La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 10

Nel decimo e ultimo episodio della web serie di Bizzarro Bazar: la psichedelica storia dei fautori della trapanazione cranica; un feticcio africano che nasconde un oscuro segreto; il Club con il rito di iniziazione più macabro del mondo.

E così siamo arrivati alla conclusione… per lo meno di questa prima stagione.
Ce ne sarà un’altra? Chi lo sa?

Per il momento godetevi l’ultima puntata e iscrivetevi al canale se non l’avete ancora fatto. Buona visione!

Scritto & condotto da Ivan Cenzi
Diretto da Francesco Erba
Prodotto da Ivan Cenzi, Francesco Erba, Theatrum Mundi & Onda Videoproduzioni

La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 9

Nel nono episodio della web serie di Bizzarro Bazar: l’incredibile storia dell’acqua tonica; un commovente manufatto funebre; la misteriosa “sabbia urlante” del deserto.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 8

Nell’ottavo episodio della web serie di Bizzarro Bazar: le storie più straordinarie di persone nate con arti in soprannumero; un crocifisso in cera che nasconde un segreto; due casi speculari di mimetismo animale.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 7

Nel settimo episodio della web serie di Bizzarro Bazar: la drammatica e sorprendente vicenda delle Sorelle Sutherland; un pezzo di Luna caduto sulla terra; una creatura a metà strada tra il regno animale e quello vegetale.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 6

Nel sesto episodio della web serie di Bizzarro Bazar: gli esperimenti con cui alcuni scienziati hanno cercato di sconfiggere la morte; una tuta spaziale russa; la famiglia dalla pelle blu.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 5

Nel quinto episodio della web serie di Bizzarro Bazar: l’incredibile caso di Mary Toft, uno dei più grandi scandali della medicina degli albori; un macabro vaso antico; la statua più sorprendente mai realizzata.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 4

Nel quarto episodio della web serie di Bizzarro Bazar parliamo dei più incredibili automi della storia, del fondoschiena di una ragazza di nome Fanny, e di un parassita unico al mondo.

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La web serie di Bizzarro Bazar: Episodio 3

Nel terzo episodio della web serie di Bizzarro Bazar parliamo di alcuni scienziati che hanno tentato di ibridare l’uomo con le scimmie, di un incredibile impermeabile fatto di budella, e del Prepuzio di Gesù Cristo.

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Link, curiosità & meraviglie assortite – 15

  • Cogito, ergo… memento mori“: il busto in gesso che vedete qui sopra rappresenta Cartesio, con teschio incorporato e calotta rimovibile. Fa parte della collezione di gessi anatomici dell’École des Beaux-Arts di Parigi, ed è stato scolpito nel 1913 da Paul Richer, professore di anatomia artistica originario di Chartres. Il vero teschio di Cartesio ha una storia piuttosto bizzarra, che ho raccontato anni fa in questo post.
  • Una testimonianza straordinaria su una condizione di cui probabilmente non avete mai sentito parlare: l’afantasia, ovvero l’incapacità di immaginare e di visualizzare oggetti, situazioni, persone o sensazioni “con l’occhio della mente”. Articolo assolutamente da leggere.
  • XV secolo: sono molto diffusi i reliquiari contenenti il latte della Vergine. Ma San Bernardino non ci sta, e si lancia in una gustosissima invettiva.
  • Un bel pezzo di Jen Aitken sui necrologi, e più in generale sulla terminologia relativa alla morte e al fine vita:
    La morte non è una guerra. Quando parliamo di “lunga battaglia”, “combattere” o “sfidare” “valorosamente” e “coraggiosamente”, stiamo trasformando la morte in qualcosa di malvagio che possiamo “vincere”. La morte non è un fallimento. È inevitabile. Le persone non vengono “sconfitte”, semplicemente muoiono.
  • I libertini esistono ancora? Qual era la relazione tra libero amore e libero pensiero? Cosa accomuna Lord Byron a George Best?
  • Ecco qui sotto un caldo, confortevole e morbidissimo nido preparato da un gufo delle nevi. Un nido composto interamente di lemming morti.

  • Nel 1973 tre donne e cinque uomini finsero di avere allucinazioni per scoprire se gli psichiatri si sarebbero accorti che in realtà erano sani di mente. Risultato: finirono ricoverati in 12 diversi ospedali. Così il pionieristico esperimento Rosenhan scosse le fondamenta della pratica psichiatrica.
  • Non sapete cosa regalare alla nonna? I servizi da tè di Ronit Baranga fanno al caso vostro.

