Giocattoli weird

Talvolta i creativi dell’intrattenimento sviluppano idee che non incontrano il gusto del grande pubblico. Capita, non tutti i nuovi concept per giocattoli possono incontrare la fortuna. Certe volte, però, il fallimento sembra essere stato cercato appositamente, e con il lanternino.

“Se l’hula hoop ha avuto successo, anche la nostra Swing-Wing lo avrà sicuramente!”, devono essersi detti gli inventori di questo simpatico gioco – senza mostrare il minimo senso di pietà nei confronti delle cervicali dei poveri bambini.

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Divertimento assicurato per tutta la famiglia con Ball Buster (“Spaccapalle”). Secondo la voce narrante i  bambini lo adorano… peccato che a metà dello spot si alzino annoiati, e i due genitori rimangano a giocare da soli… con le loro eccitanti palle da “spaccare”.

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E cominciamo a parlare di bambole. Questa, ad esempio, è spacciata per un giocattolo irresistibilmente comico. L’effetto dello spot è esattamente l’opposto, e questa bambola sghignazzante potrebbe tormentare i vostri incubi per molto tempo.

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Il bambolotto che fa pipì è un po’ un classico:

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E allora, perché non regalare al vostro bambolotto urinante un amico per la vita, e farlo accompagnare da un cane sbavante?

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E, per concludere in bellezza questa breve panoramica, eccovi lo spot che porta il cattivo gusto ad un livello inedito. Il catastrofico doppio senso avrebbe dovuto impedire la messa in onda di una simile pubblicità; e invece, che ci crediate o no, lo spot è passato in televisione.

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Tari Nakagawa

Le macabre e malinconiche necro-ninfe dell’artista giapponese Tari Nakagawa sono davvero il lato oscuro delle Barbie, tristi e scheletriche bambole anatomiche ormai perdute.

Fragili, eteree, malate e spesso in decomposizione: queste bambole create dallo scultore giapponese hanno qualcosa di indicibilmente triste e al tempo stesso poetico.

Nonostante i loro sguardi persi e drammatici, ormai irrimediabilmente segnati da una fine imminente, le bambole sembrano sospese in una dimensione di dolore e di nostalgia, come se si aggrappassero agli ultimi brandelli di vita che rimangono nei loro corpi sofferenti.

Le sensazioni e le emozioni che suscitano sono molteplici. Il loro stesso status di bambole rimanda all’infanzia, ai giochi spensierati e innocenti, eppure queste sculture conoscono il tempo, il disfacimento, la morte, e non ne fanno segreto. Sono bambole “adulte”, che sembrano avere davvero un’anima.

Il blog di Tari Nakagawa (in giapponese, diverse immagini).

Una crociera agitata

Una tranquilla crociera nell’Oceano Pacifico si trasforma in pochi attimi in un disaster movie. Le telecamere di sicurezza della Pacific Sun Cruise, nave australiana, mostrano il caos scatenato all’interno dell’imbarcazione da una tempesta con onde alte diversi metri. Il bilancio: 42 feriti sui 2403 passeggeri a bordo.

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Letto ad aspirazione

– Amanti sotto vuoto –

Parliamo oggi di un accessorio sessuale davvero particolare utilizzato nell’ambito del BDSM.

Il BDSM è un acronimo che comprende tutta una variegata e ampia gamma di pratiche sessuali: le quattro lettere rimandano infatti a Bondage e Disciplina, Dominazione e Sottomissione, Sadismo e Masochismo. L’elemento fondamentale è il rapporto fra il ruolo del dominatore e del sottomesso, rapporto che provoca piacere e soddisfazione ad entrambi; come poi questo rapporto si sviluppi, si consolidi o si trasformi nel tempo e in quali declinazioni si configuri sta soltanto alle personalità dei due soggetti.

Come è noto, il BDSM può esprimersi in giochi molto “leggeri”, ma può arrivare a pratiche estreme fino a vere e proprie torture. Sempre regolate, comunque, dall’utilizzo di safe words (parole concordate per indicare al partner che sta esagerando e per interrompere immediatamente il gioco), e dai principi fondamentali di sicurezza espressi dall’espressione inglese SSC – Safe, Sane, Consensual (Sicuro, Sano, Consensuale).

Una peculiarità del mondo BDSM è un’attenzione davvero marcata per l’estetica. L’utilizzo di abiti in latex (nero o colorato) esalta le curve del corpo, lo rende lucido e sinuoso, e l’associazione con il metallo brillante delle borchie, gli anelli, i collari e tutto l’armamentario sado-maso ha fatto entrare questo tipo di immaginario anche nel mondo della moda (fetish fashion) e della pubblicità.

