ne proponeva una in cui le pulci inesistenti sembravano spingere palline lungo piani inclinati, saltare su un tavolo ricoperto di sabbia (l’illusione era data dallo sbuffo che si sollevava a ogni salto), salire una scala “premendo” un gradino alla volta, e tuffarsi in un bicchiere d’acqua. Altri finti ammaestratori usavano magneti e fili per far cadere gli ostacoli presumibilmente colpiti dalle pulci, trucchi elettrici o meccanici per azionare i trapezi o far avanzare le pulci equilibriste sul filo; alcuni mentalisti sfruttavano persino le invisibili “pulci telepatiche” per leggere nel pensiero degli spettatori.

Oggi abbiamo notizia di un solo circo che ancora utilizza le pulci vere: si tratta del Floh Circus, che fa la sua apparizione ogni anno all’Oktoberfest.
Il resto dei pochi circhi in circolazione sono tutti basati sull’illusione: uno dei più famosi è l’Acme Miniature Flea Circus, gestito da Adam Gertsacov. A sentire lui, questo tipo di spettacolo è il più puro e adatto ai nostri tempi, proprio perché si basa sull’incertezza:

La gente guarda e dice, ‘Cosa sto vedendo veramente?’ Questo mi piace. Non hai davvero visto un circo di pulci se non sei stato raggirato dall’imbonitore. Sarebbe interessante vedere delle vere pulci ammaestrate, ma solo per tre o quattro minuti. Non è abbastanza, al giorno d’oggi, quando puoi cercare gli insetti su Google e vederli che si accoppiano, da vicino e in dettaglio. Il mio show sta tutto nella bravura nell’intrattenere.

Forse questi finti circhi delle pulci fanno appello a un tipo di ingenuità che non esiste più.
Eppure è vero che, in un’epoca in cui la nostra visione è continuamente messa sotto scacco, questi ingannevoli marchingegni assumono un significato simbolico inaspettato. Sono pensati per divertire in maniera innocua, ma si basano sullo stesso principio dei ben più minacciosi deep fake e di tutte le narrative di odio e paura che ci vengono propinate quotidianamente: ogni illusione funziona davvero solo se vogliamo crederci.

E mentre Gertsacov e i suoi colleghi continuano a sostenere la superiorità dell’arte affabulatoria rispetto alla mera realtà, le pulci – quelle vere – ringraziano.

La maggior parte delle informazioni in questo articolo provengono da Dr Richard Wiseman, Staging a Flea Circus, che contiene molte altre curiosità (ad esempio sul difficoltoso approvvigionamento di pulci), e da Ernest B. Furgurson, A Speck of Showmanship, in The American Scholar, 3 giugno 2011.
Una buona directory di studio sulle pulci e sulla loro storia è The Flea Circus Research Library.

9 commenti a Il Circo delle Pulci

  1. gery ha detto:

    Bellissimo! Ricordavo una ventina d’anni fa, un articolo sul Venerdì, che raccontava dell’ultimo circo delle pulci in Italia. Era itinerante e piccolissimo, e uno degli ammaestratori spiegava che le sue pulci (tutte femmine, come è riportato nell’articolo) facevano un solo esercizio a soggetto. Mi era rimasto impresso il fatto che ad alcune pulci “giocoliere”, tenute sospese e legate ad un filo, venisse data una palla e loro afferrandola, la facessero girare come se ci camminassero sopra. Se in questo articolo non lo nomini, vuol dire che ormai non c’è più.

  2. Livio ha detto:

    Fantastico! Meglio delle scimmie di mare…

  3. Simone ha detto:

    “Avevo un piccolo trapezio e una giostra, un carosello, e un’altalena. Tutti a movimento meccanico, naturalmente, ma la gente diceva sempre di vedere le pulci: “Ho visto le pulci, mammina! Tu le vedi, le pulci?” Le pulci domatrici, le pulci equilibriste, le pulci pagliaccio… ma con questo parco… volevo far vedere qualcosa che non fosse un’illusione, qualcosa di reale, qualcosa che… si vedesse e si toccasse”

  4. Antonello ha detto:

    Pulce e uomo si scambiano i ruoli? Inversione del rapporto tra ospite e parassita?

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