Link, curiosità & meraviglie assortite – 7

Torna il mix di esotiche e bislacche trouvaille di Bizzarro Bazar, utili per intrattenere i vostri amici facendo quelli che hanno sempre storie strambe da raccontare. Mi raccomando, esibite un bel ghigno furbetto quando vi chiedono dove le andate a pescare.

  • Avevamo già detto dei conigli assassini a margine delle pagine dei libri medievali. Ora un divertente video (in inglese) svela il mistero dietro un altro grande classico dei manoscritti illustrati: i cavalieri che combattono contro le lumache. SPOILER: tutta colpa dei Longobardi.
  • Ayzad, essendo un esperto di sessualità alternative, ha sviluppato negli anni un certo aplomb nel discutere di pratiche erotiche estreme e assurde — nelle parole di Hunter Thompson, “quando le cose si fanno strane, gli strani diventano professionisti“. Eppure perfino uno scafato come lui è rimasto spiazzato dalla vicenda più weird e demenziale degli ultimi tempi: lo scandalo dei furry nazisti.
  • Nel 1973, Playboy chiese a Salvador Dalì di collaborare con il fotografo Pompeo Posar per un esclusivo servizio di nudo femminile. Il pittore ebbe carta bianca sul progetto, tanto da essere presente sul set per dirigere i lavori. Dalì manipolò poi gli scatti prodotti durante la sessione con la tecnica del collage. Il risultato è uno strano e gustosissimo distillato di surrealismo, uova, maschere, serpenti e discinte “conigliette”. Il Maestro, in una comunicazione alla rivista, si disse soddisfatto dell’esperienza: “Il significato del mio lavoro sta nella mia motivazione, che è tra le più pure — il denaro. Quello che ho fatto per Playboy è molto buono e la vostra paga è adeguata al compito.” (Grazie, Silvia!)

  • Continuando a parlare di fotografia, Robert Shults ha dedicato la serie di scatti The Washing Away of Wrongs al centro di studi sulla decomposizione umana più grande al mondo, il Forensic Anthropology Center presso la Texas State University. Le fotografie, in un bianco e nero altamente contrastato, in quanto scattate nello spettro al limite dell’infrarosso, sono davvero potenti e mostrano una qualità quasi onirica. Raccontano il lavoro difficile ma necessario degli studenti e dei ricercatori, impegnati a comprendere quali modificazioni subiscono i resti umani nelle più disparate condizioni: dati e informazioni sempre più precisi, che torneranno utili in ambito criminologico. Qualche foto in più in questo articolo, e qui il sito di Robert Shults.

  • Un’ultima segnalazione a tema fotografico. Lo svedese Erik Simander ha prodotto una serie di ritratti di suo nonno, da poco rimasto vedovo. La descrizione della solitudine di un uomo che ha appena perso la compagna di una vita viene affidata a piccoli  dettagli (il lavandino vuoto, ormai con un solo spazzolino da denti) che assumono però una carica definitiva e devastante; brevi tocchi poetici e laceranti, assieme delicati e dolorosi. D’altronde il lutto è un sentimento diverso per ognuno, e Simander dimostra un ammirevole pudore nell’osservare il limite, la soglia oltre la quale le emozioni si fanno troppo personali per poter essere condivise. Un lavoro eccelso, di un’umanità che incrina il cuore, e che ha inoltre il merito di affrontare un argomento (quello della perdita del partner nella terza età) ancora piuttosto tabù. Al cinema, il tema era già arrivato nel 2012 con lo spietato ed emotivamente impegnativo Amour di Michael Haneke.
  • Parlando di vedovi, ecco un ottimo articolo (in inglese) su un altro aspetto molto poco esplorato: l’improvviso sex-appeal di chi ha appena subito una perdita, e la confusione emotiva che ne può derivare.
  • Per ritornare ad argomenti più leggeri, ecco uno spettacolare puntaspilli trovato in un negozio di antiquariato (avvistamento e foto di Emma).

