Mary Toft

Il 19 novembre 1726 un breve ma insolito articolo apparve sul Weekly Journal, giornale inglese:

“Da Guildford ci arriva una strana ma ben testimoniata notizia. Che una povera donna che vive a Godalmin, vicino alla città, è stata il mese scorso aiutata da Mr. John Howard, Eminente Chirurgo e Ostetrico, a partorire una creatura che assomigliava ad un coniglio, ma con cuore e polmoni cresciuti fuori dal torace, 14 giorni dopo che lo stesso medico le aveva fatto partorire un coniglio perfettamente formato; e pochi giorni dopo, altri 4; e venerdì, sabato e domenica, un altro coniglio al giorno; e tutti e nove morti vedendo la luce. La donna ha giurato che due mesi fa, lavorando in un campo con altre donne, incontrarono un coniglio e lo rincorsero senza un motivo: questo creò in lei un desiderio così forte che (essendo incinta) abortì il suo bambino, e da quel momento non è capace di evitare di pensare ai conigli”.

Letta così sembra una di quelle leggende scaturite dall’idea, diffusa all’epoca, che qualsiasi cosa impressionasse la mente di una donna incinta (un sogno, o un animale veduto durante la gravidanza) poteva marchiare in qualche modo anche il feto, dando origine a difetti di nascita. Eppure questa storia si sarebbe presto tramutata in uno dei più grossi scandali medici degli albori.

La donna dell’articolo era Mary Toft, contadina di 24 o 25 anni, sposata e con tre figli. Come tutte le compaesane, Mary non aveva smesso il lavoro nei campi con la gravidanza; e quando, nell’agosto precedente, aveva avvertito dei dolori al ventre, si era accorta con orrore di aver espulso dei pezzi di carne. Poteva forse essere un aborto, ma stranamente la gravidanza continuò e quando il 27 settembre Mary partorì, uscirono soltanto delle parti che sembravano animali. Questi resti vennero inviati a John Howard, il medico citato nell’articolo, che inizialmente si dimostrò scettico. Si recò ciononostante a visitare Mary Toft ed esaminandola non trovò nulla di strano; eppure nei giorni successivi le doglie ricominciarono, e nuove parti di animali continuarono a essere espulse dall’utero della donna: gambe di gatto, gambe di coniglio, budella e altri pezzi di animali irriconoscibili.

A quel punto la storia stava cominciando a fare scalpore, anche perché la stampa esisteva da poco, ed era la prima volta che un caso simile veniva seguito contemporaneamente, “in diretta”, in tutta l’Inghilterra. Un altro chirurgo, Nathaniel St. André, si interessò al caso, e su ordine della Famiglia Reale si recò a Guildford, dove Howard aveva condotto Mary Toft offrendo a chiunque dubitasse della storia di assistere a uno degli straordinari parti. Nel frattempo la donna aveva infatti dato alla luce altri tre conigli, non completamente formati, che apparentemente scalciavano nell’utero prima di morire e venire espulsi.

St. André, arrivato a Guildford, potè quindi investigare il caso direttamente e restò impressionato: il 15 novembre, nel giro di poche ore, Mary Toft partorì il torso di un coniglio. St. André esaminò il torso, immerse i polmoni in acqua per vedere se l’animale avesse respirato aria (e infatti i polmoni galleggiavano) ed esaminò accuratamente la donna. La sua diagnosi fu che i conigli si sviluppavano sicuramente all’interno delle tube di Falloppio. Nei giorni seguenti dall’utero della donna uscirono un altro torso, la pelle di un coniglio e, pochi minuti dopo, la testa.

