I cannibali del Pantheon

Fra i sette peccati capitali, ce n’è uno per il quale gli abitanti di Roma — sia antichi che odierni — sono sempre stati famosi: il peccato di gola.

Una delle piazze romane associata per diversi secoli alle cibarie, agli intingoli e alle più svariate leccornie era quella della “Ritonna”, cioè la piazza antistante al Pantheon.
Qui in passato operavano numerose pizzicherie, ovvero quelle botteghe di prodotti alimentari venduti “a spizzico”, in piccole quantità. Uova, alici, sale, ma soprattutto formaggi e salumi, per i quali la piazza era rinomata. I pizzicagnoli non vendevano la loro merce soltanto all’interno di salumerie autorizzate, ma l’intero piazzale era regolarmente invaso e occupato da bancarelle, capannoni, baracchini ambulanti — insomma una sorta di caotico mercato all’aperto.

In periodo pasquale le salumerie allestivano anche delle barocche esposizioni, spettacolari paesaggi e scenografie create col cibo in modo da impressionare la folla con la loro opulenza. Ecco allora che in piazza cominciava una sorta di gara a costruire la più elaborata scultura di affettati, salsicce e formaggi.

Ne dà testimonianza il Belli nel 1833:

De le pizzicarie che ttutte fanno
la su’ gran mostra pe ppascua dell’ova,
cuella de Bbiascio a la Ritonna è st’anno
la ppiú mmejjo de Roma che sse trova.
Colonne de casciotte, che ssaranno
scento a ddí ppoco, arreggeno un’arcova
ricamata a ssarcicce, e llí cce stanno
tanti animali d’una forma nova.
Fra ll’antri, in arto, sc’è un Mosè de strutto,
cor bastone per aria com’un sbirro,
in cima a una Montaggna de presciutto;
e ssott’a llui, pe stuzzicà la fame,
sc’è un Cristo e una Madonna de bbutirro
drent’a una bbella grotta de salame.
(1)”Tra le salumerie che fanno grande esposizione per la Pasqua, quella di Biagio a piazza della Rotonda è quest’anno la migliore a Roma. Colonne di caciotte, che saranno cento a dir poco, reggono un arco decorato a salsicce, e lì ci sono tanti animali di forme nuove. Fra gli altri, in alto, c’è un Mosè di strutto, col bastone in aria come un poliziotto, in cima a una montagna di prosciutto; e sotto di lui, per stuzzicare la fame, ci sono un Cristo e una Madonna di burro dentro una bella grotta di salame.”

Gli fa eco Giggi Zanazzo nel 1908:

Ne le du’ sere der gioveddì e vennardi ssanto, li pizzicaroli romani aùseno a ffa’ in de le bbotteghe la mostra de li caci, de li preciutti, dell’òva e dde li salami. Certi ce metteno lo specchio pe’ ffa’ li sfonni, e ccert’antri cce fanno le grotte d’òva o dde salami, co’ ddrento er sepporcro co’ li pupazzi fatti de bbutiro, che sso’ ‘na bbellezza a vvedesse. E la ggente, in quela sera, uscenno da la visita de li sepporcri, va in giro a rimirà’ le mostre de li pizzicaroli de pòrso, che ffanno a ggara a cchi le pò ffa’ mmejo. (2)”Nelle due sere del giovedì e venerdì santo, i pizzicagnoli romani usano fare nelle botteghe la mostra dei caci, dei prosciutti, delle uova e dei salami. Certi ci mettono uno specchio come sfondo, e altri fanno grotte di uova o di salami, con dentro il sepolcro con i pupazzi fatti di burro che sono una bellezza da vedersi. E la gente, in quella sera, uscendo dalla visita al cimitero, va in giro a rimirare le mostre dei pizzicagnoli più in vista, che fanno a gara a chi le fa meglio.”

La tradizione delle cornucopie di cibo continuò fino a tempi recenti. Ma non tutti amavano quelle bancarelle e quelle botteghe; di fatto le autorità tornarono ciclicamente, già a partire dal 1400 e poi più volte nel corso dei secoli, a sgombrare la piazza con vari decreti e ingiunzioni.

