Link, curiosità & meraviglie assortite – 13

GIF art di Colin Raff

Gli ultimi tempi sono stati abbastanza densi, sulla scia della pubblicazione de Il pietrificatore.
Permettetemi un breve riassunto. 1) Sul Venerdì di Repubblica è uscito un bell’articolo a cura di Giulia Villoresi che prende le mosse dal libro per spaziare poi a più ampio raggio sulla nuova estetica del macabro, riservando delle belle parole a questo blog. 2) Sono stato ospitato dal sito svizzero Ossarium per la serie Death Expert of the Month, e rispondendo a una delle tre domande previste dal format ho raccontato un episodio tragico che mi ha particolarmente fatto riflettere. 3) Ho anche partecipato a The Death Hangout, podcast + serie YouTube in cui ho chiacchierato per mezz’ora a ruota libera assieme ai due conduttori Olivier e Keith, discutendo di musei e luoghi perturbanti, del significato simbolico dei resti umani, della crudeltà e bestialità della morte, ecc. 4) Infine le fotografie di Carlo Vannini sono servite da spunto alla bravissima Claudia Crobatia di A Course In Dying per le sue ottime considerazioni sulla curiosità morbosa, ma feconda, della generazione cresciuta con siti come Rotten.com.

E partiamo subito con i link, ma non prima di aver ripassato un classico, weirdissimo sketch dei Monty Python del 1972, in cui si immagina un film sull’idillio dei “bei tempi andati” della upper class inglese… diretto però da Sam Peckinpah, regista in quegli anni molto controverso per la violenza dei suoi western.

  • Il blog Rocaille — dedicato alla Bellezza che si nasconde nell’oscurità — è uno dei miei spazi virtuali preferiti. E di recente Annalisa ha visitato la wunderkammer Theatrum Mundi (di cui avevo parlato anch’io), che è uno dei miei spazi concreti preferiti. Per cui, figuratevi, la delizia è stata doppia.
  • Un’altra cara amica per cui nutro incondizionata ammirazione è la “cacciatrice di reliquie” Elizabeth Harper, che gestisce il sito All The Saints You Should Know. Qualche giorno fa è uscito un suo articolo davvero eccezionale sulle processioni della Settimana Santa a Zamora, in Spagna: durante le lunghe giornate dedicate alla celebrazione della morte di Cristo, ha assistito a un paradossale allentarsi dei freni sessuali inibitori. Ma è davvero un paradosso? Forse no, se l’erotismo, come affermato da Georges Bataille, non è altro che un’anticipazione della morte stessa, che annulla i nostri confini individuali. Ecco perché è così strettamente collegato all’estasi, e al sacro.

  • Visto che parliamo di Bataille: nella sua oscena Storia dell’occhio c’è un indimenticabile passaggio in cui la protagonista Simone si infila fra le gambe il bulbo oculare strappato al cadavere di un prete (l’incisione qui sopra, ispirata alla scena in questione, è di Bellmer).
    Un’immagine estrema e ributtante, quella della vagina oculata, ma a suo modo archetipica, e rappresentativa della complessa analogia occhio/uovo che attraversa tutto il racconto.
    Seguendo il medesimo accostamento tra creazione (“dare alla luce”) e visione, c’è chi ha inserito nei genitali femminili una macchina fotografica stenopeica. Il blog Brainoise ce ne parla in un affascinante articolo: diversi artisti hanno infatti provato a usare questi rudimentali e artigianali apparecchi in una fusione cronenberghiana con il corpo umano.
  • Per inciso, uno dei primi articoli postati su Bizzarro Bazar era dedicato proprio alle macchine stenoscopiche di Wayne Martin Belger, che contenevano al loro interno materiale organico e resti umani.
  • Il pittore Toru Kamei dipinge delle bellissime nature morte o, per meglio dire, non-proprio-morte. Eccone qualcuna:

  • Intervallo ridanciano: noi italiani, quando in rete si parla di ricette, sappiamo essere davvero esasperanti. Qualcuno prova a mettere un po’ di carne di pollo negli spaghetti e 3, 2, 1!, viene immediatamente subissato di commenti indignati, se non proprio di coloriti e maccheronici insulti. Al riguardo trovate un bell’articolo e un esilarante account Twitter.