  • Per le vostre vacanze siete alla ricerca di un posticino appartato, da Mille e una notte? Eccovi accontentati.
  • Preferite rimanere a casa con popcorn e patatine per una maratona di B-movie? Ecco una delle migliori liste che si possano trovare sul web. Avete la mia parola.
  • L’inimitabile Lindsey Fitzharris di Chirurgeon’s Apprentice ha pubblicato un grazioso post che racconta come funzionava la rimozione chirurgica dei calcoli all’epoca in cui l’anestesia non esisteva. Da leggere dimenandosi piacevolmente sulla sedia.
  • Ad Amsterdam c’è stata la Death Expo, con tutte le ultime novità in campo funerario. Tra le migliori proposte: la bara in stile IKEA, da montarsi da soli, ma soprattutto la bara sul cui coperchio si possono giocare giochi di società. (via DeathSalon)
  • Com’è come non è, ogni tanto sul WWW ci sono dei ritorni di fiamma. E così da qualche giorno (almeno nella mia “bolla” internettiana) ha ricominciato a fare capolino il serial killer portoghese Diogo Alves — capolino in senso letterale perché, precisamente, stiamo parlando della sua testa, conservata sotto formalina alla Facoltà di Medicina di Lisbona. Ma a strapparmi una risata è stata in particolare una delle “immagini correlate” suggerite dall’algoritmo di Google:

Diogo’s head…

…Radiohead.

  • Un ottimo articolo di Massimo Polidoro sulla vicenda dei mangiatori di uomini dello Tsavo. (Grazie, Bruno!)
  • E infine arriviamo alla notizia più succulenta: la mia città natale, Vicenza, mi riserva ancora qualche gradita sorpresa!
    Sulle colline poco distanti dalla città, nel comune di Arcugnano, è stato infatti scoperto un anfiteatro pre-romano rimasto sepolto per millenni… pensate che poteva contenere fino a 4300 spettatori e 300 attori, musicisti e ballerini… e pensate che c’è ancora il palco, sommerso sotto le acque del lago… e c’è anche una grotta capace di agire da megafono per gli attori, amplificando i suoni da 8 Hz a 432 Hz… e lì di fianco c’è anche il tempio di Giano… dove tra l’altro è nata la vera Giulietta, che poi si sarebbe innamorata di Romeo… e ci sono perfino numerose tracce di antiche divinità canine… e del passaggio di Giulio Cesare e di Cleopatra… e… e…
    E, perdonate l’insinuazione, non sarà mica una bufala, vero?


No, non è una semplice bufala, si tratta di una straordinaria bufala. Una di quelle trovate che meriterebbero un ammirato e lento applauso, se non fossero truffe.
Lo spirito creativo dietro all’anfiteatro è il proprietario del terreno, tale Franco Malosso von Rosenfranz (un nome che è già tutto un programma). Invece di accontentarsi del tradizionale abuso edilizio all’italiana — qualche classica villetta “tirata su” di nascosto — egli avrebbe avuto l’idea di inventarsi un ritrovamento archeologico per infinocchiare i turisti. Così, approfittando di un permesso per costruire un collegamento tra due appezzamenti, in modo da motivare il viavai di ruspe e camion, Malosso von Rosenfranz avrebbe scavato il suo teatro “antico”, con il progetto di aprirlo al pubblico a 40€ a visita, e di organizzarci grandi eventi.
Assieme all’iniziale entusiasmo e popolarità sui social, sono arrivate purtroppo anche le grane legali. E le prove a carico di Malosso sono apparse da subito così schiaccianti che è finito immediatamente a processo per abuso edilizio, manufatti eseguiti senza autorizzazione e contraffazione di opere d’arte.
Questo meraviglioso esempio di inventiva italiana verrà dunque smantellato e abbattuto; per ora resiste ancora il sito internet dell’anfiteatro, che è una divertente accozzaglia di fantastoria, pensata per appoggiare e dare spessore all’opera concreta. Un centrifugato di riferimenti a figure locali, celebri personaggi di epoca romana, mitologia da supermercato e (manco a dirlo) gli onnipresenti Templari.