Uno di questi episodi di ristabilimento del decoro ha lasciato traccia in una targa commemorativa risalente al 1823 ed esposta sul muro del civico 14 in Piazza della Rotonda, l’edificio proprio dirimpetto al Pantheon:

PAPA PIO VII NEL XXIII ANNO DEL SUO REGNO
A MEZZO DI UN’ASSAI PROVVIDA DEMOLIZIONE
RIVENDICÒ DALL’ODIOSA BRUTTEZZA L’AREA DAVANTI AL PANTHEON DI M. AGRIPPA
OCCUPATA DA IGNOBILI TAVERNE E
ORDINÒ CHE LA VISUALE FOSSE LASCIATA LIBERA IN LUOGO APERTO

Tra tutti i salumieri che operavano in questa zona, erano quelli originari di Norcia ad avere fama di macellai provetti, tanto che era un comune insulto quello di augurare all’avversario di finire “castrato da un norcino della Rotonda”.

E proprio su Piazza della Rotonda operavano nel 1638 due norcini, marito e moglie, le cui salsicce erano le più buone di tutte.
Da tutti quartieri della città la gente accorreva a comprarle: erano perfino troppo sublimi e prelibate.

Così cominciò a spargersi la voce che la coppia di macellai nascondesse un segreto. Cosa mettevano nelle salsicce, per renderle così gustose? E come mai qualcuno giurava di aver visto dei clienti bene in carne, paffuti e rotondetti, entrare nella bottega e non farne più ritorno?

La diceria giunse infine alle orecchie del capitano di giustizia, il quale avviò un’indagine e durante le perquisizioni furono effettivamente trovate delle ossa umane nello scantinato della macelleria.
Il Papa Urbano VIII, al secolo Maffeo Vincenzo Barberini, condannò a morte i due norcini proprio davanti al Pantheon: vennero uccisi, sgozzati e squartati con l’ascia da un altro sopraffino maestro nell’arte della macelleria, il boia pontificio.

Questa è la storia che si racconta, e che rimase viva nella memoria dei romani. L’immaginario venne talmente impressionato dal fattaccio, che ancora nel 1905 esso rispuntava di tanto in tanto nelle poesie vernacolari, come ad esempio in questa A proposito de li scheletri aritrovati a la Rotonna (M. D’Antoni, in Marforio, IV, 308 – 1 Luglio 1905):

Ammappeli e che straccio de corata
che ciaveveno que’ li du’ norcini:
attaccaveno l’ommeni a l’ancini
come se fa a ’na bestia macellata.

La carne umana doppo stritolata
l’insaccaveno, e li, que’ l’assassini
faceveno sarcicce, codichini,
vennennola pe’ carne prelibbata.

Saranno stati boja anticamente
a mettese a insaccà la carne umana:
però so’ più bojaccia ’nder presente.

Perchè mò ce sò certi amico caro,
che ar posto de’ la carne un po’ cristiana,
Ce schiaffeno er cavallo cor somaro!! (3)”Caspita che stomaco avevano quei due norcini: attaccavano gli uomini agli uncini come si fa di una bestia macellata. La carne umana poi, macinata, la insaccavano e quegli assassini ne facevano salsicce, cotechini, vendendola come carne prelibata. Anticamente saranno pure stati dei delinquenti quelli che insaccavano la carne umana: ma lo sono ancor di più nel presente. Perché adesso ce ne sono alcuni, amico caro, che al posto della carne cristiana, mischiano quella di cavallo con quella di somaro!”

Dovremmo notare a questo punto che l’intera vicenda potrebbe essere solo una leggenda metropolitana.

La storia del macellaio che spaccia carne umana per carne di maiale è infatti un tipo di leggenda urbana molto antica e piuttosto diffusa: l’ha analizzata la sempre bravissima Sofia Lincos assieme a Giuseppe Stilo in una approfondita ricerca divisa in tre parti (prima, seconda e terza).

