ILLUSTRATI GENESIS: Giornate 1 & 2

Sono andato in libreria e ho chiesto alla commessa, ‘Dov’è la sezione di auto-aiuto?’.
Mi ha risposto che se me l’avesse detto, avrebbe vanificato il mio intento.
(Steven Wright)

Quest’anno i sette numeri del magazine #ILLUSTRATI di Logos Edizioni si ispirano ognuno a una giornata della Genesi.
Anche la mia rubrica sulla rivista dovrà attenersi a questa linea; ho deciso quindi di proporre ai lettori sette lezioni di self-help, facendo il verso a quei libri e corsi di “crescita personale” che — nonostante siano spesso risibili — pare piacciano tanto.
In ogni numero partirò da un dettaglio risaputo per cercare di re-incantarlo, svelando un retroscena sorprendente che si cela dietro quella banalità.

Le prime due “giornate” sono già state pubblicate; ve le propongo qui, riunite in un post doppio.

Sette piccole lezioni per riscoprire il quotidiano.
Sette giorni per la Creazione… di una nuova prospettiva.

GIORNO 1 – E LA LUCE FU

Il dettaglio risaputo: Accendiamo la luce nella stanza: un gesto scontato, automatico, ripetuto ogni giorno. Nemmeno guardiamo più quell’interruttore, e la lampadina che illumina la stanza non è in fondo nulla di speciale.

Thomas Edison e George Westinghouse.

Il retroscena: L’elettricità trasmessa è detta a corrente continua (DC) quando procede soltanto in una direzione, o alternata (AC) quando il flusso scorre avanti e indietro, cambiando direzione molte volte al secondo. Alla fine degli anni ’80 dell’Ottocento, Thomas Edison aveva messo a punto il sistema a corrente continua, che era affidabile ma aveva un grosso problema: poteva viaggiare solo fino a un miglio dalla centrale che aveva prodotto l’energia elettrica. La corrente alternata di George Westinghouse, invece, poteva essere trasmessa economicamente su lunghe distanze, ma il sistema era ancora complesso, sperimentale e non ancora ben compreso dagli stessi ingegneri.
Per assicurarsi il nascente mercato, la compagnia di Edison e quella di Westinghouse avviarono una propaganda senza esclusione di colpi, battezzata dalla stampa la “Guerra delle correnti”. Ognuno dei due sosteneva che la sua soluzione fosse migliore e più sicura dell’altra; durante questa controversia un ingegnere elettrico di nome Harold Brown (di cui nessuno aveva sentito parlare prima di allora) decise di schierarsi lanciando una crociata anti-AC. Al fine di dimostrare la pericolosità della corrente alternata, pagò dei ragazzini perché catturassero centinaia di cani randagi dalle strade che poi lui uccise a uno a uno, collegandoli a un generatore del tipo usato da Westinghouse. A sentire lui, i risultati dimostravano senza ombra di dubbio i rischi connessi all’uso della AC – ma in realtà alla base del suo studio non c’era alcuna metodologia scientifica. Brown decise di organizzare una dimostrazione pubblica delle sue ‘scoperte’ e il 30 luglio 1888 somministrò a un cane diverse scariche di corrente continua fino a 1000 volt (per provare che l’animale sarebbe sopravvissuto). Quando invece gli trasmise una scarica di corrente alternata a 330 volt, l’animale morì con un ultimo, terribile latrato. Lo spettacolo fu però un boomerang per Brown, perché sortì l’unico effetto di scandalizzare il pubblico: non soltanto l’esperimento era inutilmente crudele, ma per di più, quando il cane aveva ricevuto la scossa fatale, era già esausto per quelle inflitte in precedenza – quindi la brutale messinscena non serviva affatto a dimostrare quale tipo di elettricità fosse più pericoloso. Così, quattro giorni più tardi, Brown ripeté la sua dimostrazione, uccidendo questa volta tre cani con una scarica di AC da 330 volt. Ma nemmeno questo tentativo valse a influenzare l’opinione pubblica, perché di lì a poco si scoprì che Harold Brown non era in realtà un ricercatore indipendente, ma era stato assoldato da Edison proprio per screditare il concorrente.
La Guerra delle correnti giunse all’apice quando nel 1890 lo stato di New York votò a favore della sostituzione dell’impiccagione con la sedia elettrica. Su pressione di Edison, venne deciso che la AC sarebbe diventata la “corrente della morte”. Un brutto colpo per Westinghouse, che però nel frattempo era riuscito ad assicurarsi il brevetto messo a punto da Nikola Tesla per un motore a induzione polifase. Grazie a questi e altri perfezionamenti tecnici, fu Westinghouse a vincere la battaglia e a ultimare, nel 1895, un’enorme centrale elettrica sulle cascate del Niagara.
Edison non si rassegnò mai alla sconfitta subita. Nel 1903 si offrì volontario per giustiziare con la corrente alternata l’elefantessa Topsy, colpevole a quanto si diceva di aver ucciso due guardiani del circo. Il 4 gennaio alle 2.45 pm il pachiderma venne fulminato con una scossa da 6600 volt, mentre le cineprese di Edison filmavano l’esecuzione. Ma nemmeno quest’ultimo, macabro exploit servì a mettere in cattiva luce la corrente alternata, che ormai era già diventata lo standard sia negli USA sia in Europa. E che ancora oggi accende le nostre lampadine.

Il momento dell’esecuzione di Topsy.

La Prima Lezione: La corrente è “cosa buona e giusta”, perfino essenziale, ma è costata il sacrificio di molti animali caduti in maniera insensata solo per vincere una guerra di brevetti. Questo ci suggerisce un pensiero un po’ scomodo ma essenziale – il fatto che spesso a una luce corrisponda un’ombra, e che per ogni chiarore sia inevitabile una parte di oscurità. Come canta Bob Dylan, “dietro ogni cosa bella, c’è stato qualche tipo di dolore”.

