Link, curiosità & meraviglie assortite – 14

  • Il 19 giugno è morta Koko, la gorilla che sapeva utilizzare la lingua dei segni, dipingeva e amava i gattini. Ma Koko non è stata l’unico primate in grado di comunicare con gli umani; il primo, storico tentativo di “far parlare” una scimmia si svolse in maniera piuttosto catastrofica, come ho raccontato in questo vecchio post.
  • Avete bisogno di bacarozzi, farfalle, blatte, millepiedi, lucciole, api, o qualsiasi altro insetto per il film che state girando? C’è questo signore che crea degli ultrarealistici prop cinematografici entomologici, scritturati anche dalle più grandi produzioni hollywoodiane. (Grazie, Federico!)
  • Se pensate che le pompette enlarge-your-penis che vi propongono nelle email di spam siano una trovata recente, eccone una del XIX° secolo (tratta da Albert Moll, Handbuch der Sexualwissenschaften, 1921).

  • I funerali del Ghana hanno goduto di una certa popolarità su internet per via delle pittoresche bare fatte a forma di vari strumenti e oggetti (io ne avevo parlato nella seconda parte di questo articolo), ma c’è un problema: ultimamente i rituali sono diventati talmente complicati e ossessivi che i corpi dei defunti vengono sepolti dopo mesi, o perfino diversi anni, dalla morte.
  • Questo tweet.
  • 1865: durante la conquista del Matterhorn, una strana e sconvolgente apparizione si verifica. Con tutta probabilità si tratta di un rarissimo evento atmosferico, ma mettetevi nei panni degli scalatori che hanno appena perso quattro dei loro compagni cercando di raggiungere la vetta, e vedono un arco e due enormi croci fluttuare nel cielo sopra la nebbia.
  • La strana bellezza dei dagherrotipi rovinati dal passare del tempo.

  • Cosa c’è di così strano in queste foto di un tizio che sta preparando dei taco per una cenetta tra amici?
    Niente, a parte il fatto che la carne proviene dal suo piede sinistro, amputato a seguito di un incidente.

Pensateci: perdete una gamba, provate a chiederla indietro dopo l’operazione, e ve la danno. Prima di cremarla, perché non assaggiarne una fettina? Dopotutto si tratta della vostra gamba, del vostro piede, non fate male a nessuno, e vi togliete una curiosità. Cannibalismo etico.
È quanto ha deciso di provare un giovane uomo, invitando alla degustazione alcuni amici “dalla mente aperta“. Poi, a distanza di due anni, si è deciso a raccontare su Reddit come si è svolta la serata. I tacos a base di carne umana sembra siano stati piuttosto apprezzati, tranne da uno dei commensali (che, nelle parole del protagonista, “mi ha dovuto sputare su un tovagliolo“).
L’esperimento, condotto peraltro nei limiti della legalità visto che negli Stati Uniti non esiste una legge che proibisca il cannibalismo, com’era prevedibile ha suscitato reazioni viscerali; il celebre auto-cannibale è stato perfino intervistato da Vice. E ha affermato che questa piccola pazzia l’ha aiutato piscologicamente a superare il trauma: “mangiare il mio piede è stato un modo divertente, strano e interessante per voltare pagina“.

  • Visto che parliamo di disgusto: una nuova ricerca ha determinato che le cose che ci fanno schifo sono organizzate in sei categorie principali. Ai primi posti, non è una sorpresa, si posizionano le ferite infette e le istanze legate all’igiene (puzza, escrementi, ecc.), probabilmente perché segnalano situazioni in cui il nostro organismo è in pericolo di contrarre malattie.
  • Qualcuno ha ordinato nuvole di gambero?
    A Qingdao, in Cina, dal cielo è caduto l’equivalente di un’intera pescheria (sotto, qualche foto). E ancora oggi le piogge di animali restano un bell’enigma.

EDIT: Quest’ultima foto è falsa (non le altre).

  • In Svezia c’è una sindrome misteriosa: colpisce esclusivamente i bambini figli di rifugiati sovietici che sono in attesa del verdetto riguardo il loro permesso di soggiorno.
    Viene chiamata “Sindrome da Rassegnazione”: lo spettro del rimpatrio forzato, lo stress di non comprendere la lingua e le estenuanti trafile burocratiche spingono questi bambini prima all’apatia, poi alla catatonia e infine al coma. All’inizio dell’epidemia si sospettava una clamorosa messinscena, ma i medici hanno compreso che questa grave alterazione psicologica è tutt’altro che una finzione; il coma può durare anche due anni, avere recidive, e l’effetto domino ha fatto sì che tra il 2015 e il 2016 si siano registrati ben 169 episodi.
    Ecco un articolo che approfondisce questa drammatica patologia, e un più veloce riassunto su Wired. (Grazie, David!)