  • Questo qui sopra è uno scheletrino mummificato ritrovato 15 anni fa nel deserto di Atacama in Cile. In tanti hanno sperato si trattasse di un alieno. I test del DNA hanno rivelato una verità più terrena, e più commovente.
  • Una tipica mattinata in Australia: ti svegli, ancora assonnato metti giù i piedi dal letto e ti accorgi che una delle pantofole è scomparsa. Dove accidenti sarà finita? Sei sicuro di averla lasciata lì ieri sera, di fianco all’altra. Sei anche abbastanza sicuro che ieri sera, in camera da letto, non c’era quel pitone di tre metri.

  • Sempre in Australia, una famigliola in gita in spiaggia ha scoperto il più antico messaggio in una bottiglia mai ritrovato.
  • Nel frattempo il grande Mariano Tomatis si è messo alla ricerca del tesoro della mitica città perduta di Rama, sulle pendici del Rocciamelone, basandosi su un vecchio e oscuro saggio esoterico di fine Ottocento. I misteri della Valsusa sono scandagliati nel suo nuovo libro bifronte, scritto assieme a assieme a Davide Gastaldo e Filo Sottile: Il codice Dell’Oro/Roc Maol e Mompantero. Potete scoprire i retroscena nello speciale dedicato alla strana pubblicazione.
  • In a Parallel Universe è una serie di fotografie di Eli Rezkallah che ribaltano umoristicamente alcune pubblicità sessiste degli anni ’50.

  • C’è una buona probabilità che conosciate il Mardi Gras di New Orleans, la parata di carnevale con i celebri carri colorati e i costumi appariscenti. Meno nota è la sua versione più viscerale, che si tiene in diverse comunità Cajun della Louisiana del sud: il courir de Mardi Gras. Maschere inquietanti di antichissima tradizione che sbeffeggiano i vestiti dei nobili e del clero, eserciti di burloni indisciplinati che portano il caos per le strade e che vengono frustati da capitani a cavallo, polli sacrificali rincorsi per i campi ricoperti di fango… ecco alcune meravigliose foto in bianco e nero dell’eccentrica manifestazione. (Grazie, Elisa!)

  • Esistono numerose vanitas “metamorfiche”, che contengono al loro interno un teschio visibile soltanto se si guarda l’immagine da una certa distanza. Questa qui sotto è in assoluto la mia preferita, per via dell’inusuale vista laterale e della perfetta sintesi di Eros e Thanatos; qualcuno sa chi è l’artista? [EDIT: si tratta di Bernhard Gutmann, 1905, “In the midst of life we are in death”. Grazie Roberto!]

  • In Vermont le case di campagna hanno spesso una finestra storta, che all’apparenza non ha alcuna utilità pratica. Forse però serve per scoraggiare eventuali streghe che si trovassero a svolazzare da quelle parti.
  • Mi è un po’ impazzito il Twitter da quando ho postato le foto di questa superba capra, diffusa principalmente in Siria e Libano. La razza è il risultato di un’attenta selezione genetica e ha vinto svariati concorsi di bellezza per ruminanti. E scommetto che questa maliarda farebbe strage di cuori anche nella taverna di Guerre Stellari.

  • Infine, vorrei lasciarvi con un regalo che spero sia gradito: ho creato una playlist su Spotify per tutti i lettori di Bizzarro Bazar.
    Un’offerta musicale molto eterogenea, ma con un comune denominatore che in definitiva è lo stesso del blog: la meraviglia. Che si tratti di un pezzo indie sperimentale, una melodia dark, una polka squinternata e indiavolata, un brano nostalgico, un vecchio blues sulla morte, una rivisitazione ironica e weird di qualche tema classico, oppure di outsider music suonata da senzatetto e personaggi devianti, questa è musica in grado di sorprendere l’ascoltatore, trasportarlo in paesaggi sonori insoliti, talvolta farlo uscire dalla zona di comfort.
    Ogni brano è stato selezionato per un motivo preciso che potrei anche esporvi in maniera didascalica — ma non lo farò. Vi lascerò il piacere della scoperta, e anche la libertà di indovinare la ragione che mi ha spinto a includere questo o quest’altro.
    La playlist consiste di oltre 8 ore di musica (e continuerò ad aggiungerne), il che dovrebbe garantire a chiunque di trovare qualcosina di stimolante, che magari faccia da spunto a nuove ricerche e scoperte. Buon ascolto!

