Bizzarro Bazar a Palermo

Questo fine settimana tornerò nuovamente nella mia amata Palermo per due distinti eventi.

Il primo è il festival dell’editoria Una marina di libri, giunto alla 9a edizione, che si tiene nella spettacolare cornice dell’Orto Botanico.
Sono stato invitato, venerdì 8 giugno alle 21, alla Serra Carolina; durante l’incontro intitolato Un terribile incanto sarò affiancato dal Prof. Marco Carapezza, docente di filosofia del linguaggio all’Università degli Studi di Palermo.
Al termine della chiacchierata ci sarà la possibilità di acquistare i libri della Collana Bizzarro Bazar e (se proprio siete quel genere di feticisti!) farseli dedicare dal sottoscritto. Vorrei ringraziare l’amico Vito Planeta, che ha reso possibile questo incontro.

Il secondo appuntamento invece è stato reso possibile dall’Associazione culturale “Lemosche” (sito / pagina FB), fondata nel 2013 a Palermo da un gruppo di eccellenti artisti e con la quale ho già collaborato in passato.

Domenica 10 giugno alle 19:30, presso la loro sede in Via Mariano Stabile 92, parlerò di Sante, madri & afroditi: seduzione e dissezione del corpo femminile.
Si tratta di una conferenza a cui tengo molto, frutto di una ricerca che mi appassiona da anni: un excursus su alcune narrative che hanno interessato il corpo della donna, dal Medioevo ai giorni nostri, e sui segreti legami tra erotismo, agiografia e anatomia.
Dopo averla presentata nel 2017 alle università di Padova e di Winchester, per la prima volta ho l’occasione di proporre questa conferenza a un pubblico non accademico (in versione riveduta e ampliata).

Quindi segnatevi questi due appuntamenti e se siete a Palermo passate almeno a salutare, mi raccomando!

Svelando Gorini, il Pietrificatore

Questo post è apparso originariamente su The Order of the Good Death

Molti anni fa, quando avevo appena cominciato a esplorare la storia della medicina e delle preparazioni anatomiche, mi trovai terribilmente affascinato dai cosiddetti “pietrificatori”: anatomisti del Diciannovesimo e Ventesimo secolo che misero a punto oscuri procedimenti chimici per conferire ai loro preparati una solidità quasi lapidea ed eterna.
Il fine era quello di risolvere due problemi in uno: la costante penuria di corpi da dissezionare, e i problemi igienici relativi a questa pratica (all’epoca la dissezione era una faccenda non proprio pulita).
Ogni pietrificatore perfezionò la sua propria formula segreta per ottenere preparazioni anatomiche virtualmente incorruttibili: l’arte della pietrificazione divenne un’eccellenza squisitamente italiana, una branca dell’anatomia che fiorì grazie a una serie di fattori culturali, scientifici e politici.

Quando mi imbattei per la prima volta nella figura di Paolo Gorini (1813-1881), feci l’errore di presumere che il suo lavoro fosse molto simile a quello dei suoi colleghi pietrificatori.
Ma appena misi piede nella meravigliosa Collezione Gorini di Lodi, fui sorpreso nel vedere relativamente poche preparazioni scientifiche: molti dei pezzi esposti erano in realtà teste intere non sezionate, piedi, mani, corpi di bambini, ecc. Non si trattava insomma di studi strettamente medici: questi erano tentativi di preservare il corpo per sempre. Che Gorini stesse cercando di trovare il modo di trasformare i cari estinti in vere e proprie statue? Perché?
Dovevo saperne di più.

Qualsiasi ricerca biografica è di per sé una strana esperienza: scavare nel passato alla ricerca del segreto di un individuo è un’impresa inevitabilmente destinata al fallimento. Non importa quanto si legga della vita di una persona, i suoi desideri e i sogni più profondi rimangono comunque inaccessibili.
Eppure più esaminavo libri, carte, documenti su Paolo Gorini, più sentivo di poter in qualche modo relazionarmi con la ricerca di quest’uomo.

Sì, era un genio eccentrico. Sì, viveva solitario nel suo tenebroso laboratorio, circondato da “corpi d’uomo e di bestie, membri e organi di corpi, teste con intatta capigliatura […] oggetti per dama e scacchi fatti con sostanze animali; fegati e cervella pietrificati, pelli indurite, nervi di bue ecc.“. E sì, per certi versi egli si compiaceva di incarnare il personaggio dello scienziato un po’ pazzo, soprattutto a beneficio dei suoi amici scapigliati – scrittori e intellettuali che lo veneravano. Ma c’era di più.

Era necessario spogliare l’uomo dalla leggenda. Quindi, visto che una delle grandi passioni di Gorini fu la geologia, decisi di approcciarlo come se fosse un pianeta: procedendo sempre più a fondo, scendendo attraverso i diversi livelli di sedimenti che compongono il suo stratificato enigma.