Anatomia del corsetto.

  • Simulatore di bombe atomiche: decidete dove sganciare l’ordigno, il tipo e i kilotoni, se farlo esplodere al suolo o in aria. Poi inorridite, e scoprite gli effetti.
  • Mari Katayama è un’artista giapponese. Fin da piccola ha cominciato a cucire oggetti particolari, incorporando conchiglie e gioielli nelle sue creazioni. Affetta da ectrodattilia, all’età di nove anni ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. Oggi il suo corpo è entrato a far parte dei suoi progetti, e i suoi autoritratti sono di una bellezza a mio parere sconvolgente. Ecco alcuni dei suoi lavori.
    (Sito ufficiale, Instagram)

Quando gli studenti di medicina organizzavano delle goliardate mica male. (Tratto da questo libro meraviglioso.)

  • Il grande scheletro che vedete sulla sinistra, qui sotto, è quello del gigante irlandese Charles Byrne (1761–1783), e appartiene allo Hunterian Museum di Londra. Si tratta del reperto più discusso dell’intera collezione anatomica, e per un buon motivo: quando era ancora in vita, Byrne aveva chiaramente espresso il desiderio che le sue spoglie venissero gettate in mare, e che per nessun motivo fossero mai messe in mostra in un museo — un’idea che lo orripilava.
    Quando Byrne morì, gli amici organizzarono il suo funerale nella città costiera di Margate, ignorando che la cassa conteneva soltanto pietre: l’anatomista William Hunter aveva pagato un becchino perché rubasse il prezioso cadavere del gigante. Da allora, lo scheletro è rimasto esposto al museo e, nonostante abbia certamente contribuito agli studi sull’acromegalia e il gigantismo, è sempre stato un pezzo “scomodo” dal punto di vista etico.
    Ecco la notizia: pare che, approfittando di una chiusura triennale per restauri, il comitato scientifico del museo stia valutando un’eventuale sepoltura dei resti ossei di Byrne. Se così fosse, si tratterebbe di una decisione spartiacque nel campo dell’esposizione museale etica di resti umani.

  • Come in un romanzo giallo: spunta il diario segreto ritrovato scritto sul retro delle assi di un pavimento in un castello francese, contenente storie criminali e torbidi intrighi di paese. (Grazie, Lighthousely!)
  • La lettura più simpatica degli ultimi tempi ci è gentilmente offerta dal grande Thomas Morris, che ha scovato un delizioso report medico del 1852. Riassumo per chi non mastica l’inglese: un signore, sposato con figli ma segretamente dedito all’onanismo più sfrenato, prova innanzitutto di inserire un pezzo di pene di toro all’interno del suo pene, tramite l’uretra. Il pezzo di carne però si incastra, e il gentleman deve ricorrere all’aiuto del medico per estrarlo. Non contento del risultato, decide qualche tempo dopo di infilarsi un tubo di 28 centimetri attraverso lo stesso pertugio, ma la sonda gli scivola tra le dita, scomparendo dentro di lui; prima che si riesca a operarlo, il ferro finisce per lacerargli la vescica e perdersi nell’addome. Una fine ingloriosa, oppure orgogliosamente libertina, decidete voi.
    A me ha ricordato un vecchio adagio: “non fare mai niente che non vorresti essere trovato morto mentre lo stai facendo“.

E con questo è tutto, alla prossima!

The Alternative Limb Project

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Sophie de Oliveira Barata è un’artista diplomatasi alla London Arts University, e che in seguito si è specializzata in effetti speciali per il cinema e la TV. Ma negli otto anni successivi agli studi, ha trovato impiego nel settore delle protesi mediche; modellando dita, piedi, parti di mani o di braccia per chi li aveva perduti, piano piano nella sua mente ha cominciato a prendere forma un’idea. Perché non rendere quelle protesi realistiche qualcosa di più di un semplice “mascheramento” della disabilità?

