Museo dell’Arte Sanitaria

Del Museo Storico Nazionale dell’Arte Sanitaria avevamo già parlato molto brevemente nella nostra vecchia serie di articoli sui musei anatomici italiani; torniamo ad occuparcene, un po’ più approfonditamente, perché si tratta a nostro avviso di una piccola perla nascosta e in parte dimenticata, inspiegabilmente più famosa all’estero che da noi – tanto che la maggior parte dei visitatori sono stranieri.

Il museo, fondato nel 1933, si trova in un’ala dell’Ospedale Santo Spirito in Sassia, a Roma, e si propone di illustrare la lunga strada che la medicina, la farmacologia e la chirurgia hanno percorso dall’antichità ad oggi, tramite reperti e ricostruzioni straordinarie.

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Entrando nella Sala Alessandrina, si possono ammirare le tavole anatomiche colorate di Paolo Mascagni, incluse alcune a grandezza naturale che mostrano i vari sistemi (linfatico, muscolare, circolatorio, osseo). Si salgono le scale, e ci si ritrova immediatamente in quella che è forse la stanza più spettacolare dell’intero museo, la sala Flajani.

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Qui sono esposti alcuni impressionanti preparati anatomici, a secco e in formalina, di diverse malformazioni natali: dalle lesioni ossee provocate dalla sifilide, al fenomeno dei gemelli siamesi, dalla macrocefalia alla bicefalia, e via dicendo.

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Scheletri fetali, feti mummificati o sotto liquido, sono presentati assieme a una magnifica collezione di cere anatomiche, tra la quali spiccano la serie di studi ostetrici sulle varie fasi dello sviluppo prenatale (anomalie incluse) e alcuni busti a grandezza naturale di rara bellezza.

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La sala ospita anche una collezione di preparati anatomici più antichi, realizzati con tecniche desuete e dall’effetto finale curioso e straniante. In queste teche spiccano alcuni feti siamesi mummificati.

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Nella sala sono anche presenti un antico mortaio per la preparazione del chinino (che sconfisse la malaria nel ‘700, importato dalle Americhe dai padri gesuiti), e una collezione di calcoli estratti chirurgicamente nell’800 all’Ospedale del Santo Spirito.

Dopo questa prima sala, comincia il vero e proprio viaggio nella storia della medicina; dai primi rimedi misteriosi, come il bezoario (palla calcarea che si forma nell’intestino dei ruminanti e al quale venivano attribuite virtù terapeutiche) o il corno dell’unicorno (che nella realtà era un raro dente di narvalo), agli ex voto romani ed etruschi, risulta evidente come la medicina degli albori fosse inscindibile dall’universo magico.

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Il museo ospita anche una ricostruzione accurata di come si doveva presentare il laboratorio di un alchimista, sei o sette secoli fa: gli alambicchi, le storte, il forno, i matracci, le bocce, i mortai sono esposti in maniera estremamente scenografica. La sapienza alchemica univa il potere del simbolo alla conoscenza pratica delle virtù taumaturgiche degli elementi; una volta epurata dal mito, questa antica arte darà origine alla scienza farmacologica.

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A fianco, ecco la ricostruzione di una farmacia del 1600, con il banco dello speziale che assomiglia a un imponente trono, e gli scaffali ricolmi di vasi che contenevano le differenti spezie che soltanto il farmacista sapeva dosare e mischiare efficacemente.

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Le varie teche contenengono poi le collezioni di strumenti chirurgici o diagnostici: antichi trapani per craniotomie, lancette per i salassi, seghe da amputazione, forcipi, specula, e via dicendo; uno degli oggetti più curiosi è la “siringa battesimale”, che veniva riempita di acqua santa ed utilizzata per battezzare in utero quei feti che rischiavano di essere abortiti.

