Agnello vegetale

Molti conoscono la mandragola (o mandragora), la mitica pianta a forma di neonato, nata dallo sperma degli impiccati, che si pensava possedesse forti qualità magiche. Un’altra creatura che, nel Medioevo, si credeva stesse a metà fra il mondo vegetale e quello animale era l’Agnello Vegetale della Tartaria (Agnus scythicus o Planta Tartarica Barometz).

I fiori che crescevano su questa pianta , diffusa nell’Asia centrale, erano dei veri e propri agnelli, congiunti alle radici da un cordone ombelicale vegetale.

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Gli agnelli potevano piegare l’arbusto per chinarsi a brucare l’erba e le piante circostanti, ma una volta che le “scorte” di cibo nei paraggi si esaurivano, erano costretti a seccarsi e morire. Secondo altre fonti, gli agnelli potevano staccarsi dal barometz per cercare cibo, lasciando che soltanto la radice morisse essiccata.

Non è chiaro se la leggenda sia nata, come sostengono alcuni, addirittura nel I secolo dopo Cristo; certo è che nel XI secolo se ne trova ampia trattazione in diversi bestiari.

Questa creatura immaginaria sarebbe servita a spiegare l’origine del cotone. È infatti ormai assodato che la leggenda abbia preso spunto da una pianta realmente esistente (proprio come successe per la mandragola): si tratta del Cibotium barometz, una pianta lanuginosa e con radici a fittone, solitamente in numero di quattro o cinque, originaria di alcune parti della Cina e della Malaysia.

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La pianta veniva raccolta e preservata come prova dell’esistenza dell’Agnello vegetale. Nel Museum of Garden History di Londra è conservato un esemplare del Cibotium risalente al XIX secolo: questo preparato illustra perfettamente l’indubbio potere evocativo che la strana forma di questo tipo di felce doveva esercitare sui nostri antenati naturalisti.

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