L’ultima ironia è che qualcuno ad Arcugnano ancora lo difende, perché “almeno ora abbiamo un teatro“. D’altronde, come ricorda la pagina Wikipedia sull’abusivismo edilizio, “la stessa percezione di illegalità del fenomeno […] è considerata talmente tenue che il reato commesso non comporta reazioni di riprovazione sociale per rilevanti quote della popolazione. Questo malcostume in Italia ha danneggiato e continua a danneggiare l’economia, il paesaggio e la cultura della legalità e del rispetto delle regole“.
Qui sta proprio la genialità della farsa messa in piedi da quella faccia tosta di Malosso von Fronsefranz (che potete vedere intervistato su questa pagina): sfruttare il clima di post-verità per creare un abuso che non svilisce il territorio, ma che ne accresce, seppur falsamente, il patrimonio.
Insomma, l’avrete capito. L’intera storia mi diverte, in un certo senso. Il mio segreto, chimerico desiderio è che si tratti di un’incredibile installazione artistica, senza precedenti. E che Malosso un giorno cali la maschera, e dichiari che era tutto un grande esperimento per puntare il dito su un’Italia che non ha a cuore il proprio paesaggio, lascia cadere a pezzi le sue meraviglie archeologiche autentiche, ma è pronta a sostenere a gran voce quelle farlocche. (Grazie, Silvietta!)

Link, curiosità & meraviglie assortite – 3

Nuova miscellanea di link interessanti e fatti bizzarri.

  • C’è un gruppo di famiglie italiane che diversi anni fa ha deciso di provare a vivere sugli alberi. Nel 2010 il giornalista vicentino Antonio Gregolin ha visitato questi misteriosi “eremiti” (non così reclusi, però, quanto si potrebbe pensare) firmando un meraviglioso reportage sul loro villaggio arboricolo.

  • Un interessante long read sul disgusto, sugli errori cognitivi in cui ci fa incappare, e su come potrebbe aver contribuito alla nascita della morale, della politica, delle leggi — in sostanza, alla creazione delle società umane.
  • Siete pronti per un viaggio musicale nel tempo e nello spazio? Su questo sito potete scegliere un paese del mondo e una decade dal 1900 ad oggi, e scoprire quali erano le hit discografiche del periodo. Organizzate il vostro itinerario/playlist con un taxi virtuale fissando tappe inconcepibilmente distanti tra loro: potreste partire dalle prime registrazioni di canti tradizionali della Tanzania, saltare alla disco coreana degli anni ’80, e approdare al caldo pop psichedelico norvegese anni ’60. Attenzione, crea dipendenza.
  • Parlando di tempo, è davvero un enigma come questa campagna di crowdfunding non abbia raggiunto l’obiettivo di finanziare la creazione dell’orologio minimalista definitivo. Sarebbe stato un accessorio perfetto per filosofi, e ritardatari.
  • L’ultimo numero della rivista Illustrati ha un titolo, e un tema, evocativo, “Cerchi di luce”. Nel mio contributo, racconto il Nord Est esoterico della mia adolescenza: L’unico chakra.
  • Durante la terribile alluvione che di recente ha colpito la Louisiana, alcune bare sono venute a galla. Una visione surreale, ma non del tutto inedita: ecco un mio vecchio post sullo Holt Cemetery di New Orleans, dove ciclicamente riaffiorano le ossa dei morti.