  • David Nebreda, classe 1952, è affetto da schizofrenia fin dall’età di 19 anni. Invece di sottoporsi alle cure mediche, si è ritirato da eremita in un appartamento di due stanze, senza contatti con il mondo esterno, praticando l’astinenza sessuale e costringendosi a lunghi digiuni. La sua unica arma per combattere i dèmoni è una macchina fotografica: i suoi autoritratti sono, certamente, la rappresentazione di un inferno mentale — ma anche uno squarcio di luce al fondo di questo abisso; paiono quasi immortalare la catarsi nell’atto di compiersi, e a dispetto della loro natura estrema e disturbante sembrano celebrare un’autentica vittoria sulla carne. Nebreda si riappropria del dolore, e lo trascende attraverso l’arte. Potete vedere alcune sue fotografie qui e qui.
  • La femme fatale, vestita in modo glamour e diabolicamente letale, è un mito letterario e cinematografico: nella realtà, le assassine riescono a essere invisibili proprio giocando sulle aspettative culturali e mantenendo un profilo decisamente sobrio.
  • Sempre parlando dell’immaginario legato alla figura femminile, c’è un topos della fantascienza raramente preso in considerazione: le donne in provetta. Che l’ossessiva presenza di quest’immagine abbia a che fare con l’oggettificazione del femmineo, con un certo feticismo, con un inconscio desiderio maschile di costringere, recludere e dominare la donna? A scorrere il centinaio di esempi raccolti sulla pagina Sci-Fi Women in Tubes, qualche dubbio viene. (Grazie, Mauro!)

  • Ho sempre sostenuto che muffe e funghi siano esseri superiori. Ad esempio gli organismi mucillaginosi nelle foto qui sopra, chiamati Stemonitis fusca, sembrano in grado di sfidare la gravità. Il mio primo articolo per la rivista Illustrati, anni fa, era dedicato all’incredibile Cordyceps unilateralis, un parassita capace di controllare il corpo e la mente dell’ospite che attacca. E di recente ho trovato la foto qui sotto, che mostra cosa succede quando un Cordyceps si impianta nel corpo di una tarantola. Altro che Cthulhu! I funghi, gente! I funghi sono i veri padroni dell’Universo! E sono anche buoni nel risotto!

  • Non hai mai pensato a un tatuaggetto? / La tua amica sfoggia un tatuaggetto / Corri corri a farti un tatuaggetto…“, recita una canzone di Elio e le Storie Tese. Di certo è passata l’epoca in cui tatuarsi era appannaggio dei reietti sociali, dei carcerati, dei delinquenti. Ma la storia di questo tipo di body art non sarebbe stata la stessa senza le donne tatuate che si esibivano nei freakshow. Wikipedia (inglese) ha una bella pagina al riguardo, e qui trovate un’intervista a un’esperta che ha studiato la vita di queste artiste. Come colonna sonora durante la lettura, si consiglia il pirotecnico cavallo di battaglia di Groucho Marx, Lydia The Tattooed Lady.
  • Può un armadietto del Settecento lasciarvi a bocca aperta? Be’, guardate il video qui sotto.

  • L’ultima aggiunta alla lista dei candidati per il mio Museo del Fallimento è il brasiliano Adelir Antônio de Carli, noto come Padre Baloeiro (“il prete dei palloncini”). Carli intendeva raccogliere fondi per costruire una cappella per i camionisti di Paranaguá; così, per pubblicizzare la sua causa, il 20 aprile 2008 legò una sedia a 1000 palloncini gonfiati con l’elio e prese il volo di fronte a giornalisti e curiosi. Dopo aver raggiunto i 6000 metri di altitudine scomparve tra le nuvole.
    Passò un mese e mezzo prima che la parte inferiore del suo corpo venisse ritrovata, a 100 km dalla costa.

  • La passionata è un pezzo di Guy Marchand che ebbe grande successo nel 1966. E che dimostra due sorprendenti verità: 1- i tormentoni estivi spagnoleggianti esistevano già allora; 2- i suddetti tormentoni portavano a evidenti disturbi della personalità. Cosa che peraltro fanno anche oggi. (Grazie, Gigio!)