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In quest’ultima sala, oltre a rarità come ad esempio un’antica poltrona per partorienti, o una “venere anatomica”, troviamo altri tre reperti eccezionali: due preparati a secco del sistema nervoso centrale e periferico a grandezza naturale, e la mano di una bambina “metallizzata” da Angelo Motta di Cremona nel 1881, con un procedimento tuttora segreto.

Ecco il sito ufficiale del Museo Storico dell’Arte Sanitaria.

Cornuti

È raro, ma documentato fin dal 1500. A noi esseri umani possono crescere le corna.

Si tratta di formazioni cutanee che assomigliano ad un corno, ma sono in realtà dei tumori cheratinici della pelle, o cadono sotto la più generica definizione di iperplasie. Quasi sempre sono benigni e di modeste dimensioni, e possono essere rimossi senza grossi problemi. Perché si formino resta un mistero, anche a causa dei pochissimi casi rilevati dalla scienza moderna: sembra che l’esposizione a radiazioni possa essere una delle cause scatenanti, ma altre volte nascono da lesioni della pelle, come cicatrizzazioni andate storte. Tutti i casi conosciuti riguardano maschi sopra i 55 e donne sopra i 65 anni di età.

Per qualche strana ragione, gran parte dei casi moderni è stata registrata in Cina. L’ultima donna “cornuta” a guadagnarsi un certo scalpore è stata Zhang Ruifang, un’arzilla vecchietta di 101 anni del villaggio di Linlou, che sfoggia un bel corno di 6 centimetri sul lato sinistro della fronte. Diventata una celebrità, i medici si sono offerti di rimuoverle il corno – ma Zhang ha cortesemente rifiutato. Ulteriori analisi hanno portato alla certezza che anche il secondo “neo” sulla sua fronte si stia evolvendo in un corno.

Ma già nel 2006 un uomo di 88 anni, proveniente da Zheng Zhou e rimasto anonimo, si era fatto operare a un piccolo corno sviluppatosi dopo una lieve ferita alla testa.

Nel 2007 si venne a conoscenza di un’altra nonnina, di nome Zhao e residente a Zhanjiang, che aveva un corno ricurvo. Anche questo era partito come un neo, ma aveva presto assunto la forma di corno. La vecchia Zhao non provava dolore, e si lamentava soltanto di un po’ di fastidio quando, volendo guardare o leggere qualcosa, doveva continuamente muovere il capo per “spostare” il corno dal suo campo visivo.

Il signor Ma Zhong Nan, di 93 anni, nel 2007 si ferì pettinandosi. Nel tempo record di 6 mesi, un corno di 10 centimetri gli spuntava dalla testa. Essendo povero, si rivolse allora ai media per cercare una soluzione al suo problema. I dottori, a quanto pare, riuscirono a rimuovere l’imbarazzante escrescenza.

Saleh Talib Saleh ha una storia ancora più incredibile. Stando a quanto da lui raccontato, per tutta la vita ha avuto sogni ricorrenti in cui un corno gli cresceva sul capo. Finalmente, all’età di 78 anni, il suo sogno divenne realtà. Nonostante non abbia idea di come sia potuto succedere, il vecchio yemenita ha potuto soltanto immaginare che quello fosse un dono di Allah. Una volta il corno è addirittura caduto, ma è ricresciuto in poco tempo. Saleh ha rifiutato di operarsi.

Per oltre 20 anni Abdul Razah, poliziotto indiano in pensione, residente a Narasimharajapura, ha convissuto con molteplici corni sul retro della testa. Nato normale, non aveva mai avuto problemi fino all’apparire dei corni, e ora ha fitte dolorose ogni volta che tenta di appoggiare la testa o sbatte accidentalmente contro i corni.

Celebre inoltre, su internet, anche questa donna di 69 anni (rimasta anonima), caso clinico tratto da un testo medico. La donna aveva sbattuto la testa, e il bernoccolo si era sviluppato in un corno arricciato di quasi 20 centimetri.

Wikipedia ha una pagina (inglese) dedicata ai corni cutanei. Scoperto via Oddity Central.