  • Restiamo nel cosiddetto Pelican State, dove per scongiurare la sfortuna ci si può sempre affidare agli incantesimi tradizionali, ormai diventati anche un business per turisti: ecco i cinque migliori negozi di armamentari voodoo di New Orleans.
  • Chi mi segue da un po’ mi avrà probabilmente sentito parlare di “meraviglia nera“, cioè della necessità di restituire alla meraviglia il suo dominio originario sulla tenebra. Un bell’articolo sulla filosofia dello stupore pubblicato da DoppioZero ribadisce il concetto: “lo stupore originario, il thauma non è sempre e soltanto un momento di grazia, un sentimento positivo: possiede una dimensione di orrore e di angoscia che prova chi si trova a contatto con una realtà ignota, sconosciuta, diversa, così altra da provocare turbamento e angoscia“.
  • Quali sono le mummie più antiche del mondo? Quelle dei Faraoni d’Egitto?
    Sbagliato. Le mummie dei Chinchorro, ritrovate nel deserto di Atacama tra Cile e Perù, sono antecedenti a quelle egiziane. E non di un secolo o due: di duemila anni.
    (Grazie, Cristina!)

  • Qualche giorno fa Wu Ming 1 mi ha segnalato un articolo su The Atlantic riguardo un imminente trapianto di testa: in realtà la notizia non è nuova, dato che il neurochirurgo torinese Sergio Canavero fa discutere di sé ormai da qualche anno. Su Bizzarro Bazar avevo trattato i trapianti di testa in un vecchio articolo, e se non ho mai parlato di Canavero, è perché tutta la faccenda in realtà suona molto sospetta.
    Riassumo velocemente la questione: nel 2013 Canavero crea un piccolo terremoto in ambito scientifico dichiarando realizzabile entro il 2017 il trapianto di testa (o meglio, di corpo) sull’essere umano. Il suo progetto HEAVEN/Gemini (Head Anastomosis Venture with Cord Fusion) si propone di superare le difficoltà relative al ricollegamento dei tronconi di midollo utilizzando delle “colle” fusogene come il glicole polietilenico (PEG) o il chitosano per indurre l’unione tra le cellule del donatore e quelle del ricevente. Questo permetterebbe di fornire un nuovo corpo, più sano, a chi sta morendo a causa di una qualsiasi malattia (con l’ovvia eccezione delle patologie cerebrali).
    Non essendo stato preso sul serio, Canavero ci riprova a inizio 2015, annunciando in seguito di aver trovato un volontario per la complessa operazione, il trentenne russo Valery Spiridonov affetto da una malattia genetica incurabile. La comunità scientifica, ancora una volta, bolla le sue teorie come infondate, fantascientifiche e pericolose: la tecnologia dei trapianti ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, è vero, ma secondo gli esperti siamo ancora ben lontani dal poter affrontare una simile impresa sull’uomo — anche ammesso di soprassedere ai relativi dilemmi etici.
    A inizio di quest’anno, infine, Canavero annuncia di aver fatto progressi: con il supporto di un’équipe cinese, avrebbe testato con successo la sua procedura sui topi e perfino su una scimmia, facendo trapelare qualche video e qualche foto d’impatto.
    Come si può facilmente capire, la storia è però tutt’altro che cristallina. Canavero si sta distanziando sempre più dalla comunità scientifica, e sembra particolarmente insofferente nei confronti del sistema di peer-review, il quale (accidenti!) non gli permette di pubblicare le sue ricerche senza che esse siano vagliate e valutate a priori; anche l’annuncio dei suoi esperimenti sui topi e le scimmie è arrivato senza il supporto di alcuna pubblicazione. In sostanza, Canavero si è dimostrato molto abile a suscitare l’interesse dei media (divulgando la sua avanzatissima tecnica in TV, sui giornali e perfino a un paio di TEDx con l’ausilio di… pittoreschi e italianissimi spaghetti), e nel tempo è riuscito a costruirsi un’immagine di scienziato genialoide e un po’ matto, un Frankenstein visionario che potrebbe aver trovato la panacea di tutti i mali — se soltanto gli ottusi colleghi lo stessero ad ascoltare. Al contempo egli appare poco a suo agio con le regole deontologiche della scienza, e preferisce continuare a lanciare appelli ai “filantropi privati” di tutto il mondo, in cerca di qualche mecenate disposto a sborsare i 12 milioni e mezzo necessari per tentare l’esperimento d’avanguardia.
    Insomma, guardando questa vicenda è un po’ difficile non pensare a noti copioni analoghi. Mai dire mai, però: rimaniamo in attesa della prossima puntata, e nel frattempo…
  • …non resta che (ri)guardarsi  The Thing With Two Heads (1972), diretto dal genio dell’exploitation Lee Frost.
    Questa chicca ai confini del trash racconta le tragicomiche avventure di un chirurgo facoltoso e razzista — interpretato da un Ray Milland ormai giunto alla fase più ingloriosa della carriera — il quale, prossimo alla morte, elabora un complesso piano per far trapiantare la propria testa su un corpo sano; ma finisce per risvegliarsi attaccato alla spalla di un uomo di colore condannato a morte che è determinato a provare la sua innocenza. Inseguimenti, gag sconclusionate e situazioni deliranti, per uno dei film più weird di sempre.