 

GIORNO 2 – IL FIRMAMENTO

Il dettaglio risaputo: Usciamo la mattina per andare al lavoro, buttiamo un’occhiata veloce al cielo, per controllare se c’è qualche nuvola. Sappiamo chi siamo e cosa dobbiamo fare. Ogni sera rientriamo a casa mentre comincia a fare buio, proprio quando appaiono le prime stelle. Alle stelle, alla loro assurdità, non pensiamo. Abbiamo lavorato, dunque sappiamo chi siamo.

Campo ultra profondo di Hubble, 2014.

Il retroscena: È facile dimenticarsi che l’universo rimane un mistero assoluto. Che forma ha, com’è iniziato, come finirà, cosa c’era prima, cosa verrà in seguito: questi sono essenzialmente campi di speculazione.
Nonostante l’enorme quantità di dati raccolti e analizzati, e a dispetto delle molte teorie sviluppate, astrofisici e cosmologi non di rado rimangono interdetti di fronte a ciò che vedono. Si potrebbe dire che in astronomia la sorpresa è la norma.
La materia che riusciamo a osservare, attraverso i nostri telescopi e gli altri strumenti di rilevazione, si comporta talvolta in modo così imprevisto che per spiegarne le dinamiche è necessario ipotizzare l’esistenza di qualcos’altro.
In altre parole, visto che quello che osserviamo “non torna”, dev’esserci qualcosa di più – e non si tratta di poca cosa, stiamo parlando del 95% in più: gli studiosi, cioè, hanno congetturato che quanto possiamo vedere costituisca soltanto il 5% dell’intero universo.

Uno dei fenomeni più complessi da interpretare è l’espansione dell’universo.
Subito dopo l’esplosione iniziale, il cosmo è cresciuto in maniera rapidissima; ma la gravità esercitata dalle galassie tra di loro ha agito da freno e, come un palloncino quando è ormai gonfio, il cosmo ha cominciato a rallentare la sua espansione. Questa decelerazione faceva supporre agli astronomi che in un futuro lontanissimo tutto si sarebbe fermato e raffreddato. Questa era la fine prospettata per l’universo a meno che, raggiunto un certo punto, il processo non si fosse invertito portando al cosiddetto Big Crunch (il movimento opposto al Big Bang).
Questa visione rimase pressoché immutata per tutto lo scorso secolo, finché nel 1998 due diversi team di scienziati, indipendentemente l’uno dall’altro, arrivarono a una scoperta sconcertante. Sembra che l’universo abbia continuato a rallentare la sua espansione per circa metà della sua vita. Ma poi, 6 o 7 miliardi di anni fa, a sorpresa ha ricominciato ad accelerare. Oggi le galassie schizzano via in ogni direzione molto più velocemente di un tempo. Com’è possibile che d’un tratto abbiano preso a muoversi così in fretta? Cosa le sta spingendo alla deriva?
Dato che non c’è alcuna spiegazione apparente, gli astronomi hanno ipotizzato che esista una forza che non vediamo, chiamata energia oscura, responsabile di questa accelerazione. Se questa forza motrice esiste, deve trattarsi di un’energia di entità straordinaria per sviluppare la pressione necessaria a spostare intere galassie. Per far “tornare i conti”, l’energia oscura dovrebbe costituire circa il 68% dell’intera energia del cosmo; se a questa aggiungiamo la materia oscura (altra massa la cui esistenza abbiamo dovuto presupporre), ecco che si arriva a quel 95% – la percentuale dell’universo formata da elementi costitutivi che non si palesano nemmeno ai migliori dei nostri strumenti.
L’idea che là fuori, tutto intorno al nostro piccolo pianeta, vi sia un’immensa e invisibile ‘forza’ oscura che gioca a biglie con le galassie potrebbe inquietare gli animi più sensibili. Ma nemmeno l’alternativa è molto rassicurante. Infatti quegli studiosi che rifiutano l’ipotesi dell’energia oscura sostengono qualcosa di ancora più paradossale, almeno per la mente del profano: in realtà il cosmo non starebbe affatto accelerando, ma sarebbe il tempo a rallentare. Secondo questa interpretazione, l’accelerazione sarebbe solo un’illusione ottica percepita da un osservatore che, come noi, si trovi all’interno di uno spaziotempo che sta lentamente fermandosi.

Ma le cose sono in realtà ancora più bizzarre. Dobbiamo infatti considerare che quanto detto finora parte dal presupposto che le leggi fisiche siano sempre identiche, immutabili; e fino a poco tempo fa tutto lasciava supporre che il cosmo avesse sempre ‘funzionato’ alla medesima maniera. Poi, nel 2010, uno studio australiano ha messo in discussione questo assunto. Alcune misurazioni effettuate dal Very Large Telescope Project dell’ESO sembrerebbero mostrare una variazione nel tempo della cosiddetta costante di struttura fine – un parametro fondamentale dell’elettromagnetismo che, come suggerisce il nome stesso, dovrebbe rimanere invariato. Questa scoperta, se confermata, implicherebbe che le leggi universali della fisica (gravità, tempo, spazio, velocità della luce, ecc.) non sono forse così universali, ma potrebbero cambiare nel tempo o magari perfino a seconda della ‘zona’ dell’universo.

La Seconda Lezione: Viviamo in una specie di grande enigma, un paradosso in cui l’unica certezza è l’assenza di certezze. Se non capiamo nemmeno in che razza di strano posto siamo capitati, come possiamo sapere sempre con convinzione quello che dobbiamo o non dobbiamo fare, cos’è giusto e cosa sbagliato? Forse, come ricordava Chuang-Tzu, a essere sicuri di tutto sono solo gli stolti, che “credono d’essere desti, e sanno minuziosamente se sono principi o pecorai”. E che, tornati a casa dal lavoro, non hanno dubbi su chi sono, su cosa ci si aspetta da loro, né pensano mai all’assurdità delle stelle.

La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 2

Nel secondo episodio della serie web di Bizzarro Bazar: mummie officiali e derivati del corpo umano usati in medicina; un misterioso artista; un teatro ricavato dalla carcassa di una balena.