Per gli amanti di questo tipo di pratiche, è un piacere indispensabile l’utilizzo di mezzi di contenimento del sottomesso, vale a dire degli accessori per immobilizzare il partner, prima di sottoporlo ai piccoli e grandi tormenti previsti dal copione della propria fantasia sessuale. Si può andare dalle classiche (e banali!) manette, alle complesse geometrie di corde ereditate dall’arte del bondage giapponese, alla pesantezza delle catene o al minimalismo del nastro adesivo in gomma.

Ma la forma di immobilizzazione più particolare e poco conosciuta è il cosiddetto vacuum bed, letteralmente “letto sotto vuoto”. Si tratta di una struttura (plastica o metallica) che tiene tesi due “fogli” di lattice abbastanza ampi da coprire interamente una persona. Il sottomesso si stende fra i due strati di lattice, e può respirare attraverso un tubo collegato con l’esterno. A questo punto, tramite un aspirapolvere o una macchina per il vuoto, l’aria contenuta fra i due lembi di latex viene aspirata, lasciando la vittima completamente bloccata nella gomma, incapace di reagire e istantaneamente immobilizzata.

Il vacuum bed ha alcuni svantaggi che hanno impedito un successo veramente ampio di questo attrezzo. Innanzitutto, è costoso (dai 600 € in su), ingombrante e molto delicato. Il lattice teso è continuamente a rischio di tagli e rotture, il rumore dell’aspirapolvere può essere una distrazione fastidiosa, le intelaiature in plastica sono talvolta troppo fragili e non reggono alla pressione. Inoltre vi sono alcuni pericoli per la salute di chi è “risucchiato” all’interno del letto: la respirazione è particolarmente difficile, il caldo e l’impossibilità di una normale sudorazione all’interno della gomma impediscono sessioni particolarmente lunghe, e la sensazione di claustrofobia può divenire più terrorizzante di quanto ci si aspettasse.

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Nonostante questi problemi, per molti appassionati il “letto” rimane uno dei metodi più perfezionati di immobilizzazione. Inoltre è innegabile che, fissato nel lattice nella posizione concordata, il corpo del partner divenga una sorta di opera d’arte, con tanto di cornice – e questo ancora una volta prova quanto l’estetica sia fondamentale per gli amanti del BDSM.

Digestione di un hamburger

L’acido cloridrico (conosciuto anche come acido muriatico) è il costituente fondamentale dei nostri succhi gastrici. Mentre leggete queste stesse righe, l’acido cloridrico, terribilmente corrosivo, sta ballando nel vostro stomaco… ed è il principale imputato in caso di bruciori o, peggio, di ulcere. Quello che impedisce a questo succo di mangiarvi vivi è una complessa e bilanciata serie di combinazioni: il bicarbonato secreto da alcune cellule epiteliali, lo strato di muco che protegge lo stomaco, ecc. Pensate che vi basta essere morti per un’ora o due, e il vostro stomaco comincia a digerirvi, dando avvio all’affollato e affascinante processo di decomposizione.

Ma come reagisce un acido simile al cibo che ingerite? Ecco una piccola dimostrazione di come l’acido cloridrico riduce un hamburger. Bisogna notare che l’esperimento è in qualche modo viziato, perché nel nostro stomaco non abbiamo soltanto questo componente chimico, e la nostra digestione è molto più complessa e accurata. Ciononostante, il risultato di questo piccolo esperimento è divertente e… nauseante. Perché ci disgusta quello che succede all’interno del nostro corpo?

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Camera obscura

Abbiamo già parlato della stenoscopia nel post relativo alle straordinarie macchine fotografiche di Wayne Martin Belger. Affrontiamo di nuovo l’argomento perché si tratta della base fisica che ha dato i natali ad arti quali la fotografia e il cinema, e perché la costruzione in proprio di primitive macchine fotografiche sta godendo di nuova vita. Sempre più sono quegli artisti e fotografi che cercano un punto di vista differente e, tornando alle origini, cercano nuovi mezzi espressivi e di ricerca visiva.

Tutta la fotografia si basa sul concetto di “camera oscura”. Non si tratta, come pensano alcuni, di quella stanzetta illuminata di rosso – tante volte vista nei film –  in cui i fotografi sviluppano le loro pellicole come novelli alchimisti. La camera oscura era in origine una vera e propria stanza che aveva un piccolo foro in una delle pareti, e nessun’altra fonte di luce. In questa stanza i pittori e i primi fotografi si ritiravano per lavorare alle loro opere. Infatti la luce del mondo esterno, entrando dal foro sul muro e attraversando il buio andava a proiettarsi, di molto ingrandita, sulla parete opposta. Chiaramente, l’immagine risultava capovolta e ben poco nitida, ma il procedimento aveva qualcosa di misterioso e magico che attirò gli studiosi della visione.