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È così che Sophie si è messa in proprio, e ha fondato l’Alternative Limb Project. Il suo servizio è rivolto a tutte quelle persone che hanno subìto amputazioni, ma che invece di fingere la normalità vogliono trasformare la mancanza dell’arto in un’opportunità: quello che Sophie realizza, a partire dall’idea del cliente, è a tutti gli effetti un’opera d’arte unica.

Sophie prende inizialmente un calco dell’arto sano, oppure di un volontario nel caso che il cliente sia un amputato bilaterale. Con il cliente discute della direzione da prendere, i colori, le varie idee possibili; con il medico curante, Sophie lavora a stretto contatto per assicurarsi che la protesi sia confortevole e correttamente indossabile. Le decisioni sul design sono prese passo passo assieme al cliente, finché entrambe le parti non sono soddisfatte.

I risultati del lavoro di Sophie sono davvero straordinari. Si spazia dagli arti ultratecnologici d’alta moda, come quello creato per la cantante e performer Viktoria M. Moskalova (che confessa: “la prima volta che ho indossato un arto che era cosi ovviamente BIONICO, mi ha dato un senso totale di unicità, e di essere una mutante, nel migliore dei sensi“) a un’elegante e deliziosa gamba floreale, fino ad un braccio multiuso che sarebbe tornato utile a James Bond o all’Ispettore Gadget.

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Che si tratti di una gamba ispirata agli elaborati e fini ricami degli avori orientali, oppure di un modello anatomico con muscoli estraibili, o ancora di un braccio con tanto di serpenti avvinghiati in una morsa sensuale, queste protesi hanno in comune la volontà di reclamare la propria individualità senza cercare a tutti i costi di conformarsi alla “normalità”.
Per chi è costretto a subire l’operazione, la perdita di un arto ha un impatto incalcolabile sulla vita di ogni giorno, ma anche e soprattutto sulla sicurezza e la stima di sé: accettare il proprio corpo è difficile, e il sentimento di essere differenti spesso tutt’altro che piacevole. Sophie spera che il suo lavoro aiuti le persone a infrangere qualche barriera, e a modificare, nel proprio piccolo, il modo in cui si guarda alla disabilità.

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E, a leggere i pareri dei clienti soddisfatti, un arto “alternativo” come quelli creati da Sophie può davvero cambiare la vita e ricostruire la fiducia in se stessi. Come dice Kiera, la felice proprietaria della gamba floreale, “ho avuto un incredibile numero di risposte positive, da altri amputati e da persone senza disabilità. Vorrei solo avere più opportunità per indossarla. Devo andare a più feste!

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Ecco il sito ufficiale dell’Alternative Limb Project.

Acrotomofilia & Apotemnofilia

Tra le parafilie che destano maggiori dubbi a livello etico, c’è da sempre l’acrotomofilia, vale a dire l’attrazione sessuale per persone che hanno subito un’amputazione. In realtà, pare che questi grossi dubbi a livello etico non ce li abbiano gli amputati, ma essenzialmente i “normali”, quelle persone insomma che hanno ancora tutti e quattro gli arti. Qualche anno fa, infatti, dodici donne amputate hanno posato per un calendario sexy, scatenando le ire dei benpensanti – gli stessi che ovviamente non battono ciglio di fronte alle modelle seminude che affollano le pagine dei rotocalchi. (Viene da chiedersi se davvero ragioniamo così: finché il portatore di handicap resta afflitto dal suo stato, buono buono, ci consente di “esercitare” su di lui la nostra ipocrita pietà – ma se alza la testa e pretende di essere una persona come tutti, addirittura desiderabile, allora è uno scandalo sociale… perché egli nega di essere sfortunato o inadeguato, e in questo modo nega anche la nostra “superiorità”).

Pensate a questa delicata situazione: una donna ha avuto un incidente, e si ritrova senza una gamba. Dentro di sé nutre la certezza di non poter più essere ammirata da nessun uomo, di non poter essere desiderata. Si prepara ad una vita di solitudine sentimentale. Dall’altra parte, un uomo è attratto fisicamente da donne senza una gamba. Questo succede da quando era bambino, da quando ha visto una bambina in costume con una protesi che partiva da sotto il ginocchio. Da allora, ad attirarlo sono esclusivamente le donne amputate sotto il ginocchio. Eppure anche quest’uomo è solo, perché si vergogna ed ha paura a farsi avanti. Cosa potrebbe pensare la donna, se le spiegasse la sua passione? Che è un pervertito, malato? Si chiede, perché non sono nato come tutti con una fissazione più comune, magari per le tette grosse o piccole oppure per le bionde o le more?