Se la puntata vi piace iscrivetevi al canale, e soprattutto passate parola. Buona visione!

Scritto & condotto da Ivan Cenzi
Diretto da Francesco Erba
Prodotto da Ivan Cenzi, Francesco Erba, Theatrum Mundi & Onda Videoproduzioni

La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 1

Ci siamo!

Ecco finalmente il primo episodio della serie web di Bizzarro Bazar: processi animali, forchette per carne umana, e un curioso sport estremo.
Se la puntata vi piace iscrivetevi al canale, e soprattutto passate parola. Buona visione!

Scritto & condotto da Ivan Cenzi
Diretto da Francesco Erba
Prodotto da Ivan Cenzi, Francesco Erba, Theatrum Mundi & Onda Videoproduzioni

Link, curiosità & meraviglie assortite – 17

La fotomodella Monique Van Vooren gioca a bowling col suo canguro (1958).

Torna la rubrica culturale bizzarra, che vi propone le migliori letture bislacche e una nuova riserva di aneddoti macabri per rompere il ghiaccio alle feste.
Ma prima, un paio di veloci aggiornamenti.

Innanzitutto, per chi se lo fosse perso, agevolo il servizio del Venerdì di Repubblica dedicato alla web serie di Bizzarro Bazar, che debutterà sul mio canale YouTube il 27 gennaio (vi siete iscritti, vero?). Potete cliccare sull’immagine qui sotto per aprire il PDF con l’articolo completo.

In secondo luogo, sabato 19 sarò ad Albano Laziale, ospite della compagnia teatrale Tempo di Mezzo: qui presenterò il mio talk Un terribile incanto, questa volta impreziosito dagli esperimenti di mentalismo di Max Vellucci. Sarà una bella serata dedicata al meraviglioso, al macabro e soprattutto all’arte di “cambiare prospettiva”. Questo è il link per le prenotazioni.

E partiamo subito con i link e le curiosità.

  • Negli anni 80 alcuni boscaioli stavano tagliando un tronco quando trovarono qualcosa di straordinario: un segugio perfettamente mummificato all’interno del tronco. Il cane doveva essersi infilato nell’albero attraverso un buco nelle radici, magari all’inseguimento di uno scoiattolo, e si era arrampicato sempre più in alto fino a rimanere incastrato. L’albero, una quercia bianca americana, l’aveva preservato grazie alla presenza di tannini nel tronco. Oggi Stuckie (questo il nomignolo assegnato al cane) è l’ospite più famoso del Southern Forest World, piccolo museo forestale a Waycross, Georgia. (Grazie, Matthew!)

  • Restiamo in Georgia, dove evidentemente le sorprese non mancano. Abbattendo un muro in una casa che a inizio ‘900 aveva ospitato uno studio dentistico, sono saltati fuori migliaia di denti nascosti dentro la parete. Ma la cosa davvero straordinaria è che questo è già il terzo ritrovamento del genere. Tanto che qualcuno si chiede se infilare nel muro i denti cavati ai pazienti non fosse una pratica comune fra gli odontoiatri. (Grazie, Riccardo!)
  • Lo stato di Washington, invece, potrebbe essere il primo a legalizzare il compostaggio umano.
  • L’artista Tim Klein si è accorto che i puzzle sono spesso tagliati con lo stesso stampo, quindi i pezzi sono intercambiabili. Questo gli permette di hackerare le immagini originarie, creando degli ibridi che avrebbero fatto la gioia di artisti surrealisti come Max Ernst o Réné Magritte. (via Pietro Minto)

  • L’armonioso mondo dei nostri amici animali, ep. 547: da un po’ di tempo le mantidi religiose hanno cominciato ad attaccare i colibrì, e altre specie di uccelli, per mangiarne il cervello.
  • Secondo uno studio della NASA, c’è stato un momento in cui la terra era ricoperta di piante che, invece di essere verdi, erano viola.
  • Il 9 agosto di quest’anno cade il cinquantesimo anniversario di uno degli omicidi più infami della storia: il massacro di Bel Air compiuto dagli adepti di Charles Manson. Aspettiamoci dunque un profluvio di morbosità mascherate da commemorazioni.
    Oltre al film diretto da Tarantino che uscirà a luglio, ci sono in preparazione almeno altre due pellicole sulla strage. Nel frattempo a Beverly Hills sono già stati messi all’asta vestiti, accessori ed effetti personali di Sharon Tate. La morte di una bella donna, che secondo Poe era “l’argomento più poetico del mondo“, nel caso della Tate è diventata merce di voyeurismo glamour, feticizzazione estrema. Le foto dell’omicidio hanno fatto il giro del mondo, la tomba in cui è sepolta (abbracciando il bambino che non ha mai potuto conoscere) è tra le più visitate, e la sua figura è per sempre inscindibile da quella di vittima femminile perfetta: giovane, dalle brillanti prospettive, ma soprattutto famosa, bellissima, e incinta.
  • Ed ecco una ipnotica danza in assenza di gravità:

  • Nel frattempo, zitti zitti, gli attori più celebri di Hollywood si stanno facendo scansionare la faccia in 3D, in modo da continuare a recitare (e a guadagnare i milioni) anche dopo la morte.
  • Nelle foreste del Kentucky un cacciatore ha sparato a un cervo a due teste. Solo che quella aggiuntiva mica era sua, ma di un altro cervo ormai putrefatto. Quindi le opzioni sono due: o il povero animale da chissà quanto tempo se ne andava in giro con questa schifezza putrefatta incastrata fra le corna, senza riuscire a liberarsene; oppure — ed è quello che mi piace pensare — siamo di fronte al più cattivo gangster cervide della storia. (Grazie, Aimée!)