Oddities

Discovery Channel ha da poco lanciato un nuovo programma che sembra pensato apposta per gli appassionati di collezionismo macabro e scientifico: la serie è intitolata Oddities (“Stranezze”), e racconta la strana e particolare vita quotidiana dei proprietari del famoso negozio newyorkese Obscura Antiques and Oddities, la versione americana del nostrano Nautilus, di cui abbiamo già parlato.

I due simpatici proprietari di questa spettacolare wunderkammer ci mostrano in ogni episodio come vengono a scoprire di giorno in giorno oggetti curiosi, strabilianti o rari, regalandoci anche un’inaspettata galleria di personaggi che frequentano il negozio. Collezionisti seri e compunti che arrivano con la fida ventiquattrore dopo un importante meeting, gente semplice dai gusti particolari, giovani darkettoni appesantiti da centinaia di piercing, compositori musicali del calibro di Danny Elfman, bizzarri personaggi che collezionano articoli funerari e si emozionano per un tavolo da imbalsamazione, ragazzi normali che hanno scoperto nel solaio del nonno una testa di manzo siamese imbalsamata, o una bara ottocentesca, e cercano di ricavarci qualche soldo.

Mike Zohn ed Evan Michelson, i due proprietari di Obscura, passano il loro tempo fra mercati delle pulci e aste di antiquariato, cercando tutto ciò che è inusuale e bizzarro. Nella loro carriera di collezionisti hanno accumulato alcuni fra i pezzi più incredibili.

Purtroppo in Italia questa serie non è ancora arrivata, ed essendo un prodotto di nicchia è probabile che non la vedremo mai sui nostri teleschermi. Per consolarvi, ecco alcuni estratti da YouTube.

Mike ed Evan riescono ad annusare un’autentica mano di mummia egizia, che stando alla loro descrizione esala un “inebriante” odore di resina:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=uFepPtBkhpo]

“Oggigiorno è sempre più difficile trovare una testa mummificata”:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=mMTg0ZUFZ1I&NR=1]

Un’addetta delle pompe funebri (leggermente disturbata, a quanto sembra) ha una collezione invidiabile di strumenti di imbalsamazione e non sta più nella pelle quando Evan le propone l’acquisto di un tavolo utilizzato per presentare il cadavere nella camera ardente… dopotutto, si intona con gli strumenti antichi che lei ha già… come resistere?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=1-EoRA25NDA]

Un avventore scopre che quello che ha in mano è l’osso del pene di un tricheco. La maggior parte dei mammiferi (uomo escluso) è dotato di un simile osso. Sarà disposto a sborsare 450 $  per questo articolo?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=W2XBALa0ehQ]

Un ragazzo ha acquistato al mercato delle pulci una scatola piena di escrementi fossilizzati che gli hanno assicurato essere di dinosauro. Coproliti è il termine scientifico. Purtroppo, Mike gli spiega che quelli sono probabilmente escrementi di mammifero. Le deiezioni di uccelli e rettili sono molto più acquose. Pensate se doveste togliere una cosa del genere dal vostro parabrezza?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=pbcvEOwxQYU]