Il re Giorgio I, affascinato dalla storia, decise di inviare un altro medico a Guildford: si trattava di Cyriacus Ahlers – e questa fu la svolta. Ahlers, infatti, era segretamente scettico sull’intera vicenda, e tenne gli occhi ben aperti. Non trovò segni di effettiva gravidanza sulla donna, ma anzi notò una cosa piuttosto sospetta: prima dei famosi parti, la donna sembrava stringere le ginocchia come per impedire che qualcosa cadesse. Ahlers cominciò a dubitare anche di Howard, l’ostetrico, che si rifiutava di lasciare che fosse Ahlers ad assistere la donna durante le contrazioni. Non lasciò trapelare i suoi dubbi, ma disse a tutti i presenti di credere alla storia, e con una scusa lasciò Guildford, portando con sé alcuni pezzi di coniglio. Esaminandoli con più cura, scoprì che sembravano essere stati macellati con uno strumento da taglio, e notò tracce di grano e paglia nei loro intestini, come se provenissero da un allevamento. Riportò tutto questo al Re e in poco tempo lo scandalo esplose.

Mary fu portata a Londra e alloggiata in carcere, per ulteriori esami, e nella comunità scientifica si formarono immediatamente due fazioni: da una parte gli scettici, Ahlers in prima linea; dall’altra Howard e St. André, che erano convinti sostenitori della genuinità dei prodigiosi eventi. La stampa diede eccezionale risonanza al dibattito e le cose precipitarono quando un inserviente della prigione ammise di essere stato corrotto dalla cognata di Mary Toft affinché introducesse un coniglio nella cella della donna.

Il 7 dicembre, dopo essere stata esaminata da decine di medici e sottoposta ad estenuanti interrogatori e alle minacce di una dolorosa operazione chirurgica, Mary Toft cedette e confessò: era stata tutta una truffa. Dopo il suo aborto spontaneo, quando la cervice era ancora dilatata, aveva con l’aiuto di un complice inserito nell’utero le zampe e il corpo di un gatto, e la testa di un coniglio. In seguito,  le parti di animali erano state posizionate più esternamente, nella vagina. Mary Toft venne immediatamente incarcerata con l’accusa di “vile truffa e impostura”. Anche i diversi medici implicati, Howard e St. André su tutti, vennero citati in tribunale e a loro discolpa si dichiararono all’oscuro della frode.

Ma lo smascheramento dell’inganno fu una bomba soprattutto per l’immagine della medicina nell’opinione pubblica: articoli satirici apparvero in ogni giornale, prendendosi beffa della credulità dei chirurghi implicati nel caso, e dei medici tout court. Le ballate popolari si incentrarono immediatamente sui dettagli più volgari della vicenda e le barzellette si affollarono di conigli maliziosi e grandi luminari della scienza fatti fessi da una contadina. La risonanza fu internazionale e persino Voltaire, dalla Francia, indicò il caso di Mary Toft come un esempio di quanto gli Inglesi protestanti fossero influenzati da una Chiesa ignorante e da antiche superstizioni.
La professione sanitaria venne talmente danneggiata in poco tempo che decine e decine di medici cercarono disperatamente di dichiararsi estranei ai fatti o di provare che erano stati fin dall’inizio scettici sul caso. Molte carriere vennero stroncate dall’abbaglio preso, e altre ci misero lustri a riprendersi dal tonfo.

La folla stazionava davanti alla prigione in cui Mary Toft era rinchiusa, nella speranza di vederla anche solo di sfuggita. Nel 1727 Mary fu liberata e tornò a casa. Da allora di lei si seppe poco, se non che ebbe una figlia e qualche altro piccolo guaio con la legge, fino alla sua morte nel 1763. Ma nonostante questo suo forzato “ritiro” dalle scene, il suo nome visse ancora a lungo nelle canzoni, e venne immancabilmente rispolverato ogni volta che i grandi geni della scienza facevano un clamoroso, ridicolo passo falso.