  • Le illustrazioni del Dr. Frank Netter, realizzate su commissione per aziende farmaceutiche e per gli opuscoli da sala d’aspetto, sono tra le più bizzarre e stranianti immagini mediche mai realizzate.
  • Ecco un’idea di business straordinaria: per soli 50$, questa signorina promette di comparire al vostro funerale, ma rimanendo un po’ lontano, con un ombrello nero sia che piova o che ci sia il sole, in modo che la gente pensi che avevate un segreto oscuro e interessante.
  • Chi è stato il primo a utilizzare la stampa con caratteri mobili? Gutenberg, giusto? Sbagliato.
  • Sally Hewett è un’artista britannica che ricama a mano corpi imperfetti. Sono dettagli anatomici, per la maggior parte femminili, che recano cicatrici di operazioni chirurgiche, ostentano asimmetrie, modificazioni corporali, scarificazioni, mastectomie o semplici segni dell’età.
    L’amore per questa carne scolpita dalla vita e dal tempo, unito all’eleganza del medium utilizzato, rendono questi lavori di una bellezza commovente. Qui trovate il sito ufficiale, qui il profilo Instagram, e qui una bella intervista in cui Sally spiega perché include in ogni suo lavoro un pezzetto di filo che apparteneva a sua nonna. (Grazie, Silvia!)

Buon 2019… con una bella sorpresa!

Buon anno!

Per inziare bene questo nuovo giro attorno al Sole, voglio svelarvi il progetto segreto che mi ha assorbito durante gli ultimi mesi… la web serie di Bizzarro Bazar!

Prodotta in collaborazione con Theatrum Mundi (la wunderkammer di Luca Cableri) e Onda Videoproduzioni per la regia di Francesco Erba, la serie vi porterà in viaggio attraverso strani esperimenti scientifici, eccentrici personaggi, storie al limite dell’impossibile, meraviglie umane — insomma, tutto quello che potreste aspettarvi da Bizzarro Bazar.

Lavorare a questo progetto è stata un’esperienza nuova per me, di certo entusiasmante e — non lo nego — piuttosto impegnativa. Ma mi sembra che il prodotto finito sia buono, e sono molto curioso di conoscere le vostre reazioni, e di vedere che effetto avrà su un pubblico magari meno “iniziato” rispetto ai lettori del blog.
Posterò i vari episodi anche qui, ma per essere sicuri di non perdervi nemmeno una puntata potete seguire la pagina Facebook e soprattutto iscrivervi al mio canale YouTube, cosa che mi farebbe davvero piacere (i numeri contano).
E soprattutto, se i video vi piacciono, condividete e diffondete il verbo bizzarro!

Quindi, assieme ai miei auguri per l’anno appena cominciato, eccovi in anteprima la sigla della web serie più weird del 2019 — in arrivo presto, molto presto.

e-pistole: aggressioni fisiche via web

Ignazio Lago, e-pistole, 2018 (ink on paper)

 

Gloria e vita alla nuova carne!
(D. Cronenberg, Videodrome, 1982)

In rete circolano, anche sui più famosi canali video, non pochi filmati di persone che mostrano come procurarsi un autostrangolamento. Generalmente questa pratica vi viene definita come gioco o sfida, e prende diversi nomi. Blackout è tra quelli più spesso ripetuti. Negli Stati Uniti d’America il sovrintendere alla propria asfissia, magari anche per riprendersi con una fotocamera e diffondere poi le immagini, ha già causato la morte di numerosi adolescenti, forse non pienamente consapevoli del potenziale rischio. Anche in Italia si contano i primi decessi. Prima a Tivoli e solo pochi mesi fa a Milano.

Ancora più esteso è l’elenco dei suicidi intenzionali da parte di persone che avevano subito forme anche molto pesanti e prolungate di ricatti, minacce e molestie persecutorie attraverso il web, in particolare tramite social network e applicazioni di messaggistica. Cyberstalking e cyberbullismo sono i neologismi che accompagnano tali fenomeni. Anche la giurisprudenza ha implementato nei suoi codici provvedimenti censori per far fronte a questi tipi di violenza.

Sorvolando sulle questioni di privacy e controllo, sul condizionamento comportamentale deliberatamente operato da e con i social media, sulla cybersicurezza, sulle guerre informatiche e sul potere dei “colossi dell’internet” – di cui, tra gli altri, si è ampiamente occupato il più che egregio lavoro di ricerca condotto in Italia in questi anni dal collettivo Ippolita –, approdiamo direttamente al nocciolo della questione.

Induzione all’emulazione, cyberstalking e cyberbullismo si tengono ancora al di qua di un certo limite. L’azione perpetrata, infatti, agisce sulla psiche delle vittime, ingannandone le sentinelle con la trappola di lusinghieri adescamenti, approfittando di autodifese deboli perché ancora in costruzione, puntando sulle loro fragilità, o ferendone l’emotività, usurandone l’autostima, umiliandone le scale di valori. Il limite fu infranto con l’attacco informatico al sito internet dell’organizzazione no profit EFA – Epilepsy Foundation of America, che include un forum frequentato anche da utenti affetti da vari disturbi neurofisiologici. Quando alcuni di loro accedettero ai contenuti malefici immessi clandestinamente nel sito non trovarono sui monitor una qualche forma di denigrazione, ma furono proprio colti da gravi crisi di emicrania o convulsioni. Per la prima volta la manifesta intenzione di provocare un danno fisico, utilizzando un computer come arma, raggiungeva il proprio obiettivo e una deliberata azione aggressiva condotta via web si ripercuoteva direttamente sul corpo della vittima.
Un passaggio epocale che ha imposto la percezione di una forte riduzione della distanza fra virtuale e materiale tramite una scorciatoia che attraverso la rete porta dritti al corpo umano. Accadeva a marzo 2008: la via per la cyberaggressione fisica era stata aperta.