Macabre collezioni

Abbiamo spesso parlato, su Bizzarro Bazar, di wunderkammer, esibizioni anatomiche, collezionisti del macabro e di oggetti conservati gelosamente nonostante il (o forse proprio a causa del) loro potenziale inquietante. È divertente notare come, nell’immaginario comune, chi si impegna in tale tipo di collezionismo sia normalmente associato alle tendenze dark o, peggio, sataniste; quando spesso si tratta di persone assolutamente comuni che mantengono intatto un quasi infantile senso della curiosità e della meraviglia.

Oggi, grazie a un articolo di Newsweek (segnalatoci da Materies Morbi) questo argomento poco battuto dalla stampa ci risolleva per un attimo dalla superficie di notizie e articoli insipidi quotidiani.

L’autrice dell’articolo, la scrittrice Caroline H. Dworin, si interroga sul perché certe persone provino attrazione verso reperti anatomici, feti sotto formalina, esemplari tassidermici deformi, strumenti chirurgici, o portafogli e antichi grimori rilegati in pelle umana. Alcune parti dell’articolo ci hanno toccato personalmente, visto che anche noi nel nostro piccolo collezioniamo da anni questo tipo di oggetti e reperti. E per una volta ci sembra che le ipotesi fornite dall’articolo siano condivisibili e soprattutto molto umane.

Nell’articolo, la simpatica Joanna Ebstein di Morbid Anatomy viene interpellata sulla sua esperienza come collezionista. Qualche tempo fa noi avevamo chiesto la stessa cosa anche al proprietario del favoloso Nautilus di Torino, e la sua risposta era stata analoga. Quello che attira in questi oggetti è il fatto che sono oggetti che parlano, hanno una storia, e ci interrogano. Sono cioè piccoli pezzi di vita fossilizzata che non possono lasciarci indifferenti. “C’è qualcosa di molto eccitante in simili oggetti, aprono così tante strade differenti: divengono oggetti con un significato”. Joanna sta anche portando avanti un progetto fotografico a lungo termine che documenta i “gabinetti delle meraviglie” privati e le collezioni segrete più incredibili attraverso il globo (Private Cabinets Photo Series).

“Le persone sono veramente attratte dalle cose che creano un ponte fra la vita e la morte”, dice Evan Michelson, proprietaria di Obscura, Antiques and Oddities, un piccolo negozio nell’East Village di New York specializzato in oggetti macabri vittoriani. “Se la tua personalità ha anche solo un’ombra di malinconia, finisci per trovare conforto in cose che altre persone trovano tristi”. Evan ha anche notato che le femmine sembrano essere attratte da questo tipo di collezione in proporzione largamente maggiore dei maschi. La sua collezione personale vanta molti oggetti “malinconici”, elementi di scene del crimine, strumenti medici, stampe di malattie e lesioni incurabili, preparati in barattolo, animali siamesi. “Ho alcuni cuccioli di maiale fusi assieme che sono davvero tristi – aggiunge – sembra che stiano danzando”.

Michelson fa anche collezione di bare per infanti. “Ho a casa mia una delle più piccole bare commerciali mai realizzate. Reca l’iscrizione Soffrite bambini per arrivare a Me. Ha le sue piccole cerniere, e i sostegni per i portatori, come se fossero stati realmente necessari dei portatori”.

Altri ancora trovano in questi oggetti una fonte di ispirazione artistica. Roald Dahl, l’autore di tante favole moderne per bambini, dopo un intervento chirurgico aveva conservato la testa del suo stesso femore, così come alcuni pezzi della sua spina dorsale in un barattolo. Lo aiutavano a meditare, e a scrivere.