  • Due neuroscienziati costruiscono una specie di casco che eccita i lobi temporali di chi lo indossa, con l’intento di studiare l’effetto di una leggera stimolazione magnetica sulla creatività. E i soggetti del test si mettono a vedere angeli, parenti deceduti, e a parlare con Dio. È forse la scoperta destinata a spiegare le estasi mistiche, le esperienze paranormali, il senso stesso del sacro? O si tratta di un mezzo di comunicazione con una realtà invisibile? Nessuna delle due, perché la verità è un po’ più deludente: tutti i tentativi di replicare l’esperimento non hanno rilevato effetti particolari. Però rimane una buona idea per un romanzo. Ecco la pagina Wiki italiana sul casco di Dio, ma quella inglese è più completa.
  • Il California Institute of Abnormalarts è un nightclub a tema sideshow situato a North Hollywood (Los angeles) che ospita eventi di burlesque, concerti underground, spettacoli di freakshow e proiezioni cinematografiche. Ma se avete paura dei clown, forse è meglio che stiate alla larga: nel locale è presente il famoso cadavere imbalsamato di Achile Chatouilleu, un pagliaccio che chiese di essere sepolto nel suo costume di scena e con il viso truccato.
    Certo, per essere morto nel 1912 è conservato fin troppo bene (sarà mica un’altra di quelle finte meraviglie per cui erano celebri i sideshow di una volta?). Comunque sia, l’effetto è grottesco e decisamente inquietante…

  • Vi lascio infine con l’immagine intitolata The Crossing, opera del fotografo naturalista Ryan Peruniak. Tutti i suoi lavori sono spettacolari, come potete vedere dando un’occhiata al suo sito ufficiale, ma trovo questo scatto particolarmente poetico.
    Ecco il suo ricordo del momento:
    All’inizio di aprile nelle Montagne Rocciose, la neve ricopre ancora i picchi maestosi mentre sulle vette più basse si è sciolta così come i laghi e i fiumi. Stavo camminando sulla sponda quando vidi una forma scura sul fondo del fiume. Il mio primo pensiero fu che un cervo doveva essere caduto attraverso il ghiaccio, quindi mi avvicinai per investigare… e in quel momento vidi la lunga coda. Mi ci volle qualche momento per capire cosa stavo vedendo… un puma adulto riverso serenamente sul letto del fiume, una vittima del ghiaccio sottile.

Dirty Dick, l’uomo che smise di lavarsi

Questo articolo è apparso originariamente su The LondoNerD, il blog italiano dedicato ai segreti di Londra.

Ho all’incirca un’ora per portare a termine la missione.
Uscito dalla stazione della metro di Liverpool Street, mi guardo attorno in attesa che le pupille si adattino al riverbero della strada. In questo momento la luce è stranamente forte, nonostante le nubi londinesi si adagino sui palazzi vittoriani come una tela cerata. O come un sudario, mi viene da pensare — un’associazione naturale, dato che mi trovo a pochi passi dalle zone (gli slums ottocenteschi tra Whitechapel e Spitafields) in cui era attivo lo Squartatore.
La mia missione però non ha nulla a che fare con il vecchio Jack.
L’incarico mi è stato affidato da The LondoNerD in persona: sapendo che avrei avuto un po’ di tempo libero prima della mia coincidenza, mi ha scritto un laconico messaggio:

Dovresti andare da Dirty Dicks. E scendere nella toilette.

Chiariamo: avere come amico The LondoNerD è sempre una garanzia, quando ci si trova nella capitale britannica. Le sue dritte sono spesso più preziose di quelle di chi a Londra ci vive davvero.
Tuttavia devo ammettere che recarmi nei cessi di un posto chiamato Dirty Dicks (c’è bisogno di tradurlo?) non è esattamente una prospettiva che mi riempie di entusiasmo.

Ma d’altro canto in quella proposta deve per forza nascondersi qualcosa che può risvegliare il mio interesse. Un segreto macabro, molto probabilmente.
Per chi non mi conosce, è di questo che mi occupo: di cose macabre e bizzarre. Il mio (poco serio) biglietto da visita recita: Esploratore del perturbante, collezionista di meraviglie.

La collezione a cui fa riferimento il biglietto è certamente composta di oggetti concreti, provenienti da tempi lontani e latitudini esotiche, stipati nei miei armadietti; ma è anche una metafora per le strane storie dimenticate che raccolgo e racconto da tanti anni — storie che dimostrano come il mondo non abbia in realtà mai smesso di essere un luogo incantato e straripante di sorprese.

Ma lasciamo stare, il tempo stringe.

Mi dirigo a veloci falcate verso il Dirty Dicks, al 202 di Bishopsgate. E non è una gran scoperta constatare che, con un nome simile sulle insegne, la facciata del locale sia tra le più fotografate dai turisti, fra risatine e ammiccamenti finto-puritani.

La lavagna all’entrata rimarca una verità troppo spesso ignorata: “Le persone smilze sono più facili da rapire — vai sul sicuro — mangia una braciola di maiale!

Non sono affatto paranoico (non potrei esserlo, visto che passo il mio tempo tra mummie, cripte e musei anatomici), ma decido comunque di seguire il consiglio, che mi sembra di una logica ferrea.