L’epilessia fotosensibile può presentarsi a seguito di un’esposizione prolungata a monitor e immagini luminose. I sintomi più tipici sono: fissità dello sguardo, irrigidimento di un arto, deviazione del capo, allucinazioni, svenimenti improvvisi e convulsioni. Immagini in sequenze molto rapide, dalle fulminee inversioni cromatiche o dai repentini passaggi positivo/negativo, reiterate in cicli brevi, con forme vorticanti, sfarfallii o luci lampeggianti, possono indurre una crisi convulsiva in un soggetto sensibile. Le si trova in film, videogiochi, cartoni animati e programmi televisivi in genere. Oppure le si confeziona di proposito.

ATTENZIONE! Il video qui di seguito può indurre crisi convulsive o interferire con lo stato di salute dello spettatore. La visione è SCONSIGLIATA ai soggetti epilettici.

Anni prima l’EFA aveva conferito un premio giornalistico a Kurt Eichenwald – figura nota, discussa e piuttosto controversa della stampa statunitense – per l’articolo del 1987 in cui rendeva pubblica la propria condizione di epilettico. Eichenwald non era rimasto coinvolto nella cyberaggressione del 2008. Ma a dicembre del 2016, dopo aver aperto un messaggio via Twitter dal computer nella sua casa di Dallas, il reporter ebbe un grave attacco epilettico. A provocarlo era stato un file GIF lampeggiante inserito nel tweet. Non ci furono dubbi sull’intenzionalità dell’atto. Il contenuto di testo diceva esplicitamente: «Ti meriti una crisi convulsiva».
Non era la prima aggressione che Eichenwald subiva in quel modo, come da lui stesso denunciato su Newsweek. Ma precedentemente, in ottobre di quell’anno, aveva reagito in tempo, rivoltando subito lo schermo del suo dispositivo portatile.

Ritratto di Kurt Eichenwald da ArsTechnica

Durante la campagna elettorale per le ultime presidenziali il giornalista aveva espresso pubblicamente alcune critiche al candidato che ha poi vinto le elezioni. Il cyberattacco era motivato da questo fattore e dal sostegno dato dalla vittima all’altro candidato. Dopo il successo della seconda cyberaggressione il profilo Twitter di Eichenwald venne preso d’assalto da innumerevoli agguati epilettogenici mossi da molti account differenti. Fu l’atto di nascita del cybersquadrismo: un’aggressione fisica di gruppo via internet non a danno di ignoti e occasionali individui, ma contro precise persone.

L’autore del gesto aveva adottato diverse precauzioni per evitare di farsi rintracciare. Si era anche firmato “Ari Goldstein” ed aveva utilizzato l’indirizzo “@jew_goldstein”, come a voler mettere in piedi una qualche montatura. Ma le indagini condotte dall’FBI, che almeno in questa occasione ottennero la cooperazione di Twitter, individuarono il reale mittente del messaggio criminale nel ventinovenne veterano dei marines John Rayne Rivello, di Salisbury, Maryland. Un aperto sostenitore dell’attuale presidente. Arrestato nel marzo del 2017, Rivello ha dovuto rispondere dell’accusa di aggressione con arma letale aggravata da crimine d’odio. Probabilmente fu la prima volta che un’autorità giudiziaria definiva un file «arma letale».

Nella ridefinizione del rapporto uomo/macchina elettronica, compiutasi contestualmente al passaggio dal personal computer allo smartphone, non si è solo consumata l’incondizionata adesione al fenomeno dell’interconnettività. È anche accaduto che le porte d’accesso alla rete abbiano eseguito una profonda manovra di avvicinamento al corpo; le forme di violenza disponibili in un mondo iperconnesso si sono evolute; l’aggressività on line ha trovato nel soma, oltre che nella psiche, il suo obiettivo.

F.lli Wachowski, Matrix, 1999

Allo scopo di influenzare la mente, il corpo è stato per secoli irregimentato, disciplinato, regolamentato e castigato. All’attuale frangente pare invece legata una sorta di inversione di corrente: si punta alle menti per raggiungere i corpi. Dai più potenti strumenti di condizionamento sociale e mentale è sorta la tanto subdola quanto stupefacente possibilità di infliggere pena e dolore alla carne.

Saremo mai capaci di espandere tale mirabile potenzialità?
Riusciremo un giorno a sfruttare questa meravigliosa opportunità sfondando l’obsoleta barriera epidermica?
Potremo amplificare gli evidenti vantaggi derivanti dalla carnale vulnerabilità innestando finalmente il corpo elettronico dentro quello umano?
Calma gente! Non accalcatevi: abbiamo dispositivi sottocutanei per tutti gli usi e tutte le tasche!

la cara Pasifae

Due appuntamenti con l’incanto

Questa settimana potrete venire a incontrarmi in due particolari eventi.

Venerdì 9 novembre alle ore 18 sarò a Bologna, presso la straordinaria libreria-wunderkammer Mirabilia, in via de’ Carbonesi, per parlare delle due guide, su Parigi e Londra, realizzate assieme a Carlo Vannini.
La libreria si chiama Mirabilia, la mia collana si chiama Mirabilia — insomma, non potete sbagliare.

Il giorno dopo (10 novembre) mi sposterò a Pescara dove sono stato invitato per l’edizione annuale del FLA — Festival di Libri e Altrecose.
Alle 22.30 presso il Bizarre Club (altro nomen omen!) terrò una conferenza intitolata Un terribile incanto: il Macabro e il Meraviglioso tra arte, scienza e sacro.
Sarò sincero: parlare di Thanatos in un night club dedicato alle sessualità alternative e ai risvolti culturali dell’Eros, lo ritengo un appropriato e ragguardevole traguardo per la mia carriera di specialista del bizzarro!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 16

La meravigliosa foto qui sopra mostra un gruppo di artiste irlandesi della Metropolitan School of Art di Dublino, tra cui Margaret Clarke ed Estella Solomons (via BiblioCuriosa).
E partiamo subito con l’abituale infornata di link e stranezze!