Cercando verifiche nelle cronache giudiziarie del tempo, sono riuscito a trovare un unico accenno alla vicenda dei norcini cannibali. Si trova in un testo del 1883 di David Silvagni, che al riguardo cita però alcuni fascicoli manoscritti dell’abate Benedetti:

Tali fascicoli portano il titolo (appostovi dall’abate) di Fatti antichi avvenuti in Roma, e riguardano la storia dei più famosi misfatti e delle più celebri giustizie, cominciando dal processo dei Cenci, del quale ve ne è un’altra copia più antica ma identica. Ed è importante leggere questi fedeli racconti di fatti atroci e di più atroci giustizie che dallo scrittore vengono narrati colla stessa calma e semplicità colla quale oggi il cronista d’un giornale annuncerebbe una rappresentazione al teatro. […] E tanta è la riserva che sembra essersi imposto il diarista, che non si trova una parola di indignazione neppure nel racconto più sanguinoso che si rinvenga nei manoscritti. Difatti con tutta calma è narrata la «esecuzione di giustizia comandata da Papa Urbano VIII l’anno 1638 eseguita nella piazza della Rotonda, nella quale furono accoppati, scannati e squartati due empî scellerati norcini che condivano la carne porcina con la carne umana».

D. Silvagni, La corte e la società romana
nei secoli XVIII e XIX
(Vol II p. 96-98, 1883)

L’abate Benedetti era vissuto alla fine del Settecento, quindi un secolo dopo il presunto incidente. Ma per come ci viene descritta la sua prosa, così austera e imparziale, propenderei per l’idea che si stesse appoggiando a qualche registro, piuttosto che riportando una semplice diceria.

Si tratta dunque di fatti veri oppure di una leggenda, magari nata esagerando degli avvenimenti reali?

Non abbiamo una risposta definitiva. In ogni caso, la storia dei due norcini del Pantheon rappresenta un ironico monito a non indulgere nell’ingordigia, vizio capitale della Capitale; monito caduto, ahimè, nel vuoto, se è vero che i romani, da sempre buone forchette, baratterebbero volentieri le lusinghe del paradiso per un buon piatto di carbonara.

Note   [ + ]

1. ”Tra le salumerie che fanno grande esposizione per la Pasqua, quella di Biagio a piazza della Rotonda è quest’anno la migliore a Roma. Colonne di caciotte, che saranno cento a dir poco, reggono un arco decorato a salsicce, e lì ci sono tanti animali di forme nuove. Fra gli altri, in alto, c’è un Mosè di strutto, col bastone in aria come un poliziotto, in cima a una montagna di prosciutto; e sotto di lui, per stuzzicare la fame, ci sono un Cristo e una Madonna di burro dentro una bella grotta di salame.”
2. ”Nelle due sere del giovedì e venerdì santo, i pizzicagnoli romani usano fare nelle botteghe la mostra dei caci, dei prosciutti, delle uova e dei salami. Certi ci mettono uno specchio come sfondo, e altri fanno grotte di uova o di salami, con dentro il sepolcro con i pupazzi fatti di burro che sono una bellezza da vedersi. E la gente, in quella sera, uscendo dalla visita al cimitero, va in giro a rimirare le mostre dei pizzicagnoli più in vista, che fanno a gara a chi le fa meglio.”
3. ”Caspita che stomaco avevano quei due norcini: attaccavano gli uomini agli uncini come si fa di una bestia macellata. La carne umana poi, macinata, la insaccavano e quegli assassini ne facevano salsicce, cotechini, vendendola come carne prelibata. Anticamente saranno pure stati dei delinquenti quelli che insaccavano la carne umana: ma lo sono ancor di più nel presente. Perché adesso ce ne sono alcuni, amico caro, che al posto della carne cristiana, mischiano quella di cavallo con quella di somaro!”

