Bizzarro Bazar a New York – II

Come resistere alla tentazione dello shopping a New York, quando la città si riveste di luci natalizie e le vetrine dei negozi divengono delle vere e proprie opere d’arte? In questo secondo, ed ultimo, post sulla Grande Mela ci occupiamo quindi di negozi – ma se vi aspettate che vi parliamo di Tiffany o di Macy’s, siete fuori strada.

Da quando Maxilla & Mandible ha chiuso i battenti (senza avvertire nessuno – sul sito nemmeno un cenno al fatto che il negozio è dismesso) sono poche le botteghe ancora aperte che possono offrire oggetti da collezione naturalistica: Evolution Store è però la punta di diamante di questo strano tipo di esercizio.

Uno scheletro sull’uscio ci avverte del tono generale del negozio, e la vetrina già lascia a bocca aperta: kapala istoriati, teschi di feti umani disposti secondo l’età raggiunta in utero, grandi pavoni impagliati. Non ci sono vie di mezzo – o alzate gli occhi al cielo e proseguite per la vostra strada, o vi fiondate oltre la porta d’ingresso.

All’interno, la cornucopia di oggetti assale i sensi. Ci sono scheletri e teschi di animali di ogni specie, tutti in vendita, esemplari tassidermici, altri sotto alcol, ninnoli e portachiavi ricavati da ossa autentiche. Insomma, troverete il regalo di Natale giusto per chiunque.

E per i vostri bambini più indisciplinati quest’anno, al posto del solito vecchio carbone, Babbo Natale potrebbe lasciare sotto l’albero una nuova sorpresa: leccalecca con scorpioni e altri insetti incorporati.

Al piano superiore i titolari espongono i pezzi di maggior valore della loro collezione. Spicca una serie di scheletri umani, di cui uno femminile che ospita nel grembo uno scheletro fetale fissato in posizione di gravidanza. E poi ancora maschere tribali, teste rimpicciolite, uova di dinosauro, pietre preziose, animali impagliati o essiccati, fossili, coralli, farfalle multicolori e insetti esotici.

I prezzi non sono sempre popolari, ma nemmeno esorbitanti, e variano considerevolmente a seconda delle vostre esigenze. Comunque, se non volete spendere troppo, gli impiegati e i gestori del negozio, tutti accomunati dalla classica gentilezza newyorkese, saranno più che felici di impacchettarvi uno squalo sotto alcol (solo $29) o l’osso del pene di qualche mammifero ($6).

Sbucando con la metro all’East Village si entra in una dimensione totalmente diversa. Le foglie in questa stagione si fanno gialle e risaltano sulle pareti in mattoni e fra le scale antincendio esterne, che abbiamo visto in innumerevoli film. Qui, dalle parti di Cooper Union, c’è St. Mark’s Place, una stradina dedicata ai tatuaggi, ai piercing e all’abbigliamento punk e glam. Residuati della no-future generation, ormai cinquantenni ma ancora orgogliosamente imborchiati e dai (radi) capelli dipinti, gestiscono piccoli negozi di oggettistica e fashion. Anche se non siete tipi da creste e catene, vi consigliamo comunque di farvi un giro all’interno del negozio di vintage e usato Search & Destroy – se non altro per dare un’occhiata al delirante allestimento del negozio.

Qui i vestiti sono quasi nascosti da un’accozzaglia di giocattoli, props e collectibles: e se all’entrata siete salutati da bambole con la maschera antigas, modellini anatomici e feti deformi in gomma, all’interno i toni si fanno ancora più splatter. Un finto maiale sgozzato a grandezza naturale è appeso al soffitto, dal quale penzola anche un manichino fetish in posizione di bondage. Un flipper sta vicino a maschere di carnevale di mostri iperrealistici e sanguinosi. Ovunque manichini in pose oscene e, particolare non trascurabile, dalle parti genitali correttamente rappresentate. Purtroppo i gestori orientali sono (giustamente) gelosi del loro arredamento e ci permettono di scattare soltanto qualche foto.

Poco più avanti, sempre qui all’East Village, sulla decima strada, si trova uno dei negozi più celebri: si tratta di Obscura Antiques & Oddities.

Da quando Obscura è al centro di una serie televisiva di Discovery Channel (di cui vi avevamo parlato in questo articolo), il piccolo spazio espositivo è perennemente affollato. E la gente compra, il giro di affari è in stabile crescita e di conseguenza la collezione è in continuo cambiamento.