  • Questa qui sopra è la tuta da sommozzatore più antica del mondo. Si trova nel museo di Raahe in Finlandia, e risale al Settecento. Veniva usata per brevi camminate sott’acqua, per riparare le chiglie delle navi. Adesso, invece, “si immerge nei vostri incubi” (cit. Stefano Castelli).
  • Capolavori riscoperti: i fumetti cristiani degli anni Settanta in cui i peccatori vengono redenti dagli eroi evangelizzatori. “La Croce è più potente del coltellino a serramanico!” (Grazie, Gigio!)

  • Sulla facciata del Municipio di Colonia c’è una statua del vescovo Corrado di Hochstaden. La severità della sua figura di ecclesiastico non stupisce; è quello che sta sotto al piedestallo che lascia sbigottiti.

La figura impegnata in un’oscena auto-fellatio è da ricollegare ai classici marginalia medievali, che non di rado includevano situazioni grottesche e bizzarre poste “a margine”, appunto, dell’opera principale — che poteva essere un libro, un affresco, un dipinto o, come in questo caso, un complesso scultoreo.
Visto che simili figure compaiono su un buon numero di chiese, principalmente in Francia, Spagna e Germania, sul loro significato si è speculato molto: non si tratterebbe di retaggi pagani o di simboli di fertilità, ma di allegorie salvifiche più complesse, come sostiene questo libro (in inglese, ma ne esiste anche uno in francese esclusivamente dedicato alla Bretagna). Al di là delle congetture, risulta chiaro come la distinzione tra sacro e profano in epoca medievale non fosse così netta e univoca come saremmo portati a credere.

  • Restiamo in pieno Medio Evo. Quando nel 1004 la nipote dell’Imperatore bizantino si azzardò a usare per la prima volta una forchetta a tavola, causò un putiferio e l’atto venne condannato dal clero come blasfemo. (A riprova di quanto la nobildonna avesse offeso l’Altissimo, quest’ultimo la fece morire di peste.)
  • Morto anch’egli, da ben 3230 anni, ma con tutte le carte in regola: ecco il passaporto egiziano rilasciato nel 1974 alla mummia di Ramses II, in modo che potesse volare fino a Parigi senza intoppi al check in. [EDIT: si tratta in realtà di un divertente falso, come fatto notare da Gabriel nei commenti]

  • Detesto quando chiedo un semplice cappuccino, ma il barista deve fare il fenomeno.
  • L’artista Alex Eckman-Lawn aggiunge dei concreti e disturbanti “livelli” di lettura al volto umano. (Grazie, Anastasia!)
  • Un altro artista, Arngrímur Sigurðsson, ha illustrato diverse figure tradizionali del folklore islandese in un libro intitolato Duldýrasafnið, che tradotto significa più o meno “Il Museo degli Esseri Nascosti”. Il volume è praticamente introvabile online, ma potete vedere molti evocativi dipinti sul sito ufficiale e soprattutto in questo articolo. (Grazie, Luca!)
  • Altro che Formula Uno! Ecco la gara automobilistica definitiva!

  • Se amate i videogiochi e odiate i lunedì (pardon, il capitalismo), non perdetevi questo pezzone di Mariano Tomatis.
  • Ricordate il mio vecchio post sulle maschere mortuarie? Pia Interlandi è un’artista che le realizza ancora oggi.
  • E per finire, facciamo un salto sulla parte sommersa del porno, in particolare quella dei video di belle ragazze che rimangono invischiate — per finta — nella colla a presa rapida. Se ne trovano a dozzine, e per un buon motivo: si tratta di un peculiare feticismo di immobilizzazione (ben riassunto in questo breve articolo) che unisce la classica venerazione del piede femminile, la sensualità della colla (?) e l’eccitazione un po’ sadica di assistere agli inutili tentativi della vittima di liberarsi. Col bel vantaggio di non violare le policy di YouTube cui contenuti espliciti.

Arriva “London Mirabilia”!

Il 10 Ottobre uscirà il mio nuovo libro, London Mirabilia: Viaggio nell’insolito incanto.

Edito come sempre da Logos Edizioni e ancora una volta arricchito dalle splendide fotografie di Carlo Vannini, il libro è il secondo volume della Collana Mirabilia, che propone guide alternative alle più celebri mete turistiche di tutto il mondo, pensate espressamente per gli esploratori del bizzarro.

Questa volta io e Carlo ci siamo avventurati nel cuore di Londra, alla ricerca dei luoghi più strani e meravigliosi da condividere con i lettori.
Dalla cartella stampa:

Non bisogna lasciarsi ingannare dal cliché del cielo perennemente plumbeo, o dal fantasma dei moralismi vittoriani, né limitarsi a vedere nella sobria e classica architettura londinese un’espressione della severità anglosassone. Ben più di altre metropoli, infatti, Londra è una sconfinata moltitudine che vive di contrasti.
Solo qui – forse proprio per reazione al congenito, misurato contegno – hanno potuto fiorire l’iconoclastia dandy, la scorrettezza senza tabù del British humour, le esplosioni estatiche di Blake e il nichilismo punk. Solo qui i più avveniristici palazzi si innalzano senza vergogna di fianco a filari di villette a schiera o ad antiche chiese. E solo qui si può contemplare un tramonto su una caotica stazione ferroviaria, e sentirsi “in paradiso”, come recita Waterloo Sunset dei Kinks, forse la più bella canzone che sia mai stata dedicata alla città.

LONDON MIRABILIA propone un’immersione negli inaspettati colori, nelle contraddizioni e negli splendori meno noti della City.
17 location eccentriche ed eleganti attendono il lettore che – accompagnato dai testi Ivan Cenzi, l’esploratore del bizzarro, e dalle suggestive fotografie di Carlo Vannini – potrà visitare i più reconditi musei, ammirando di volta in volta la delicatezza di antichi ventagli istoriati o la terribile maestosità delle macchine da guerra che conquistarono il cielo e il mare.
Sorseggerà l’immancabile pinta di real ale in un classico pub londinese che conserva macabre reliquie di una vicenda straordinaria; scoprirà sontuose dimore arabescate dissimulate dietro a facciate ordinarie, e collezioni fluorescenti di insegne al neon; si aggirerà tra le lapidi inghiottite dalla vegetazione nei romantici cimiteri inglesi; varcherà la soglia di interni fiabeschi e di autentiche wunderkammer moderne.

