Xia Xiaowan

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L’opera di Xia Xiaowan, pittore pechinese nato nel 1959, ha sempre sfidato le convenzioni artistiche. Autore eclettico, i suoi quadri spaziano dal surrealismo al simbolismo, spesso descrivendo corpi grotteschi, deformi e fluidi; ma il filone più interessante della sua carriera è quello che si interroga sulla portata filosofica della prospettiva: come cambia il mondo a seconda del punto di vista che scegliamo per osservarlo? Quali segreti inaspettati possiamo scoprire nella realtà, e in noi stessi, modificando (simbolicamente) l’angolazione del nostro sguardo?

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Così Xiaowan nella sua serie Looking Up ha scelto di ritrarre situazioni più o meno comuni (un incontro di boxe, una partita a dama cinese, una ragazza che accompagna per strada un anziano, e così via) riprese però da una prospettiva inusuale: il punto di vista è infatti quello, “impossibile” e irrealistico, di un osservatore posto un paio di metri sotto alla scena, che guardi il tutto attraverso un “terreno” trasparente.

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Poi, all’inizio del millennio, riflettendo sull’avvento delle nuove tecnologie e sulla contaminazione dei linguaggi artistici, Xiaowan ha cominciato a domandarsi se la pittura non stesse diventando vecchia rispetto agli altri mezzi espressivi. Rimasta uguale a se stessa da secoli, la tela di colpo è sembrata troppo piatta e univoca all’artista cinese. Xiaowan ha deciso quindi, ancora una volta, di cercare una nuova prospettiva, un modo inedito di guardare alla sua opera.

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Dipingendo su lastre di vetro multiple e assemblandole l’una di fronte all’altra, Xiaowan è capace di donare ai suoi dipinti una dimensione e una profondità uniche. A metà strada fra la pittura, l’ologramma e la scultura, il quadro che abbiamo di fronte agli occhi sembra respirare e modificarsi a seconda di come ci muoviamo.

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Certo, è di moda oggi parlare di “3D”: ma le opere di Xiaowan non utilizzano la profondità un maniera tutto sommato banale, per creare facili effetti prospettici come quelli dei quadri in rilievo che si trovano ormai in ogni mercatino (originariamente inventati dal britannico Patrick Hughes, vedi questo video). Al contrario, i suoi dipinti sono fumosi, eterei, la carne dei suoi personaggi si dissolve in vaghi riflessi irreali, senza più contorni. Si tratta di vorticose figure di sogno – o di incubo – sospese in uno spazio senza tempo, in movimenti apparenti e ingannevoli. È la nostra stessa coscienza spaziale ad essere messa alla prova, mentre la corteccia visiva cerca di donare profondità a questi corpi che altro non sono se non echi congelati.

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Nonostante il successo e la curiosità internazionale suscitata da queste opere, Xiaowan è tornato oggi a dipingere ad olio su tela, evidentemente soddisfatto dell’esperimento.