Link, curiosità & meraviglie assortite – 14

  • Il 19 giugno è morta Koko, la gorilla che sapeva utilizzare la lingua dei segni, dipingeva e amava i gattini. Ma Koko non è stata l’unico primate in grado di comunicare con gli umani; il primo, storico tentativo di “far parlare” una scimmia si svolse in maniera piuttosto catastrofica, come ho raccontato in questo vecchio post.
  • Avete bisogno di bacarozzi, farfalle, blatte, millepiedi, lucciole, api, o qualsiasi altro insetto per il film che state girando? C’è questo signore che crea degli ultrarealistici prop cinematografici entomologici, scritturati anche dalle più grandi produzioni hollywoodiane. (Grazie, Federico!)
  • Se pensate che le pompette enlarge-your-penis che vi propongono nelle email di spam siano una trovata recente, eccone una del XIX° secolo (tratta da Albert Moll, Handbuch der Sexualwissenschaften, 1921).

  • I funerali del Ghana hanno goduto di una certa popolarità su internet per via delle pittoresche bare fatte a forma di vari strumenti e oggetti (io ne avevo parlato nella seconda parte di questo articolo), ma c’è un problema: ultimamente i rituali sono diventati talmente complicati e ossessivi che i corpi dei defunti vengono sepolti dopo mesi, o perfino diversi anni, dalla morte.
  • Questo tweet.
  • 1865: durante la conquista del Matterhorn, una strana e sconvolgente apparizione si verifica. Con tutta probabilità si tratta di un rarissimo evento atmosferico, ma mettetevi nei panni degli scalatori che hanno appena perso quattro dei loro compagni cercando di raggiungere la vetta, e vedono un arco e due enormi croci fluttuare nel cielo sopra la nebbia.
  • La strana bellezza dei dagherrotipi rovinati dal passare del tempo.

  • Cosa c’è di così strano in queste foto di un tizio che sta preparando dei taco per una cenetta tra amici?
    Niente, a parte il fatto che la carne proviene dal suo piede sinistro, amputato a seguito di un incidente.

Pensateci: perdete una gamba, provate a chiederla indietro dopo l’operazione, e ve la danno. Prima di cremarla, perché non assaggiarne una fettina? Dopotutto si tratta della vostra gamba, del vostro piede, non fate male a nessuno, e vi togliete una curiosità. Cannibalismo etico.
È quanto ha deciso di provare un giovane uomo, invitando alla degustazione alcuni amici “dalla mente aperta“. Poi, a distanza di due anni, si è deciso a raccontare su Reddit come si è svolta la serata. I tacos a base di carne umana sembra siano stati piuttosto apprezzati, tranne da uno dei commensali (che, nelle parole del protagonista, “mi ha dovuto sputare su un tovagliolo“).
L’esperimento, condotto peraltro nei limiti della legalità visto che negli Stati Uniti non esiste una legge che proibisca il cannibalismo, com’era prevedibile ha suscitato reazioni viscerali; il celebre auto-cannibale è stato perfino intervistato da Vice. E ha affermato che questa piccola pazzia l’ha aiutato piscologicamente a superare il trauma: “mangiare il mio piede è stato un modo divertente, strano e interessante per voltare pagina“.

  • Visto che parliamo di disgusto: una nuova ricerca ha determinato che le cose che ci fanno schifo sono organizzate in sei categorie principali. Ai primi posti, non è una sorpresa, si posizionano le ferite infette e le istanze legate all’igiene (puzza, escrementi, ecc.), probabilmente perché segnalano situazioni in cui il nostro organismo è in pericolo di contrarre malattie.
  • Qualcuno ha ordinato nuvole di gambero?
    A Qingdao, in Cina, dal cielo è caduto l’equivalente di un’intera pescheria (sotto, qualche foto). E ancora oggi le piogge di animali restano un bell’enigma.

EDIT: Quest’ultima foto è falsa (non le altre).