La crosta esteriore era il frutto della mitopoiesi folklorica nutrita dalle storie sussurrate, dalle visioni d’orrore colte di sfuggita, dalle dicerie popolari. “Il Mago”, lo chiamavano. L’uomo che trasformava i cadaveri in pietra, che sapeva creare le montagne dalla lava fusa (come effettivamente faceva nelle sue dimostrazioni pubbliche di “geologia sperimentale”).
Lo strato immediatamente sottostante svelava l’immagine di uno scienziato “anomalo” eppure radicato entro i confini dello Zeitgeist, immerso nello spirito e nelle dispute del suo tempo, con tutti i vizi e le virtù che ne derivano.
Il livello più intimo – l’uomo vero e proprio – rimarrà forse per sempre oggetto di speculazione. Ma alcuni aneddoti erano talmente coloriti da permettermi di aprire uno spiraglio sulle sue paure e speranze.

Però ancora non sapevo come mai avvertissi un’affinità così curiosa con Gorini.

Le sue preparazioni, dal nostro punto di vista, possono apparire certamente grottesche e macabre. Egli aveva accesso ai cadaveri non reclamati dell’obitorio, fu in grado di sperimentare su un inconcepibile numero di corpi (“Alla compagnia dei viventi per la maggior parte della mia vita ho sostituito, senza troppo dolore, quella dei morti…“), e molti dei volti che possiamo vedere nel Museo sono quelli di contadini e gente povera. Questo è uno dei motivi per cui molti visitatori possono trovare la Collezione di Lodi piuttosto disturbante, rispetto a un’esposizione anatomica più “classica”.
Eppure, ecco quella che sembra una contraddizione macroscopica: verso la fine della sua vita, Gorini brevettò il primo forno crematorio realmente funzionale. Il suo modello era talmente efficiente che venne implementato in diverse parti del mondo, da Londra all’India. Ci si potrebbe chiedere perché quest’uomo, che aveva dedicato la sua vita intera a rendere i corpi eterni, tutto a un tratto aveva deciso di distruggerli con il fuoco.
Evidentemente Gorini non stava combattendo la morte: la sua era una crociata contro la putrefazione.

Quando Paolo aveva solo dodici anni, vide suo padre morire rovesciato da una carrozza in un orribile incidente: “Quel giorno è il punto nero della mia vita: segna la separazione della luce dalle tenebre, il dissiparsi d’ogni bene, il principale d’una infinita processione di mali. Dopo quel giorno io mi trovai sulla terra come un estraneo…
Il pensiero del corpo del suo amato padre che marciva nella tomba probabilmente lo perseguitò per sempre. “È una cosa orribile il rendersi conto di ciò che succede al cadavere allorché sia rinchiuso nella sua prigione sotterranea. Se attraverso un qualche spiraglio si potesse gittare là dentro uno sguardo, qualunque altro modo di trattamento dei cadaveri si giudicherebbe meno crudele, e l’uso del seppellimento sarebbe irremissibilmente condannato.”

Ed è qui che, all’improvviso, ho capito.

Questo era esattamente il motivo per cui trovavo il suo lavoro così rilevante: l’intento di Gorini era elaborare un modo per vincere lo “scandalo” del cadavere.
Egli inseguì instancabilmente un nuovo, più consono modo di relazionarsi con i resti dei cari scomparsi. Per un certo periodo, credette veramente che la pietrificazione potesse essere la risposta. Chi avrebbe più avuto bisogno di un ritratto, pensava, se la stessa persona amata poteva essere eternata per sempre?
Gorini suggerì perfino di usare le sue teste pietrificate per adornare le lapidi del cimitero di Lodi – una sfortunata ma innocente proposta, avanzata con la convinzione più genuina e un personale senso di pietas. (Non c’è bisogno di dire che quest’idea non venne accolta con molto entusiasmo).

Gorini era di sicuro eccentrico e un po’ strano ma, lungi dall’essere pazzo, era anche stimato dai suoi concittadini lodigiani in virtù della formidabile gentilezza e della sua generosità. Insegnante amato e appassionato patriota, era perennemente preoccupato che le sue invenzioni tornassero utili alla comunità.
Quindi appena comprese che la pietrificazione poteva forse avere i suoi vantaggi in campo scientifico, ma non era né pratica né particolarmente ben accetta come modo di rapportarsi con i defunti, si rivolse alla cremazione.