Link, curiosità & meraviglie assortite – 11

Come recita un vecchio adagio, “Mai leggere Bizzarro Bazar mentre si prepara la cena”.

  • Da qualche tempo esiste una versione virtuale della Biblioteca di Babele immaginata da Borges. Farsi un giro attraverso gli esagoni e spulciare dei libri a caso è un’esperienza vertiginosa — ci sono volumi contenenti il vostro nome, ma anche tutto quello che avete fatto oggi o che farete domani; ma per cogliere appieno l’immensa portata del progetto, è indispensabile questa eccellente disamina sul blog di Virio Guido Stipa.
  • F.A.Q.: qual è una delle cose più schifose che può succedere durante la decomposizione? Se dovete chiederlo, probabilmente non conoscete l’adipocera. Rimediate con questo articolo di Atlas Obscura.
  • Occorreva proprio chiamare H. R. Giger per disegnare l’uovo di Alien? No, bastava questo simpatico funghetto chiamato Clathrus archeri.

  • Vi ricordate il mio Museo del Fallimento? Ecco una recente aggiunta: il Transaereo di G. B. Caproni. Da Wiki: “Spinto da otto motori e caratterizzato da tre cellule triplane per un totale di nove ali, era progettato per poter trasportare su distanze transatlantiche 100 passeggeri alla volta. Volò due volte, il 12 febbraio e il 4 marzo del 1921, decollando dal lago Maggiore. Precipitò in acqua al termine del secondo volo, danneggiandosi in modo molto grave e ponendo fine agli ambiziosi test.

Il sogno

La realtà

  • Proposito per l’anno nuovo: trovare un mecenate che mi assuma come eremita decorativo da giardino. La barba ce l’ho già.
  • Su Repubblica è uscito un bel video sulla tradizione napoletana dei femminielli — incredibile strategia popolare per elaborare e accettare la diversità rendendola “teatrale”. D’altronde, come diceva Orson Welles, “l’Italia conta oltre cinquanta milioni di attori. I peggiori stanno sul palcoscenico“.
  • L’olandese Arnoldus Montanus scrisse nel 1671 un libro intitolato “Il nuovo e sconosciuto mondo: ovvero la descrizione dell’America e delle Terre del Sud, contenete l’Origine degli Americani e degli abitanti delle Terre del Sud, viaggi rimarchevoli compiuti laggiù, qualità delle spiagge, isole, città, fortezze, villaggi, templi, montagne, fonti sorgive, fiumi, case, la natura delle fiere, alberi, piante e coltivazioni indigene, religione e costumi, eventi miracolosi, vecchie e nuove guerre: adornato con illustrazioni tratte dalla vita nelle Americhe, e descritte da Arnoldus Montanus“.
    Il titolo era così lungo che evidentemente non c’era più spazio per una piccola precisazione: e cioè che il buon Arnoldus non si era mai mosso dall’Europa in vita sua. E, a dire la verità, a guardare le illustrazioni un po’ si intuiva:

  • Momento di meraviglia assoluta:

  • Il multiverso, le dimensioni parallele, le realtà alternative — tutti questi concetti potranno magari suonare ancora un po’ fantascientifici, ma se ne parlava già nel Medio Evo, in seguito a una disputa teologica.
  • Se dovessi votare la mia pagina preferita IN ASSOLUTO in tutta Wikipedia, non avrei dubbi. Eccola.
  • Anni fa avevo scritto dell’incredibile storia di Phineas Gage, l’uomo che sopravvisse con il cervello trapassato da parte a parte da una sbarra di ferro. Oggi abbiamo un suo emulo contemporaneo: lo scienziato che per sbaglio ha infilato la testa in un acceleratore di particelle acceso.
  • La caverna qui sopra non è naturale. E’ stata scavata con un getto di acqua pressurizzata. Per quale motivo?
    Benvenuti nel mondo dei cercatori abusivi di mammut.