  • In Svezia c’è una sindrome misteriosa: colpisce esclusivamente i bambini figli di rifugiati sovietici che sono in attesa del verdetto riguardo il loro permesso di soggiorno.
    Viene chiamata “Sindrome da Rassegnazione”: lo spettro del rimpatrio forzato, lo stress di non comprendere la lingua e le estenuanti trafile burocratiche spingono questi bambini prima all’apatia, poi alla catatonia e infine al coma. All’inizio dell’epidemia si sospettava una clamorosa messinscena, ma i medici hanno compreso che questa grave alterazione psicologica è tutt’altro che una finzione; il coma può durare anche due anni, avere recidive, e l’effetto domino ha fatto sì che tra il 2015 e il 2016 si siano registrati ben 169 episodi.
    Ecco un articolo che approfondisce questa drammatica patologia, e un più veloce riassunto su Wired. (Grazie, David!)

Anatomia del corsetto.

  • Simulatore di bombe atomiche: decidete dove sganciare l’ordigno, il tipo e i kilotoni, se farlo esplodere al suolo o in aria. Poi inorridite, e scoprite gli effetti.
  • Mari Katayama è un’artista giapponese. Fin da piccola ha cominciato a cucire oggetti particolari, incorporando conchiglie e gioielli nelle sue creazioni. Affetta da ectrodattilia, all’età di nove anni ha subito l’amputazione di entrambe le gambe. Oggi il suo corpo è entrato a far parte dei suoi progetti, e i suoi autoritratti sono di una bellezza a mio parere sconvolgente. Ecco alcuni dei suoi lavori.
    (Sito ufficiale, Instagram)

Quando gli studenti di medicina organizzavano delle goliardate mica male. (Tratto da questo libro meraviglioso.)

  • Il grande scheletro che vedete sulla sinistra, qui sotto, è quello del gigante irlandese Charles Byrne (1761–1783), e appartiene allo Hunterian Museum di Londra. Si tratta del reperto più discusso dell’intera collezione anatomica, e per un buon motivo: quando era ancora in vita, Byrne aveva chiaramente espresso il desiderio che le sue spoglie venissero gettate in mare, e che per nessun motivo fossero mai messe in mostra in un museo — un’idea che lo orripilava.
    Quando Byrne morì, gli amici organizzarono il suo funerale nella città costiera di Margate, ignorando che la cassa conteneva soltanto pietre: l’anatomista William Hunter aveva pagato un becchino perché rubasse il prezioso cadavere del gigante. Da allora, lo scheletro è rimasto esposto al museo e, nonostante abbia certamente contribuito agli studi sull’acromegalia e il gigantismo, è sempre stato un pezzo “scomodo” dal punto di vista etico.
    Ecco la notizia: pare che, approfittando di una chiusura triennale per restauri, il comitato scientifico del museo stia valutando un’eventuale sepoltura dei resti ossei di Byrne. Se così fosse, si tratterebbe di una decisione spartiacque nel campo dell’esposizione museale etica di resti umani.

  • Come in un romanzo giallo: spunta il diario segreto ritrovato scritto sul retro delle assi di un pavimento in un castello francese, contenente storie criminali e torbidi intrighi di paese. (Grazie, Lighthousely!)
  • La lettura più simpatica degli ultimi tempi ci è gentilmente offerta dal grande Thomas Morris, che ha scovato un delizioso report medico del 1852. Riassumo per chi non mastica l’inglese: un signore, sposato con figli ma segretamente dedito all’onanismo più sfrenato, prova innanzitutto di inserire un pezzo di pene di toro all’interno del suo pene, tramite l’uretra. Il pezzo di carne però si incastra, e il gentleman deve ricorrere all’aiuto del medico per estrarlo. Non contento del risultato, decide qualche tempo dopo di infilarsi un tubo di 28 centimetri attraverso lo stesso pertugio, ma la sonda gli scivola tra le dita, scomparendo dentro di lui; prima che si riesca a operarlo, il ferro finisce per lacerargli la vescica e perdersi nell’addome. Una fine ingloriosa, oppure orgogliosamente libertina, decidete voi.
    A me ha ricordato un vecchio adagio: “non fare mai niente che non vorresti essere trovato morto mentre lo stai facendo“.