Ridefinire le prassi sociali di interazione con i defunti, focalizzare l’attenzione sul modo in cui trattiamo i cadaveri, esplorare nuove tecnologie in campo funerario – tutte queste preoccupazioni moderne erano già al cuore della sua ricerca.
Era un uomo del suo tempo, ma anche per certi versi un precursore. Gorini, lo scienziato e ingegnere interessato al destino dei morti, avrebbe paradossalmente incontrato condizioni più fertili oggi che non se fosse vissuto nel Ventesimo secolo. Non è difficile figurarselo mentre sperimenta entusiasta con l’idrolisi alcalina o con altre tecniche all’avanguardia per trattare i resti umani. E anche se alcune delle sue soluzioni, come la pietrificazione, appaiono ora inevitabilmente datate e lontane dal sentire contemporaneo, sembrano quasi rappresentare il seme di un’urgenza tuttora pertinente, e di una ricerca che continua anche oggi.

Il Pietrificatore è il quinto volume della Collana Bizzarro Bazar. Testo (in italiano e inglese) di Ivan Cenzi, fotografie di Carlo Vannini.

Il pietrificatore: La Collezione Anatomica Paolo Gorini

 

Il 16 febbraio uscirà Il pietrificatore, quinto volume della Collana Bizzarro Bazar, dedicato alla Collezione Anatomica Paolo Gorini di Lodi.

Pubblicato da Logos e ancora una volta impreziosito dalle meravigliose foto di Carlo Vannini, il libro racconta la vita e l’opera di Paolo Gorini, uno dei più celebri “pietrificatori” di corpi umani, e situa la straordinaria collezione nel contesto culturale, sociale e politico del tempo.

A breve scriverò qualcosa di più approfondito sul motivo che mi fa ritenere Gorini così importante ancora oggi, e così particolare anche rispetto ai suoi colleghi pietrificatori. Per adesso, ecco la descrizione nella scheda del libro:

Corpi interi, teste, neonati, giovani donne, contadini, la loro carne mutata in pietra, immune alla putredine: sono i “morti di Gorini”, fissati per sempre in un’eternità lapidea che li salva dalla famelica devastazione del Verme Conquistatore.
Li troviamo a Lodi, in un piccolo museo che raccoglie, sotto la volta cinquecentesca affrescata a grottesche, una collezione unica al mondo, lo straordinario lascito di Paolo Gorini (1813-1881).
Personaggio eccentrico, dai forti contrasti, Gorini si occupò di matematica, vulcanologia, geologia sperimentale, conservazione delle salme (imbalsamando quelle illustri di Mazzini e di Rovani) ma anche della progettazione di uno dei primi forni crematori italiani. Schivo eremita nel suo laboratorio ricavato da una vecchia chiesa sconsacrata, eppure amante delle donne e uomo di scienza capace di intrecciare stretti rapporti con i letterati del suo tempo, nell’immaginario popolare Gorini rimane ancora in bilico tra la figura del negromante e il cliché romantico dello “scienziato pazzo”, amato e temuto al tempo stesso. Proprio a causa dei suoi misteriosi procedimenti e delle segretissime formule in grado di “pietrificare” i cadaveri, la vita di Paolo Gorini è stata spesso offuscata da un alone di leggenda.
Questo libro ricostruisce, grazie anche ai contributi del curatore museale Alberto Carli e dell’antropologo Dario Piombino-Mascali, il peculiare periodo storico in cui il metodo della pietrificazione poté godere di una certa fortuna, nonché l’interesse e il valore che la collezione di Lodi riveste oggi. Perché questi preparati non sono affatto testimoni muti: raccontano la storia dell’antica ossessione umana per la conservazione delle spoglie documentando un momento seminale in cui il rapporto con la morte, in Occidente, si preparava a cambiare. E svelano, infine, l’enigma di Paolo Gorini stesso: “mago”, uomo e scienziato, che sconvolto in tenera età dalla morte del padre passerà tutta la vita a cercare di penetrare i segreti della Natura e sconfiggere il decadimento.

Potete prenotare la vostra copia de Il pietrificatore a questo link.

BB Contest Awards

Il primo Bizzarro Bazar Contest si è concluso domenica a mezzanotte.
In queste settimane mi sono trovato ad affrontare un problema a cui, ingenuamente, non avevo dato peso: non avevo previsto una tale quantità e qualità di contributi.
Quasi cinquanta lavori, uno più eterogeneo e fantasioso dell’altro — vi assicuro che non è ruffianeria, fra qualche riga giudicherete voi stessi. Sceglierne soltanto tre da premiare è stato difficilissimo: ho tentennato per giorni e cambiato idea mille volte, riguardandoli tutti senza posa. Ma insomma, anche questo fa parte del gioco.

E non è nemmeno stato solo un gioco, per me.
Questo blog esiste unicamente in virtù della passione, e anche le passioni hanno bisogno talvolta di essere rinfocolate: quindi devo a tutti voi, che avete speso tempo ed energie per partecipare, più di un semplice grazie. L’affetto e l’entusiasmo dimostrati in questi giorni mi hanno dato più forza di quanto immaginiate.