  • Mentalfloss ha pubblicato un articolo che sarebbe stato perfetto nel mio ciclo di post “L’amore che non muore” (qui, qui e qui): la storia della vedova del Missouri che fece installare una finestrella sulla tomba del marito per continuare a vedere il suo volto.
  • A Varanasi il fumo delle cremazioni non si ferma mai; i turisti scattano fotografie, rapiti dalla profonda esperienza spirituale. Chi invece ha una visione differente delle cose è Gagan Chaudhary, uno degli “intoccabili” addetti alle pire funebri. Alcol e ganja, assunti da quando aveva 13 anni, gli consentono di non svenire per l’odore; le sue gambe sono massacrate di tagli e cicatrici; la sua è una vita passata tra abusi, violenze e orribili visioni. Racconta la sua esperienza in un toccante articolo su LiveMint: “Ho visto cadaveri la cui pelle era stata strappata; ho visto corpi con la lingua di fuori e il sangue che scorreva dagli orifizi. […] Ho visto corpi fatti a pezzi e ricuciti. Ho visto cadaveri senza testa; ho visto corpi ricoperti di cicatrici. E li ho bruciati tutti.

  • Balthus torna a far discutere, a causa della petizione online per far rimuovere (o per lo meno contestualizzare, come è stato detto successivamente, aggiustando il tiro) una sua opera esposta al MET di New York. Ancora una volta ricompare l’ombra della pedofilia a macchiare i suoi dipinti: occasione per riflettere sull’arte (è puro significante o deve essere valutata con il metro dell’etica?); e per rileggere l’articolo che avevo dedicato alla spinosa questione un paio d’anni fa.
  • WoodSwimmer è un video in stop motion che ha dell’incredibile. Brett Foxwell l’ha realizzato tagliando tronchi e pezzi di legno a fette sottili, e fotografando progressivamente queste sezioni. Nelle sue parole, “una tecnica semplice ma paurosamente noiosa da completare“.

  • Questa qui sotto è una pinza da testa. In epoca vittoriana serviva per tenere ferma la nuca di un soggetto durante i tempi di esposizione, piuttosto lunghi, di una fotografia.
    Forse immaginate già dove stiamo andando a parare: nelle foto postmortem serviva per fissare i cadaveri in pose naturali, come se fossero vivi, giusto?
    Be’, non proprio. Tempo di fare un po’ di debunking sulla fotografia postmortem.

Questa immagine viene da un articolo chiamato The Truth About Post Mortem Photography. Mai scrivere qualcosa che comincia con “La verità su”.

  • Negli ultimi 59 anni, Jim “Antlerman” Phillips ha continuato a battere le colline del Montana alla ricerca di corna di alce, cervo o antilope, perse dagli animali durante la loro muta annuale. La sua collezione ammonta ormai a più di 16.000 corna. (Grazie, Riccardo!)

Ed è tutto: io vi lascio con una GIF invernale fatta di ossicini e vi ricordo che, se proprio siete a corto di idee per i regali di Natale, magari un bel libriccino su Parigi, molto pop e colorato, può fare alla bisogna.

Philipp Wiechern, Boneflacke Collection, 2012.

R.I.P. HR Giger

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Si è spento ieri il grande H. R. Giger, in seguito alle ferite riportate durante una caduta nella sua casa di Zurigo. Aveva 74 anni.

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Giger aveva cominciato la sua carriera negli anni ’70, e verso la metà del decennio venne reclutato da Alejandro Jodorowsky come designer e scenografo per l’adattamento cinematografico di Dune: il progetto purtroppo non vide mai la luce, ma Giger, ormai fattosi notare ad Hollywood, fu scelto per disegnare i set e il look della creatura di Alien (1979). L’Oscar vinto grazie al film di Ridley Scott gli diede fama internazionale.

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Da quel momento, stabilitosi a Zurigo in pianta stabile, Giger continuò a dipingere, scolpire e progettare arredamenti d’interni e oggetti di design; i suoi quadri comparvero sulle copertine di diversi album musicali; nel 1998 aprì i battenti il Museum H. R. Giger, nel castello di St. Germain a Gruyères.

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I suoi inconfondibili e surreali dipinti, realizzati all’aerografo, aprono una finestra su un futuro oscuro e distopico: panorami plumbei, in cui l’organico e il meccanico si fondono e si confondono, dando vita ad enormi ed enigmatici amplessi di carne e metallo. Se l’idea dell’ibridazione fisica fra l’uomo e la macchina risulta oggi forse un po’  datata, l’elemento ancora disturbante dei dipinti di Giger è proprio questa sensualità morbosa e perversa, una sorta di sessualità post-umana e post-apocalittica.