Obscura è l’analogo newyorkese del nostro Nautilus, anche se gli manca quella maniacale e coreografica cura espositiva che Alessandro ha donato alla sua bottega delle meraviglie. D’altronde Mike ci racconta che stanno per trasferirsi in uno spazio più grande, dove finalmente la collezione potrà evitare di essere accatastata e un po’ disordinata com’è adesso. Comunque sia, i pezzi sono davvero straordinari e l’atmosfera unica.

Fra tutti spicca la testa mummificata divenuta un po’ il simbolo di Obscura, tanto da farne delle minuscole repliche per portachiavi.

Ma le sorprese sono tante, e fra scheletri umani, strani animali, oggetti di antiquariato medico e bizzarrie in tutto e per tutto ascrivibili alla tradizione denominata Americana, si potrebbe perdere una buona oretta a curiosare.

Mike ed Evan, la strana coppia di proprietari, sono fra le persone più gentili e disponibili del mondo, talmente colti e appassionati che è una goduria anche solo rimanere ad ascoltarli mentre rispondono alle domande più stravaganti dei clienti. Il giro di collezionismo legato ad Obscura è impressionante, ma di certo anche voi riuscirete a trovare almeno un regalino per chi, fra i vostri conoscenti, ha già davvero tutto.

La biblioteca delle meraviglie IV

Paolo Albani e Paolo Della Bella

FORSE QUENEAU – ENCICLOPEDIA DELLE SCIENZE ANOMALE

(1999, Zanichelli)

Raymond Queneau (l’autore di Esercizi di stile, I fiori blu e Zazie nel metrò, per intenderci) aveva in progetto di compilare una “Enciclopedia delle scienze inesatte”; la ricerca avrebbe dovuto essere inclusa nei suoi studi sui fous littéraires, cioè quegli autori che non seguono strade battute e “integrate” nella società in cui vivono. Partendo da questa idea, Albani e Della Bella realizzano quello che è a tutt’oggi il più completo e indispensabile compendio enciclopedico sulle scienze anomale. Indispensabile, perché ci permette di curiosare in una galassia semisepolta di teorie bislacche, folli o magari plausibili ma dimenticate; e poi perché approcciarsi a queste scienze “non ortodosse”, se da un lato diverte, e molto, dall’altro spinge a riflettere. Ogni voce dell’enciclopedia è contrassegnata da un simbolo che rimanda a diversi ambiti o categorie, in modo da comprendere subito di cosa stiamo parlando. Le dieci categorie sono le seguenti:

1. Scienze e teorie elaborate da eterodossi scientifici e mattoidi scienziati;
2. Scienze e teorie inventate da letterati e artisti;
3. Scienze e teorie comiche, effimere, parodie di scienze;
4. Scienze della fantascienza e utopiche;
5. Scienze e teorie non riconosciute, marginalizzate, alternative alla scienza ufficiale;
6. Scienze e teorie dimenticate, scomparse, abortite;
7. Scienze potenziali, al confine di altre scienze;
8. Scienze e teorie bizzarre, avanzate da studiosi accademicamente riconosciuti;
9. Scienze occulte, paranormali, magiche, religiose;
10. Studi su pseudoscienze, su mattoidi scienziati ed eterodossi scientifici.

Dalle teorie sulla Terra cava, alla “bestemmiologia”, dalle più disparate cosmogonie alternative fino alla teologia genetica,ogni pagina dell’enciclopedia è un’incessante sorpresa che dimostra come nella storia della scienza ci sia sempre stato qualcuno che cercava di immaginare le cose da una nuova prospettiva. Sarebbe facile, e rassicurante, ridurre molte di queste teorie ad infantilismi o errori concettuali. Siamo abituati a dire: “ieri pensavamo che…, mentre oggi sappiamo che…”, come se la verità fosse stata raggiunta senza ombre di dubbio. Eppure qualsiasi conquista è provvisoria, e ogni sapere viene invariabilmente ampliato, ridefinito, corretto, in un costante affinamento. E tutto questo è possibile perché una moltitudine di uomini, alcuni scienziati, altri artisti, altri pazzoidi strampalati, continuano a porsi domande ed elaborare risposte. Che molte di queste teorie siano bislacche e assurde non fa che testimoniare il fascino dell’infinita ricerca: l’uomo che esce dipinto da queste pagine è, per fortuna, sempre pronto a dimenticare le “verità assodate”, e immaginare possibilità e punti di vista inediti e diversi.