Ma bando alle ciance.
Prima di svelare le tre opere premiate, ecco una selezione delle altre. Per motivi di spazio non posso mostrare tutti i lavori, quindi non prendetela male se non vedete il vostro: nelle prossime settimane diffonderò comunque sui social le opere che non hanno trovato posto qui, con le relative informazioni sugli autori.
Bene, che la parata weird abbia inizio!

Quando avete bisogno di dormire, ma il vostro gemello parassita vuole continuare a leggere Bizzarro Bazar.
(Greta Fantini: Facebook, Instagram)

Venghino, signori, venghino!
Questo disegno nasconde un tripudio di citazioni di vecchi post, dall’agnello vegetale alle sorelle Sutherland, dal Re dei Ratti alle feste surrealiste, al sarto volante.
(Nike: Instagram)

Francesco Barbera ha partecipato invece con un suggestivo racconto breve, intitolato Il peccato originale, che nelle atmosfere mi ha ricordato molto Ray Bradbury: potete leggerlo qui.

Ultim’ora: il buon vecchio Ed Gein era pazzo.
Pazzo del merchandise di Bizzarro Bazar.
(Big Man Illustrator: Instagram)

Giorgia ha costruito una vera e propria homepage per il blog, con tanto di codice HTML in modo da rendere cliccabili tutte le varie categorie (il codice non è implementato qui, questa è soltanto l’immagine). Il risultato è un gustoso collage-wunderkammer che farebbe la gioia di Terry Gilliam.
(Nutjshell: Instagram)

Il blog come wunderkammer ritorna anche nella personale visione artistica di Eleonora.
(Eleonora Helbones: Instagram, Facebook)

Gaffe imbarazzanti: vorresti accennare un passo di valzer con il tuo scheletro siamese, ma ti dimentichi che proprio ieri avevi nascosto dentro al grammofono la collezione di occhi volanti. Odio quando succede.
(Domenico Venezia: Instagram)

Sara ha progettato il gadget indispensabile per la persona di stile, attenta ai dettagli e decisa a distinguersi anche nelle situazioni più triviali.
Mai più all’obitorio senza la targhetta personalizzata di Bizzarro Bazar!
(Sara Crimilde: Facebook)

L’OrcheStrafottente ha composto un jingle intitolato Bizzarro Bazar, suonato con gli strumenti più improbabili e bislacchi: dan moi, practice chanter, hulusi, toy piano, tubo di plastica, fischio da naso, richiamo per uccelli, voci, campana da elefante.
(OrcheStrafottente: Facebook)

Questo sono io, in versione mago da fumetti.
(Entracta: Instagram)

Questo sono io, in versione memento mori.
(Vicky Void: Instagram)

Questo sono io, in versione Sirena delle Fiji, il più classico dei sideshow gaff esposti nei Luna Park ottocenteschi. (Una sirena col pizzetto, che tempi signora mia, dove andremo a finire.)
(Esoterismo Simon Mago: Facebook)

Questo sono io, in versione preparato anatomico e sottoposto a meritato contrappasso.
(Gli inetti: Instagram)

Questo sono io, in versione burattino/bambola voodoo. La Morte tira i miei fili, ma io tiro i fili di un fantoccio che ha le sue fattezze. Prendi questo, Mr. Tristo Mietitore.
Come  a dire: siamo tutti pupazzi nelle mani della morte, non si scappa, però forse si può riuscire a controllare la paura, addomesticandola e “giocandoci” un po’…
(Kiria Eternalove: Instagram, Facebook)

Questo sono io quando mi invitano a una festa di compleanno, e non ho avuto tempo di comprare un regalo.
(Il Decimo Mese: Instagram, Facebook)

Una collana-wunderkammer, per trasformarvi in un museo ambulante di meraviglie.
(Cher_macabre00: Instagram)

Alice partecipa con un racconto autobiografico, Storia di A., che mi ha davvero commosso: racconta un momento della sua vita che molti qui possono comprendere bene — quando si scopre che la nostra curiosità, spesso additata come “morbosa”, può rivelarsi con il tempo un grande punto di forza.

Cecilia fa gli auguri “doppi” per il compleanno del blog.
(Cecilia Murgia: Instagram)

Guenda, appassionata di artigianato con materiali di recupero, ha rifatto il logo di Bizzarro Bazar tessendolo con autentici capelli umani, alla moda dei ricami di lutto vittoriani.
(Guenda Flower: Facebook, Blog)

Questa natura morta di Gianluca Tommasi (a.k.a. TheDancingLeper) può ingannarvi: in realtà non è un dipinto, ma una fotografia.
Non ci credete? Ecco il backstage:

Altra bella foto a tema memento mori, con corredi di lutto, clessidra (tempus fugit), testa frenologica e mano chiromantica.
(Seby Mauro: Facebook)

Questa “Suicida Punita” tiene in mano un teschio che devo aver già visto da qualche parte.
(Chiara Noemi Monaco: Instagram)

La lettrice di lunga data Pina Fantozzi ha dedicato al blog uno spettacolare acrostico (a dispetto delle difficoltà causate, parole sue, dall’ “abbondanza di affricate alveolari sonore“).