L’interno del Dirty Dicks coniuga la classica atmosfera da pub inglese con un arredamento rétro, singolare e vagamente hipster. Vecchie stampe alle pareti, mongolfiere sulla tappezzeria, un bel lampadario che penzola attraverso i due piani del locale.

Ordino velocemente, e mi dirigo alla famosa toilette.

L’anticamera dei bagni veri e propri è soffusa di una fioca luce giallastra, ma ecco che finalmente in un angolo riconosco l’obiettivo della mia missione. Il motivo per cui sono stato inviato qui.

Un armadietto a due ante, immerso nella semioscurità, è decorato con una scritta: “Nathaniel Bentley’s Artefacts”.

Qui dentro è così buio che perfino a occhio nudo è quasi impossibile distinguere cosa contengano le vetrine. (Provo a scattare qualche foto, ma il sensore, spinto al limite delle sue capacità, restituisce soltanto immagini confuse — di cui mi scuso con il lettore.)

Riconosco, questo sì, un gatto mummificato. Ed eccone un secondo. Ricordano il gatto e il topo morti dietro l’organo della Christ Church di Dublino e conservati nella stessa chiesa.

Qui di topi non ne vedo, ma c’è un inquietante scoiattolo rinsecchito che mi guarda con gli occhietti fuori dalle orbite.

E diversi animali tassidermizzati, uccellini, teschi di mammiferi, stampe naturalistiche antiche, chimere costruite con parti di bestie diverse, boccette e boccali contenenti non meglio specificati preparati che fluttuano nell’alcol intorbidito da chissà quanto tempo.

Cosa ci fa questo impolverato e ammuffito armadietto di curiosità, all’interno di un pub? Chi era Nathaniel Bentley, indicato dalla scritta come il creatore degli “artefatti”?

La vicenda di questa piccola e bizzarra collezione è strettamente legata alle origini del bar, e al suo infame nome.
Il Dirty Dicks ha infatti perso (in un’ottima e goliardica scelta di marketing) l’antico apostrofo genitivo che evidenziava il riferimento a un personaggio realmente esistito.
Dirty Dick era in realtà proprio il nostro misterioso Nathaniel Bentley.

Vissuto nel Diciottesimo Secolo, Bentley era il proprietario originario del pub, oltre a possedere un negozio di ferramenta e un magazzino adiacenti alla locanda. Dopo aver vissuto una gioventù spensierata da vero dandy, decise di prendere moglie. Ma, nel più drammatico degli scherzi del destino, la sua sposa morì il giorno stesso delle nozze.

Da quel momento in poi Nathaniel, sprofondato negli abissi di un lutto disperato, smise di lavarsi e di pulire la sua taverna. Divenne talmente famoso per la sua sporcizia da vedersi affibbiato il soprannome di Dirty Dick — e conoscendo lo stato igienico di Londra a quell’epoca, il lerciume della sua persona e del suo punto di ristoro dovevano essere davvero inimmaginabili.
Le lettere spedite al suo magazzino venivano semplicemente indirizzate a “The Dirty Warehouse”. Sembra che perfino Charles Dickens, nel suo Great Expectations, abbia preso ispirazione da Dirty Dick per il personaggio di Miss Havisham, la sposa abbandonata all’altare che rifiuta di togliersi l’abito nuziale per il resto della sua vita.

Nel 1804 Nathaniel chiuse tutte le sue attività commerciali, e se ne andò da Londra. Dopo la sua morte avvenuta nel 1809 a Haddington, Lincolnshire, il pub venne rilevato da altri gestori che decisero di lucrare sulla celebre leggenda urbana. Ricrearono il look dello squallido magazzino, mantenendo le bottiglie di liquori perennemente impolverate e ricoperte di ragnatele, e lasciando in giro (come simpatici oggetti d’arredo) i logori animali impagliati o mummificati che Dirty Dick non si era mai curato di buttare nell’immondizia.

Oggi che il Dirty Dicks si presenta lindo e curato, e gli unici odori sono quelli della buona cucina, le reliquie sono state spostate nell’armadietto di fianco ai bagni. A ricordo di una di quelle innumerevoli vicende, eccentriche e spesso tragiche, di cui è disseminata la storia di Londra.

Come cambiano i tempi. Adesso la specialità della casa non è più la sporcizia, ma l’invitante e deliziosa pork T-bone ricoperta di champignon che mi attende quando ritorno al mio tavolo.

E che affronto di buona lena, giusto per scongiurare eventuali rapimenti.

The LondoNerD è un blog giovane ma già pieno di spunti meravigliosi: storie strambe, curiose e poco conosciute sulla capitale britannica. Seguitelo su Facebook e Twitter, non ve ne pentirete.