Infatti, come avrete intuito, la camera oscura ricorda molto da vicino il nostro stesso occhio, che altro non è se non un globo forato da una parte nel quale la luce penetra e si proietta capovolta sulla parete opposta alla pupilla, per essere poi percepita dal nervo ottico. (Curiosità etimologica: la pupilla, cioè il foro all’interno dell’iride, significa esattamente piccola pupa, bambolina; questo è dovuto al fatto che se guardate negli occhi qualcuno, all’interno della sua pupilla nera potete vedere una versione miniaturizzata di voi stessi, la vostra “bambolina”, appunto.) Fatto sta che il principio della camera oscura, reso con il tempo più piccolo e maneggevole di un’intera stanza, è tutt’oggi quello che fa funzionare macchine da presa e fotocamere (sempre per restare nell’etimologia, ecco spiegato perché le macchine fotografiche si chiamano “camere”).

Il rinnovato interesse per la fotografia stenoscopica, ossia praticata in questo rudimentale modo, ha fatto sì che molti amatori si costruiscano le loro macchine fotografiche stenopeiche, alcune anche molto fantasiose. Il blog Frankenphotography raccoglie molti esempi di questa nuova verve creativa. Di particolare interesse sono le macchine fotografiche di Francesco Capponi, che è riuscito a ricavare delle vere e proprie camere oscure da oggetti sempre più piccoli, come un cilindro da prestigiatore, un pezzo degli scacchi, un origami, una noce, o un pinolo:

Sempre lo stesso blog contiene un video decisamente affascinante su un moderno e improvvisato esempio di camera oscura:

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Abelardo Morrell scatta le sue fotografie con questo metodo, talvolta riuscendo a capovolgere l’immagine (così da farla ritornare “dritta”) mediante l’uso di un sistema di specchi.

Il metodo ha vantaggi e svantaggi. Difficile è calcolare con precisione il tempo necessario per impressionare la pellicola attraverso un foro stenopeico, ma si parla anche di alcune ore. Il foro, inoltre, se non accuratamente forgiato, può dare luogo a fenomeni di diffrazione; per diminuirli occorrerebbe ridurre il diametro del foro, aumentando però così i tempi di esposizione. Le immagini comunque non saranno mai nitide e precise.

Dall’altro canto, la profondità di campo è illimitata (perché non si utilizzano lenti) e gli stessi difetti (sfocatura, approssimazione ed evanescenza dell’immagine) possono essere utilizzati come scelta espressiva. Le fotografie così ottenute sono infatti imprevedibili, evocative e fragili al tempo stesso, e hanno un sapore antico che le moderne macchine digitali riescono a riprodurre soltanto dopo un lungo lavoro di post-produzione.

Ringraziamo Frankenphotography per le immagini.

The Whale Theatre

Every kid loves to think about Jonah in the belly of the big fish. Just like the Baron Münchhausen in the whale, or Pinocchio in the shark, living for some time inside one of these great sea animals is a fantastic idea which inspired artists and writers for centuries.

Well, you can probably guess what we are about to tell you. Yes, somebody actually lived inside a fish. Better yet, he built a theatre out of it.

This is Simon-Max, a French opera-bouffe tenor (1852-1923). He maily performed in Paris, but once he reached wide acclaim he managed to diversify his business, and in 1893 he already owned a casino in Villerville, a coastal city in Lower Normandy.

Just about at the time he opened his casino, news arrived that a whale was beached near the town. It was actually not so unusual for whales to end up beached on the coast of Normandy due to the low tide, as shown in this postcard published that same year (1893).

Simon-Max bought the whale from the local fishermen, and sold the oil and meat obtained from the animal. But then he decided that  he was going to try something unprecedented, using its skin. He built a theatre-museum inside the mounted cetacean.

The size of the animal in the original poster ads may be a little exaggerated, but they convey the idea of what the theatre might have looked like. The public entered through the whale’s mouth, watched the show in the interior room, which could host almost a hundred people, then exited through a small door in the tail. This attraction, called Théatre-Baleine (whale theatre), earned Simon-Max a huge amount of money, and made the city of Villerville quite famous for over a year. The tenor, inside his whale, performed an act called Jonas Revue (“Jonah Revisited”) which quickly became a hit.

The whale theatre was then transferred to the Paris Casino, but the following winter was completely destroyed by a fire.

Münchhausen