Il più colorato e psichedelico dei contributi per il contest.
(Elena Macrelli: Instagram)

Un Lon Chaney con cilindro di Bizzarro Bazar e un autentico scheletrino di bimbo sono i protagonisti di questo scatto, ad opera di uno dei più grandi collezionisti e fotografi di teschi umani.
(Gnat Tang: Instagram, Facebook)

Vanitas chimico-alchemica disegnata da Marco, che di mestiere fa l’antiquario di wunderkammer.
(Marco Genzanella: Instagram, Facebook)

La surreale wunderkammer di Simona.
(Simona Trozzi: Facebook)

Una misteriosa cassa in arrivo da Papua Nuova Guinea? Cosa conterrà?

Ovviamente, l’esclusivo astuccio penico (koteka) di Bizzarro Bazar! Indossalo al prossimo cocktail party per ridefinire il concetto di stile etnico!
(Mala Tempora: Instagram, Facebook)

VINCITORI

Terzo premio

Il terzo premio va a Nicole Beffa che ha creato questo scheletro intento a delineare il logo di Bizzarro Bazar.
Mi ha colpito molto l’originalità della tecnica (la pirografia), unita al materiale inusuale (l’opera è realizzata su una scapola di cervo), ma soprattutto la vertigine “metanarrativa”: un osso, con dentro uno scheletro, che a sua volta disegna un teschio. Cosa chiedere di più?
(Nicole Beffa: Facebook)

Secondo premio

Il gouache di Emanuela Cucchiarini, in arte Eeriette, è una festa per gli occhi e mi ha conquistato per l’uso del colore, per la scelta delle “meraviglie” rappresentate (quanto belle sono quelle conchiglie?) e per la forte personalità dell’insieme.
(Emanuela “Eeriette” Cucchiarini: Instagram, Facebook, Twitter)

Primo premio

L’olio su tela di Paola Cera si guadagna il primo premio in virtù della sua essenziale eleganza: il teschio di idrocefalo (simbolo del blog fin dagli albori, e che a me è sempre sembrato la metafora di una mente pronta a “gonfiarsi” di curiosità fino quasi a esplodere) viene inserito nel dipinto in maniera perfettamente contestualizzata, a fianco degli altri due emblemi dello strano e del meraviglioso. Un riassunto così raffinato di  allusioni circensi, naturalistiche e macabre non è affatto scontato; Paola ci è riuscita realizzando un’opera a mio parere stilisticamente superlativa.
(Paola Cera: Instagram, Facebook)

Rinnovo la mia gratitudine a tutti i partecipanti e ricordo che nelle prossime settimane diffonderò sui social le tante altre opere che non sono comparse qui.
Se desiderate fare i complimenti a qualche artista secondo voi ingiustamente escluso dalla mia Top 3, sentitevi liberi di farlo nei commenti qui sotto.

Infine, spero che vi siate divertiti quanto me.

Link, curiosità & meraviglie assortite – 9

Iniziamo con qualche veloce aggiornamento.

Mancano soltanto tre giorni alla fine del Bizzarro Bazar Contest. Sono arrivati moltissimi contributi fantastici, che scoprirete la settimana prossima quando saranno annunciati i vincitori. Quindi se siete fra i ritardatari dateci dentro, senza dimenticare una ripassatina alle linee guida: questo blog deve essere esplicitamente menzionato/raffigurato nel vostro lavoro.

Il 1 ottobre sarò al Teatro Bonci di Cesena nell’ambito nel CICAP Fest 2017. Visto che l’edizione di quest’anno è tutta incentrata sul tema delle bufale e della post-verità, l’amico Massimo Polidoro mi ha chiesto di portare un po’ di meraviglie dalla mia wunderkammer — nello specifico alcuni oggetti che si situano sul confine tra vero e falso, tra realtà e immaginazione. E, giusto per fare un po’ il “ribelle”, parlerò di bufale creative e di complotti fruttuosi.

Già che stiamo parlando della mia collezione, volevo condividere con i lettori il mio entusiasmo per uno degli ultimi arrivi: questa straordinaria opera d’arte.

Direte, “Be’, che avrà di così particolare?“. Si vede che non capite proprio niente di arte moderna!
Il quadro, del 2008, è stato dipinto dal celebre artista Jomo.

Ecco Jomo:

Ecco Jomo immortalato in una statua di bronzo, acquisita assieme al quadro.