Potete già prenotare la vostra copia a questo link, scontata se acquistata in bundle assieme a Paris Mirabilia. Disponibile anche in inglese.

In attesa che London Mirabilia sbarchi nelle librerie, vi lascio con un assaggio di quello che potrete trovare all’interno della guida.

BB Contest Awards – 2

La seconda edizione del Bizzarro Bazar Contest si è conclusa.

Nello scrivere queste righe, mi accorgo che non conosco un modo non noioso per esprimere la mia gratitudine a tutti i partecipanti. Quindi datelo pure per sottinteso, siete riusciti a scaldare il cuore di un vecchio cercatore di stranezze.
Tanto, inutile girarci intorno, se siete qui è per vedere cos’hanno partorito le menti deliziosamente devianti dei colleghi lettori, mica a perdere tempo!

Come l’anno scorso, i lavori candidati sono stati così tanti, e di qualità così alta, che hanno reso il compito di selezionare tre vincitori dannatamente arduo.
Quindi l’avvertenza è sempre la solita: quelle che state per vedere sono le menzioni speciali — a insindacabile discrezione della Giuria, cioè mia — ma l’applauso si estende anche a chi per motivi di spazio non ha potuto essere incluso qui. Nelle prossime settimane avrò modo di sdebitarmi condividendo sui social tutte le opere, con le relative informazioni sugli autori.

E partiamo senza indugi con la nostra weird parade!

Molti elementi classici — clessidra, fiore appassito, teschio, candela consumata — per una rivisitazione  piuttosto gotica della vanitas.

(Debby: Facebook, blog)

I lavori di Giulia, a essere proprio pignoli, con quel logo un po’ appiccicato non soddisferebbero appieno i requisiti del regolamento; ma alla fine siamo tra amici, e i suoi collage intitolati Sotto pelle sono così belli che non potevo certo escluderli.

(Giulia Dah Mer: Facebook, Instagram)

Memento mori, sì ok, ma soprattutto memento cogitare.

(Diego Bono: Facebook, Instagram)

Gaber Ricci propone una GIF animata nonché anatomica che sarebbe perfetta su una T-shirt. Ora ci serve solo qualche tecnico illuminato che capisca come riprodurre le GIF sulle T-shirt, e ragazzi, abbiamo tra le mani il business del futuro.

(Gaber rifugge dai social, ma ha un blog di rara lucidità e intelligenza che vi consiglio di mettere subito tra i preferiti: Suprasaturalanx.)

Un altro blogger che dovreste conoscere è The LondoNerD, che per l’occasione mi ritrae nei panni della celebre auto-icon di Jeremy Bentham (contenente il suo scheletro, tranne la testa). A parte il fatto che anch’io ho sempre la testa altrove, l’accostamento con il grande filosofo è immeritato.

(The LondoNerd: blog, Facebook, Twitter, Instagram)

Alessandro ci regala una visione sacrale intitolata Curiositas, che mi pare a metà strada fra Art déco, Beardsley e alcune grafiche di Alberto Martini.

(Alessandro Amoruso: Facebook, Deviantart)

Greta a.k.a Nevestella celebra un’ipotetica unione tra due famosissimi artisti di freakshow: sapete indovinare chi sono?

(Nevestella: Facebook, Instagram, Deviantart)

Anche Pamela propone una spettacolare composizione che include elementi tipici delle vanitas.

(Pamela Annunziata Artworks: Facebook, Instagram)

Dubito che diventerà mai virale, ma almeno la strada è aperta: ecco il primo meme dedicato al blog!

(Bruno Boborosso Craighero: Facebook, Instagram)

Elena Nisi mi ha trasformato addirittura in un eroe dei fumetti. Il dettaglio che mi ha conquistato è quell’accenno ad Ayzad, amico ed esperto di BDSM, che posso solo immaginarmi nei panni del villain: pagherei oro per avere l’albo in cui infine mi trovo a sfidare le sue fruste mortali! FSHH! THUD! KA-BOOM!

Una foto che illustra perfettamente quello che mi succede quando si avvicina la deadline di consegna di un nuovo libro.

(Sara Crimilde: Facebook)

Lascio la parola a Mala Tempora per spiegare il suo contributo, realizzato in collaborazione con Viktoria Kiss:

Ipotizzando un articolo per Bizzarro Bazar che parli della leggenda del Tilberi del folklore islandese [un mostriciattolo evocato dalle streghe per rubare il latte alle pecore, alle mucche e occasionalmente anche alle madri umane, ndr], abbiamo realizzato due oggetti per illustrarne la storia. In questo caso la collaborazione di Viktoria è stata preziosa, in quanto questi esseri potevano essere creati solo da donne.

(Mala Tempora Studio: sito ufficiale, Facebook, Instagram)

Consuelo & Samantha hanno disegnato e animato una discordante sonata macabra per orchestra scheletrica, e lacrima.

(Consuelo & Samantha Art: sito ufficiale, Facebook, Instagram)

Se state cercando un’idea per il vostro prossimo tatuaggio, Seltz vi ha già risolto il problema con questo raffinato, elegante e romantico progetto.

(Seltz: Facebook, Instagram)

In questo conturbante autoritratto Irene si propone in veste di Venere anatomica, catturanto appieno tutta l’ambigua sensualità delle figure femminili dissezionate.

(Irene Manco: Facebook, Instagram)

Blue Luna unisce chiari riferimenti alla Cripta dei Cappuccini di Via Veneto (vedi il mio libro Mors Pretiosa), i naturalia da wunderkammer, e uno scheletro dal pizzetto fin troppo familiare.

(Blue Luna: Facebook, Instagram)

La straordinaria Emanuela Cucchiarini in arte Eeriette, classificatasi al secondo posto l’anno scorso, ha realizzato questa incredibile meraviglia in gouache su pastelli, ispirata alle reliquie di martiri e santi impreziosite di gioielli.