Piero Bocchiaro

PSICOLOGIA DEL MALE

(2009, Laterza)

Perché si fa il male? Chiunque, posto in una determinata condizione, sarebbe in grado di farlo? Il piccolo, apparentemente innocuo libriccino di Piero Bocchiaro racchiude in realtà uno specchio nel quale non vorremmo (ma dovremmo) fissare lo sguardo. Prendendo spunto da quattro dei più famosi e controversi esperimenti di psicologia sociale (l’esperimento di Milgram, quello di Darley e Latané, l’arcinoto esperimento carcerario di Stanford e un ulteriore esperimento di Zimbardo), Bocchiaro estende i risultati della ricerca “in laboratorio” ad alcuni fatti di cronaca, per analizzarli alla luce dei dati sperimentali. Si affrontano quindi il caso del gerarca nazista Eichmann; il delitto Genovese, giovane italo-americana assassinata dinanzi allo sguardo passivo di 38 testimoni; la tragedia dell’Heysel, stadio belga scenario di un sanguinoso scontro fra tifoserie; e le torture di Abu Ghraib, carcere tristemente noto per gli atti disumani perpetrati da alcuni militari americani sui detenuti iracheni. Con linguaggio chiaro e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, l’autore ci accompagna attraverso decenni di ricerche psicologiche che indagano le motivazioni della violenza e del mancato soccorso.

Sapevate che se venite aggrediti in un posto affollato avete paradossalmente meno possibilità di essere soccorsi che se l’aggressione accade in un vicolo semideserto? Siete davvero sicuri che rifiutereste l’ordine di un superiore che vi intima di usare violenza su un vostro collega? Quando vedete in televisione episodi di sciacallaggio, giudicate quelle persone dei “vandali” e siete intimamente convinti che voi, una cosa del genere, non la fareste proprio mai? Purtroppo, le ricerche in ambito della psicologia sociale dimostrano che tutti, chi più chi meno, posti nella “giusta” situazione straordinaria, sono capaci e pronti a fare ciò che, in momenti più normali, definirebbero “azioni malvagie”. Scopriamo così che molte delle nostre certezze sono piuttosto fragili: la nostra auto-immagine di persone buone e generose, pronte ad intervenire per aiutare il prossimo, e di certo lontane da pulsioni di violenza, viene a poco a poco messa in discussione. Eppure, nel momento in cui ci rendiamo conto dei meccanismi psicologici che scattano in situazioni di emergenza, ne usciamo rafforzati; e chissà che, grazie a questo piccolo libro, non finiremo magari per riconoscere il “tranello mentale” in cui stiamo cadendo, e riuscire ad agire nel modo in cui davvero desideriamo agire.

Speciale “Nautilus”

Se siete in viaggio, o abitate, a Torino, c’è una bottega che non potete mancare di visitare. Si tratta sicuramente del più incredibile negozio d’Italia, e lo scrittore David Sedaris si è spinto fino a definirlo addirittura “the greatest shop in the world“: è il “Nautilus”. Prende il suo nome dal mollusco omonimo, considerato un fossile vivente.

Appena entrati, dopo un’occhiata all’invitante vetrina, vi sembrerà di tornare indietro nel tempo e vi troverete immersi nella magia di un’antica wunderkammer. La collezione di oggetti d’epoca macabri e stravaganti affolla il piccolo locale (com’è giusto che sia: il gusto barocco dell’accumulo di dettagli vuole la sua parte).

Vi scoprirete quindi ad indugiare su centinaia di oggetti curiosi, principalmente strumenti medici e chirurgici di tempi andati, animali esotici impagliati, feti sotto formalina, calchi in gesso di teste deformi e maschere mortuarie, fossili, teschi, cartografie, cartelli e insegne d’epoca, mummie, scheletri, macchinari medici esoterici e teste frenologiche, maialini e vitelli siamesi. Un’imponente quantità di oggetti, ammassati in una sorta di folle museo della biologia e della tecnica, che cattura l’interesse dello scienziato così come del ricercatore del meraviglioso.

Il Nautilus collabora anche attivamente con il Museo Cesare Lombroso, recentemente aperto a Torino, che vi consigliamo di visitare. Il negozio è inoltre segnalato sul sito Atlas Obscura, vera e propria “mappatura” dei luoghi curiosi e dei posti incredibili nei quattro angoli del mondo.