Esatto, l’avrete indovinato: d’ora in poi potrò sperimentare sui miei ignari ospiti la vecchia beffa di Pierre Brassau.
Sono anche contento che i proventi della vendita del dipinto del gorilla siano andati al personale dello zoo di Toronto, che quotidianamente accudisce questi magnifici primati. Per inciso, lo Zoo di Toronto è membro attivo del North American Gorilla Species Survival Plan e lavora anche in Africa per salvare i gorilla che rischiano l’estinzione (a causa, ho scoperto, dei nostri cellulari).

E ora via con la nostra usuale selezione di link:

  • La poesia che vi favorisco qui sopra è di Igino Ugo Tarchetti, esponente della Scapigliatura, la corrente letteraria più bizzarra, gotica e maudit che l’Italia abbia conosciuto. (Il prossimo libro della Collana Bizzarro Bazar tratterà, seppure marginalmente, anche degli scapigliati.)

  • E passiamo alle averle, deliziosi uccellini dell’ordine dei Passeriformes.
    Deliziosi sì, ma carnivori: il nome della loro famiglia, Laniidae, deriva dal latino per “macellaio” e in effetti, essendo così piccoli, devono ricorrere a un’astuzia piuttosto crudele. Dopo aver attaccato le loro prede (insetti ma anche piccoli vertebrati), le averle le impalano su spine, rametti, rovi o fili spinati, al fine di immobilizzarle e poi sbranarle con comodo, spesso ancora vive, pezzetto dopo pezzetto — facendo sembrare Vlad Tepes un vero novellino.

  • Sempre in tema di animali, le balene (come molti altri mammiferi) piangono i loro morti. Ecco un articolo del National Geographic sul lutto nei cetacei.
  • Cambiamo argomento e parliamo un po’ di sex toys. L’amico sexpert Ayzad ha compilato la lista definitiva dei giocattoli erotici da NON comprare: gli accessori di pessimo gusto, completamente demenziali e perfino inquietanti sono talmente numerosi che ha dovuto dividere il tutto in tre articoli, uno, due e tre. Preparatevi per una discesa nella parte più schizofrenica e aberrante del consumismo sessuale (ovviamente alcune foto sono NSFW).
  • E arriviamo ai feticisti della cultura: le persone che si definiscono “sapiosessuali”, ovvero attratte sessualmente dall’intelligenza e dall’erudizione di un individuo, sono il miraggio di ogni nerd e di ogni introverso topo di biblioteca.
    Però, suggerisce questo articolo, scegliere un partner intelligente non è poi una gran trovata: fa già parte delle strategie evolutive da milioni di anni. Dunque chi si autodefinisce sapiosessuale sui social network fa la figura del vanitoso e finisce per sembrare stupido. Facendo così scappare a gambe levate chi ha un minimo di intelligenza. Ah, l’ironia.

Finalmente qualcuno ha pensato ad aggiustare le giraffe.

Bizzarro Bazar Contest!

Oggi è il compleanno di Bizzarro Bazar, che compie otto anni!
(Il libretto sanitario dei miei gatti mi informa che 8 anni felini corrispondono circa a 48 anni umani; chissà se esiste un calcolo analogo per i blog, le cui aspettative di vita sono molto inferiori a quelle di un micio.)

Per festeggiare il traguardo assieme a voi, ho pensato di coinvolgervi in un piccolo gioco: diamo il via al nostro primo Bizzarro Bazar Contest!

Fate volare la vostra fantasia più “strana, macabra e meravigliosa” e inventatevi qualcosa che abbia a che fare con Bizzarro Bazar.

Non voglio specificare cosa dev’essere quel qualcosa: disegni, fumetti, dipinti, fanart, caricature, fotografie, selfie, ma anche video, poesie, canzoni… in breve, qualsiasi stramberia vi suggerisca la vostra creatività.

La modalità di partecipazione è la seguente:

  1. Creare un contributo originale che faccia riferimento esplicito a Bizzarro Bazar: intendo dire che Bizzarro Bazar (il sito, il logo, una pubblicazione, al limite perfino la barba del sottoscritto!) dovrebbe essere raffigurato/menzionato all’interno del lavoro;
  2. Postare il lavoro su Facebook, Instagram o Twitter utilizzando l’hashtag #bizzarrobazarcontest — in alternativa, inviarlo via mail;
  3. Aspettare il 10 Settembre fiduciosi;
  4. Ricordare che lo chiamo contest, ma non è questione di competere — l’idea è di dare libero sfogo alla vostra creatività più “morbosetta”, festeggiare questi primi 8 anni di weirdness, e soprattutto divertirci fra amici!

Saranno assegnati 3 premi:

1° premio: Un libro della Collezione Bizzarro Bazar a scelta con dedica + BB shopper + surprise gift pack
2° premio: Un libro della Collezione Bizzarro Bazar a scelta con dedica + BB shopper
3° premio: Un libro della Collezione Bizzarro Bazar a scelta con dedica

I migliori lavori non classificati saranno comunque pubblicati su Bizzarro Bazar con link ai siti/profili degli autori.