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La sua opera, al tempo stesso viscerale ed elegante, è capace di mescolare desiderio e orrore, tragicità e mistero. La sfrenata fantasia di H. R. Giger, e le sue visioni infernali e aliene, hanno influenzato l’immaginario di un’intera generazione: dallo sviluppo dell’estetica cyberpunk ai design ultramoderni, dalla musica rock ai film horror e sci-fi, dal mondo dei tattoo all’alta moda.

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Ecco il link all’ HR Giger Museum.

Vibratori horror

Le nicchie di mercato ancora vuote, si sa, sono ormai poche. Così un collettivo di artisti ha deciso di colmare una delle ultime lacune del consumismo moderno, e ha avviato una società che vende al pubblico un prodotto alquanto particolare.

Il loro negozio online è divertente già a partire dal nome: Necronomicox (da Necronomicon, il famigerato libro apocalittico inventato dalla fervida fantasia di H. P. Lovecraft, e cocks, vale a dire – scusate il termine – “cazzi”).

Ma è il prodotto venduto che è assolutamente weird: si tratta di vibratori, o meglio di dildi, che ricordano creature aliene vicine all’immaginario lovecraftiano. Questi oggetti di piacere sessuale che ricordano l’iconografia di film come Alien, o le fattezze di mostri classici come Chtulhu, sono adattabili alle diverse esigenze estetiche, e vengono proposti in tre fasce di prezzo a seconda della quantità di colori utilizzati.

Ecco la versione zombi di un comune fallo in gomma.

Cercando di diversificare e ampliare l’offerta, gli artisti di Necronomicox hanno in programma di proporre ulteriori gadget, sempre nuovi, per riempire di orrore e di mistero le vostre seratine intime. I prezzi sono un po’ altini, ma via, la novità vale la spesa. E, come idea regalo, sarebbe quantomeno originale.

Il sito ufficiale di Necronomicox.

Buon compleanno Ed Wood!

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85 anni fa, il 10 ottobre 1924, nasceva Edward D. Wood Jr., l’uomo passato alla storia come il peggior regista di tutti i tempi. In questi 85 anni, molti sono stati i candidati pronti a strappargli il poco ambito titolo. Eppure Wood ha sempre dimostrato di avere qualcosa in più dei suoi tanti, pessimi colleghi: un amore incondizionato per il cinema, e per il raccontare storie. Il fatto che non ne fosse assolutamente capace non fa che aggiungere fascino ai suoi brutti film.

Per quanto tecnicamente risibili, infatti, le sue pellicole hanno un sapore naif che è difficile trovare altrove: se di registi negati, anche peggiori di Ed Wood, si potrebbe forse riempire un elenco del telefono, nessuno avrà mai l’amalgama inimitabile riscontrabile nelle sue pellicole.

Film orrendi per palati fini e per cinefili, le sue opere tentano maldestramente di inserirsi nel filone degli shockers degli anni ’40 e ’50, quando il genere era già ormai in declino. A partire da Glen or Glenda, del 1953, con povertà di mezzi, una tecnica inesistente, e basandosi su idee e plot quantomeno infantili, Wood continuò ad inanellare una serie di film definibili soltanto dall’espressione inglese so bad it’s good (talmente brutti da essere belli).

Non staremo qui a parlare ancora di Plan 9 From Outer Space, ritenuto il suo capolavoro, con i celeberrimi dischi volanti che penzolano dai fili di nylon o con la controfigura di Bela Lugosi più improbabile della storia; ormai, anche grazie al biopic di Tim Burton del 1994, quasi tutti conoscono le peculiarità dell’opera. Lasceremo invece la parola al film stesso, in questa selezione di citazioni dalla sceneggiatura.

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Criswell: Saluti, amico mio. Siamo tutti interessati al futuro, perché è là che io e voi passeremo il resto della nostra vita.

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Criswell: Amico mio, hai visto questi fatti basati su testimonianze giurate. Puoi forse provare che non siano successi? Magari sulla strada di casa passerai di fianco a qualcuno, nel buio, e non lo saprai mai, perché verrà dallo spazio profondo.

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Lt. Harper: Una cosa è sicura: l’Ispettore Clay è morto – assassinato – e qualcuno deve esserne responsabile!

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Criswell: [voce narrante] Al funerale del vecchio, nascosta dagli sguardi dei partecipanti, la sua MOGLIE MORTA stava guardando!