Alessandro, uno dei due proprietari di questa invidiabile collezione, ha gentilmente accettato di parlarci di questa sua passione, concedendo a Bizzarro Bazar un’intervista in esclusiva che qui pubblichiamo.

Come è cominciata la tua passione per l’antiquariato medico e naturalistico?

La passione per il collezionismo l’ho avuta da sempre… collezionavo figurine, i tappi delle bottiglie, gli adesivi, fino ad impossessarmi della collezione di francobolli di mio papà (che però perse rapidamente di interesse non appena cessò l’alone di irrangiungibilità che la circondava). Da ragazzetto saccheggiavo regolarmente un mercatino dell’usato di qualsiasi carabattola, per la “gioia” di mia mamma, fino a quando iniziai a collezionare antichi ferri da stiro, mettendo insieme un’importante collezione… Ma fu il ritrovamento fortuito ad un mercatino di un vecchio stetoscopio di legno a far scattare la scintilla della passione per la storia della medicina e per gli antichi strumenti chirurgici, filone che ho approfondito in questi ultimi anni. Le pratiche più “cruente” sono quelle che hanno maggiormente acceso la mia fantasia: l’amputazione, la trapanazione cranica, il salasso… E proprio una sega da amputazione della fine del 1500, un vero pezzo da museo, è sicuramente uno dei pezzi della mia collezione che mi è stato più difficile cedere nel passato, ad un amico-cliente… ma fu la classica “proposta indecente” a cui non si poteva dire di no…

Dopo qualche anno di collezionismo “medico” ho conosciuto Fausto, mio socio e co-papà del Nautilus, grazie al quale piano piano ho esteso i miei campi di interesse, fino a spaziare in tutti gli aspetti della scienza e natura… e oltre.


Come è nata l’idea di aprire il Nautilus? A che tipo di clientela è rivolto il negozio?

Il Nautilus nasce sicuramente da un nostro sogno, dal poter avere la nostra personale wunderkammer in cui poter godere delle nostre collezioni in modo più compiuto, invece di doverle immaginare inscatolate in qualche buio garage… e allo stesso tempo dal desiderio di poterle condividere con altri appassionati.

La dimensione commerciale del Nautilus è parecchio “marginale”, per usare un eufemismo: la bottega è quasi sempre chiusa, abbiamo una tensione alla vendita bassissima, insomma, un disastro… ma non potrebbe essere diversamente, un collezionista per ovvi motivi è restio a fare il semplice commerciante.

I nostri clienti inizialmente erano collezionisti in senso “classico”: il medico che colleziona gli strumenti antichi del suo mestiere, l’appassionato di elettrostatica, il collezionista eccentrico che è fissato con i caschi protettivi industriali… Sempre più però questi scambi diventano marginali, perché cresce il numero di clienti che non collezionano in un ambito specifico, ma “semplicemente” si innamorano di un oggetto e lo ospitano nelle loro case. E non a caso sempre più i nostri clienti sono arredatori di interni alla ricerca di un pezzo “speciale” capace di nobilitare da solo un intero ambiente.


Il Nautilus non è semplicemente un negozio di antiquariato, ma una vera e propria wunderkammer. Qual è il senso, al giorno d’oggi, di assemblarne una?

In effetti sì, il riferimento nobile è quello della stanza delle meraviglie, riletta forse in chiave moderna, dove al posto del lusso principesco delle antiche collezioni possono trovare legittimità anche oggetti “umili” (mi vengono in mente ad esempio gli zoccoli dei contadini francesi per sgusciare le castagne, irte di speroni di ferro, notevoli e inconsapevoli opere dadaiste).

E penso che in un certo senso la wunderkammer risponda ad un desiderio molto primitivo e semplice dell’uomo, quello cioè di essere circondato da un contesto in cui si trova “bene”. Il perché poi una persona si senta più “a casa sua” in una stanza bianca completamente vuota piuttosto che in un antro traboccante anticaglie… beh, lascio agli psico-qualchecosa l’ardua interpretazione…


Il tuo è un interesse di tipo strettamente scientifico, o sei maggiormente attratto dall’aspetto “meraviglioso” della tua collezione? Quanto conta, cioè, il gusto del macabro e del bizzarro?