(Eeriette: Facebook, Instagram, Twitter)

Quest’opera merita, a mio parere, una menzione speciale.
L’illustrazione di Meewelyne potrebbe trarre in inganno per l’apparente semplicità. Ma guardatela con attenzione e comincerete a provare un sottile senso di disagio.
Una bambina è accompagnata da sua madre a quello che sembra un circo, o una fiera itinerante; il tratto del disegno è grazioso e ricorda moltissimo le illustrazioni di Beatrix Potter. Eppure, nel più classico caso di perturbante freudiano, appaiono dei dettagli “fuori posto”, ambigui e spiazzanti: la madre indossa in vita una testa di volpe, lo zainetto della bambina è cucito a partire dalla pelle di un cucciolo di orso e decorato con ali d’uccello (guardate quei pettirossi!). Chi sono queste due? Perché sono così a loro agio con la tassidermia? È forse un’attività di famiglia, la madre insegna alla bambina come si spella e si concia un animale? O dobbiamo immaginare che, nell’universo immaginario di questa scena, sia normale agghindarsi così?
Quest’immagine — a dispetto del segno delicato, da illustrazione per bambini — nasconde una vena inquietante che ho davvero adorato.

(Meewelyne Rosolovà: Facebook, Deviantart)

VINCITORI

Dopo giorni e giorni di tormentata indecisione, ho deciso di assegnare un terzo posto a pari merito a due candidati.

Terzo premio

Un altro bellissimo autoritratto nature, ma questa volta ironico e sbigottito.
L’opera di Chiara Toniolo è deliziosamente stralunata, e mi ha conquistato per il modo entusiasta, sorridente e luminoso con cui integra elementi che, sulla carta, risulterebbero disturbanti.
E poi, diciamocelo. C’è il nudo artistico, c’è il teschio, c’è il gattino: grazie a Chiara abbiamo tutte le carte in regola per un boom di visualizzazioni.

(Chiara Toniolo Art: Facebook, Instagram)

a pari merito con

La sorpresa di quest’anno è stata l’inattesa partecipazione al contest del mentalista Francesco Busani (a cui avevo dedicato uno speciale un paio di anni fa). Gran collezionista di tavole ouija, Francesco ne ha creata una appositamente per Bizzarro Bazar. L’attenzione filologica per i dettagli è strabiliante, dalle grafiche vintage all’utilizzo dei materiali impiegati negli anni ’60 per costruire questi strumenti medianici, in particolare la faesite.
Delle uniche due copie realizzate da Francesco, una è rimasta nella sua collezione, e una fa già parte della mia. Ma confesso che non ho ancora provato a interrogare la tavola, perché se c’è una cosa che ho imparato dai film horror, è che con certe cose non va bene scherzare.

(Francesco Busani: sito ufficiale, Facebook)

Secondo premio

La bravissima Gadiro (Gaia Di Roberto) crea bambole, peluche, accessori, ciondoli e collane che riescono a essere al tempo stesso creepy e kawaii. Affinché questa commistione risulti naturale e originale, ci vuole talento ma soprattutto occorre una sensibilità particolare.
Una sensibilità che emerge anche dalle sue parole:

L’esistenza di BizzarroBazar non solo mi ha ispirato per il mio lavoro ma mi ha spronato a intraprendere la strada di realizzatrice di creaturine “tenerrificanti” (come mi piace chiamarle); in tempi in cui quasi mi sentivo in colpa a nutrire certi interessi, questo blog e tutte le persone che lo seguono mi hanno fatto sentire meno sola, in famiglia.

A guardarmi lì in mezzo alle bambole di Gadiro, sotto forma di pupazzo, anch’io mi sento in famiglia.

(Gadiro: Facebook, Instagram, Etsy shop)

Primo premio

Guardate, una scatola misteriosa!
Cosa conterrà?

Un teschio decorato?
Ma allora cosa ci fa, sulla porticina, quella specie di vetrino da microscopio?

Ho capito!
Non è un teschio, è un… Bizzarroscopio!

Ispirandosi a uno dei miei primissimi articoli, in cui parlavo delle straordinarie macchine stenoscopiche di Wayne Martin Belger, André Santapaola in arte Elragno ha costruito questo spettacolare strumento che serve, essenzialmente, a iniettare la meraviglia nella nostra visione del mondo.
Grazie a un foro stenopeico nell’orbita destra del teschio è possibile fissare la realtà tramite l’artificio della fotografia (non a caso il relativo visore è targato Artificialia); inserendo un vetrino sul lato sinistro del cranio, invece, è possibile guardare il mondo attraverso il filtro di un’ala di farfalla, di una goccia di rugiada, o di qualsiasi altro elemento della natura — ecco perché questa loupe è chiamata Naturalia.

La scritta che campeggia sulla fronte del teschio rimanda al terzo elemento classico di ogni wunderkammer, che poi è anche l’inevitabile risultato di queste esplorazioni: Mirabilia.

Elragno si aggiudica dunque il primo posto con un oggetto particolarmente ben realizzato, ma  soprattutto in ragione di un concept davvero raffinato: “il Bizzarroscopio […], come gli articoli scritti da Ivan Cenzi, permette di vedere il mondo da un’altra prospettiva utilizzando “l’osservato” come mezzo per osservare.
Come a dire: la passione per il bizzarro nasce dal desiderio di cambiare il proprio modo di guardare, e la meraviglia è la chiave per abbracciare nuovi, insospettati orizzonti.

(Elragno Creations: Facebook, Instagram)

Se vi è piaciuta qualche opera in particolare assicuratevi di segnalare nei commenti il vostro apprezzamento, gli autori ne saranno felici!
Ricordo che nelle prossime settimane diffonderò sui social anche le opere che non compaiono qui.
Ancora un sentito grazie a tutti i partecipanti, mi avete rallegrato e commosso — e spero vi siate divertiti anche voi a partecipare.