Ok, scatenate l’inventiva e ricordate che la deadline è il 10 Settembre.
Keep The World Weird!

Paris Mirabilia

Sono emozionato e felice di annunciarvi che in ottobre uscirà la mia ultima fatica, Paris Mirabilia – Viaggio nell’insolito incanto. Si tratta di una guida alla Parigi bizzarra e meno conosciuta, fra strane botteghe, musei oscuri ed eccentriche collezioni.

Come avrete capito, il libro non fa parte della Collana Bizzarro Bazar, ma ne inaugura una completamente nuova: la Collana Mirabilia. Ogni volume, dedicato a una città diversa, si propone non soltanto come breviario per le anime curiose ma anche come piccolo gioiellino editoriale che farà, lo spero, la gioia del bibliofilo. Infatti — visto che la squadra vincente non si cambia! — le fotografie sono affidate ancora una volta al grande Carlo Vannini.

In attesa dell’uscita ufficiale, ho aggiornato la sezione relativa alle Collane e preparato una pagina per Paris Mirabilia in cui è possibile vedere un po’ di foto in più. Se proprio non riuscite ad aspettare, potete prenotare la vostra copia a questo link. Il libro sarà disponibile anche in inglese e francese.
Bon appétit!

 

Booksigning 2016

Quest’anno si moltiplicano le occasioni per incontrarci.

Sua Maestà Anatomica sarà presentato ufficialmente all’Università di Padova il 22 Novembre. Ecco la cartolina dell’evento:


Ma non è tutto. Oltre all’ormai consueto appuntamento al Lucca Comics & Games (mi troverete lì già da domani, allo stand Logos, E137 Napoleone), sarò presente anche a Firenze il 3 novembre per conversare con Claudio Romo, autore di Nueva Carne — senza contare ovviamente tutti gli incontri romani dell’Accademia dell’Incanto.

Se volete farvi autografare la copia di un libro, scambiare quattro chiacchiere su argomenti di cui non riuscite mai a parlare con nessuno (perché come-fanno-a-piacerti-certe-cose) o anche solo passare per un saluto, ecco uno specchietto riassuntivo dei miei prossimi impegni.
Vi aspetto!

Sua Maestà Anatomica

Il quarto libro della Collana Bizzarro Bazar, edita da Logos, è finalmente qui.

Se i primi tre volumi affrontavano i luoghi sacri italiani in cui è ancora possibile un contatto fisico con i defunti, questo nuovo lavoro rivolge lo sguardo a un altro genere di “tempio” per i resti umani: il museo anatomico. Un tempio dove a essere celebrati sono i progressi della conoscenza, il funzionamento e la fabrica, la struttura del corpo — l’investigazione della nostra stessa sostanza.

Ma il Museo Morgagni di Padova, in cui potrete addentrarvi grazie alle meravigliose fotografie di Carlo Vannini, non è un semplice museo di anatomia, bensì di anatomia patologica.
Dimenticatevi le consuete architetture interne di organi, ossa e tessuti: qui la carne è impazzita. In questi preparati, conservati a secco, in liquido o tannizzati secondo il procedimento inventato da Lodovico Brunetti, è la inconcepibile vitalità del morbo che diviene protagonista.

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Vero e proprio archivio biologico della malattia, la collezione del Museo Morgagni è una sorta di macchina del tempo che ci permette di osservare deformazioni e patologie ormai debellate; di fronte alle teche e alle vetrine ci troviamo a fissare il nostro sguardo sulle infinite, strazianti modalità con cui il nostro corpo può fallire.
Un luogo inestimabile per la Storia che racchiude, che è quella delle vittime, vite spese per avanzare nella scoperta, così come degli uomini che alla malattia hanno voluto dare battaglia, dei pionieri della scienza medica, del loro impegno e della loro perseveranza. Fra i tesori che custodisce, infine, ci sono diversi straordinari punti d’incontro fra anatomia e arte.

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Il percorso intrapreso in Sua Maestà Anatomica è stato per me particolarmente intenso, a livello emotivo, anche per motivi personali; perché quando ho cominciato a lavorarci, più di due anni fa, la malattia — che fino ad allora era rimasto un concetto astratto — mi aveva appena raggiunto con tutta la sua forza destabilizzante. Così il museo, e la scrittura, si sono trasformati per me in un viaggio iniziatico nel mistero della carne, nei suoi stupori e nelle sue incertezze.
L’ossimoro nel sottotitolo, quell’oscuro splendore, è la più concisa espressione che ho trovato per riassumere il duplice stato d’animo che vivevo durante lo studio della collezione.
Le membra incise dalla sofferenza, i volti ancora espressivi nell’ambra della formalina, le impossibili fantasie delle cellule in preda alla furia: tutto questo mi ha portato a confrontarmi con l’idea di un morbo ambivalente. Da una parte siamo avvezzi a demonizzare la malattia; ma, con la stessa sorpresa di chi impara che il Satana biblico è in realtà un “avversario” dialettico, si rimane spiazzati nello scoprire come il morbo non sia mai soltanto un nemico. Il suo valore risiede nelle necessarie domande che ci rivolge. Mi sono così lasciato incantare dalla sua bellezza terribile, e interrogare dalla vertigine di senso che apre. Sono convinto che la stessa fertile inquietudine che io ho provato sia il sentimento ineluttabile per chiunque varchi la soglia di questo museo.