Quando sono in bottega e guardo la stratificazione di oggetti nel Nautilus l’unico filo conduttore che riesco a riconoscere e che lega in modo coerente questo coacervo è il senso della “meraviglia”, cioè lo stupore provato di fronte a ciascun oggetto a cui abbiamo dato ospitalità nelle nostre collezioni.

Certo, c’è il piacere imprescindibile della scoperta, c’è la valenza economica (in fondo è una passione diventata attività lavorativa), c’è il valore storico… eppure alla fine è quella sensazione che ti sottrae all’esperienza dell’”abituale” a legittimare un simile accumulo, cui talvolta guardo addirittura con sospetto, prospettandomi mille domande… Quindi sicuramente un debole per il bizzarro è presente… quello che invece non avverto è l’attrazione per il macabro, che non intravvedo nemmeno nei pezzi più “estremi” (come ad esempio i reperti anatomici in formalina, di cui naturalmente ben comprendo il potenziale macabro o morboso).


Quanto c’è di infantile nel collezionismo?

Il senso della meraviglia cui accennavo prima… mi piace molto la definizione del collezionista visto come “senex puerilis”, un “anziano fanciullo”. Forse chi l’ha formulata pensava di darle una connotazione leggermente spregiativa, io la trovo invece assolutamente azzeccata e gratificante. È come se contenesse la possibilità di godere allo stesso tempo di due dimensioni incompatibili, la saggezza spesso cinica dell’età matura e la capacità di stupirsi propria dell’infanzia… E in fondo il collezionista vive costantemente questa lotta contro il tempo che passa, a cui tenta di sottrarre i pezzi della sua collezione garantendo loro nuova vita – e cercando forse di conquistare anche per sé una certa sensazione di eternità…


Qual è il pezzo della collezione a cui sei più affezionato? Quale il più raro e/o costoso?

Ho avuto un periodo in cui ero parecchio intrigato dai modelli anatomici in cera, ed ho rastrellato buona parte della bibliografia disponibile sul tema, oltre a qualche bel modello. Sicuramente ci appassiona il tema della teratologia, con tutte le anomalie della natura: dai vitellini a due teste, agli agnellini siamesi (altra vendita molto rimpianta)… I campioni anatomici umani li trovo molto emozionanti, con il loro un affascinante senso di “vita sospesa”.

Il braccio della mummia è uno dei nostri beniamini, ma sono molto affezionato anche ad una piccola scultura francese di un gatto… quindi alla fine più che il valore o la rarità ciò che di solito rende “speciale” ai nostri occhi un pezzo è la storia che porta con sé, il viaggio o le circostanze che lo hanno portato fino a noi.  Poi arriva comunque sempre il giorno in cui sentiamo che il momento è arrivato, e finalmente possiamo lasciar andare l’oggetto difeso fino ad allora: c’è una gran soddisfazione nel veder brillare gli occhi del collezionista che ha appena conquistato un nuovo pezzo che tu hai scovato e accudito per un po’…


Ti capita di essere considerato “un tipo strano” per via della tua passione?

Talvolta, esagerando un po’, dico che il mondo si divide tra quelli che entrano dentro il Nautilus, e quelli che invece rimangono appiccicati con il naso davanti alla vetrina, ma poi alla fine se ne vanno con espressioni più o meno perplesse.

E quelli che entrano però giustamente si aspetterebbero un padrone di casa all’altezza, quantomeno un Igor guercio con la gobba, o il cugino del Gobbo di Notre-Dame, o almeno un freak sopravvissuto al circo Barnum… e quindi la mia presenza delude sempre un po’.

Mi chiedono spesso se non ho paura a stare in bottega, in mezzo a tutte quelle presenze inquietanti, ma me la cavo sempre molto facilmente dicendo che in realtà io ho paura quando esco fuori dalla bottega… per cui, al solito… chi sono i veri mostri e i veri “strani” ?

(Cliccate sulla foto qui sopra per vederla in alta definizione).

Il Nautilus si trova in via Bellezia 15/B a Torino. Apre su appuntamento, per informazioni o prenotazioni chiamate il 339 5342312.

Ecco il link al sito del Nautilus, ricco di numerose fotografie.

Ringraziamo Alessandro per la sua squisita cortesia.

Ringraziamo anche Stefano Bessoni, regista, fan del Nautilus, e autore delle foto contenute in questo articolo.