E con questo è tutto, alla prossima!

Tabù alimentari

L’uomo è un animale onnivoro, e può mangiare e digerire cibi di origine vegetale e animale alla stessa stregua. Eppure la maggior parte degli esseri umani consuma soltanto poche varietà di prodotti alimentari.

Alcune popolazioni si nutrono di alimenti che disgustano altre popolazioni: i tabù alimentari sono fra i più radicati, e intimamente legati al gruppo etnico di cui si fa parte. Secondo alcuni antropologi (tra cui Marvin Harris) sarebbero stati i fattori ambientali a far prediligere un certo cibo a un determinato popolo. Il tabù della carne di maiale per ebrei e musulmani nel Medioriente deriverebbe dalla difficoltà nell’allevare questo animale, che è tendenzialmente stanziale e abbisogna di ombra e acqua: permettere il consumo di carne di maiale avrebbe significato mettere in pericolo l’identità stessa della tradizione nomade.

Secondo altri antropologi (come ad esempio Steven Pinker) il tabù alimentare sarebbe alla base stessa della nostra identità. Nel primo periodo di vita di un bambino sarebbe assente la distinzione fra cibi buoni e cibi disgustosi: così, proprio nel periodo cruciale in cui si apprende a preferire dei cibi piuttosto che altri (fino ai 4 anni), i genitori escludono dalla dieta del bambino alcuni alimenti, e questo basta affinché i bambini crescano trovandoli disgustosi. La tattica, poi, si perpetua da sé: i figli, crescendo, diventano dei genitori che non danno da mangiare cibi disgustosi ai propri figli.

Nelle tribù è talmente importante questo elemento aggregativo (il pasto comunitario, le regole interne per la consumazione del cibo), che si è notato come la maggior parte dei tabù alimentari proibiscano proprio il cibo preferito dalla tribù nemica.

Oggi, nel mondo, esistono ancora fortissimi tabù alimentari. Quello che è buono e appetibile per alcuni, per altri è disgustoso e detestabile. Insetti, cavallette e lombrichi sono cibi prelibati per milioni di persone; ben quarantadue popolazioni mangiano ratti, mentre sono molte le popolazioni che non berrebbero mai un bicchiere di latte, in quanto secreto dalle ghiandole animali, come la saliva o il sudore. Per non parlare del formaggio, che altro non è se non latte andato a male. Un americano inorridisce in una nostra macelleria se gli viene proposta carne equina, e noi facciamo lo stesso di fronte a una zuppa cinese in cui galleggiano due zampe di cane. E come reagireste se in un ristorante sushi tradizionale in Giappone, vi servissero un pesce spellato e tagliuzzato, ma ancora vivo?

Praticamente tutti gli animali sono commestibili e vengono mangiati, in tutto il mondo.

L’entomofagia (il mangiare insetti) è fra le pratiche globalmente più diffuse. Questo signore ha provato ad importare questa tradizione culinaria “adattandola” ai gusti occidentali, proponendo un menu interamente a base di insetti:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=3f7I_HAm4d8]

In tutto il sud-est asiatico, invece, uno dei cibi più apprezzati è il balut: si tratta di uova di anatra fecondate, che contengono cioè l’embrione quasi completamente formato del pulcino: lo stadio di sviluppo al quale sia preferibile consumare questa prelibatezza è strettamente questione di gusti personali.

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[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6I9_ooR_7wE]

In Papua Nuova Guinea i pipistrelli si fanno arrosto:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=ImfTlurKDVE&feature=channel]

Anche da noi sono considerate commestibili le cosce della rana; ma ne mangereste il cuore ancora pulsante?

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=GhLAb83oUNE&feature=related]

Forse l’unico tabù fondamentale condiviso dalla maggior parte delle popolazioni al mondo è il divieto di mangiare carne umana; eppure perfino il cannibalismo è stato accettato, in certe culture, nonostante fosse regolato da precise condizioni, e rigidamente motivato all’interno di un determinato quadro simbolico e tradizionale.