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Col. Edwards: Questa è la storia più fantastica che io abbia mai sentito.
Jeff: Ed è vera, anche, fino all’ultima parola.
Col. Edwards: Quella è la parte fantastica.

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Becchino: Hai sentito niente?
Becchino: Mi è sembrato di sì.
Becchino: Non mi piace sentire rumori, specialmente quando non dovrebbero essercene.

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Paula Trent: Non ti ho mai visto in questo stato d’animo, prima d’ora.
Jeff Trent: Immagino sia perché non sono mai stato in questo stato d’animo prima d’ora.

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Col. Tom Edwards: Perché è così importante che volete contattare i governi della nostra Terra?
Eros: Per via della morte. Perché tutti voi della Terra siete idioti.
Jeff Trent: Aspetta un attimo, amico.
Eros: No, aspetta un attimo tu. All’inizio era il fuoco d’artificio, un esplosivo innocuo. Poi la vostra granata: avete cominciato a uccidervi tra di voi, pochi alla volta. Poi la bomba. Poi una bomba più grande: molte persone venivano uccise in un solo momento. Poi i vostri scienziati capitarono sulla bomba atomica, e divisero l’atomo. Poi la bomba ad idrogeno, con cui fate esplodere l’aria stessa. Ora potete organizzare la distruzione totale dell’intero universo che ruota attorno al nostro sole: l’unica esplosione che vi rimane è la Solaranite.
Col. Tom Edwards: Macché, non esiste neanche.

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L’Alieno Imperatore: Piano 9? Ah, sì. Il Piano 9 si occupa della resurrezione dei morti. Elettrodi a lunga distanza inseriti nelle ghiandole pineali e pituitarie dei morti di recente.

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General Roberts: [il Generale sta spiegando perché la trasmissione da parte alieni è caduta] Il contatto è perso definitivamente. Le condizioni atmosferiche nello spazio profondo spesso interferiscono con le trasmissioni.

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Eros: [rivolto alla sua collega aliena] Sai, è una cosa interessante se ci pensi bene… la gente della Terra, che può pensare, è così spaventata da coloro che non possono farlo: i morti. Beh, la nostra navicella dovrebbe essersi ricaricata. È meglio se cominciamo.

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Col. Tom Edwards: Per un periodo abbiamo cercato di contattarli via radio ma nessuna risposta. Poi attaccarono una città, una piccola città, lo ammetto, ma comunque una città di persone, persone che sono morte.

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Lt John Harper: Era un disco.
Patrolman Larry: Un disco volante? E cosa glielo fa dire?
Lt John Harper: Ti ricordi il rumore che abbiamo sentito l’altra notte?
Patrolman Larry: Ci ha gettato a terra, come potrei dimenticarlo?
Lt John Harper: Esattamente, ma non ti stai ricordando il suono vero e proprio.
Patrolman Larry: Si sbaglia, Tenente. Sono d’accordo con lei che questo suono è simile, ma che mi dice della luce accecante?
Lt John Harper: Beh, non l’hai mai sentito dire? Tante volte un disco volante non brilla, e non ha nessuna luce.
Patrolman Larry: Questo prova che lei ha ragione! Cosa facciamo ora, Tenente?

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Paula Trent: Caro, non preoccuparti. I dischi volanti sono lassù. Il cimitero è là fuori. Ma io sarò chiusa a chiave qui dentro.

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Air Force Captain: Visite? Questo implica dei visitatori.

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Eros: Non vi serviranno le pistole.
Jeff Trent: Beh, forse noi pensiamo che ci servano.

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Eros: [con estremo disgusto] Vedete? Vedete?! Le vostre stupide menti! Stupide! Stupide! Stupide!

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Frasi di lancio del film:

  • Indicibili orrori dallo spazio profondo paralizzano i viventi e fanno risorgere i morti!
  • Alieni resuscitano i morti! Dischi volanti su Hollywood!

Persi per persi…

…meglio perversi. Questo devono essersi detti William Shatner (che già una volta su questo blog aveva dato sfoggio dei suoi slanci recitativi) e l’anonimo omino assurdamente mascherato da alieno, prima di recitare questa sequenza divenuta classica nell’era di Internet.

Con tutta probabilità, la peggiore scena di combattimento della Storia. Direttamente da Star Trek.