“C’è molto poco, a questo mondo, che sia solo bianco o nero”. Così si esprime J. Bazzel, direttore delle comunicazioni del celebre Mütter Museum di Philadelphia, e racconta che nella immensa collezione anatomica del museo trovano posto diversi esemplari di cuoio umano. “Sentiamo parlare di cuoio umano, e subito pensiamo ai Nazisti – ma c’era un periodo in cui rilegare in pelle umana un testo scientifico o medico era un segno di rispetto. Magari un paziente aveva aiutato a scoprire una nuova conoscenza, a capire qualcosa di documentato in quel testo, e utilizzare la sua pelle era un modo di commemorarlo, onorarlo, e tributargli rispetto”. Seguendo questo ragionamento, lo stesso Bazzel, 38 anni, ha donato parte del suo corpo al museo: le sue ossa del bacino, rimosse chirurgicamente anni or sono a causa di uno sfibramento osseo dovuto alla reazione ad un farmaco utilizzato contro l’AIDS, di cui è affetto. Le ha donate al museo per testimoniare e insegnare ai visitatori quanto complessa e devastante la cura di questa sindrome possa risultare. “C’è molto poco a questo mondo, che sia bianco o nero… La paura di una persona è la gioia di un’altra; l’incubo di uno è la realtà di un altro”.

Sarcofagi a vite

Donald Scruggs ha brevettato, nel 2007, delle bare piuttosto particolari, pensate per semplificare l’operazione di interramento: vanno avvitate nel terreno.

Su Google Patents trovate il brevetto integrale. Le bare, a tenuta stagna, sono pensate per poter essere posizionate anche sul fondo di laghetti artificiali, o altri specchi d’acqua.

Scoperto via BoingBoing.

Safety Coffins

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I safety coffins, bare di sicurezza, si diffusero nel XVIII e XIX secolo, ed erano dei feretri attrezzati in caso di esequie premature.

La paura di essere sepolti vivi era diffusa e fondata: erano infatti regolari i rapporti che parlavano del ritrovamento, durante la riesumazione, di corpi usciti per metà dalla cassa, o dalla posizione scomposta e dalle unghie strappate, o dei coperchi ricoperti di graffi. La letteratura, dal canto suo, sfruttava questa tremenda immagine: Le esequie premature di Edgar Allan Poe, del 1844, racconta proprio di vari casi attestati e del terrore che lo stesso Poe, sofferente di catalessi, aveva di essere sepolto vivo.

Durante l’epidemia di colera a cavallo fra ‘700 e ‘800, la paura raggiunse il suo apice. Cominciarono dunque ad essere costruite le prime “bare sicure”, che prevedevano aperture dall’interno, e molto spesso l’utilizzo di sistemi di comunicazione con l’esterno, quali ad esempio una campana la cui corda aveva un’ estremità che finiva dentro alla cassa da morto.

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Il problema di questo metodo è che la decomposizione poteva causare movimenti improvvisi della salma e portare così a delle “false” richieste di soccorso. Altre variazioni del metodo della campana prevedevano bandiere e fuochi d’artificio. Alcuni brevetti includevano scale, vie di fuga, “cannocchiali” puntati sul volto del defunto – per controllare il suo stato – addirittura tubi per il cibo, ma ironicamente molti erano sprovvisti della funzione basilare: il rifornimento d’aria.

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Nel 1995, il nostrano Fabrizio Caselli ha brevettato il più moderno dei safety coffin: la bara è dotata di un allarme, un sistema di interfono, una torcia elettrica, un apparecchio di respirazione ad ossigeno, uno stimolatore cardiaco e un sistema di monitoraggio dei battiti del cuore (www.morteserena.it).

Eppure, nonostante tutte le precauzioni che la paura di essere sepolti vivi ha ispirato, non si ha notizia di nessuno che sia stato salvato da una “bara di sicurezza”.

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Per chi volesse approfondire, il testo più accurato sull’argomento è Buried Alive: The Terrifying History of Our Most Primal Fear di Jan Bondeson.