L’acrotomofilia ha enormemente beneficiato dell’avvento di Internet, permettendo ad amputati (in gergo, amputee) e ammiratori (devotee) per prima cosa di capire che la loro non è una condizione unica, come potevano credere, ma che una soluzione è a portata di mano; in seguito, di conoscersi su forum e siti di incontri come ad esempio ASCOT-world o Ampulove; e infine di poter creare una vera e propria vita assieme, come narrano molti resoconti di coppie felicemente sposate formatesi grazie alla rete.

Una affezione molto più estrema e più marcatamente patologica è invece la cosiddetta apotemnofilia, ossia il desiderio di divenire amputati, che può sfociare nella vera e propria BIID (Body Integrity Identity Disorder), chiamata anche dismorfia corporale. Di cosa si tratta?

L’apotemnofilia include forme più “soft” del desiderio di amputazione: ci sono persone, cioè, che amano simulare un’amputazione legandosi gli arti con delle bende – ma questo è comune a tutte le parafilie legate agli handicap. Alcuni amano stare in una sedia a rotelle, e immaginarsi paraplegici… e attenzione, quando per strada incontrate un uomo con un braccio ingessato, potrebbe benissimo essersi fatto la fasciatura da solo per provare il brivido di essere guardato (ci sono siti internet che ospitano istruzioni dettagliate al riguardo).

Ma con la BIID non si scherza. Qui non si parla più di desiderio sessuale. È una vera e propria sindrome, e chi ne è affetto vive in un inferno tutto particolare: il malato percepisce uno o più dei suoi arti come non facenti parte del suo corpo. Questa sensazione diviene talmente insopportabile da far tentare al malato delle auto-amputazioni artigianali. Qualsiasi cosa, pur di levarsi di dosso quell’orribile appendice.  Le persone affette da BIID pregano sempre più insistentemente al proprio medico di procedere con un’asportazione chirurgica dell’arto (anche qui, come in tutto quello che riguarda quest’ambito, le richieste sono estremamente precise: sopra il ginocchio, sotto il gomito, ecc. Vedi tabella più sotto). Ovviamente questo tipo di operazione chirurgica non è possibile, in quanto la salute del paziente non solo non è in pericolo, ma verrebbe anzi compromessa definitivamente dall’operazione stessa. Il dilemma medico è paradossale: si tratterebbe di guarire la mente infliggendo un “handicap” al corpo.

Un chirurgo inglese ha causato furiose polemiche quando ha cominciato ad accettare di operare, soltanto dopo attenta analisi psicologica e fisica, pazienti da tutto il mondo; la cosa ha fatto tanto scalpore che per la prima volta anche la BBC si è occupata del caso, approfondendo il fenomeno poco conosciuto dei cosiddetti wanna-be amputees. Qui trovate la prima parte del documentario BBC dedicato alla dismorfia corporale (ho notato che il documentario intero non si trova più in rete: se a qualcuno dovesse interessare, in futuro posterò la versione integrale).

Per approfondire le implicazioni psicologiche della BIID consiglio questo articolo e questo (entrambi in inglese).

Infine, eccovi una completa lista di tutte le possibili amputazioni, e dei loro acronimi gergali usati da amputees e devotees.

LAK left above knee
RAK right above knee
DAK double above knee
LBK left below knee
RBK right below knee
DBK double below knee
LHD left hip disarticulation
RHD right hip disarticulation
DHD double hip disarticulation
TK true knee (knee disarticulation)
HD hip disarticulation
LAE left above elbow
RAE righ above elbow
DAE double above elbow
LBE left below elbow
RBE right below elbow
DBE double below elbow
ED elbow disarticulation
HD hip disarticulation
1 OF EACH 1 of each
TRIPLE 3 limbs
QUAD 4 limbs
CONGENTIAL born with amputation(s)
AKBK above knee and below knee
S(AK) single (above knee) lak or rak
S(BK) single (below knee) lbk or rbk
S(AE) single (above elbow) lae or rae
S(BE) single (below elbow) lbe or rbe
Lisfranc amputation front of the foot
Chopart amputation disarticulation of back of the feet
Symes amputation anckle joint amputation