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Il volume, realizzato in stretta collaborazione con l’Università di Padova, è arricchito dalle schede di museologia e storia a cura di Alberto Zanatta (antropologo e curatore del Museo di Anatomia Patologica), Fabio Zampieri (ricercatore in storia della medicina), Maurizio Rippa Bonati (professore associato in storia della medicina) e Gaetano Thiene (professore ordinario in anatomia patologica).

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Potete acquistare Sua Maestà Anatomica nel bookstore di Bizzarro Bazar su Libri.it.

L’Accademia dell’Incanto

Finalmente è arrivato il momento di svelarvi il progetto sul quale ho concentrato i miei sforzi per buona parte di quest’anno.

Tutto ha avuto inizio da un luogo, un curioso segreto incastonato nel cuore di Roma, a due passi dal Circo Massimo. Probabilmente il mio rifugio preferito in tutta la capitale: la wunderkammer Mirabilia, una “camera delle meraviglie” allestita secondo la filosofia e il gusto delle collezioni cinquecentesche antesignane dei moderni musei.

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Giraffe e leoni tassidermizzati, opere d’arte di alto profilo e rarità da tutto il mondo sono stati raccolti nel corso di molti anni di ricerche e avventure dal proprietario, Giano Del Bufalo, giovane collezionista di cui vi avevo già parlato in questo post.

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Questa bottega barocca in cui la bellezza si sposa con il macabro e il meraviglioso è diventata per me il luogo privilegiato in cui ritirarmi a sognare dopo una giornata faticosa.
Date le premesse, era solo una questione di tempo prima che nascesse l’idea di una collaborazione fra Bizzarro Bazar e Mirabilia.

E ormai ci siamo.
Il 9 ottobre, nel perfetto contesto di questa galleria, aprirà i battenti l’Accademia dell’Incanto.

Quello che assieme a Giano abbiamo progettato è un centro culturale alternativo, inedito nello scenario italiano, ritagliato su misura per gli amanti dell’insolito.
L’Accademia ospiterà una nutrita serie di appuntamenti con scienziati, letterati, artisti e studiosi il cui lavoro si snoda lungo i sentieri meno battuti della realtà: si spazierà dalla mummificazione ai libri magici, dall’anatomia patologica alla letteratura gotica, dalla storia della sessualità all’incontro con alcuni degli artisti più originali del panorama contemporaneo.

Potete facilmente intuire come questo progetto mi stia particolarmente a cuore, in quanto si tratta di una trasposizione fisica del lavoro sviluppato da tempo su questo blog. Ma il privilegio di immaginare questa sua “irruzione” nel mondo concreto mi è stato concesso soltanto dall’amichevole disponibilità dei numerosi spiriti affini incontrati negli anni proprio grazie a Bizzarro Bazar.
Confesso di essere rimasto sorpreso e quasi intimidito dall’entusiasmo di queste figure straordinarie, per cui nutro una stima assolutamente incondizionata: docenti universitari, illustratori, registi, prestigiatori e collezionisti di stranezze hanno tutti risposto in maniera calorosa alla mia call for action che si riassume nell’ambizioso proposito di “rieducare lo sguardo alla vertigine dello stupore”.

Rivolgo un simile appello anche a voi amici del blog: spargete la voce, diffondete la buona novella e soprattutto partecipate numerosi se potete. Sarà un’occasione unica per ascoltare, confrontarsi, discutere, per conoscere di persona gli eccezionali relatori, per allenare i muscoli del sogno… ma soprattutto per trovarci l’un l’altro.

Così, infatti, ci piace pensare all’Accademia dell’Incanto: come a un avamposto di frontiera, in cui la grande famiglia di pionieri e appassionati del meraviglioso abbia finalmente modo di radunarsi; in cui si intreccino itinerari e scoperte; e dal quale, infine, ciascuno possa incamminarsi verso nuove esplorazioni.

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Sul sito ufficiale dell’Accademia troverete presto tutti i dettagli relativi ai prossimi eventi e alle modalità di adesione.
L’Accademia dell’Incanto è anche su Facebook, Twitter e Instagram.
Keep the World Weird!