La biblioteca delle meraviglie – VI

Lawrence Weschler

IL GABINETTO DELLE MERAVIGLIE DI MR. WILSON

(1999, Adelphi)

Questo libro parla di un museo scientifico davvero straordinario, un museo che potrebbe sembrare impossibile se non esistesse veramente: si tratta del Museum Of Jurassic Technology, ubicato a Los Angeles e diretto dall’enigmatico e geniale Mr. Wilson del titolo. Quest’ultimo ha creato e mantiene in vita una delle più sconcertanti esposizioni al mondo. La peculiarità del museo, che illustra diverse scoperte scientifiche poco note e dettaglia teorie dimenticate, strambe o fantasiose, non sta tanto nel materiale che propone, quanto piuttosto nel fatto che il visitatore non può mai sapere se quello che sta vedendo è realtà o invenzione. Facciamo un esempio: nella collezione permanente del museo è narrata con dovizia di particolari la strana storia del Deprong Mori, un pipistrello sudamericano che sembra abbia l’abilità di passare attraverso le pareti delle capanne e attraverso il legno, e dei tentativi fatti per catturarlo. Allo stesso modo, viene illustrata la formica del Camerun denominata Megolaponera foetens, il cui cervello viene talvolta controllato da una spora fungina che la “costringe” ad arrampicarsi sugli alberi più alti della foresta e infine le fa esplodere la testa. Una di queste due storie è basata su fatti scientifici comprovati, l’altra no. Eppure sono esposte fianco a fianco, senza che il pubblico possa distinguere i fatti inventati da quelli reali.

Vi domanderete, ma che razza di museo scientifico è? Qual è lo scopo?

Beh, di certo non avrete risposte da Mr. Wilson, che se ne starà beffardo a guardarvi dal suo bancone all’entrata. Il museo include aneddoti veritieri e notizie false, teorie certe e dati contraffatti, eppure il tutto è presentato con rigore scientifico e con la classica didattica “alta” ma divulgativa tipica di un museo di scienze. Ci sono addirittura le audioguide, con la seria e pacata voce di una professionista che spiega gli oggetti nelle varie sale. Eppure, alla fine, il terreno vi mancherà sotto ai piedi… e forse è proprio quello lo scopo segreto di Mr. Wilson.

Lo splendido libro di Weschler ci accompagna fra le varie sale del museo, raccontandoci qualcosa di più sul suo misterioso creatore, e spiegandoci perché questo strano connubio di verità e falsità ha tanto affascinato ed entusiasmato allo stesso modo la comunità scientifica (che vi ha visto una rappresentazione dell’incertezza del lavoro del ricercatore) e il mondo dell’arte: il museo è in definitiva una vera e propria installazione artistica permanente, che affronta il metodo scientifico e la stranezza del mondo con bizzarro senso dello humor.

André Pieyre De Mandiargues

MUSEO NERO

(1997, EST Saggiatore)

All’interno di questa nostra rubrica dedicata ai consigli di lettura non abbiamo ancora presentato alcun libro di narrativa. Sopperiamo a questa mancanza con Museo nero, capolavoro poco conosciuto in Italia, il cui sottotitolo è “L’invasione della realtà da parte del meraviglioso”. L’autore è il grande A.P. De Mandiargues, morto nel 1991, scrittore e poeta francese vicino ai surrealisti. Questo libro è una buona introduzione ai temi e ai fantasmi che popolano il mondo altamente erotico e crudele di Mandiargues, influenzato da Sade ma venato da un fiume sotterraneo di allegorie fantastiche e macabre. Ciò che colpisce maggiormente è la stupefacente abilità stilistica nelle descrizioni, che riescono a cogliere i minimi dettagli della scena e a colorarli di accenti misteriosi, come se ogni particolare fosse espressione di un complesso piano metaforico che costituisce la rete nascosta della realtà. Il mito e l’archetipo sono evidenti in ogni racconto, e Museo nero è essenzialmente un’iniziazione ai segreti del mostruoso. L’erotismo per Mandiargues è sempre un momento di crudele discesa negli abissi del nostro stesso significato: abbandono, dolorosa illuminazione, perdita di ogni maschera sociale, scoperta dell’animalità, liberazione e condanna al tempo stesso. Museo nero è un’esplorazione di quegli strappi e buchi che si aprono talvolta nel “panorama tracciato dai nostri sensi”, e che lasciano intravvedere ciò che sta sotto – la nostra vera, misteriosa e spesso mostruosa natura. Apre la raccolta il sublime Il sangue dell’agnello, adattato per il cinema da Walerian Borowczyk (un altro autore di cui parleremo sicuramente).